Dopo anni di denunce del Carroccio, finalmente anche dirigenti, giornalisti e registi della Rai della sede di Mlano si accorgono della "questione Settentrionale" del servizio pubblico radiotelevisivo. I dipendenti Rai per la loro protesta hanno scelto di inviare una lettera aperta di 25 pagine direttamente al presidente Claudio Petruccioli, al Consiglio di Amministrazione e al direttore generale della Rai.

Nella lettera, pur ''apprezzando le grandissime qualità professionali dei colleghi e dei vertici di Viale Mazzini e di Saxa Rubra'', viene criticata quella che viene giudicata ''una rappresentazione insufficiente e inadeguata, nel palinsesto Rai, di tutta la realtà del Nord del Paese, nei suoi aspetti economici, sociali, culturali, di costume'' e si segnala ''la crescente insoddisfazione di gran parte del pubblico di queste regioni nei confronti dell'informazione e dei programmi a diffusione nazionale che sono quasi esclusivamente pensati, diretti e gestiti a Roma dai vertici di reti e testate, senza alcun coinvolgimento creativo nè alcuna autonomia produttiva delle sedi e dei centri di produzione delle regioni settentrionali''.

I quaranta firmatari affermano che ''è urgente, anche per impedire un'emorragia di ascolti, soprattutto dei giovani e dei ceti più secolarizzati, una profonda riforma dell'assetto organizzativo e strutturale complessivo della Rai e una nuova strategia editoriale che veda come protagoniste anche le risorse professionali delle sedi del Nord, poichè affermano - oggi la Rai utilizza Milano e Torino solo come fabbriche periferiche prive di qualunque possibilità di proposta e di produzione autonoma, mentre le altre sedi del Nord sono ridotte a comunicare solo coi propri territori, in programmi a diffusione locale, senza mai potersi affacciare ai palinsesti nazionali''. ''Da questo - sottolineano ancora i firmatari - scaturisce una rappresentazione limitata e parziale, in un ottica solo romanocentrica, della realtà del Paese, che oscura e ignora la complessità delle profondissime trasformazioni che in ogni settore della vita sociale hanno origine proprio al Nord, per poi diffondersi a tutta l'Italia''.
Pienamente positivo il giudizio dell'onorevole leghista Davide Caparini, vicepresidente della Commissione di Vigilanza Rai: "E' una iniziativa veramente inaspettata che mi colpisce e che spero possa allargarsi ad altre sedi Rai del Nord".

"Era ora - afferma ancora Caparini - che esponenti della Rai prendessero una posizione chiara di fronte alla discriminazione "multimediatica" cui le Regioni del Nord, le loro tradizioni e i loro popoli sono sottoposte".
"La Lega da anni si batte perché i centri di produzione regionali padani vengano sfruttati per quanto realmente possono dare a tutto il Paese, una risorsa che fino ad ora non è stata utilizzata a favore di altre realtà" conclude Caparini.