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  1. #1
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    Thumbs up Parla Calderoli: la mia dignità contro il servilismo...

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    Ho detto basta alle strumentalizzazioni


    Roberto Calderoli
    --------------------------------------------------------------------------------
    Quando qualcuno ti attribuisce, anche strumentalmente, la responsabilità di una tragedia, pri- ma arriva il dolore, poi la preghiera per chi non c’è più e poi l’esame di coscienza: che cosa ho fatto e dove potrei aver sbagliato?
    Da questo esame ho tratto una serie di errori commessi e posso pertanto dire che mi sento colpevole:
    a) di essere un uomo libero e di pensare di vivere in un mondo libero, dove il tuo pensiero, seppur critico, sia consentito. Ma così non è: il cristiano deve ubbidire e subire, gli altri devono comandare e possono ricattare.
    b) di pensare che non possano esistere differenze di sesso, di religione e di razza. Ma così non è: l’uomo prevale sulla donna e, tutti e due, se appartengono ad una certa religione, prevalgono su tutti gli altri, e tutto questo perché l’ha detto il Profeta.
    c) di non aver taciuto il mio sdegno davanti alla mattanza di più di 160mila esseri umani all’anno, trucidati solo perché rei di professare la religione cattolica, e di aver gridato allo scandalo di fronte al silenzio, non tanto del mondo islamico, quando di quello occidentale, di fronte all’assassinio di un sacerdote e alle tre mattanze di cristiani avvenute nelle Filippine nelle ultime settimane.
    d) di pensare che qualcuno possa impunemente dichiarare, nell’anno del signore 2006, che un giorno l’Islam dominerà tutta l’Europa.
    e) di aver preteso che i diritti che si vogliono riconosciuti agli ospiti nel nostro paese vengano allo stesso modo riconosciuti ai nostri concittadini nei paesi da cui questi ospiti provengono. E, invece, consulte e moschee per tutti a casa nostra, anche in assenza dei requisiti che vengono richiesti ai comuni mortali, o ancor peggio realizzate con i denari dei contribuenti, e l’arresto per il cristiano che osa avere una croce addosso o peggio ancora la pena di morte per chi sostiene “che Gesù è il figlio di Dio”.
    f) di essermi rifiutato di cancellare la nostra identità, la nostra storia, i nostri usi e le nostre leggi, per sostituirli con quelli che l’ultimo arrivato ci vuole imporre con la scusa della sua integrazione.
    g) di pensare che prima sia venuto il terrorismo e solo dopo le ancora imperfette reazioni del mondo...
    ...occidentale, anche se qualcuno, oggi, vorrebbe sostenere che Guantanamo sia la causa e la colpa delle Twin Towers e non la conseguenza.
    Potrei proseguire con queste lettere fino a completare l’alfabeto per una serie ennesima di volte, prima di riuscire a citare tutto quello di cui sono colpevole.
    Ma forse è più facile semplificare il tutto nella mia più grande colpa originale: non sono ipocrita, non riesco a tacere quello che penso, non mi lascio calpestare i piedi, e soprattutto la testa, per convenienza o per interesse, visto che in gioco non ci sono io ma una civiltà, che, ormai cotta nel burro, sembra preferire gli ozi e la decadenza imperiale al proprio orgoglio, alla propria identità, ai propri valori e ai propri ideali.
    Se queste sono le colpe allora io sono colpevole, con l’aggravante della recidiva e del non pentimento, e quindi voglio pagare, perché così salvo la mia coerenza che ritengo certamente più importante di tutto il resto.
    Piuttosto che rinnegare anche solo un millimetro di quello in cui credo, non ho il minimo problema a lasciare una carica per cui, normalmente, si arriverebbe anche a vendere l’anima al diavolo pur di ottenerla e conservarla.
    Ho sempre considerato l’incarico di ministro come una cosa non mia ma prestatami invece da Umberto Bossi e nelle sue mani, con gioia, l’ho rimesso.
    Non ho nulla da rimproverarmi a riguardo: dovevo riformare la Costituzione e la legge elettorale e l’ho fatto e queste due riforme potranno essere cancellate solo dal popolo e non certo dai giochini degli interessi nazionali o internazionali.
    Mi è sempre andata stretta la cravatta da ministro a cui ho sempre preferito “le braghe corte”, per cui tante volte sono stato contestato e quindi oggi, dopo le dimissioni, mi sento più leggero: dimissioni che tante volte in tanti, sia esponenti di maggioranza che opposizione, avevano già richiesto, ma tali richieste per me suonavano come un invito a restare.
    Ora, invece, posso togliere il disturbo, perché l’ho concordato con Bossi e perché se la mia presenza al governo può rappresentare un possibile rischio per un nostro concittadino nel mondo, o peggio ancora il facile alibi per un attentato a casa nostra, allora deve prevalere il senso di responsabilità.
    So bene che tutto è strumentale.
    Ma, davanti al rischio che tutto questo possa rappresentare anche solo un lontano pericolo per un capello di un nostro concittadino, o che la cosa possa essere utilizzata strumentalmente ai danni della Lega, mi faccio da parte.
    Da parte come ministro, ma non certo come militante.
    E questo lo faccio a maggior ragione alla luce delle incomprensibili dichiarazioni di oggi del presidente del Consiglio, che vorrebbe attribuire a me le responsabilità di quanto successo e non al fanatismo islamico.
    La mia battaglia a difesa dei principi sacri che mi hanno inculcato i miei genitori e i miei nonni inizia ora, finalmente non più ministro e libero di difendere questi ideali e questi valori.
    Non attaccherò mai una religione in quanto tale e anche solo la semplice ironia sulla stessa mi fa orrore: forse, però, avrei dovuto difendere questo principio sostenendo l’orgoglio di essere cristiano, piuttosto che difendendo la libertà di pensiero, e quindi di satira, che è stata interpretata come attacco; ma rivendico il mio orgoglio di essere cristiano, e come tale, perdono chi, per paura o per il ricatto, non difende la propria identità e i propri ideali.
    Il coraggio, come diceva il saggio Manzoni, “uno non se lo può dare”.
    Di Don Abbondio è pieno il mondo, sia in maggioranza che in opposizione, anche se in quest’ultima c’è chi con il terrorismo ci sguazza; sicuramente con gente del genere i mercanti dal tempio non li avrebbe mai scacciati nessuno.
    Alle trombe e i proclami di questi potenti, però, preferiamo la nostra umiltà e la nostra disponibilità a pagare con le dimissioni e, a dar retta alle minacce, anche con la vita, la difesa di un mondo basato sulla religione dell’amore e non su quella dell’odio.
    Noi non vogliamo fare paralleli con Gesù, come fa Berlusconi, perché siamo uomini modesti, che si fanno il segno della Croce e si inginocchiano quando sentono quel nome, ma a cui va il sangue alla testa quando qualcuno sostiene che Gesù è il suo servo oppure che le bombe, le decapitazioni, gli assassini o le persecuzioni, sono cose dovute in nome di una religione.
    Davanti a cose del genere non mi sento che di affermare, anche se la frase è stata già detta da qualcuno che mi fa ribrezzo, che: “Io non ci sto”.
    La gente mi dice di non mollare ed è quello che farò, non mollerò, ma soprattutto non chinerò mai la schiena e a tutti dico: schiena dritta e avanti!

    stra-quoto.

  2. #2
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    Citazione Originariamente Scritto da avv.deldiavolo
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    Roberto Calderoli
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    Quando qualcuno ti attribuisce, anche strumentalmente, la responsabilità di una tragedia, pri- ma arriva il dolore, poi la preghiera per chi non c’è più e poi l’esame di coscienza: che cosa ho fatto e dove potrei aver sbagliato?
    Da questo esame ho tratto una serie di errori commessi e posso pertanto dire che mi sento colpevole:
    a) di essere un uomo libero e di pensare di vivere in un mondo libero, dove il tuo pensiero, seppur critico, sia consentito. Ma così non è: il cristiano deve ubbidire e subire, gli altri devono comandare e possono ricattare.
    b) di pensare che non possano esistere differenze di sesso, di religione e di razza. Ma così non è: l’uomo prevale sulla donna e, tutti e due, se appartengono ad una certa religione, prevalgono su tutti gli altri, e tutto questo perché l’ha detto il Profeta.
    c) di non aver taciuto il mio sdegno davanti alla mattanza di più di 160mila esseri umani all’anno, trucidati solo perché rei di professare la religione cattolica, e di aver gridato allo scandalo di fronte al silenzio, non tanto del mondo islamico, quando di quello occidentale, di fronte all’assassinio di un sacerdote e alle tre mattanze di cristiani avvenute nelle Filippine nelle ultime settimane.
    d) di pensare che qualcuno possa impunemente dichiarare, nell’anno del signore 2006, che un giorno l’Islam dominerà tutta l’Europa.
    e) di aver preteso che i diritti che si vogliono riconosciuti agli ospiti nel nostro paese vengano allo stesso modo riconosciuti ai nostri concittadini nei paesi da cui questi ospiti provengono. E, invece, consulte e moschee per tutti a casa nostra, anche in assenza dei requisiti che vengono richiesti ai comuni mortali, o ancor peggio realizzate con i denari dei contribuenti, e l’arresto per il cristiano che osa avere una croce addosso o peggio ancora la pena di morte per chi sostiene “che Gesù è il figlio di Dio”.
    f) di essermi rifiutato di cancellare la nostra identità, la nostra storia, i nostri usi e le nostre leggi, per sostituirli con quelli che l’ultimo arrivato ci vuole imporre con la scusa della sua integrazione.
    g) di pensare che prima sia venuto il terrorismo e solo dopo le ancora imperfette reazioni del mondo...
    ...occidentale, anche se qualcuno, oggi, vorrebbe sostenere che Guantanamo sia la causa e la colpa delle Twin Towers e non la conseguenza.
    Potrei proseguire con queste lettere fino a completare l’alfabeto per una serie ennesima di volte, prima di riuscire a citare tutto quello di cui sono colpevole.
    Ma forse è più facile semplificare il tutto nella mia più grande colpa originale: non sono ipocrita, non riesco a tacere quello che penso, non mi lascio calpestare i piedi, e soprattutto la testa, per convenienza o per interesse, visto che in gioco non ci sono io ma una civiltà, che, ormai cotta nel burro, sembra preferire gli ozi e la decadenza imperiale al proprio orgoglio, alla propria identità, ai propri valori e ai propri ideali.
    Se queste sono le colpe allora io sono colpevole, con l’aggravante della recidiva e del non pentimento, e quindi voglio pagare, perché così salvo la mia coerenza che ritengo certamente più importante di tutto il resto.
    Piuttosto che rinnegare anche solo un millimetro di quello in cui credo, non ho il minimo problema a lasciare una carica per cui, normalmente, si arriverebbe anche a vendere l’anima al diavolo pur di ottenerla e conservarla.
    Ho sempre considerato l’incarico di ministro come una cosa non mia ma prestatami invece da Umberto Bossi e nelle sue mani, con gioia, l’ho rimesso.
    Non ho nulla da rimproverarmi a riguardo: dovevo riformare la Costituzione e la legge elettorale e l’ho fatto e queste due riforme potranno essere cancellate solo dal popolo e non certo dai giochini degli interessi nazionali o internazionali.
    Mi è sempre andata stretta la cravatta da ministro a cui ho sempre preferito “le braghe corte”, per cui tante volte sono stato contestato e quindi oggi, dopo le dimissioni, mi sento più leggero: dimissioni che tante volte in tanti, sia esponenti di maggioranza che opposizione, avevano già richiesto, ma tali richieste per me suonavano come un invito a restare.
    Ora, invece, posso togliere il disturbo, perché l’ho concordato con Bossi e perché se la mia presenza al governo può rappresentare un possibile rischio per un nostro concittadino nel mondo, o peggio ancora il facile alibi per un attentato a casa nostra, allora deve prevalere il senso di responsabilità.
    So bene che tutto è strumentale.
    Ma, davanti al rischio che tutto questo possa rappresentare anche solo un lontano pericolo per un capello di un nostro concittadino, o che la cosa possa essere utilizzata strumentalmente ai danni della Lega, mi faccio da parte.
    Da parte come ministro, ma non certo come militante.
    E questo lo faccio a maggior ragione alla luce delle incomprensibili dichiarazioni di oggi del presidente del Consiglio, che vorrebbe attribuire a me le responsabilità di quanto successo e non al fanatismo islamico.
    La mia battaglia a difesa dei principi sacri che mi hanno inculcato i miei genitori e i miei nonni inizia ora, finalmente non più ministro e libero di difendere questi ideali e questi valori.
    Non attaccherò mai una religione in quanto tale e anche solo la semplice ironia sulla stessa mi fa orrore: forse, però, avrei dovuto difendere questo principio sostenendo l’orgoglio di essere cristiano, piuttosto che difendendo la libertà di pensiero, e quindi di satira, che è stata interpretata come attacco; ma rivendico il mio orgoglio di essere cristiano, e come tale, perdono chi, per paura o per il ricatto, non difende la propria identità e i propri ideali.
    Il coraggio, come diceva il saggio Manzoni, “uno non se lo può dare”.
    Di Don Abbondio è pieno il mondo, sia in maggioranza che in opposizione, anche se in quest’ultima c’è chi con il terrorismo ci sguazza; sicuramente con gente del genere i mercanti dal tempio non li avrebbe mai scacciati nessuno.
    Alle trombe e i proclami di questi potenti, però, preferiamo la nostra umiltà e la nostra disponibilità a pagare con le dimissioni e, a dar retta alle minacce, anche con la vita, la difesa di un mondo basato sulla religione dell’amore e non su quella dell’odio.
    Noi non vogliamo fare paralleli con Gesù, come fa Berlusconi, perché siamo uomini modesti, che si fanno il segno della Croce e si inginocchiano quando sentono quel nome, ma a cui va il sangue alla testa quando qualcuno sostiene che Gesù è il suo servo oppure che le bombe, le decapitazioni, gli assassini o le persecuzioni, sono cose dovute in nome di una religione.
    Davanti a cose del genere non mi sento che di affermare, anche se la frase è stata già detta da qualcuno che mi fa ribrezzo, che: “Io non ci sto”.
    La gente mi dice di non mollare ed è quello che farò, non mollerò, ma soprattutto non chinerò mai la schiena e a tutti dico: schiena dritta e avanti!

    stra-quoto.
    Non ha tutti i torti, soltanto che queste cose non le puoi dire se rappresenti una istituzione e quindi il paese. Dovremmo noi cittadini pensare a queste cose e soprattutto dirle. Calderoli ha pienamente ragione in quello che dice. Ma questo è il prezzo della civiltà, essere sopraffatti da animali stolti e incivili. Tutta l'Europa non ha le palle per reagire ed è un vero peccato. Noi stessi siamo disposti a sputare sulle nostre origine e sulla nostra cultura pur di dar ragione al mondo islamico nonostante i crimi che commette ogni giorno e che ha commesso in tutta la sua storia. Dire che è uno schifo è poco molto poco.

  3. #3
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    Finalmente uno che fa vedere che ha le palle!




  4. #4
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    Ma la dignità di Calderoli è mai esistita?

  5. #5
    Fiamma dell'Occidente
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    Roberto Calderoli
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    Quando qualcuno ti attribuisce, anche strumentalmente, la responsabilità di una tragedia, pri- ma arriva il dolore, poi la preghiera per chi non c’è più e poi l’esame di coscienza: che cosa ho fatto e dove potrei aver sbagliato?
    Da questo esame ho tratto una serie di errori commessi e posso pertanto dire che mi sento colpevole:
    a) di essere un uomo libero e di pensare di vivere in un mondo libero, dove il tuo pensiero, seppur critico, sia consentito. Ma così non è: il cristiano deve ubbidire e subire, gli altri devono comandare e possono ricattare.
    b) di pensare che non possano esistere differenze di sesso, di religione e di razza. Ma così non è: l’uomo prevale sulla donna e, tutti e due, se appartengono ad una certa religione, prevalgono su tutti gli altri, e tutto questo perché l’ha detto il Profeta.
    c) di non aver taciuto il mio sdegno davanti alla mattanza di più di 160mila esseri umani all’anno, trucidati solo perché rei di professare la religione cattolica, e di aver gridato allo scandalo di fronte al silenzio, non tanto del mondo islamico, quando di quello occidentale, di fronte all’assassinio di un sacerdote e alle tre mattanze di cristiani avvenute nelle Filippine nelle ultime settimane.
    d) di pensare che qualcuno possa impunemente dichiarare, nell’anno del signore 2006, che un giorno l’Islam dominerà tutta l’Europa.
    e) di aver preteso che i diritti che si vogliono riconosciuti agli ospiti nel nostro paese vengano allo stesso modo riconosciuti ai nostri concittadini nei paesi da cui questi ospiti provengono. E, invece, consulte e moschee per tutti a casa nostra, anche in assenza dei requisiti che vengono richiesti ai comuni mortali, o ancor peggio realizzate con i denari dei contribuenti, e l’arresto per il cristiano che osa avere una croce addosso o peggio ancora la pena di morte per chi sostiene “che Gesù è il figlio di Dio”.
    f) di essermi rifiutato di cancellare la nostra identità, la nostra storia, i nostri usi e le nostre leggi, per sostituirli con quelli che l’ultimo arrivato ci vuole imporre con la scusa della sua integrazione.
    g) di pensare che prima sia venuto il terrorismo e solo dopo le ancora imperfette reazioni del mondo...
    ...occidentale, anche se qualcuno, oggi, vorrebbe sostenere che Guantanamo sia la causa e la colpa delle Twin Towers e non la conseguenza.
    Potrei proseguire con queste lettere fino a completare l’alfabeto per una serie ennesima di volte, prima di riuscire a citare tutto quello di cui sono colpevole.
    Ma forse è più facile semplificare il tutto nella mia più grande colpa originale: non sono ipocrita, non riesco a tacere quello che penso, non mi lascio calpestare i piedi, e soprattutto la testa, per convenienza o per interesse, visto che in gioco non ci sono io ma una civiltà, che, ormai cotta nel burro, sembra preferire gli ozi e la decadenza imperiale al proprio orgoglio, alla propria identità, ai propri valori e ai propri ideali.
    Se queste sono le colpe allora io sono colpevole, con l’aggravante della recidiva e del non pentimento, e quindi voglio pagare, perché così salvo la mia coerenza che ritengo certamente più importante di tutto il resto.
    Piuttosto che rinnegare anche solo un millimetro di quello in cui credo, non ho il minimo problema a lasciare una carica per cui, normalmente, si arriverebbe anche a vendere l’anima al diavolo pur di ottenerla e conservarla.
    Ho sempre considerato l’incarico di ministro come una cosa non mia ma prestatami invece da Umberto Bossi e nelle sue mani, con gioia, l’ho rimesso.
    Non ho nulla da rimproverarmi a riguardo: dovevo riformare la Costituzione e la legge elettorale e l’ho fatto e queste due riforme potranno essere cancellate solo dal popolo e non certo dai giochini degli interessi nazionali o internazionali.
    Mi è sempre andata stretta la cravatta da ministro a cui ho sempre preferito “le braghe corte”, per cui tante volte sono stato contestato e quindi oggi, dopo le dimissioni, mi sento più leggero: dimissioni che tante volte in tanti, sia esponenti di maggioranza che opposizione, avevano già richiesto, ma tali richieste per me suonavano come un invito a restare.
    Ora, invece, posso togliere il disturbo, perché l’ho concordato con Bossi e perché se la mia presenza al governo può rappresentare un possibile rischio per un nostro concittadino nel mondo, o peggio ancora il facile alibi per un attentato a casa nostra, allora deve prevalere il senso di responsabilità.
    So bene che tutto è strumentale.
    Ma, davanti al rischio che tutto questo possa rappresentare anche solo un lontano pericolo per un capello di un nostro concittadino, o che la cosa possa essere utilizzata strumentalmente ai danni della Lega, mi faccio da parte.
    Da parte come ministro, ma non certo come militante.
    E questo lo faccio a maggior ragione alla luce delle incomprensibili dichiarazioni di oggi del presidente del Consiglio, che vorrebbe attribuire a me le responsabilità di quanto successo e non al fanatismo islamico.
    La mia battaglia a difesa dei principi sacri che mi hanno inculcato i miei genitori e i miei nonni inizia ora, finalmente non più ministro e libero di difendere questi ideali e questi valori.
    Non attaccherò mai una religione in quanto tale e anche solo la semplice ironia sulla stessa mi fa orrore: forse, però, avrei dovuto difendere questo principio sostenendo l’orgoglio di essere cristiano, piuttosto che difendendo la libertà di pensiero, e quindi di satira, che è stata interpretata come attacco; ma rivendico il mio orgoglio di essere cristiano, e come tale, perdono chi, per paura o per il ricatto, non difende la propria identità e i propri ideali.
    Il coraggio, come diceva il saggio Manzoni, “uno non se lo può dare”.
    Di Don Abbondio è pieno il mondo, sia in maggioranza che in opposizione, anche se in quest’ultima c’è chi con il terrorismo ci sguazza; sicuramente con gente del genere i mercanti dal tempio non li avrebbe mai scacciati nessuno.
    Alle trombe e i proclami di questi potenti, però, preferiamo la nostra umiltà e la nostra disponibilità a pagare con le dimissioni e, a dar retta alle minacce, anche con la vita, la difesa di un mondo basato sulla religione dell’amore e non su quella dell’odio.
    Noi non vogliamo fare paralleli con Gesù, come fa Berlusconi, perché siamo uomini modesti, che si fanno il segno della Croce e si inginocchiano quando sentono quel nome, ma a cui va il sangue alla testa quando qualcuno sostiene che Gesù è il suo servo oppure che le bombe, le decapitazioni, gli assassini o le persecuzioni, sono cose dovute in nome di una religione.
    Davanti a cose del genere non mi sento che di affermare, anche se la frase è stata già detta da qualcuno che mi fa ribrezzo, che: “Io non ci sto”.
    La gente mi dice di non mollare ed è quello che farò, non mollerò, ma soprattutto non chinerò mai la schiena e a tutti dico: schiena dritta e avanti!

    stra-quoto.
    Quoto...
    _
    P R I M O_M I N I S T R O_D I _P O L
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  6. #6
    Simply...cat!
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    La via pericolosa dell’Islam e i nostri silenzi
    Tolleranza, serve un limite
    di
    Ernesto Galli Della Loggia


    Intanto cominciamo a convincerci—lo ha scritto ieri Magdi Allam — che le famigerate vignette antiislamiche c'entrano abbastanza poco con la bufera antioccidentale che da settimane sta soffiando dal Pakistan a Bengasi. Certamente quelle vignette hanno offeso milioni di credenti, ma esse hanno rappresentato solo un pretesto, sono state usate puramente come un'esca per scatenare violenze e disordini (il che non attenua, ma semmai aggrava, le responsabilità di chi come il ministro Calderoli non ha capito o, se ha capito, ha abboccato all'esca sperando in una manciata di voti in più).
    Sono almeno due le ragioni che inducono a dubitare fortemente della spontaneità dei moti di piazza nelle capitali islamiche. Innanzi tutto le notizie che si hanno del complesso lavorio (durato almeno tre mesi dalla pubblicazione delle vignette alle prime manifestazioni) messo in opera dai capi della comunità islamica danese al fine di attivare i canali di mobilitazione che poi sono entrati in azione; e in secondo luogo l'ovvia complicità dei governi nei disordini, disordini avvenuti perlopiù in Paesi dove neppure un capannello di poche persone può riunirsi senza che la polizia lo sappia in anticipo, potendo così intervenire (o non intervenire) a suo piacere.
    Dunque disordini preparati e voluti, ma non perciò meno gravemente rivelatori. L'estrema violenza e la rabbia cieca delle manifestazioni, la loro estensione e il loro ripetersi continuo, la partecipazione ad esse di una moltitudine di giovani, sono la spia che oggi nel mondo islamico si sta diffondendo, si è già diffuso, un virus cultural-religioso e politico dagli effetti incontrollabili, di cui la vittoria di Hamas nelle elezioni palestinesi e i proclami atomico-antisemiti di Ahmadinejad sono un'ulteriore e preoccupantissima prova. Che cosa sta succedendo tra quelle centinaia di milioni di uomini governati da regimi deboli e dispotici? Molta parte della scena ci rimane oscura, dominata dalla mancanza di libertà e quindi dal segreto, ma ne vediamo gli effetti: una sfera politica caratterizzata dalla demagogia e dall'incapacità di avviare qualunque vera riforma, una sfera sociale priva di qualsivoglia guida alla discussione razionale (giornali e tv indipendenti, intellettuali di orientamento liberale, scienziati), con un’altissima propensione al fanatismo religioso, indisponibile a riconoscere alcun diritto a chi pensa o vive diversamente, con una paurosa accettazione della violenza, e alla quale, infine, è possibile far credere che l'Occidente sia responsabile di ogni cosa.
    Noi europei ci stiamo rapidamente abituando a tutto ciò, non ne scorgiamo più l'assoluta anomalia. Timoroso dell'accusa di leso multiculturalismo, il nostro discorso pubblico non osa più esprimere giudizi che non siano di comprensione, di più o meno tacita «tolleranza», verso qualunque intollerabile violenza o malefatta commessa nelle contrade dell' Islam. Ad una folla polacca o irlandese non perdoneremmo neppure un centesimo di quello che siamo pronti a perdonare ad una folla libica o afghana: ma ci va bene così. Dando un esempio stupefacente di viltà l'Unione Europea non ha espresso una protesta vigorosa neppure quando è stata devastata la sua sede a Gaza da una folla di quegli stessi palestinesi che vivono solo grazie agli aiuti di Bruxelles. Nulla sembra scuoterci, insomma: non solo non vogliamo accorgerci della via pericolosa che l'Islam ha imboccato, ma, quel che è peggio, sembriamo aver perfino paura di parlarne.
    19 febbraio 2006
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  7. #7
    Neutrino NO-TUNNEL
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    avvocato del diavolo..l'avvocato delle cause perse
    Nè DAVANTI Nè DI DIETRO, MA DI LATO

  8. #8
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    calderoli evidentemente non sa che abbiamo comincato allora a rompere il cazzo al prossimo e ancora non abbiamio finito..
    e come lui molti altri.....
    su questo forum è meglio non rispondere ai fessi!
    PURTROPPO GLI ITALIANI SI BEVONO QUALSIASI MINCHIATA, DA SEMPRE (CETTO LA QUALUNQUE)

  9. #9
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    Calderoli è uno sfigato che è stato sconfitto dall'Islam, infatti adesso non è più ministro per richiesta di Gheddafi cui Berlusconi si è printamente adeguato.

    Secondo me doveva dimettersi da tempo, quando si è saputo che chiedeva soldi a Fiorani per sarvare Fazio.

    I soldi servivano per pagare i debiti della sua nuova fiamma dopo che aveva piazzato l'ex moglie a Lodi, così hanno detto Fiorani e Patrini, ai quali il ministro mandava SMS in cui ordinava di aiutarlo dopo tutto quello cha aveva fatto per loro. .

    Vorrei comunque ricordare a tutti che chi piazza le ex mogli in casa d' affitto a Lodi è contro il Cristianesimo, perchè il Cristianesimo si basa sulla monogamia e sul valore della Famiglia sposata e consacrata in Chiesa.

    Abbiamo perso un ministro sacrilego, vmeglio così.

    Ora è il turno dell'altro peccatore, il Casini.

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da brunik
    Calderoli è uno figato che è stato sconfitto dall'Islam, infatti adesso non è più ministro.

    Secondo me doveva dimettersi quando si è saputo che chiedeva soldi a Fiorani per sarvare Fazio.

    I soldi servivano per pagare i debiti della sua nuova fiamma dopo che aveva piazzato l'ex moglie a Lodi.

    Vorrei ricordare a tutti che chi piazza le ex mogli in casa d' affitto a Lodi è contro il Cristianesimo, perchè il Cristianesimo si basa sulla monogamia.
    su questo forum è meglio non rispondere ai fessi!
    PURTROPPO GLI ITALIANI SI BEVONO QUALSIASI MINCHIATA, DA SEMPRE (CETTO LA QUALUNQUE)

 

 
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