in associazione mafiosa..Stiamo parlando di Malvano,ex questore di Napoli.
Ma i napoletani non lo vogliono..
Città invisibile", affidato a una società milanese di ricerche di mercato, "Evolvere". 1014 cittadini napoletani intervistati telefonicamente il 13 e 14 febbraio, a definire un campione non strettamente rappresentativo della popolazione, ma comunque diviso per sesso, fasce d´età e tipo di occupazione, dalla casalinga all´imprenditore.
La prima domanda - Lei è favorevole alle candidature di magistrati e questori? - spacca il test a metà: 57.69 per cento a favore, 42.41 contro. Ma i dubbi aumentano di fronte a due circostanze più specifiche: la candidatura di Malvano a Napoli e la opportunità della stessa in presenza del procedimento giudiziario ancora aperto sull´ex questore per concorso esterno in associazione mafiosa.. Nel primo caso i no raggiungono il 64.89, bocciando un quesito esplicito, se cioè un questore possa fare di più per la sicurezza in città rispetto a un´altra figura di candidato. Quanto alla inchiesta su Malvano, in questo caso i no alla candidatura di un soggetto che è indagato per concorso esterno in associazione mafiosa raggiungono l´88.17 per cento. Lo stesso Ciambriello non ha alcuna intenzione di essere vessatorio verso i singoli coinvolti. Gli preme invece evidenziare, in negativo, un fenomeno. «Credo che i magistrati, ad esempio - sostiene - debbano naturalmente poter esprimere le proprie idee, ma non per forza dentro i partiti. E poi, se ci si candida, bisognerebbe farlo una volta deposta la toga, o fuori dal proprio distretto, e senza tornare al lavoro una volta finito il mandato parlamentare». Ma è la questione politica più ampia quella che preme di più: «C´è in giro una idea troppo facile che consegna la gestione della legalità solo a magistrati e forze dell´ordine. È una tendenza coerente con l´esproprio di democrazia a cui stiamo assistendo, anche grazie alla nuova legge elettorale. L´idea che la soluzione consista nel chiamare una figura leader non regge. Dovrebbe essere il contrario: proprio in presenza di una legge elettorale che favorisce le oligarchie autoreferenziali, sarebbe bene rendersi conto del rischio che così facendo si aprano fratture con i cittadini, costretti a rimanere sempre più lontani dalle scelte».




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