***Intervista a Sebastian Winkler - 2010, conto alla rovescia per le specie del pianeta
SEBASTIAN WINKLER, francese di origine messicana e tedesca, Sebastian Winkler è cresciuto in Africa e ha studiato in Germania, Canada, Olanda, Svizzera. Attualmente direttore di Countdown 2010, lavora a IUCN dal 1997. Sposato a una storica francese, vive in Belgio e, naturalmente, guida un'auto ibrida.
Il 2010 è stato dichiarato dall'ONU Anno Internazionale della Biodiversità, termine coniato nel 1986 dall'entomologo Edward O.Wdson per indicare "la varietà della vita sul pianeta". Ma il 2010 è anche l'anno che i 192 paesi firmatari della Convenzione sulla Diversità Biologica (CBD) avevano fissato come termine per ridurre la perdita di biodiversità. Sono sempre più numerose le specie animali e vegetali a rischio di estinzione; molte
scompaiono prima ancora di essere scoperte. Si sta verificando cioè la cosiddetta "sesta estinzione di massa", la prima nella storia del pianeta, provocata dall'uomo. Perciò, IUCN (International Union for Conservation of Nature), la più vasta e antica organizzazione ambientale al mondo, ha lanciato Countdown 2010. Un progetto che, per la prima volta riunisce a livello globale governi autorità locali e regionali, organizzazioni
ambientaliste e non e settore privato, affmdw lavorino sul medesimo, fondamentale obiettivo: la sopravvivenza della vita sulla Terra. Ne parliamo con il suo direttore, Sebastian Wìnkler.
Il conto alla rovescia, iniziato 8 anni fa al vertice sullo sviluppo sostenibile di Johannesburg, sta per scadere. Un primo bilancio?
Manca ancora un po' di tempo alla fine del 2010, quindi è ancora presto per trarre bilanci definitivi. Detto questo, l'ultimo aggiornamento della Lista Rossa della IUCN sulle specie minacciate non è affatto confortante. I risultati rivelano che, allo stato attuale, sono in pericolo il - 22 per cento dei mammiferi, quasi un terzo degli anfibi, un ottavo degli uccelli, il 27 per cento dei coralli di barriera, il 28 per cento delle conifere. Il tasso di estinzione delle specie supera di 1.000 volte quello dell'epoca pre-umana, e la previsione è che cresca ancora. Le prove scientifiche di una grave crisi di estinzione si vanno accumulando. Possiamo già dire quindi che l'obiettivo fissato per il 2010 molto probabilmente non sarà raggiunto.
Forse era un obiettivo troppo ambizioso...
Sapevamo che l'obiettivo globale di rallentare la perdita di biodiversità, o addirittura di fermarla, come era stato dichiarato a livello europeo, era estremamente difficile da raggiungere. Abbiamo avuto solo pochi anni per porre fine a un trend devastante. Ma il bilancio non è del tutto negativo. Il livello di consapevolezza nelle persone è cresciuto molto. Countdown 2010 conta quasi 1.000 partner. Le associazioni ambientaliste hanno lavorato
assieme, senza azzuffarsi, e collaborando con i governi, ma anche con comuni, regioni e aziende. Abbiamo posto le basi per gli obiettivi post-2010. La sesta estinzione di massa può essere fermata: sono ottimista.
Quali sono i responsabili del declino della biodiversità?
Il principale è la perdita di habitat a causa delle attività umane, seguito dal cambiamento climatico in corso. Poi c'è la causa più sottovalutata, eppure molto insidiosa: la diffusione delle specie aliene, dovute soprattutto ai rilasci in natura di piante o animali che non appartengono a quell'ecosistema e finiscono per cancellare
quelle esistenti.
Perché la biodiversità è così importante?
Mentre il problema del riscaldamento climatico è ormai stato recepito dall'opinione pubblica, quello della biodiversità è ancora un concetto difficile da capire. Sembra che riguardi solo luoghi esotici e lontani, quasi un lusso, una causa per paesi ricchi. Invece è tutto il contrario 3 ri C y i Î U I' 3, Senza biodiversità ad esempio - ovvero senza funghi, insetti e batteri che rendono il suolo fertile e disintegrano i rifiuti - non può esserci agricoltura. Ovvero niente cibo. Non è un caso che alcune delle storie di maggior successo siano avvenute in paesi in via di sviluppo. Le stime economiche fatte sul costo dell'inazione sono spaventose: si parla di una perdita del 6 per cento del PIL mondiale.
Qual è la situazione nell'area del Mediterraneo?
Il Mediterraneo è un "hot spot", un luogo cruciale dal punto di vista biologico, quindi soffre particolarmente dei cambiamenti climatici, ma anche per l'inquinamento e la pesca eccessiva.
Come si è comportata l'Italia rispetto all'obiettivo 2010?
Il governo italiano ha aderito con grande entusiasmo all'iniziativa. L'anno scorso ha anche promosso un G8 sull'ambiente che ha prodotto dichiarazioni molto importanti. Sono state intraprese iniziative significative in relazione all'obiettivo 2010, ma resta ancora molto da fare. È necessario che la gente comprenda che proteggere la biodiversità è un investimento per il futuro. Tra gli altri, nel vostro paese ha fatto moltissimo, dal punto di vista della consapevolezza sociale, il movimento Slow Food: mangiare cibo locale, biologico, prodotto da piccole aziende, favorisce l'agricoltura sostenibile e quindi protegge la biodiversità. Come vede, si tratta di tutt' altro che un concetto astratto, ma che ci riguarda uno per uno.
Quanto conta l'azione dei singoli?
Senza i singoli, e le loro buone azioni - che come abbiamo visto, possono essere anche molto piacevoli - non si va da nessuna parte.
Cosa succede dopo il 2010? Gli obiettivi saranno meno ambiziosi?
Tutt'altro. Il prossimo obiettivo dovrà andare oltre il fermare ogni ulteriore perdita di biodiversità, in modo da aiutare le specie e gli ecosistemi ad adattarsi ai cambiamenti climatici. Sembra emergere un generale accordo anche sulla necessità di adottare una visione a lungo termine per il 2050 che si allinei a quella post Kyoto. Risanare le aree degradate è un altro aspetto che deve ricevere maggior attenzione: non possiamo più accontentarci di salvare quello che c'è, dobbiamo iniziare a ripristinare quanto è andato perduto. Con l'obiettivo del 2010 abbiamo creato speranza. Ora è il momento di agire davvero. (National Geographic)
Questo è fondamentale per la custodia della nostra prima Madre la Terra.
Tutti dobbiamo attivarci e cambiare i nostri comprtamenti coinvolgendo i nostri vicini i nostri amici partecipando alle scelte delle nostre cittadina.
E' l'ora di fermarsi la Terra ci chiede aiuto è in sofferenza.^_^
I nostri figli hanno diritto di respirare e di vivere come abbiamo vissuto noi.
L'obiettivo dei giovani deve essere Tutare il proprio Territorio in sintonia con l'Italia, L'Europa il Mondo.




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