tra un’impasse improponibile e un’elettrizzante scommessa possibile
Ho l’abitudine di esporre in modo sistematico il mio pensiero. Preferirei essere più stringato ma ho constatato che i lettori raramente soppesano frasi telegrafiche: le interpretano e spesso le fraintendono. Intendiamoci, anche quando esprimo le mie convinzioni in modo dettagliato una decina di interlocutori le travisano per partito preso, ma quelli lo fanno in mala fede, con pretestuosità.
Se si è scarni invece capita, come è accaduto ultimamente con il mio “Più naufraghi che pirati” che il significato dello scritto venga interpretato in modo distorto anche da chi è in buona disposizione d’animo ed in assoluta buona fede. Per questo ho deciso di tornare sull’argomento e chiarirlo ulteriormente.
Cosa ho detto esattamente
Alcuni hanno inteso la mia conclusione dell’articolo di sabato scorso come un “non c’è niente da fare” e dunque un invito a “non votare”, un rinnegamento di ogni prospettiva di accordi.
In realtà ho detto ben altra cosa. Ovvero che tutta quella destra radicale che si riconosce in un partito, se non prende coscienza di alcuni dati di fatto e se non esprime una mentalità innovativa, è destinata al naufragio e per giunta a un naufragio imbarazzante. Ragion per cui o reagisce immediatamente o finisce a picco malamente. E se non può agire tempestivamente ed efficacemente tanto vale che eviti di fare figuracce. Questa mia “provocazione” stava a sostenere la necessità di una mutazione antropologica, semantica e morfologica che appare forse impensabile ma non è impossibile in quanto nulla lo è per chi davvero vuole.
Le minacce da sventare
Quali sono le minacce da sventare?
Innanzitutto le manovre in cui, come topi giocati dai gatti, sono incappati i due partiti estremi che, separati, finiranno col neutralizzarsi a vicenda rendendo pressoché utopico il traguardo delle elezioni parlamentari.
Manovre che, verosimilmente proseguite in sordina nel corso della campagna grazie all’uso a comando dei media, forse mirano – per bilanciamento forzato - a condannare gli stessi partiti addirittura al non raggiungimento del quorum necessario per il rimborso elettorale.
Insomma sono convinto che l’operazione in atto sia quella di chiamare tutti dentro per stritolarli e preparare poi l’avvento di un’altra, inedita, ruota di scorta, rigorosamente “corretta”.
Già è squalificante fare politica al solo scopo di ottenere rimborsi, figuriamoci cosa diventerebbe fare politica nella CdL al solo scopo di ottenere rimborsi. Se questo dovesse finire con l’essere l’unico traguardo perseguito tanto meglio abbandonare!
Nessuna “conformità”
Ho detto e ripetuto che ritengo positivo il confronto dettato dalla riforma elettorale perché permette a chi finora si crogiolava ai margini del nulla, vivacchiando di rimborsi, di mettersi infine alla prova. Questo però rappresenta un rischio che per essere affrontato necessita di molta forza e soprattutto presuppone una spiccata aderenza alla centralità (caratteriale e spirituale, non politica…)
Ciò premesso – e dato forse per scontato con troppa disinvoltura – un’operazione del genere ha senso solo se è pragmatica e aggressiva. Pragmatica in quanto punta ad ottenere peso specifico (i deputati rientrano in quell’obiettivo), aggressiva in quanto impone logiche nuove, “corsare” e mette in imbarazzo tutti e soprattutto lo schieramento che ha aperto i recinti. È valida perché funge da premessa a una nuova entità articolata, non omologata, non uniforme, non massificata, situazionista, spregiudicata e ANTI/corretta: non “insufficientemente corretta”.
Sia il pragmatismo che l’aggressività della destra radicale di partito sono però gravemente minacciati dall’evoluzione di questi giorni.
In particolare, dopo l’accettazione obbligata dei veti e delle conseguenti patenti di presentabilità, l’unico senso dignitoso che avrebbe un’esperienza di competizione elettorale nella CdL la si ritrova in una linea tutt’altro che “riformista”, o “conforme”; dev’essere molto ma molto spregiudicata e scorretta. Su queste basi, purtroppo, va detto che di tutto quello che ha proposto Roberto a Matrix io condivido ben poco e anche quello mi lascia perplesso per i toni con cui lo ha esposto.
Perché dissento
Il mio ragionamento si articola su più livelli.
Un primo motivo di dissenso è dettato dal realismo. Le proposte di AS parlano tutte d’interventismo statale, di assistenza sociale; presuppongono cioè uno Stato che invece oggi non c’è né può esserci e prevedono una strada d’interventi a mio avviso impossibile, impercorribile perché semplicemente non esiste più: perciò mi paiono fuori luogo.
Un secondo motivo di divergenza è di tensione ideale. Gli interventi che mi stanno a cuore sono “diretti”, fanno perno sulla “mobilitazione” popolare e sull’assunzione di “responsabilità” che si contrappone alla “delega”. Sono verticali e non verticisti; non chiedono, impongono. Non accettano “elargizioni” dall’alto ma si finalizzano all’autogestione gerarchica e consapevole.
È una linea di pensiero che viene dalle Brigate Nere e non dallo Stato paternalistico (o forse sarebbe più proprio definirlo maternalistico).
La distanza tra questi due modi di porsi è abissale e cruciale, come riassumo in “Quel domani che ci appartenne”.
Le proposte di AS quindi, per il mio modo di concepire le cose, non sono condivisibili.
Tuttavia in un cartello elettorale queste divergenze inconciliabili possono convivere; come premessa e a garanzia dell’apertura di spazi che consentano di favorire l’autonoma organizzazione di popolo. Solo a queste condizioni certe uscite possono risultare potabili per uomini che come me non credono in nessuna soluzione politica di destra né in moralismi o in pratiche indulgenti verso oligarchie ecclesiastiche o sociali.
C’è infine un terzo motivo di dissenso. La linea espressa da Roberto (che non è certo una novità, è la sua da oltre vent’anni) probabilmente otterrà consensi appunto di destra ma attenzione: le simpatie non necessariamente si tramutano in voti. Vieppiù quando la concorrenza in materia è ampia e il programma trova apparenti analogie trasversali dall’Udc a Forza Italia, che non sono del tutto assenti in AN e Fiamma. Soprattutto però, come insegnava quel pittore austriaco, poi eroe della Grande Guerra e che sarebbe divenuto capo rivoluzionario prima e Cancelliere di Germania poi, i consensi perbenisti sono i più pavidi e i meno fedeli in assoluto: puntare su di essi è come progettare di costruire sulle sabbie mobili.
Se
Infine, qualora si venga “accettati” in quanto con i comportamenti e con i toni delle proposte si sarà dimostrato di essere stati “ingiustamente discriminati” e che in fin dei conti non si è così “impresentabili”, si rischia di essere omologati e di farsi neutralizzare davvero del tutto. Probabilmente senza deputati, forse senza addirittura rimborsi, senza più credibilità e senza alcuna specificità forte che, ne sono convintissimo, dev’essere “scandalosa”, “corsara”, dove si pretende di andare? Al disastro?
Ma una presa di coscienza ed un forte intervento di rettifica sono proprio fuori discussione?
Certo, se questo non si verificasse, proseguire su quella china a mio giudizio non avrebbe senso e potrebbe rivelarsi davvero mortificante.
Nei prossimi giorni osserveremo gli sviluppi del caso e ragioneremo di conseguenza. Tra un’impasse improponibile e un’elettrizzante scommessa possibile il confine è sottile.


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