Silvio rimembri ancora
quel vezzo della tua mente deforme,
quando onesta` regnava
nel senno dei tuoi facili rivali
e tu, avido e stizzito, il limitare
di giustizia salivi?
Sostenevan li plaudenti
adulatori, e gli altri dintorno,
la tua perpetua brama,
allor che all’opre criminale intento
in combutta esperivi detrimento
per l’ignobile avvenir che in mente avevi.
Noi il viver normale
talor tergendo le sudate fronti
ove l’onere nostro primo
e di noi si spendea la miglior parte,
d’in su i luoghi del penar comune
porgeam gli orecchi al suon delle tue ciarle,
e agli aberranti abusi
forieri di sventura.
Mirava lo schermo,
la propaganda e l’ingerenza,
e quinci la reazion da lungi, e quindi l’insignificanza.
Lingua inetta non dice
quel ch’io sentiva in seno.
Che enormi rovelli,
che scoramenti, che afflizioni, o Silvio iniquo!
Quale allor ci apparia
la virtu` e il giusto!
Quando sovviemmi di codeste spemi,
un tormento mi preme
mordace e sconsolato,
e tornami a doler di mia sventura.
O Italia, o Stato,
perché non rendi poi
quel che insegnasti allor? perche´ di tanto
inganni i figli tuoi?
Tu pria che astuzia inaridisse il pregio,
da malavita combattuto e vinto,
perivi, o triste abbaglio. E non ricordavi
i molti eroi tuoi;
non t’infiammava il core
il senso del rispetto or dell'onore,
or degli sguardi invocanti lo spettato;
ne´ teco le lezioni del passato
rimembravan del ponderato agire.
Anche peria tra poco
la speranza mia derelitta: al senno mio
anche negâro i fati
la coerenza. Ahi come,
come passato sei,
caro faro dell’animo mio,
mio lacrimato abbaglio!
Questo e` il compimento? questi
i princípi, i valori, l’opre, gli eventi
onde cotanto in noi infondesti?
questa la sorte dell’oneste genti?
All’apparir del vero
tu, misero, cadesti: e con la mano
un’aberrante farsa e un tronfio satrapo
esumavi di lontano.




Rispondi Citando
