
Originariamente Scritto da
willy
Il viaggio della speranza di Beatrix
ma i genitori non possono lavorare
Ion e Carmen sono una coppia di cittadini rumeni. Dal loro matrimonio, nel 1997, è nata una bambina, Beatrix, che due anni fa si è ammalata di neuroblastoma, una grave forma tumorale che gli ospedali della Romania non sono in grado di curare efficacemente. In particolare quando, è purtroppo il caso di Beatrix, è giunta al quarto stadio della sua evoluzione. Così, nel 2004, Ion e Carmen hanno attraversato la frontiera, sono venuti in Italia, e hanno portato la loro bambina al "Gaslini" di Genova, uno dei migliori ospedali pediatrici d'Europa.
Da allora Beatrix è stata ricoverata sette volte per analisi e controlli ed è stata sottoposta ad altrettanti cicli di chemioterapia. I risultati sono stati confortanti. Per Beatrix c'è una speranza. Inoltre Ion e Carmen hanno entrambi ottenuto, dal tribunale dei minorenni, uno speciale permesso di soggiorno "per cure mediche". Dunque possono risiedere regolarmente in Italia, accudire alla bambina, sostenersi reciprocamente in questa battaglia dall'esito incerto.
Però non possono lavorare. Il collocamento fino ad ora è stato irremovibile. Quando Ion ha tentato di iscriversi, gli è stato risposto che non era possibile. Nel suo permesso, infatti, non è indicato, come motivo del soggiorno in Italia, il "lavoro subordinato".
La legge, come tutti sanno, dà disposizioni di tipo generale. Non può tenere conto di tutte le situazioni specifiche. A volte accade che una certa norma, emanata con lo scopo di evitare abusi, diventi essa stessa causa d'abusi nuovi, diversi, imprevisti. E' l'antico, anzi logoro, broccardo ben noto a tutto gli studenti di legge: "Summum jus, summa iniuria". La vicenda di Ion, Carmen e Beatrix ne è un esempio di scuola.
Il motivo per cui i responsabili del collocamento pretendono che nel permesso di soggiorno si parli in modo esplicito di "lavoro subordinato" è sensato. Si vuole evitare un aggiramento della legge da parte di chi, in Italia per cure mediche ordinarie, protragga la sua permanenza oltre il necessario. Solo che il male di Beatrix non è un male ordinario. Le cure sono lunghe e costose. Per pagare una prima tranche del conto - trentamila euro - Ion e Carmen hanno venduto la casa in Romania e sono rimasti senza niente. L'unica loro risorsa è il lavoro. Non solo per avere un tetto e il pane quotidiano, ma anche per affrontare le ulteriori spese mediche. Hanno già accumulato un debito di settantamila euro.
E' un problema d'interpretazione della legge. Nei giorni scorsi, i legali dei genitori di Beatrix hanno inviato al Tribunale dei minori e alla questura di Genova una lettera dove sostengono che il permesso di soggiorno "per cure mediche" non preclude la possibilità di lavorare. L'ufficio del lavoro, come abbiamo visto, legge la norma in modo diverso. C'è il rischio che si apra una lunga disputa giuridica. Una di quelle controversie che non tengono conto del fatto che i tempi della vita sono più brevi, diversi da quelli del diritto. Ma forse c'è una soluzione. E' stata adottata molte altre volte davanti a norme controverse. La soluzione è che dal ministero dell'Interno arrivi alla questura di Genova una circolare interpretativa dove si chiarisca, in modo inequivocabile, che nei casi come quello dei genitori di Beatrix la possibilità di lavorare non è preclusa. Sarebbe un modo per far coincidere la legge col buon senso e anche con l'umana pietà. Ma bisogna fare presto.
glialtrinoi@repubblica.it
(19 febbraio 2006)