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    Predefinito L’ultimo scontro fra Romano e Rutelli

    LE liste civiche sono l’ultima battaglia della lunga guerra che si combatte tra Romano Prodi e Rutelli. Il leader dell’Unione infatti le vorrebbe, chiaramente per avere un suo partito alle spalle in caso di vittoria alle elezioni, Rutelli no perché finirebbero solo per rubare voti alla Margherita senza portare al centrosinistra consensi in più. Il leder dell’Unione però è arrivato a minacciare che sulla loro partecipazione alle elezioni alleate con le altre forze dell'Unione si deciderà «a maggioranza». Un annuncio che sta creando irritazione e anche ironia negli ambienti riformisti della Margherita e anche in alcune frange liberal dei Ds, dove ieri è circolata questa battuta: «Ah sì? Sulle liste civiche si decide a maggioranza e sulla Tav e altri temi fondamentali per il Paese invece no?». Intanto, sta creando imbarazzo nei Ds lo strappo di Lanfranco Turci, che ha annunciato la scelta di candidarsi con la Rosa nel pugno. Secondo indiscrezioni, dietro il gesto di Turci oltre che una polemica con l'Unione e i Ds che, a suo avviso, non avrebbero sostenuto in modo adeguato le battaglie per la laicità, ci sarebbe anche una implicita critica nei confronti dei liberal Ds. I quali, secondo i maligni, non avrebbero salvato Turci dalla mannaia del «non più di due legislature», facendolo rientrare nell'ambito delle eccezioni che si stanno decidendo al tavolo di selezione dei candidati.
    martedì 21 febbraio 2006La disunione è in onda

  2. #2
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    Edizione 36 del 20-02-2006

    Prodi ed il programma di Luigi XIV
    di Arturo Diaconale

    Silvio Berlusconi avrà anche esagerato nel definirsi Napoleone o Gesù Cristo. Ma anche Romano Prodi non scherza. A chi gli chiedeva conto dell’assenza di un qualsiasi riferimento alla Tav sul programma del centro sinistra ha risposto stizzito che non c’è affatto da stupirsi. “ Il programma – ha spiegato – è la cornice. I contenuti li decido io. E poiché sono dell’avviso che la Tav deve essere fatta, l’Alta Velocità fa parte del programma anche se formalmente non figura”. Il discorso non fa una grinza. Il “ professore” si crede Luigi XIV. Il “re sole” diceva che lo stato era lui, Prodi lo imita e sostiene “il programma sono io”. Se l’orgogliosa affernazione del leader dell’Unione rispondesse al vero nessuno avrebbe granchè da ridire. In una campagna elettorale dominata dai personaggi affetti da mania di grandezza, ci può anche stare che l’avversario di Napoleone si vesta da Luigi. Purtroppo per l’aspirante Borbone di Francia, però, il discorso è fasullo. Il programma del centro sinistra non è quello di Prodi ma quello di Fausto Bertinotti. E se al posto del tema della Tav presenta un incredibile buco nero non è perché nella cornice va ancora inserito il quadro con tutte le figure ed i loro dettagli. Ma, più semplicemente, perché i movimenti no-Tav e Bertinotti che li rappresenta non vogliono l’Alta Velocità. E come i bravi di Don Rodrigo hanno preteso ed ottenuto che la questione non figuri “né ora, né mai” nel programma del centro sinistra.

    La riprova non viene dalle parole del segretario di Rifondazione Comunista, che pure ci sono e risultano forti e chiarissime . Viene dai fatti. In particolare da quel governo della Regione Lazio dove le componenti estremiste dei verdi e di Rifondazione Comunista hanno preteso ed ottenuto dal Governatore Piero Marrazzo, prodiano di ferro, di bloccare i lavori di ristrutturazione della centrale di Civitavecchia. I “no-coke” hanno fornito la prova del nove del peso decisivo e condizionante dell’ultra sinistra all’interno del centro sinistra. Se mai Prodi dovesse tornare al governo sappiamo fin da ora che non potrà realizzare il proprio programma ma solo quello di Fausto Bertinotti e dei luddisti ambientalisti contrari a qualsiasi progetto di modernizzazione del paese.
    Sarà per questo che il neo Luigi XIV rassomiglia a Luigi XVI e si appresta a perdere metaforicamente la testa e concretamente le elezioni?
    Arturo Diaconale


  3. #3
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    L'Unione dice no alle liste civiche: Non servono nuovi partitini
    Lunedì, 20 febbraio Per le liste civiche nel centrosinistra non c'è spazio, la coalizione "è completa", secondo il responsabile enti locali della Margherita Giuseppe Fioroni. "Si prosegue nel tentativo di ignorare che la coalizione del centrosinistra, una volta presentato il programma, è completa e non avverte la necessità di nuovi partiti o partitini". Per Fioroni, "l'arrivo di un nuovo soggetto tutto interno a un processo di redistribuzione dei voti all'interno del centrosinistra può provocare soltanto ulteriore instabilità e problemi all'Unione".

    Le liste civiche insistono, chiedono di essere inglobate nell'Unione, ma i partiti del centrosinistra rispondono di no e il leader della coalizione Romano Prodi, sia pure controvoglia, sembra ormai orientato a rispettare la volontà degli alleati. Mentre si riuniva a Roma il coordiamento delle liste civiche, Prodi, secondo quanto viene riferito, effettuava un giro di telefonate per sondare i segretari di partito della coalizione, a cominciare da Prodi e Rutelli, "senza però che scaturissero novità", fanno sapere ambienti a lui vicini.
    Vale a dire che dagli alleati, a cominciare dalla Margherita ma anche dai Ds, è arrivato un no all'ipotesi di dar vita ad una 'lista civica nazionale', quasi un vero e proprio partito. Roberto Alagna, del coordinamento delle liste civiche, ribadisce la linea illustrata nei giorni scorsi: "Noi andiamo avanti, con fatti concreti: da martedì iniziamo a raccogliere le firme per la presentazione delle liste; mercoledì facciamo una conferenza-stampa che sarà un estremo appello al centrosinistra e, comunque, venerdì presentiamo il simbolo".
    Verrà chiesto anche un incontro a Prodi, ma non si esclude che "se ci diranno no" le liste civiche possano correre da sole: "Non escludiamo nulla, possiamo correre da soli. Ma in ogni caso, se ci dicessero no, sarebbe una rottura e difficilmente i nostri voti andranno a loro". Dai partiti dell'Unione è partito un fuoco di sbarramento, man mano che si rincorrevano le voci di un possibile incontro in settimana tra Prodi e gli esponenti delle liste civiche: la coalizione è "al completo", ha subito troncato Giuseppe Fioroni della Margherita.
    "L'assetto è definito", gli ha fatto eco Paolo Cento dei Verdi. "Non se ne parla nemmeno", ha chiuso Oliviero Diliberto del Pdci. I Ds ufficialmente tacciono, ma a microfoni spenti un autorevole dirigente spiega che la partita è chiusa: "Si farà solo in Friuli, la lista civica. Noi eravamo disponibili a valutare in qualche regione, ma poi in Puglia Di Vella è andato con l'Udeur, in Sicilia c'è stato l'accordo tra Di Pietro e Orlando, nel Lazio e in Piemonte siamo in vantaggio e non c'è motivo di farle. Resta la Lombardia, dove la partita con la Cdl è aperta: ma è meglio rafforzare i partiti presenti, che aggiungere nuove sigle". Una linea verificata oggi con una serie di contatti tra la Quercia e la Margherita.
    Ciò che entrambi i partiti non erano disposti ad accettare, spiegano anche i Dl, è che "la somma delle liste civiche diventasse una specie di partito nazionale: a questo diciamo tutti di no". Secondo qualche intrpretazione maliziosa, invece, proprio questo era il disegno che aveva in mente Romano Prodi. Di sicuro, anche in ambienti vicini al professore non si fa mistero che "Prodi guardava con interesse e simpatia alle liste civiche". D'altro canto, si fa notare, "di fronte ad una posizione così negativa di tutti i partiti, cosa si deve fare? E' una coalizione, non una dittatura".

 

 

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