“Se della famiglia si fa mercato”? Un incontro ne svela le ripercussioni sociali
Quale famiglia salvare?



ROMA, domenica, 19 febbraio 2006 (ZENIT.org).- Nell’ambito dell’itinerario “Viam scire” promosso dal Progetto culturale della diocesi di Roma, si è svolto a Roma mercoledì 15 di febbraio un incontro sul tema "Se della famiglia si fa mercato…”.

Intervenendo al dibattito, la professoressa Lucetta Scaraffia, docente di Storia contemporanea presso l’Università di Roma “La Sapienza”, ha constatato che “viviamo in un clima molto bizzarro, tutti parlano che bisogna aiutare e salvare la famiglia, anche quelli stessi che poi propongono i Pacs o la fecondazione eterologa che sono ai nostri occhi un attentato alla famiglia”.

Ma qual è il tipo di famiglia cristiana che noi vogliamo salvare?, ha chiesto la Scaraffia, ricordando che “ci sono voluti dei secoli perché nella storia venisse riconosciuto il matrimonio come sacramento”.

La docente di Storia ha spiegato che “la controriforma è riuscita a far arrivare alla popolazione un idea di famiglia regolare, dove gli uomini dovevano proteggere i più deboli che erano le donne e i bambini. Con un impegno all’educazione al disciplinamento della prole”.

La Scaraffia ha quindi indicato una serie di argomenti che hanno portato alla disgregazione della famiglia, primo tra tutti la rivoluzione sessuale, propagandata già nell’800 da medici e antropologi, i quali basandosi sui comportamenti tribali dei selvaggi delle popolazioni primitive, sostenevano una naturalità di comportamento sessuale, contrapposta ad “un codice normativo che è quello della morale cristiana”.

La Scaraffia ha poi sottolineato come la liberazione sessuale abbia separato la procreazione dalla sessualità proponendo il controllo delle nascite, dando la possibilità di infrangere la fedeltà della vita familiare sia a donne che a uomini”.

Secondo la professoressa de “La Sapienza”, “oggi si ha difficoltà di prendere una decisione definitiva per tutta la vita, qualsiasi decisione che dovrebbe impegnare la nostra vita ci sembra riduttiva, noi vorremmo la libertà di scegliere sempre qualcosa di diverso, e si arriva addirittura alla possibilità di cambiare l’identità sessuale secondo i periodi della vita, e cioè la possibilità di decidere l’identità sessuale secondo le giornate”.

“Viviamo in una società in cui è difficile sposarsi - ha concluso la Scaraffia -, perché il matrimonio impone una scelta per tutta la vita. I giovani sembrano reticenti a sposarsi in una società dove tutti sembrano spinti ad una autosoddisfazione individuale, assistiamo quindi alla crisi della famiglia, dove tutti si usano e l’unica cosa che avvicina è la tensione erotica”.

Nel prendere la parola il professor Alessandro Lombardi, consulente finanziario, ha spiegato come l’idea di disgregare la famiglia sia funzionale ad alcune logiche commerciali.

Essendoci infatti una evidente riduzione delle nascite, la divisione delle famiglie permette di aumentare il numero dei consumatori. Ogni famiglia separata raddoppia il numero dei beni di consumo acquistati, riduce le dimensioni dei beni aumentandone lo spreco.

Facendo riferimento a studi sociali utilizzati in ambito commerciale, Lombardi ha quindi illustrato come l’infelicità e l’insoddisfazione siano componenti importanti per incrementare i consumi.

Monsignor Luigi Moretti, Vicegerente di Roma, ha invece affermato che “la famiglia non è un problema ma al contrario può risolvere i problemi”.

Per monsignor Moretti bisogna “ricreare rapporti che non ci sono più, per contrastare un pervasivo nichilismo suicida” e soprattutto è necessario arrivare “al coinvolgimento della famiglia come esempio di chi si fa carico di aiutare gli altri” al fine di portare avanti una sana pastorale della famiglia.