Saludus a totus
Sono Nello, attivista algherese di iRS di Bologna...uno di quelli che ha fatto il banchetto questa settimana insieme a tanti altri!
E' la prima volta che scrivo e volevo mettere sotto giudizio pubblico un mio articolo che spero uscirà presto per un quotidiano di Alghero ( Avui a l'Alguer/ Oggi ad Alghero)!
Il titolo tradotto dal catalano significa: I giovani, AS Mossa e la memoria della città di Alghero!
Aspetto critiche!
A mos veure aviat
Sardenya lliure/Sardigna libera
Nello de l'Alguer
Los joves, A.S. Mossa i la memoria de la ciutat
de l’Alguer
de Nello Cardenia
Carrer Antoni Simon Mossa. Questo è il nome che la giunta presieduta da Carlo Sechi diede alla strada che collega la Pietraia a via Vittorio Emanuele e più in generale la città al quartiere del Carmine.
Nonostante questa lodevole iniziativa atta a rendere omaggio a una delle più importanti figure della catalanità algherese e della cultura sarda in generale, rimane il fatto che per la maggior parte degli algheresi, e soprattutto per i giovani, il nome con cui identificare quella bretella urbana era e riamane la “ via del Carmine ”.
I motivi di questa attribuzione toponomastica dal basso possono essere due. Il primo è di carattere per così dire “ popolare ”: infatti, per troppo tempo quella strada è stata nameless ela gente, attraverso un processo di autonormazione sociale, ha fatto di necessità virtù denominando quel luogo prima inesistente come la “ via del Carmine ”. Questa qualificazione semantica è diventata senso comune.
La seconda direzione ci porta invece ad una complessità più profonda collegata al problema della conoscenza, da parte di gran parte degli algheresi, della figura politica, culturale e storica di Antoni Simon Mossa e della sua importanza per la storia della Costera del corall.
Se quella strada si fosse chiamata via Giuseppe Garibaldi, le cose sarebbero andate allo stesso modo? Se avessimo avuto cognizione storica del personaggio Mossa, il processo di autonormazione sarebbe stato sostituito da una vittoria della memoria cognitiva, ovvero avremmo chiamato quella strada “ via Mossa ” anche nella nostra comunicazione verbale quotidiana?
Le risposte che diamo a queste due “ semplici ” domande, ci lasciano intravedere il grado di sviluppo dell’autocoscienza culturale della nostra collettività e di come essa vive e metabolizza la sua storia: soprattutto quando si proietta verso l’esterno.
Credo in tutta sincerità che il problema risieda nella potenziale e inespressa memoria cognitiva che fa, o dovrebbe fare di Alghero una comunità sarda di lingua catalana e della Sardegna una nazione.
Purtroppo molti giovani, e non certo per colpa loro, non sanno assolutamente niente del pensiero di questo nostro illustre concittadino: non conoscono le sue idee politiche indipendentiste, non hanno notizie delle sue opere architettoniche cittadine “ neomediterranee ” e “ neocatalane ” come l’Escala del Cabirol o Palau Valencia , non sanno che fu lui ad avviare i primi corsi di catalano ad Alghero con l’ Escoleta del bon pescador, come non immaginano la sua ferrea passione nella difesa della lingua sarda e delle parlate alloglotte dell’Isola. Tale paradigma può essere applicato anche alla Sardegna in generale.
Questi sono saperi, mondi della conoscenza, che si disperdono: lasciando senza futuro delle idee e dei modi di pensare lo spazio cittadino che hanno al loro interno la potenza intellettuale utile a migliorare la vivibilità materiale e immateriale della nostra città.
Il problema che intendo sollevare in questo articolo è molto semplice: esso tocca il ruolo fondamentale che ha l’istituzione scuola ad Alghero, e più in generale in Sardegna, nel creare cittadini consapevoli della propria storia e cultura. La famosa questione del chi siamo.
Una scuola estranea nella terra nella quale opera, si trasforma in una istituzione alienante e in ultima analisi dannosa. E’ raro che nelle nostre scuole si tratti, sin dalle elementari e organicamente, della situazione dei beni culturali, della loro fruizione e valorizzazione anche in termini economici, della storia della nostra terra.
In tutti gli anni passati nelle scuole cittadine, non ho mai sentito parlare di Eleonora d’Arborea, della Carta de logu, di Giovanni Maria Angioy, della cosmologia legata alla civiltà nuragica: figuriamoci di A.S. Mossa! Ho studiato in una scuola aliena al suo territorio: de-territorializzata.
Il recupero di una scuola che sappia fornire gli strumenti per interagire culturalmente col proprio territorio è fondamentale affinché, una volta messi a conoscenza della propria storia e cultura, si formino dei cittadini che abbiano le capacità di estrarre il meglio da quello che li circonda: consapevolezza e conoscenza, o se vogliamo identità.
Questa è una necessità storica a cui né Alghero né la Sardegna possono rinunciare: far parte della Comunità Europea e dello spazio Mediterraneo senza essere portatori coscienti della nostra antica cultura, della nostra lingua e della nostra civiltà millenaria vorrebbe dire, per l’ennesima volta, avere paura e non prendere per mano il proprio destino.
In questo senso, il pensiero di A.S. Mossa è una risorsa a cui non possiamo rinunciare perché è un esempio di amore per Alghero e volontà di cambiamento per la nostra Isola.
Non è quindi in discussione il fatto che gli algheresi, in base al loro senso comune comunicativo, continuino a chiamare quella strada “ via del Carmine ”. Tutto ciò fa parte dell’immaginario collettivo.
Ma sarebbe bello che ogni volta che passano di lì, consapevoli del perché quella strada ha quel nome e con un sorriso pieno di orgoglio, ne spieghino il perché a chi gli sta accanto. O almeno speriamo che siano le generazioni future a farlo. La storia per essere interpretata e tradotta nella realtà va, a volte, anche raccontata.




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