Originariamente Scritto da Per il bene dell'Italia
Dobbiamo quindi colmare una profonda lacuna, adeguando
l’ordinamento italiano a quello di altre grandi democrazie
occidentali, attraverso un modello di provata efficacia e
di sicuro equilibrio che mira a prevenire l’insorgere di
conflitti di interessi tra gli incarichi istituzionali (sia
nazionali che locali) e l’esercizio diretto di attività
professionali o imprenditoriali o il possesso di attività
patrimoniali che possano confliggere con le funzioni di
governo. Gli strumenti che utilizzeremo sono: la revisione
del regime delle incompatibilità; l’istituzione di un’apposita
autorità garante; l’obbligo di conferire le attività
patrimoniali a un blind trust.
L’incompatibilità deve essere totale per i membri del
governo nazionale, di quelli regionali e delle città con più
di 100 mila abitanti. Questi, nel corso del proprio mandato,
potranno svolgere esclusivamente le funzioni legate alla
carica, con il diritto di essere collocati in aspettativa da
altri incarichi.
Tutti i titolari di cariche pubbliche, inoltre, non potranno
ricoprire per interposta persona attività imprenditoriali
in imprese o società private, o a prevalente partecipazione
pubblica, oppure che abbiano rapporti di concessione
con pubbliche amministrazioni, con esclusione delle attività
non profit e delle attività di modesta entità. Non
potranno neppure svolgere funzioni o incarichi, a qualsiasi
titolo e comunque denominati, compresi gli incarichi arbitrali
di qualsiasi natura, per tali enti ed imprese. Sarà
fonte di conflitto di interessi il possesso, diretto o per
interposta persona, di partecipazioni rilevanti in alcuni
specifici settori economici nei quali tale possesso determina
di norma e quasi inevitabilmente un condizionamento
del libero svolgimento della funzione pubblica .
I beni e le attività non rilevanti ai fini delle incompatibilità
e quelli derivanti dalla liquidazione di beni e attività
rilevanti dovranno essere conferiti a una gestione
fiduciaria “cieca” (blind trust) che provvederà ad amministrarli
con l’obbligo di rendiconto alla fine del mandato
politico del titolare, ma con il divieto di fornirgli in
corso di mandato qualsiasi informazione sulle operazioni
effettuate e sul suo asset patrimoniale. Non risolveranno
il conflitto di interessi, invece, le cessioni al coniuge o
ai parenti e affini entro il secondo grado o a persona
interposta allo scopo di eludere l’obbligo.
I titolari di cariche pubbliche avranno l’obbligo di dichiarare
le proprie attività e la propria condizione patrimoniale
- nonché quelle dei familiari e degli affini entro il 4°
grado e dei conviventi delle quali siano a conoscenza - che
possano causare il sorgere di un conflitto di interessi.
La proposta dell’Unione prevede inoltre l’istituzione di una
apposita Autorità garante con il compito di individuare le
attività degli interessati suscettibili di generare un conflitto
di interessi e, laddove necessario, il potere di
intervenire efficacemente per prevenire o sanare tale conflitto,
con un insieme flessibile e articolato di strumenti
adottati caso per caso in relazione alla natura delle attività
dell’interessato. Tale Autorità dovrà godere del requisito
di indipendenza, garantita mediante la designazione dei
suoi membri da parte delle massime autorità istituzionali.