Dio non perdoni chi ha fatto morire un milione e mezzo di civili iracheni in dodici anni, con l'embargo "democratico" e la "democratica" contaminazione da uranio impoverito.
Dio non perdoni chi ha fatto morire cinquecentomila bambini iracheni, neonati e feti: chi morto di leucemia, chi nato con tumori grossi quanto un quarto del proprio piccolo corpicino, chi nato senza testa, senza bocca, senza occhi, senza forma.
DIO NON PERDONI!

Dio non perdoni chi ha sterminato centomila iracheni solo a cavallo tra il 2003 e il 2004.
Dio non perdoni chi stupra le donne e le bambine irachene.
Dio non perdoni chi ha venduto i bambini degli orfanotrofi iracheni al mercato degli organi, o a quello della pedofilia.
No. Dio non perdoni.

Dio non perdoni chi ha rapito i padri nella notte, sottratti alle mogli e ai figli per essere condotti ove il civile uomo bianco pratica la più plastica delle sue arti moderne: la tortura.
Dio non perdoni chi ricopre un uomo di feci.
No. Dio non perdoni.

Dio non perdoni chi ha "annicchilito" una donna incinta.
Possa colui che ha premuto il grilletto vedere il volto di quella donna in sogno, in ogni sonno, in ogni notte, per il resto della sua miserabile vita omicida. E che Dio conceda a Caino lunga vita.
No. Dio non perdoni i mercenari.

Dio non perdoni chi ha sciolto gli abitanti di Falluja con il fosforo bianco.
Dio non perdoni chi riempie le macchine di ignari iracheni con esplosivo, per dimostrare che il "male" è tutto lì, chiaramente, altrove, assoluto.
Dio non perdoni chi pianifica le stragi dei civili iracheni per attribuirne la colpa ai resistenti, e per mettere il fratello contro il fratello.
No. Dio non perdoni.

Non li perdoni il Dio dell'Islam.
Non li perdoni il Dio degli Ebrei.
Non li perdoni il Dio dei cristiani, il cui Figlio viene così dipinto dai "crociati" occidentali che in suo nome annegano un popolo nel sangue.


Non li perdoni nessun Dio, qualunque nome esso abbia per qualuque uomo in qualunque tempo, in qualunque luogo dello scibile e dell'ignoto.

Non li perdoni Dio.

Di sicuro, io non lo farò.