Una lampada nell'oscurità
Diventa una lampada per coloro che camminano nell’oscurità, un motivo di gioia per quanti sono addolorati, una distesa d’acqua per gli assetati, un porto sicuro per gli afflitti, una casa per lo straniero, un balsamo per chi soffre, una torre salda per chi è in fuga.
Quando si sale da Haifa lungo le pendici del monte Carmelo, si intravede a mezza costa la cupola dorata di un tempio circondato da giardini: là è la tomba di Bahà Allah (1817-1892), il fondatore di un movimento religioso staccatosi dall’Islam. Dai suoi insegnamenti abbiamo estratto questo bel monito rivolto al fedele. E’ un appello all’amore per l’altro, un amore che porti serenità nel dolore, sostegno nella fatica, sicurezza nella paura. Noi però vorremmo fermarci sull’invito iniziale: essere “una lampada per coloro che camminano nell’oscurità”.
Forse si è pronti con una certa facilità a metter mano al portafoglio per aiutare uno sventurato o un affamato. Si è anche pronti ad ascoltare uno che racconta le sue pene. E’, invece, più arduo consigliare, guidare, sorreggere nel cammino della vita una persona che è in ricerca. In questa azione, infatti, si deve attingere a una fonte spirituale che forse è già in noi disseccata; non si può misurare il tempo necessario; si deve riflettere e vagliare per non condurre l’altro a un approdo errato. E’ forse per questo che ai nostri giorni - anche in ambito ecclesiale – scarseggiano le guide spirituali, quelle figure sapienti che non sogguavardavano l’orologio mentre ti ascoltavano, che sapevano prenderti per amno ma non si sostituivano a te nelle scelte, che ti infondevano luce e coraggio. Eppure ogni cristiano, secondo Gesù, dovrebbe essere lucerna su un candelabro che squarci l’oscurità (Matteo 5, 15).





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