Ormai a me il disegno pare fin troppo evidente.
Ciò che le centrali mondialiste, cioè ebraiche, perseguono, dopo aver distrutto il nerbo della civiltà mediterranea ed europea attraverso il liberalismo, il marxismo e il nichilismo, è la distruzione fisica, biologica, della razza europea e di tutte le razze autoctone del mondo (in Nordamerica ci sono già riusciti servendosi dei semitizzati protestanti anglosassoni), attraverso l'islamizzazione.
L'immigrazione di massa, causata artatamente grazie a un modello economico globalizzato che crea disparità di livelli di vita, diffonde ovunque un modello consumistico e favorisce enormemente gli spostamenti di uomini, insieme alla creazione di un clima di conflitto permanente di civiltà stanno ponendo tutti i presupposti per un'invasione in piena regola, già in atto peraltro, il cui esito finale, nelle intenzioni di questi poteri, è l'islamizzazione di tutta l'Europa centro-occidentale. Quella orientalo, slavo-ortodossa, è più coriacea, lì sono costretti all'aggressione militare diretta, vedi la Serbia; ma con la Russia non è possibile, almeno fino a quando non sono disposti a una guerra atomica totale, cioè al reciproco annientamento, e quindi possono solo tentare di infiammare zone circoscritte, come la Cecenia, con esiti peraltro precari e alterni.
Non so se ci avete fatto caso, ma il tono di acquiescenza verso gli islamici da parte del governo e di tutte le istituzioni, dopo la pubblicazione delle vignette in Danimarca e, ancor di più, dopo l'iniziativa di Calderoli, che non è mai stato un genio politico ma che secondo me ha fatto un gesto coraggioso, ricorda il tono di progressiva acquiescenza delle classi dirigenti europee verso gli ebrei, cominciato nell'Ottocento e diventato, dopo la seconda guerra mondiale, col pretesto dell'Olocausto, sottomissione totale e senza riserve. Io comincio a percepire gli stessi atteggiamenti, la stessa timidezza, lo stesso timore di provocare, di urtare la suscettibilità, di suscitare l'ira. E questo non è un fenomeno solo italiano o europeo.
All'indomani dell'11 settembre Bush ci ha tenuto immediatamente a dire che l'Islam come religione non è minimamente implicato nell'accaduto, a incontrare i rappresentanti delle comunità mussulmane e ad attribuire l'attentato a un gruppo di fanatici isolati. E il pretesto per la guerra in Iraq è stato la dittatura autarchica di Saddam Hussein, le inesistenti armi di distruzione di massa, ma non certo la crociata contro l'integralismo islamico. Infatti il risultato, voluto, è stato trasformare un paese laico e moderato in una centrale dell'integralismo wahabita e salafita, in cui il governo riconosciuto internazionalmente avrà una fortissima coloritura religiosa e in cui le minoranze cristiane, prima integrate e protette, sono perseguitate, fuggono e rischiano l'estinzione.
Ma il mussulmano medio del resto del mondo, compreso l'immigrato che vive in Europa, per ovvie ragioni percepisce comuque l'attacco all'Iraq come un attacco al mondo islamico, quindi cresce in lui il rancore verso l'Occidente e verso tutti i cristiani indistintamente. Non è difficile trasformare questo risentimento, peraltro giustificato, in un'arma da scagliare addosso all'Europa (l'America tanto è lontana) in una guerra di conquista combattuta per lo più dall'interno, dalle periferie europee islamizzate.
Qual è, guardacaso, il nuovo obiettivo dell'ira neocon? L'Iran, cioè la principale e più illustre nazione islamica di etnia indoeuropea, quindi non semitica. E sciita, cioè che segue un islam diverso da quello della maggior parte del mondo maomettano, con una minore tradizione letteralista e una più forte componente mistica (si veda il sufismo) che lo avvicina alla spiritualità occidentale preislamica. Infatti in Iran convivono, affinanco agli islamici, minoranze cristiane, ebree (perché si tratta di una società pluralistica, speriamo che non paghino per la loro tolleranza, covando una sepre in seno) e persino zoroastriane e hanno i loro rappresentanti nel parlamento.
Cosa c'è di più imperdonabile per i poteri mondialisti? Una nazione orgogliosa della sua tradizione, che preserva persino forme religiose preislamiche e precristiane del tutto autoctone, di pura matrice ariana, che vuole preservare la sua autonomia economica e culturale dalle centrali mondialiste, che non esporta immigrati in massa a destabilizzare altri luoghi, ma solo qualche intellettuale e qualche professionista dissidente, che sfida i giudei e Israele apertamente.




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