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    Predefinito Il Crocifisso Resta A Scuola, Ha Funzione Educativa

    IL CROCIFISSO RESTA A SCUOLA, HA FUNZIONE EDUCATIVA



    News - In primo piano ROMA - Il crocifisso non va rimosso dalle aule scolastiche perche' ha 'una funzione simbolica altamente educativa, a prescindere dalla religione professata dagli alunni'; si tratta infatti di un simbolo 'idoneo ad esprimere l' elevato fondamento dei valori civili' (tolleranza, rispetto reciproco, valorizzazione della persona, affermazione dei suoi diritti, etc) che hanno un'origine religiosa e 'che sono poi i valori che delineano la laicita' nell'attuale ordinamento dello Stato'.

    A pronunciare la parola definitiva sulla presenza sul crocifisso nelle aule scolastiche e' il Consiglio di Stato, che con una lunga e articolata sentenza ha respinto il ricorso di una donna finlandese, Soile Lautsi, che chiedeva la rimozione del simbolo cristiano dalla scuola media frequentata dai suoi figli ad Abano Terme (Padova) e che ora, amareggiata, parla di una decisione 'filosofica e non giuridica'.

    In diciannove pagine, i giudici della sesta sezione di Palazzo Spada (presidente Giorgio Giovannini, estensore Giuseppe Romeo), fissano importanti paletti per definire - perlomeno sul piano giuridico, se non su quello politico e culturale - una 'querelle' che va avanti ormai da tre anni. Da quando, cioe', nel 2003 il presidente dell'Unione musulmani d'Italia, Adel Smith, fece ricorso al tribunale dell'Aquila per chiedere (e in un primo momento ottenere) la rimozione del crocifisso dalla scuola elementare di Ofena frequentata dai suoi figli. A seguire, i ricorsi al Tar del Veneto della mamma di Abano Terme e la battaglia contro il crocifisso del giudice del tribunale di Camerino Luigi Tosti (per questo sospeso dalle funzioni e dalla stipendio).

    Per spiegare che il principio di laicita' dello Stato non e' contraddetto dalla presenza del crocifisso nelle scuole, il Consiglio di Stato premette: 'La laicita', benche' presupponga e richieda ovunque la distinzione tra la dimensione temporale e la dimensione spirituale e fra gli ordini e le societa' cui tali dimensioni sono proprie, non si realizza in termini costanti e uniformi nei diversi Paesi, ma, pur all'interno della medesima 'civilta' ', e' relativa alla specifica organizzazione istituzionale di ciascuno Stato, e quindi essenzialmente storica, legata com'e' al divenire di questa organizzazione'.

    Insomma, diverso e' il principio di laicita' britannico da quello francese, statunitense e italiano. Premesso cio', il ragionamento dei supremi giudici di Palazzo Spada si snoda in questo modo: e' 'evidente' che il crocifisso e' 'un simbolo' che puo' assumere diversi significati, a seconda di dove e' posto: in un luogo di culto e' 'esclusivamente' un simbolo religioso, mentre in una sede non religiosa, come la scuola, puo' svolgere, 'anche in un orizzonte 'laico'', una 'funzione simbolica altamente educativa'. Quale? ' E' evidente che in Italia il crocifisso - afferma il Consiglio di Stato - e' atto ad esprimere, appunto in chiave simbolica ma in modo adeguato, l' origine religiosa dei valori di tolleranza, di rispetto reciproco, di valorizzazione della persona, di affermazione dei suoi diritti, di riguardo alla sua liberta' di autonomia della sua coscienza morale nei confronti dell'autorita', di solidarieta' umana, di rifiuto di ogni discriminazione, che connotano la civilta' italiana'.

    Insomma, il crocifisso nelle aule scolastiche non puo' essere considerato un 'suppellettile, oggetto di arredo', ne' un 'oggetto di culto'; piuttosto - si legge nella sentenza - e' 'un simbolo idoneo ad esprimere l' elevato fondamento dei valori civili sopra richiamati, che sono poi i valori che delineano la laicita' nell'attuale ordinamento dello Stato'.

    E mentre l'Eurispes rende noto che l'80,3% degli italiani si dice favorevole all'esposizione del crocifisso nelle scuole e nelle istituzioni statali, esultano i parlamentari e i ministri della Cdl. 'Anche i non credenti, quando conoscono e amano la cultura italiana, vedono nel crocifisso il simbolo di elevati valori umani', afferma il ministro dei Beni Culturali, Rocco Buttiglione (Udc).'Finalmente una sentenza che pone fine a una polemica lunga e inutile', dice il sottosegretario alla Giustizia Jole Santelli (Fi). Tra le fila di An la sentenza viene definita di 'significato morale essenziale' (Maurizio Gasparri), 'rilevante nella misura in cui contribuisce a non farci incamminare sulla strada della legge francese' (Riccardo Pedrizzi). Per il ministro della Riforme Roberto Calderoli (Lega) la decisione del Consiglio di Stato 'rappresenta la vittoria del buonsenso e dei nostri valori che, oltre che cristiani, sono valori di civilta' '.

    L'unica voce di dissenso e' quella della Rosa nel Pugno: Enrico Boselli ritiene 'non sostenibile dal punto di vista dell'evidenza e della logica' la tesi del Consiglio di Stato. Parla di 'giorno triste per tutti' Silvio Viale, presidente della Associazione radicale Adelaide Aglietta e membro della direzione nazionale della Rosa nel Pugno, che con ironia afferma: 'La prossima volta il Consiglio di Stato stabilira' che il card. Ruini e' il simbolo dell'uomo laico'.
    FONTE - ANSA

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  2. #2
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    Ecco il testo della sentenza: QUI

  3. #3
    Ashmael
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    Ma quale funzione educativa, l'ho sempre trovato deprimente e inutilmente sadico. Cristo è risorto!

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da Ashmael
    Ma quale funzione educativa, l'ho sempre trovato deprimente e inutilmente sadico. Cristo è risorto!
    Si è vero CRISTO E' VERAMENTE RISORTO!

    Ma come scrive S. Paolo:

    La parola della croce infatti è stoltezza per quelli cha vanno in perdizione, ma per quelli che si salvano, per noi, è potenza di Dio. Sta scritto infatti:

    Distruggerò la sapienza dei sapienti
    e annullerò l'intelligenza degli intelligenti
    .

    e ancora:

    E mentre i Giudei chiedono i miracoli e i Greci cercano la sapienza, noi predichiamo Cristo crocifisso, scandalo per i Giudei, stoltezza per i pagani; ma per coloro che sono chiamati, sia Giudei che Greci, predichiamo Cristo potenza di Dio e sapienza di Dio. Perché ciò che è stoltezza di Dio è più sapiente degli uomini, e ciò che è debolezza di Dio è più forte degli uomini.

    Il fuoco dell'amore



  5. #5
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    Che bizzarra sentenza e che lambiccosi ragionamenti per trasformare il simbolo della fede cristiana in un simulacro antrpologico-moral-civil-educativo anzi nel simbolo della laicità (sic!). PEr ora prendiamo atto della decisione del Consiglio di Stato, ma se la questione dovesse approdare alla Corte di Giustizia Europea non credo che la sentenza sarebbe la stessa.

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da ragazzosemplice
    Che bizzarra sentenza e che lambiccosi ragionamenti per trasformare il simbolo della fede cristiana in un simulacro antrpologico-moral-civil-educativo anzi nel simbolo della laicità (sic!). PEr ora prendiamo atto della decisione del Consiglio di Stato, ma se la questione dovesse approdare alla Corte di Giustizia Europea non credo che la sentenza sarebbe la stessa.
    Ti sbagli. Questa sentenza è coerente con la concezione di laicità data dalla Corte cost. sin dal 1989.
    La laicità è qui l'equivoco di fondo non è da intendersi, nel senso italiano, alla maniera "ottocentesca" o alla francese, come separazione. La laicità all'italian è nettamente diversa dalle altre, concepite in altri ordinamenti. E questo è pienamente coerente.
    Per incidens, le sentenze della Corte europea (penso che in realtà tu alluda a questa), cioè la Corte di Strasburgo, ha la potestà di incidere su una normativa nazionale, ma, al più, assume mero valore interpretativo - che può quindi essere pienamente disatteso, come sempre capita.
    Comunque, mi confermi nel tuo luteranesimo .......

  7. #7
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    il comunicato della famglia Albertin:

    La sentenza del Consiglio di Stato che impone il mantenimento del crocifisso nelle aule scolastiche contiene affermazioni fortemente criticabili che esprimono l’opinione dei giudici, ma non si possono certo considerare una manifestazione di legalità.
    Infatti, il crocifisso, definito come “…simbolo idoneo ad esprimere l’elevato fondamento dei valori civili” è ben lontano da questa supposta funzione, vista la discriminazione con cui sono trattati i cittadini non appartenenti alla religione cattolica. Inoltre, l’introduzione di una definizione di laicità come “…relativa alla specifica organizzazione istituzionale di ciascuno Stato”, oltre ad essere una fantasiosa e bizzarra novità, contrasta con la condanna del relativismo etico effettuata dal papa, che sembra essere il referente principale di questi giudici.
    Infine, la plusvalenza attribuita ai significati che il crocifisso come simbolo può assumere, è indirizzata in maniera univoca, facendo riferimento solo a “…valori civilmente rilevanti”, ma trascurando i disvalori che esso può ricordare, come l’intolleranza, il contrasto allo sviluppo della ricerca scientifica, le discriminazioni effettuate proprio in nome di quel simbolo.
    Il crocifisso perciò, grazie a questa sentenza, potrà, per il momento, continuare a “…svolgere anche in un orizzonte laico, una funzione simbolica altamente (DIS)educativa”.
    Da parte nostra proseguiremo quella che riteniamo una battaglia di civiltà.

    Soile Lautsi e Massimo Albertin intendono portare avanti la loro battaglia di civiltà.

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da ragazzosemplice
    il comunicato della famglia Albertin
    Che fai adesso la pubblicità alla UAAR? Sei dei loro?
    Continua tu che sei luterano e mondano questa battaglia di inciviltà .....

  9. #9
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    Scompiglio per la sentenza al Consiglio di Stato

    Il crocifisso è laico e i laici paiono smarriti

    Davide Rondoni


    Fa quasi tenerezza. Come se vedi un bimbo che gli si è rotto un giochino in mano. E non si raccapezza. Non sa più come funziona quel che prima filava così liscio. Sì, fa quasi tenerezza veder lo smarrimento che ha invaso i delicati sensi di taluni commentatori alla sentenza con cui il Consiglio di Stato ha stabilito che ci sono motivi sufficienti poiché il crocefisso resti esposto nelle aule e nei luoghi pubblici. Quella sentenza li ha gettati in confusione. Si erano costruiti un bello schemino: da una parte stavano gli oscuri difensori di macabri simboli religiosi e dall'altro gli uomini liberi, laici, illuminati e pure un poco luminosi. Era chiaro dove stava il bene e il male, il moderno e l'antimoderno, il religioso e il laico. Avevano messo a punto e ben smerciato sui loro media e strumenti di persuasione questo semplice marchingegno ideologico per cui il crocefisso è fardello di un'epoca oscura da cui dobbiamo affrancarci e un bel muro vuoto è segno di libertà e di rispetto.
    E adesso gli Altotogati - che non sono certo degli oscuri monaci alla Eco - affermano addirittura che il crocefisso ha valore educativo perché richiama "valori civilmente rilevanti, che ispirano e soggiacciono il nostro ordine costituzionale, fondamento del nostro convivere civile". Come dire: serve a richiamare i fondamenti dello Stato laico. Ai nostri commentatori, vedi Merlo ieri su Repubblica, è venuto quel che in Romagna chiamiamo uno "stranguglione". Come quando ti va di traverso qualcosa e strabuzzi gli occhi. Improvvisamente le parole si sono spostate di posto davanti ai loro occhi. E si son confusi loro i pensieri. Gesù non faceva più coppia con religione, divisione e oscurità, ma con laicità e convivenza. E il crocefisso non faceva più coppia con i simboli di una religione come un'altra, ma è richiamo alle cose più importanti che ci tengono insieme. Ma come, il crocefisso non è un simbolo religioso e perciò da tener nascosto? O non lo si dovrebbe esibire in compagnia di tutti i simboli a parimerito? Che so, portando in aula pure dei menhir, dei cilindri girevoli, dei totem, delle mucche sacre o fulmini o quant'altro, in un caravanserraglio religioso "democratico" e folkloristico?
    Non saranno certo queste poche righe a distogliere quei ragazzoni dalla faccia imbronciata che non si raccapezzano più. Già vediamo che alcuni, pur di non fermarsi a riflettere veramente su cosa vuol dire laico e cosa vuol dire cristiano, preferiscono tornare ad accomodarsi nei loro pregiudizi. Magari - come l'infastidito Cacciari - dicendo che la faccenda non importa e che Gesù Cristo, il quale si sa ha coi filosofi un filo diretto, sarebbe lui il primo a togliersi dai muri.
    Ai rintronati da una sentenza piena di semplice buon senso e di quasi ovvio senso della storia, noi umilmente suggeriamo due pensierini per uscire dalla paralisi. Il primo: forse non è un caso che il cristianesimo abbia sempre affermato di non essere una religione. A un autentico laico dovrebbe interessare che il cristianesimo sia un movimento di uomini e una grandiosa avventura di individui, di popoli, di istituzioni, di arte, che si fonda non su un tentativo religioso, ma su un avvenimento storico. Gesù, appunto. Il quale non è né un santone, né un profeta, né un re, ed ebbe anzi i capi religiosi contro. Il secondo: potrebbe essere, questa diatriba, un'occasione per mettere a tema chi è Gesù detto il Cristo, al di là di quel che già tutti presumiamo di sapere di Lui. Non dovrebbe dispiacere ai cosiddetti laici il fatto che si possa discutere di un fatto storico e delle sue caratteristiche. Perché l'ignoranza e la censura, specie l'autocensura, sono anticamera della confusione e della guerra. Ci state?

    Fonte: Avvenire, 17.2.2006

  10. #10
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    Predefinito Il crocifisso come espressione dell'origine religiosa dei valori della persona

    Il crocifisso come espressione dell'origine religiosa dei valori della persona
    Intervista ad Alberto Gambino, professore ordinario di Diritto Civile

    ROMA, mercoledì, 22 febbraio 2006 (ZENIT.org).- La VI sezione del Consiglio di Stato, con la decisione n. 556 del 13 febbraio 2006, ha messo fine alla lunga vertenza giudiziaria relativa alla presenza del crocifisso nelle aule scolastiche, respingendo il ricorso di una cittadina finlandese che aveva chiesto la rimozione del crocifisso dalla scuola dei suoi figli ad Abano Terme (Padova).

    La decisione, come è stato messo in rilievo da più parti, si ispira ad una concezione "sana" e "buona" della laicità, che - secondo i giudici amministrativi - "benché presupponga e richieda ovunque la distinzione fra la dimensione temporale e la dimensione spirituale e fra gli ordini e le società cui tali dimensioni sono proprie, non si realizza in termini costanti nel tempo e uniformi nei diversi Paesi, ma pur all'interno di una medesima 'civiltà', è relativa alla specifica organizzazione istituzionale di ciascuno Stato, e quindi essenzialmente storica, legata com'è al divenire di questa organizzazione".

    ZENIT ha intervistato sull'argomento Alberto Gambino, professore ordinario di Diritto Civile, che dallo scorso anno tiene i suoi corsi anche presso l'Università Europea di Roma.

    Come studioso dell'ordinamento giuridico italiano, condivide questa decisione?

    Prof. Alberto Gambino: L'affissione del crocifisso nelle scuole italiane è prevista da due Regolamenti del 1924 e del 1927 in materia di arredi scolastici. Sono norme tuttora vigenti, che non possono considerarsi tacitamente abrogate a causa della caduta del principio di confessionalità dello Stato italiano. La valutazione sulla legittimità attuale di tali disposizioni va operata raffrontandole con i principi che oggi ispirano la nostra Carta costituzionale.

    Qual è il nucleo di questi "principi costituzionali" in materia religiosa?

    Prof. Alberto Gambino: Le norme fondamentali si dividono in tre gruppi: gli articoli 2 e 3 sui diritti inviolabili e la pari dignità sociale delle persone; gli articoli 7 e 8, sui rapporti tra Stato e confessioni religiose e sulla correlata libertà di organizzazione; gli articoli 19 e 20 sulla libertà di professare la fede e sul divieto di discriminazione degli enti confessionali. Tutti questi articoli della Costituzione italiana rappresentano la base di quello che si suole definire "principio di laicità".

    Qual è in Italia il carattere fondamentale del "principio di laicità"?

    Prof. Alberto Gambino: Il principio di laicità indica la reciproca autonomia tra ordine temporale e ordine spirituale. Autonomia che non significa indifferenza, ma che va intesa come interdizione dello Stato di entrare nelle vicende interne delle confessioni religiose; e per l'autorità religiosa come preclusione di esercitare nello Stato anche il potere temporale. Ne consegue che la libertà di religione e l'esercizio del culto è una prerogativa dei credenti proprio quale conseguenza del principio di laicità. La legittimità dell'esposizione del crocifisso come simbolo religioso si realizza in questo contesto.

    Dunque ogni simbolo religioso avrebbe pari dignità secondo l'ordinamento giuridico italiano?

    Prof. Alberto Gambino: No, e questo è spiegato molto bene nella decisione del Consiglio di Stato. Infatti l'esposizione di un simbolo religioso in un luogo pubblico - che per il credente rappresenta un valore di fede - sarà legittimo dinnanzi all'intera comunità, comprensiva anche di quanti non credono, se tale simbolo è altresì in grado di richiamare in forma sintetica, intuibile e percepibile quei valori che ispirano l'ordine costituzionale e rappresentano i fondamenti del nostro vivere civile.

    Valori ben rappresentati dall'effige di Gesù Cristo in croce

    Prof. Alberto Gambino: Senz'altro. Se riflettiamo sul fatto che Gesù Cristo è realmente vissuto e che quanto da Lui detto e predicato rappresenta anche per chi non crede una base di valori profondamente condivisi, non può che dedursi il carattere anche "laico" del crocifisso. La decisione su questo punto è molto chiara: "In Italia, il crocifisso è atto ad esprimere, appunto in chiave simbolica ma in modo adeguato, l'origine religiosa dei valori di tolleranza, di rispetto reciproco, di valorizzazione della persona, di affermazione dei suoi diritti, di riguardo alla sua libertà, di autonomia della coscienza morale nei confronti dell'autorità, di solidarietà umana, di rifiuto di ogni discriminazione, che connotano la civiltà italiana".

    In questo senso può parlarsi di civiltà cristiana?

    Prof. Alberto Gambino: Mi limito al doloroso esempio di questi giorni, dove gruppi integralisti insorgono in nome dell'Islam contro le deprecabili vignette satiriche su Maometto, mettendo a ferro e fuoco, con morti e feriti, ambasciate e centri di cultura. Davanti a questa realtà fa da contraltare il silenzioso e commosso dolore delle comunità cattoliche italiane per il povero Don Andrea Santoro
    ucciso a Trebisonda da un giovane esaltato in nome di Allah. Mi pare che l'abissale differenza tra le due situazioni è la dimostrazione di quanto la cultura italiana sia intrisa di quei valori cristiani e umani, che sono ben radicati nel nostro popolo.

    Tali valori valgono anche per chi professa altri credi religiosi o si dichiara ateo?

    Prof. Alberto Gambino: Mi sembrano centrali queste parole di Papa Giovanni Paolo II: "Popoli tutti, aprite le porte a Cristo! Il suo Vangelo nulla toglie alla libertà dell'uomo, al dovuto rispetto delle culture. A quanto c'è di buono in ogni religione" (Redemptoris Missio, n. 3). Del resto una risposta a questa domanda giunge proprio da chi non è cattolico. Ancora di recente il Presidente della Lega Musulmana Mondiale, Mario Scialoja, ha spiegato che il crocifisso è "rispettato dai musulmani anche perché Cristo è annoverato dall'Islam tra i più grandi profeti". E il filosofo laico Massimo Cacciari ha commentato la vicenda sostenendo non solo che il crocifisso non può dare fastidio a nessuno, ma che anzi può diventare una "presenza di altissimo stimolo" e di "apertura mentale per tutti".

    Tuttavia in un contesto secolarizzato come l'attuale, non si rischia di svilire la portata religiosa del Crocifisso che è soprattutto il simbolo della religione cristiana?

    Prof. Alberto Gambino: Questa osservazione deve valere soprattutto per chi si professa cristiano. Sarebbe molto preoccupante se le comunità cristiane finissero per adeguarsi ad un'interpretazione soltanto civile dei valori della propria fede. Credo valga quale formidabile richiamo quanto ci dice Benedetto XVI nella sua prima enciclica: "La fede permette alla ragione di svolgere in modo migliore e di vedere meglio ciò che le è proprio" (Deus caritas est, 28).

    C'è qualche passaggio della decisione del Consiglio di Stato che la convince particolarmente?

    Prof. Alberto Gambino: Sì, e peraltro è un passaggio che è stato poco valorizzato dai primi commentatori. Nella decisione si menziona l'origine religiosa di quei "valori", che hanno impregnato il nostro modo di vivere e la nostra cultura tanto da "emergere" nelle norme fondamentali della Costituzione italiana.

    In particolare rispetto a questi valori, attraverso il crocifisso, si vuole - cito testualmente - "porre in evidenza la loro trascendente fondazione, senza mettere in discussione, anzi ribadendo, l'autonomia dell'ordine temporale rispetto all'ordine spirituale, e senza sminuire la loro specifica 'laicità', confacente al contesto culturale fatto proprio e manifestato dall'ordinamento fondamentale dello Stato italiano".

    E' un riconoscimento di particolare significato che riecheggia quella formulazione - non accolta - a proposito delle radici cristiane nel Trattato costituzionale europeo, dove si sarebbero voluti menzionare i valori di coloro che credono in Dio come fonte di giustizia, di libertà, di verità, di bellezza, rispettando, allo stesso tempo, quanti, non credendo in Dio, ne riconoscono la loro portata universale. E' proprio il caso di dire che i giudici amministrativi italiani si sono dimostrati laici più autentici del laicista legislatore europeo.
    ZI06022209

 

 
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