Risultati da 1 a 6 di 6
  1. #1
    Saloth Sâr
    Ospite

    Post Il libro verde di Gheddafi, cosa ne pensate ?

    http://www.gheddafi.net/libroverde.htm

    http://www.gheddafi.net/biografia.htm


    LO STRUMENTO DI GOVERNO

    Il problema dello “strumento di governo” è il primo tra i problemi politici che si pongono alle società umane. Perfino il conflitto che sorge seno alla famiglia deriva, spesso, da questo problema.
    Tale problema è divenuto molto grave fin dal sorgere delle società moderne.
    Oggi i popoli si trovano di fronte a questo persistente problema e le comunità sopportano i numerosi rischi e le gravi conseguenze che ne derivano. Non si è ancora riusciti a risolverlo in modo definitivo e democratico. Il “Libro Verde” presenta la soluzione definitiva del “problema dello strumento di governo”.
    Tutti i Sistemi politici del mondo odierno sono il risultato della lotta tra i vari apparati per giungere al potere. La lotta può essere pacifica o armata, come la lotta delle classi, delle sette, delle tribù, dei partiti o degli individui. Il suo risultato è sempre la vittoria di uno strumento di governo, sia esso un individuo, un gruppo, un partito, o una classe, e la sconfitta del popolo, in altri termini la sconfitta della vera democrazia. La lotta politica che si risolve nella vittoria di un candidato, che ha ottenuto il 51% dell'insieme dei voti degli elettori, porta ad un sistema dittatoriale presentato sotto le false spoglie democrazia. Infatti il 49% degli elettori sono governati da uno strumento di governo che non hanno scelto, ma che ad essi è stato imposto. Questa è dittatura.
    Il conflitto politico può inoltre portare ad uno strumento di governo che rappresenta soltanto la minoranza; questo avviene quando i voti degli elettori vengono distribuiti tra un gruppo di candidati, uno dei quali ottiene un maggior numero di voti rispetto ad ognuno degli altri candidati, considerati singolarmente.
    se si sommassero insieme i voti ottenuti dagli “sconfitti”, si avrebbe una schiacciante maggioranza. Nonostante questo vince il candidato che ha ottenuto il minor numero di voti, e la sua vittoria è considerata legale e democratica! In realtà si instaura una dittatura sotto l’apparenza di una falsa democrazia.
    Questa è la verità sui sistemi politici dominanti nel mondo contemporaneo. La loro falsificazione della vera democrazia appare evidente: sono regimi dittatoriali.


    I PARLAMENTI


    I parlamenti sono la spina dorsale della democrazia tradizionale moderna, regnante oggi nel mondo.
    Il parlamento è una rappresentanza ingannatrice del popolo ed i sistemi parlamentari costituiscono una falsa soluzione del problema della democrazia.
    Il parlamento è costituito fondamentalmente come rappresentante del popolo, ma questo principio è in se stesso non democratico, perché democrazia significa potere del popolo e non un potere in rappresentanza di esso.
    L'esistenza stessa di un parlamento significa assenza del popolo. La vera democrazia, però, non può esistere se non con la presenza del popolo stesso e non con la presenza di rappresenti di questo.
    I parlamenti, escludendo le masse dall’esercizio del potere, e riservandosi a proprio vantaggio la sovranità polare, sono divenuti una barriera e tra il popolo e il potere. Al popolo non resta che la falsa apparrenza della democrazia, che si manifesta nelle lunghe file di elettori venuti a deporre nelle urne i loro voti.
    Per mettere a nudo il vero volto del parlamento, dobbiamo esaminare la sua origine.
    Il parlamento è eletto nelle circoscrizioni elettorali, oppure è costituito da un partito o da una coalizione di partiti, o per designazione dall'alto. Nessuna di queste procedure è democratica, perché la ripartizione degli abitanti in circoscrizioni elettorali significa che un solo deputato rappresenta, a seconda del numero degli abitanti, centinaia o centinaia di migliaia o milioni di cittadini. Significa, inoltre, che il deputato non è legato ai suoi elettori da un rapporto organico popolare, in quanto, secondo la tesi della democrazia tradizionale oggi attuata, egli è considerato il rappresentante di tutto il popolo, alla pari degli altri deputati. Le masse, quindi, sono separate completamente dal loro rappresentante, e egli, a sua volta, è completamente separato da esse.
    Infatti, subito dopo la sua, elezione, egli usurpa la loro sovranità ed agisce al loro posto. La democrazia tradizionale, dominante oggi nel mondo, riveste i membri del parlamento di una sacralità e di una immunità che nega invece al singolo cittadino.
    Questo significa che i parlamenti sono divenuti uno strumento per usurpare e monopolizzare a proprio vantaggio il potere del popolo. Questo è il motivo per cui è divenuto, oggi, diritto dei popoli lottare, attraverso la rivoluzione popolare, per distruggere questi strumenti di monopolio della democrazia e della sovranità che si denominano parlamenti, i quali usurpano la volontà delle masse. È diritto dei popoli proclamare solennemente il nuovo principio: “Nessuna rappresentanza al posto del popolo”.
    Quando il parlamento è il risultato della vittoria elettorale di un partito, è il parlamento del partito e non del popolo. Rappresenta il partito e non il popolo ed il potere esecutivo detenuto dal parlamento è il potere del partito vincitore e non del popolo. Lo stesso vale per il parlamento in cui ogni partito dispone di un certo numero di seggi. Infatti, i titolari dei seggi rappresentano il loro partito e non il popolo; il potere esercitato da tale coalizione è il potere dei partiti coalizzati e non il potere del popolo. In questi sistemi di governo, il popolo è la preda per la quale ci si batte. Il popolo è la vittima ingannata e sfruttata dagli organismi politici che combattono per giungere al potere, per strappare dei voti al popolo mentre questo si allinea silenzioso in lunghe file, che si muovono come un rosario, al fine di deporre il suo voto nelle urne, nello stesso modo in cui si gettano altre carte nel. cestino di rifiuti. Questa è la democrazia tradizionale attuata nel mondo intero, sia che si tratti di un sistema monopartitico, di un sistema bipartitico o pluripartitico o perfino di un sistema senza alcun partito; diventa, così, evidente che la “rappresentanza è un'impostura”.
    Quanto alle assemblee che si formano per designazione o per successione ereditaria, esse non hanno nessuna caratteristica democratica. Inoltre, siccome il sistema di elezione dei parlamenti si fonda sulla propaganda per ottenere voti è, di conseguenza, un sistema demagogico nel vero senso della parola. I voti possono essere comprati o falsificati; per questo, il povero non può affrontare le battaglie elettorali, in cui vince sempre e soltanto il ricco.
    Furono i. filosofi, i pensatori e gli autori politici che sostennero la teoria della rappresentanza parlamentare, quando i popoli erano ignoranti e guidati come pecore da re, sultani, conquistatori. L'aspirazione ultima dei popoli era, allora, di avere qualcuno che li rappresentasse dinnanzi ai governanti. Perfino questa aspirazione fu loro negata e per ottenerla i popoli affrontarono lunghe e dure lotte. È dunque irragionevole oggi, dopo la vittoria dell'era delle repubbliche e l'inizio dell'era delle masse, che. la democrazia sia la formazione di un piccolo gruppo di deputati, che agiscono in nome delle. grandi masse popolari. E una teoria antiquata ed una esperienza superata.
    Il potere deve essere interamente del popolo.
    Le più tiranniche dittature che il mondo abbia mai conosciuto si sono instaurate all'ombra dei parlamenti.

  2. #2
    Saloth Sâr
    Ospite

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    I CONGRESSI POPOLARI ED I COMITATI POPOLARI


    I congressi popolari sono l'unico mezzo per mettere in atto la democrazia popolare. Ogni altro sistema è una forma non democratica di governo. Tutti i sistemi di governo dominanti oggi nel mondo non saranno democratici fino a quando non avranno adottato questo mezzo. I congressi popolari sono l'approdo finale del movimento dei popoli verso la democrazia. I congressi popolari e i comitati popolari sono il frutto della lotta dei popoli per la democrazia.
    I congressi popolari ed i comitati popolari non sono invenzione dell'immaginazione, in quanto sono il prodotto del pensiero umano, che ha assimilato a fondo le diverse esperienze dei popoli per giungere alla democrazia.
    La democrazia diretta, se messa in atto, è innegabilmente ed indiscutibilmente il metodo ideale di governo. Le società si sono allontanate dalla democrazia diretta dato che era impossibile riunire tutto il popolo, in una volta sola qualunque fosse il suo numero, per discutere, per esaminare e decidere la sua politica. Ed ecco perché le nazioni si sono allontanate dalla democrazia diretta che è rimasta un'idea utopistica lontana dalla realtà. È stata sostituita da vari sistemi di governo, quali i parlamenti, le coalizioni di partiti, i referendum. Tutto questo ha portato ad isolare il popolo dall’esercizio dell'attività politica, ad usurpare la sua sovranità e a monopolizzare il suo potere e la sua sovranità politica a vantaggio di successivi e contrastanti strumenti di governo, dall'individuo, alla classe, alla setta, alla tribù, al parlamento o al partito.
    Il “Libro Verde” però annuncia ai popoli la scoperta della via giusta per la democrazia diretta, fondata su un sistema innovatore e pratico. Poiché tutti sono d'accordo sul fatto che la democrazia diretta è la forma ideale di governo, ma che la sua attuazione è stata finora impossibile e poiché la Terza Teoria Universale ci presenta un'esperienza realistica di democrazia diretta; il problema della democrazia nel mondo è definitivamente risolto. Alle. masse non resta altro che lottare per abbattere tutte le forme dittatoriali di governo che dominano oggi nel mondo e che sono falsamente presentate come democrazia - queste varie forme che comprendono i parlamenti, la setta, la tribù, la classe, il sistema monopartitico, il sistema bipartitico o pluripartitico.
    La democrazia ha un solo metodo ed una sola teoria. Le differenze e le divergenze tra i sistemi che si pretendono democratici sono la prova che. essi non sono democratici. Il potere popolare non ha che un volto solo e non può essere realizzato se non in un unico modo; vale a dire tramite i congressi popolari ed i comitati popolari. “Non esiste democrazia senza congressi popolari” e “comitati popolari in ogni luogo”.

    In primo luogo il popolo si divide in congressi popolari di base. Ognuno di questi congressi sceglie la sua Segreteria. Dall'insieme delle Segreterie si formano, in ogni settore, congressi popolari non di base. Poi, l'insieme dei congressi popolari di base sceglie i comitati popolari e amministrativi che sostituiscono l'amministrazione governativa. Da questo si ha che tutti i settori della società vengono diretti tramite comitati popolari. I comitati popolari che dirigono i settori divengono responsabili dinanzi ai congressi popolari di base; questi ultimi dettano ai comitati popolari la politica da seguire e controllano l'esecuzione di tale politica. In questo modo sia l'amministrazione che il controllo di essa diverrebbero popolari e si porrebbe cosi fine alla vecchia definizione di democrazia che dice: “la democrazia è il controllo del popolo sul governo” per sostituirla con quella esatta che dice: “la democrazia è il controllo del popolo su se stesso”. Tutti i cittadini che sono membri di questi congressi popolari appartengono, per la loro professione o per le loro funzioni, a varie categorie e settori quali gli operai, i contadini, gli studenti, i commercianti, gli artigiani, gli impiegati, i professionisti. Essi, oltre ad essere cittadini membri, o cittadini aventi funzioni direttive nei congressi popolari di base o nei comitati popolari, devono costituire congressi popolari a loro propri. I problemi discussi nei congressi popolari di base, nei comitati popolari, prendono forma definitiva nel Congresso Generale del Popolo, dove s'incontrano tutti i direttivi dei congressi popolari, dei comitati popolari. Tutto quello che viene deciso nel Congresso Generale del Popolo, che si riunisce una volta all'anno, é riferito ai congressi popolari, ai comitati popolari, per la sua messa in atto da parte dei comitati popolari che sono responsabili dinanzi ai congressi popolari di base.
    Il Congresso Generale del Popolo non è un gruppo di membri di un partito o di persone fisiche come i parlamenti ma è l'incontro dei congressi popolari di base, dei comitati popolari.
    In questo modo il problema dello strumento di governo sarà di fatto risolto e si porrà fine ai regimi dittatoriali.
    Il popolo diverrà strumento di governo ed il problema della democrazia nel mondo sarà definitivamente risolto.

  3. #3
    Saloth Sâr
    Ospite

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    BASE SOCIALE DELLA TERZA TEORIA UNIVERSALE


    Motore della storia umana è il fattore associativo delle Genti (igtima-i ay qawmi). La base della dinamica della storia è il vincolo associativo che tiene legati i diversi gruppi umani, ciascuno singolarmente, dalla famiglia alla tribù sino alla nazione (ummah).
    Gli eroi della storia sono individui che si sacrificano per delle cause. Non esiste in merito altra possibile definizione. Ma quali cause? Gli eroi sacrificano se stessi per amore di altri. Ma quali altri? Quelli che hanno un legame con loro. Il legame fra singolo e gruppo è di natura associativa, ossia intercorre fra individui di una stessa etnia (o Gente: qawm). La base su cui si è formata l'etnia è la coscienza della nazione (qawmiyyah). Perciò quelle sono cause nazionali, ed il legame nazionale è legame associativo: quello associativo deriva dal gruppo (gama-ah), è cioè il legame interno al gruppo; quello nazionale deriva dalla etnia, è cioè il legame interno all'etnia. Il legame associativo è legame nazionale, e viceversa; dato che il gruppo è etnia e che l'etnia è gruppo, anche se quest'ultimo può esserle numericamente inferiore. Tralasciando qui la definizione particolare che concerne il gruppo transitorio (gama-ah muwaqqatah), che non ha legami gentilizi fra i suoi membri. Infatti ciò che qui si intende per gruppo (gama-ah) è il gruppo perenne (gama-ah da-imah) in virtù dei legami della nazione [ovvero è l'associatività nazionale].
    I movimenti storici sono movimenti di masse (gamahiriyyah), ossia di un gruppo a favore proprio e per la sua indipendenza da un altro gruppo diverso: infatti ciascuno dei due gruppi ha una formazione (takwin) sociale sua propria che lo tiene legato insieme. I movimenti di un gruppo sono sempre di carattere indipendentista, cioè volti alla realizzazione dell’identità del gruppo sopraffatto od oppresso da parte di un altro. In merito alla lotta per il potere, essa è insita alla natura del gruppo, persino a livello della famiglia, come spiega la prima parte de “Il Libro Verde - Base Politica della Terza Teoria Universale”.
    Il movimento di un gruppo è movimento di un'etnia a proprio favore, dato che ogni singolo gruppo, in forza della sua formazione naturale unica, ha bisogni sociali comuni ci necessitano di soddisfazione collettiva, e che non sono affatto individuali: sono bisogni, diritti, rivendicazioni od obiettivi collettivi propri di un'etnia legata da una stessa coscienza nazionale. Perciò tali movimenti sono stati definiti movimenti nazionali. I movimenti di liberazione nazionale dell'epoca attuale sono anch'essi movimenti sociali, e non si concluderanno finché ogni gruppo non si sarà liberato dall'egemonia di qualsiasi altro. Vale a dire che oggi il mondo passa per uno dei cicli della normale dinamica della storia, che è la lotta nazionale a sostegno della coscienza nazionale.
    Questa è la realtà storica, cioè sociale, nel mondo dell'uomo. Vale a dire che la lotta nazionale, ossia la lotta sociale, è alla base della dinamica della storia, perché è più forte di tutti gli altri fattori. Ciò in quanto è l'origine, il fondamento, ovvero è la natura stessa del gruppo umano, è la natura dell'etnia. Anzi, è la natura della vita stessa, perché anche gli altri animali all'infuori dell'uomo vivono raggruppati: il gruppo è la base della sopravvivenza del regno animale, così come la coscienza nazionale è la base della sopravvivenza delle nazioni (umam). Infatti le nazioni la cui coscienza nazionale si è infranta sono quelle la cui esistenza è esposta alla rovina. Le minoranze, che sono uno dei problemi politici mondiali, hanno una causa sociale: sono nazioni la cui coscienza nazionale si è infranta ed i cui vincoli si sono spezzati. Il fattore sociale è fattore di vita e di sopravvivenza, e perciò è motore naturale ed essenziale all'etnia per la sua sopravvivenza.
    La coscienza nazionale (qawmiyyah) nel mondo dell'uomo e [l’identificazione nel gruppo] in quello degli animali è come la forza di attrazione (gadhibiyyah) nel regno minerale ed astrale. Se la forza di attrazione propria del sole venisse meno, i suoi gas si disperderebbero e svanirebbe la sua unità, mentre proprio essa è alla base della sua sopravvivenza. La sopravvivenza è perciò basata sul fattore che tiene unita la cosa, ed il fattore che tiene unito qualsiasi gruppo è quello sociale, ovvero la coscienza nazionale. Per tale ragione i gruppi lottano per la loro unità nazionale: poiché e in ciò che sta la loro sopravvivenza.
    Il fattore nazionale, ossia il vincolo sociale, tende spontaneamente a spingere ogni singola etnia verso la sua sopravvivenza, cosi come la forza di attrazione propria della cosa tende spontaneamente a mantenerla come massa unica attorno al nucleo. L'espansione e la dispersione delle particelle nella bomba atomica si sviluppano dalla spaccatura del nucleo quale fonte di attrazione delle suddette che lo circondano: quando si distrugge il fattore che tiene uniti tali corpi e se ne perde la forza di attrazione, ciascuna di esse vola via e la bomba finisce in una dispersione di particelle con tutto ciò che ne consegue. Questa è la natura delle cose. E una legge naturale fissa, ed ignorarla o contrastarla sconvolge la vita. Allo stesso modo la vita dell'uomo si sconvolge quando si comincia ad ignorare la coscienza nazionale, ossia il fattore della coesione sociale, la forza di attrazione del gruppo, che è il segreto della sua sopravvivenza. Oppure quando si inizia a contrastare ciò.
    Il fattore sociale nell'influenzare l'unità del singolo gruppo non ha altro antagonista eccetto quello religioso, che a volte divide il gruppo nazionale, ed a volte può unificare gruppi di nazionalità (qawmiyyat) diverse. Però il fattore sociale è quello che in definitiva ha il sopravvento: così è avvenuto in tutte le epoche. Storicamente ogni etnia ha una sua religione. E ciò sarebbe l'armonia delle cose; ma di fatto si ha una discrepanza, che si traduce in causa effettiva del conflitto e dell'instabilità nella vita dei popoli (shu-ub) nelle diverse epoche. La regola corretta è che ogni etnia abbia una sua religione, altrimenti si ha l'anomalia. Tale anomalia ha creato un contesto imperfetto, che è divenuto causa reale dello scoppio dei conflitti entro il singolo gruppo nazionale. E non vi è altra soluzione se non quella di essere in armonia con la regola naturale, e cioè che ogni nazione (ummah) abbia una sua religione: sì che il fattore sociale coincida con quello religioso e si consegua cosi l'ordine, e si stabilizzi la vita dei popoli rafforzandosi e sviluppandosi perfettamente.
    Il matrimonio è un atto che può incidere sul fattore sociale in modo negativo o positivo. Benché ogni uomo e donna siano liberi di accettare chi vogliono e di rifiutare chi non vogliono, come regola naturale di libertà, il matrimonio entro lo stesso gruppo ne rafforza l'unità in modo naturale e realizza uno sviluppo collettivo in armonia col fattore sociale.

  4. #4
    Saloth Sâr
    Ospite

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    BASE ECONOMICA DELLA TERZA TEORIA UNIVERSALE


    Importanti e storiche evoluzioni si sono certo verificate per quanto concerne la soluzione del problema del lavoro e del costo del lavoro (cioè la soluzione del rapporto fra lavoratore e datore di lavoro, fra proprietari e lavoratori - produttori -, come ad esempio la limitazione delle ore lavorative, la retribuzione del lavoro straordinario, il diritto alle ferie, il riconoscimento di una paga base, la partecipazione del lavoratore agli utili e all'amministrazione, il divieto di licenziamento arbitrario, il diritto all'assistenza sociale, il diritto allo sciopero e quant'altro contenuto nelle leggi del lavoro e presente in quasi tutte le legislazioni contemporanee); e mutamenti non meno importanti rispetto ai precedenti si sono avuti anche nella concezione della proprietà, in quanto, sono state elaborate norme che limitano il reddito ed altre e vietano la proprietà privata trasferendola allo stato.
    Malgrado però tutte queste evoluzioni, di evidente rilievo, nel susseguirsi delle problematiche economiche, il problema sostanzialmente persiste ancora, nonostante tutti i ritocchi, i miglioramenti, gli emendamenti e tutti gli altri sforzi che lo hanno reso meno pressante, rispetto a come si era manifestato nei secoli scorsi, tuttavia, realizzando molte delle aspettative dei lavoratori, il problema economico non è stato ancora risolto nel mondo.
    I tentativi compiuti per risolvere il problema delle proprietà non hanno risolto quello dei lavoratori in quanto produttori, che permangono ancora dei salariati, “anche se” la concezione della proprietà attraverso varie tappe intermedie, si è spostata dalla estrema destra alla estrema sinistra, con diverse posizioni intermedie.

  5. #5
    Saloth Sâr
    Ospite

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    [Il salario]

    I tentativi operati in tema di salari non sono meno rilevanti di quelli operati nella concezione della proprietà che ha subito un ribaltamento.
    Il risultato dei tentativi che si sono operati in tema di salario sono i privilegi ottenuti dai lavoratori: una organica legislazione del lavoro, le difese dei sindacati. Questo ha cambiato la situazione precaria in cui versavano i lavoratori all'inizio della rivoluzione industriale. Gli operai, i tecnici. e il personale amministrativo col passare del tempo hanno ottenuto diritti ritenuti da sempre irraggiungibili, anche se in realtà il problema persiste ancora. Gli sforzi effettuati allo scopo di migliorare il trattamento salariale non sono stati risolutivi bensì sono. stati tentativi artificiosi di riforma, più vicini alla beneficenza che al riconoscimento dei diritti dei lavoratori.
    Perché si dà un salario ai lavoratori? Perché svolgono una attività produttiva a favore di terzi, e cioè per conto di chi li assume al fine di realizzare una produzione. Pertanto i lavoratori non consumano il proprio prodotto, ma sono costretti a cederlo in cambio di un compenso, mentre una sana norma è che chi produce deve consumare.
    I lavoratori anche se il loro trattamento salariale è migliorato, permangono degli asserviti, indipendentemente dall'entità della retribuzione.

    [Precarietà dei salariati]

    Il salariato è come uno schiavo del padrone alle cui dipendenze permane temporaneamente e la cui schiavitù si manifesta fino a quando egli lavorerà alle sue dipendenze ed in cambio di un compenso.
    Ciò indipendentemente dal fatto che Il datore di lavoro sia un individuo o lo stato. I lavoratori, nei loro rapporti individuali sia col singolo datore di lavoro sia con l'azienda produttrice, non sono altro che dei salariati, prescindendo dalla evoluzione che ha subito il concetto della proprietà.
    Infatti anche gli enti economici pubblici non offrono ai loro lavoratori dipendenti altro che paghe e altri servizi sociali assai simili alla carità che i ricchi titolari di un'azienda privata assegnano ai propri lavoratori.


    [Tutti i lavoratori sono dei salariati]

    È giusto dire che il reddito, quando deriva da un'azienda pubblica, è prerogativa della comunità e quindi anche dei lavoratori, contrariamente a quanto accade nelle, aziende private, in cui il reddito è prerogativa esclusiva del titolare. Tuttavia questo avviene se consideriamo gli interessi generali della collettività e non gli interessi individuali dei lavoratori e se si suppone che il potere politico monopolizzatore della proprietà appartenga a tutta la gente, cioè sia potere di tutto il popolo, che viene esercitato tramite i congressi e i comitati popolari, e non potere di una sola classe, di un solo partito, o di una coalizione di partiti, di una setta, tribù, famiglia, individuo e qualsivoglia forma di potere parlamentare.
    Malgrado tutto la remunerazione che va direttamente a tutti i lavoratori, sia essa sotto forma di salario, sia sotto forma di percentuale sugli utili, sia sotto forma di servizi sociali, è identica a quella percepita dai lavoratori in un'azienda privata; pertanto sia i lavoratori che operano in un ente pubblico sia coloro che lavorano in una società privata, sono tutti dei salariati indipendentemente dal tipo di datore di lavoro.


    [Lavoratori e produzione]

    Così il processo evolutivo che ha caratterizzato il concetto di proprietà, spostandola da una mano all'altra, non ha risolto il problema del diritto che il lavoratore ha sulla produzione stessa che si è realizzata col suo apporto diretto e non per tramite della società o dietro salario; in realtà i lavoratori (produttori), nonostante si sia mutato il concetto di proprietà, restano ancora dei salariati.
    La soluzione definitiva rimane nell'abolizione del salario e nella liberazione dell'essere da questo genere di schiavitù; e cioè il ritorno alle norme naturali che hanno definito il rapporto prima del sorgere delle classi, e delle varie forme di governo e delle legislazioni elaborate dall'uomo.

    [La norma naturale]

    Le norme naturali sono l'unità di misura, il punto di riferimento, e l'unica fonte dei rapporti umani.
    Da queste norme naturali è scaturito un socialismo naturale fondato sulla eguaglianza tra gli elementi che concorrono alla produzione economica.
    L'applicazione di questo principio ha consentito di distribuire quasi equamente tra gli individui i prodotti della natura. Al contrario lo sfruttamento del proprio simile da parte dell'individuo, il possesso di beni in misura superiore al proprio fabbisogno costituiscono l'abbandono della norma naturale, l'inizio della corruzione e della deviazione dai valori fondamentali e segna il sorgere della società dello sfruttamento.


    [I fattori produttivi]

    Analizzando i fattori produttivi nel tempo, rileviamo che essi sono costituiti da tre elementi fondamentali:
    - materia di produzione
    - mezzo di produzione
    - produttore.

    Il principio naturale di eguaglianza fonda sul fatto che ad ogni elemento che ha partecipato alla produzione spetta una parte. Infatti la produzione oggetto si può realizzare soltanto con il concorso di ogni singolo elemento senza il quale la produzione non avrebbe luogo.

    [Ripartizione del prodotto]

    Dato che il ruolo di detti elementi nel processo produttivo è necessario e fondamentale, nella stessa misura è ovvio che gli stessi hanno pari diritti nella produzione effettuata.
    Il predominio di una parte sull'altra contrasta con la norma naturale della eguaglianza ed è una violazione dei diritti altrui. Perciò ad ogni elemento spetta una quota-parte, indipendentemente dagli elementi stessi.
    Se troviamo che un'attività produttiva è realizzata solo da due elementi, ad ogni elemento spetta metà della produzione. E se invece l'operazione viene compiuta da tre elementi, ad ognuno di essi spetterà un terzo e così via.



  6. #6
    Saloth Sâr
    Ospite

    Cool Il colonnello Gheddafi


 

 

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