«Io supero Napoleone, signori. C'è poco da dire. Mi dispiace per quelli che me la tirano, ma essi debbono rassegnarsi: la storia dirà un giorno di me – se non è anch'essa una carogna – che io superai il grande còrso».



No, niente paura..... non è l'ultima sparata del bananapresidente del consiglio, solo un brano dal "Diario di Gino Cornabò" di Achille Campanile.


Gino Cornabò è un signor nessuno («non sono nemmeno cavaliere») che, senza riuscirci, passa la vita a cercare di diventar qualcuno.


S'accontenterebbe anche di poco: un invito a qualche ricevimento mondano o esser menzionato di sfuggita su un giornale.


Ma quanto più le cose gli vanno male, tanto più Cornabò si rivela un megalomane paranoico. Uno convinto d'essere al pari con i più grandi personaggi della storia, la cui grandezza è però misconosciuta a causa d'un complotto universale.


Napoleone è il suo riferimento privilegiato, ma non disdegna di paragonarsi ad altri uomini illustri («il fatto d'aver avuto un processo non mi dispiace. Anche Galileo Galilei lo ebbe. Ho il destino in comune con Galileo Galilei», «consoliamoci così, caro Socrate. Quando ci vedremo lassù, ci daremo la mano. Siamo colleghi»).


Ora - posto che la vita con il pagliaccio di Arcore è stata di parecchio assai più generosa e certamente Cornabò sarebbe stato felice di stare nei suoi panni - a leggere del succitato pagliaccio che in pochi giorni si è paragonato a Napoleone, Churchill e Gesù, dopo che in passato aveva scomodato Giustiniano, parrebbe proprio che chiunque, al proprio livello, possa comunque ritrovarsi a essere il Cornabò della situazione.


Povero lui (o poveri noi....).