MILANO - "Quello di domani non sarà un Consiglio federale di routine, come sarebbe dovuto essere, perché, alla luce di quello che è accaduto e sta accadendo nelle ultime ore, la Lega domani si porrà delle domande precise visto che non siamo una appendice della Cdl". Non fa giri di parole il ministro del Welfare Roberto Maroni, quando gli si chiede se nella Lega ci siano mal di pancia dopo le dimissioni di Calderoli e gli attacchi che l'ex ministro ha subito anche da parte degli alleati.
Che cosa accadrà dunque domani nel Consiglio federale leghista? "Ci porremo delle domande - spiega Maroni - e la prima è perché Berlusconi venerdì sera abbia immediatamente fatto un collegamento tra i fatti di Bengasi e la maglietta di Calderoli. La sinistra è venuta dopo. E anche ieri, persino dopo le dimissioni di Calderoli, Berlusconi ha detto cose che non sono piaciute alla Lega". "Poi - aggiunge il dirigente leghista - c'é un altro fatto non bello di cui dovremo discutere: alcuni componenti del nostro consiglio federale oggi mi hanno riferito di aver ricevuto, con loro grande sorpresa, telefonate da Berlusconi, chiedendomi se era accaduto anche a me. A me Berlusconi non ha telefonato. Ma la cosa che mi hanno riferito non è usuale e merita una valutazione".
Insomma, domani non sarà un Consiglio federale tranquillo. "Non sarà di ordinaria amministrazione - conclude il ministro del Welfare - dovendo occuparci di queste cose. Già ci sono le pressioni della base leghista che chiede di uscire da questa maggioranza. E indubbiamente fatti come il comportamento di Berlusconi e le dichiarazioni arroganti di Fini sul ruolo della Lega nella maggioranza non aiutano certo il dibattito di domani".




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