Dalle foibe a Nassirya: la demarcazione con l’anti-Italia
Non sempre col progredire dell’età si assiste ad una positiva maturazione dell’individuo. Possono esservi asprezze che l’età tende solo ad esacerbare ovvero equilibri che non si riescono mai a realizzare. Capita e forse è andata così a Mario Rigoni Stern - l’autore de Il sergente della neve, racconto della drammatica ritirata dalla Russia degli alpini italiani durante la seconda guerra mondiale – che ad 85 anni, nel corso di un convegno della Cgil a Vicenza, ha affermato che i soldati italiani caduti a Nassirya non possono essere considerati eroi perché “Questi vanno a fare la guerra perché sono pagati. I nostri partigiani ci andavano gratis per la libertà”. Certo gli Heroi omerici non erano pagati e neppure i combattenti che per secoli si affrontarono da Maratona a Cheronea ed oltre ricevettero il classico soldo per il loro sacrificio. Ma a quei tempi solo la vittoria “pagava” e spesso era preferibile morire piuttosto che perdere una battaglia o la guerra. Per secoli, infatti, i vincitori si sono soddisfatti esercitando il diritto di saccheggio sui beni dei vinti e la riduzione in schiavitù delle loro persone e solo nell’età moderna, oltre al riconoscimento di qualche garanzia in più al nemico sconfitto, è invalso l’uso di pagare le truppe. Mai però nessun soldato è stato giudicato coraggioso o codardo, eroe o meno, sulla base della paga ricevuta. Altrimenti, utilizzando questo criterio sarebbe assai difficile, almeno negli ultimi sei o sette secoli, individuare esempi di valore, di virtù militari e di forza d’animo. Ai giorni nostri poi, anche le gesta di un Francesco Baracca o di un Salvo D’Acquisto andrebbero riconsiderate sulla base delle mensilità percepite. A meno che non se ne voglia fare solo una questione di “parcelle”, per cui le paghe più elevate degli odierni militari di carriera li fanno scadere, nel giudizio dello Stern, al rango di biechi mercenari. Ma allora cosa dire dei tanti “eroi civili”, tipo Giovanni Falcone o Paolo Borsellino, che hanno pagato con la vita il loro impegno ma che, probabilmente, percepivano stipendi mensili pari a quelli di cinque metalmeccanici della Cgil? Sempre a proposito di Nassirya, molto più biecamente, Marco Ferrando, trotzkista del Prc, ha invece affermato che i nostri soldati caduti erano in realtà “servi dell’Eni” perché inseriti in una missione militare funzionale agli interessi petroliferi della compagnia italiana e che lui (e i suoi simili), rivendicando il diritto alla sollevazione popolare degli iracheni, trovano giusto che i terroristi abbiano compiuto quel vile attentato ed ucciso i nostri carabinieri. Ogni commento è superfluo ma è bene ricordare che è anche con gente come questa che Romano Prodi si propone di governare l’Italia ed ha sottoscritto un comune programma. Così come si è impegnato nell’Unione con la giovane sinistra del Pdrc, di Oliviero Diliberto, che nel sito internet del partito, nel giorno del Ricordo, ha inserito una vignetta con il seguente commento: “Nelle foibe solo fascisti e spie! I nostri ricordi li riserviamo alle loro vittime!!!”. In quelle stesse ore il Presidente Azeglio Ciampi conferiva una medaglia d’oro al merito civile alla memoria di Norma Cossetto “giovane studentessa istriana catturata e imprigionata dai partigiani slavi” che, il 5 ottobre 1943 a Villa Surani in Istria, venne lungamente seviziata e violentata dai suoi carcerieri e poi barbaramente gettata in una foiba. Si può discutere sul concetto di “eroismo”, ma certo chiunque decide volontariamente di indossare una divisa per difendere il proprio Paese, per garantire gli interessi dei suoi fratelli, per assolvere un compito affidatogli dalla Stato ovvero chiunque opera adempiendo agli impegni assunti dall’Italia (non da questo o quel governo!) mettendo in gioco la propria vita per tenere fede al giuramento prestato, ha diritto al rispetto ed all’onore della Nazione intera. Lo stesso rispetto che meritano le migliaia di innocenti, vittime della ferocia dei comunisti slavi, che furono massacrati per il solo fatto di essere italiani (o anticomunisti). Chi si sfila da questo doveroso riconoscimento, chi non onora i caduti, chi antepone ragionamenti capziosi ed artificiosi distinguo alle commemorazioni ed alle celebrazioni del sacrificio, nell’età dell’oro degli Heroi se non fosse stato giustiziato sarebbe stato destinato all’esilio dalla propria comunità. Le carogne che oggi, in vario modo, irridono alle vittime e solidarizzano con i carnefici possono considerarsi nate con la camicia.
Enrico Marino ( www.destrasociale.org )




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