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    Predefinito gli angeli / spot elettorale della CIA su La7

    Giovedì sera nella placida Italia degli "islamo-fascisti, alleati del magnate televisivo Berlusconi" (stampa anglo-sassone in questi giorni), uno spot elettorale della CIA appare su La7, alla vigilia del salto del nano al Congresso USA e alla festa patriottica sulla portarei offerta dall'amico George allo stesso amico di Vladimir!
    Non si sa se siamo alla tragedia o alla farsa!
    @+

    P.S. Come farsi un viaggio in America...


    ***


    L’America è un grande luogo comune, cioè un luogo di tutti, di tutti quelli che la vogliono odiare o amare, di tutti quelli che la prendono come punto di riferimento in negativo o in positivo. Nel grande luogo comune c’è posto per tutti, tranne per chi quel luogo vuole chiuderlo o abbatterlo, ma certo c’è spazio anche per chi lo detesta. Sulla stampa italiana, però, l’America è spesso raccontata per luoghi comuni. Allora Stefano Pistolini (giornalista, autore televisivo e collaboratore del Foglio) ha avuto l’idea di andare a verificare quanti luoghi comuni restano in piedi dopo la prova dei fatti e delle opinioni. Così ha coinvolto due esploratori esperti della nuova terra: Francesco Bonami, curatore del Museo d’arte contemporanea di Chicago e già direttore della Biennale di Venezia nel 2003, e Christian Rocca inviato del Foglio e polemo-analista di razza (amerikana), che dopo aver scritto “Esportare l’America” (I libri del Foglio) e “Contro l’Onu” (Lindau), a breve pubblicherà per Einaudi “Cambiare Regime”. Con la regia originale, tra il documentario Bbc World e un video di Springsteen, di Massimo Salvucci e le musiche perfette di El Prez, ne è sortito un viaggio “Dalla parte degli angeli, dove va la NeoAmerica”, film inchiesta di 96 minuti in onda su La7 questa sera alle ore 21 e 30.
    Si parte come in una gita, si termina con un reportage coi fiocchi, le stelle e le strisce. Bonami, di scuro vestito e di sguardo vispo, e Rocca, un uomo una lunghissima sciarpa, salgono un po’ impacciati in auto e partono alla ricerca dei luoghi comuni (italiani) sull’America. Allora si va a New Republic, settimanale liberal, e ti aspetti un anziano politologo che ti spiega perché Bush ha tradito lo spirito americano. Ritrovi il giovane Peter Beinart, direttore in maglioncino, che ti racconta come il presidente ha vinto perché ha una visione chiara e forte: sicurezza. Guardi in faccia il volto cattivo dei neoconservatori, Bill Kristol, guida del Weekly Standard, e lo senti che realisticamente dice: “Sicuramente la presidenza Bush sarà segnata dal successo o dall’insuccesso della sua strategia in Iraq e per la diffusione della democrazia in medio oriente”. Chi è un neocon? “Un conservatore che accetta la realtà moderna e non ha alcuna nostalgia di un mondo fatto di aristocrazie, monarchie, dittature e potere ecclesiastico”. Pare di sentire uno zapaterista.
    Cerchi l’arte, e la trovi. Ma non erano tutti zoticoni vecchi cowboy e new consumers? Ascolti i progetti per il Museo di storia afroamericana e indiana a Washington. Ma non è un continente che vuole cancellare la sua storia perché se ne vergogna? Scopri chi in un modo e nell’altro recupera parchi e li protegge con maniacale pignoleria. Kyoto chi? Incontri la critica d’arte del New York Times e ti aspetti di trovare finalmente una raffinata quasi europea, e Roberta Smith ti racconta che il giornalismo d’arte si fa solo in America e in Inghilterra, altrove fanno accademia e magari accusano lei perché tenta di spiegare (gli altri direbbero: banalizzare).
    Incontri David Frum, già speechwriter di Bush, e capisci che il presidente è forte perché ha convinto… i ricchi? No, la classe media. E dal New York Times, David Brooks conferma: non esistono due Americhe, esistono due squadre politiche, ma c’è un grande centro nell’opinione pubblica. Michael Moore? “Qui è odiato, è considerato solo uno che parla male dell’America all’estero, ha dato una grande mano a Bush”.
    Fermi un attimo il senatore democratico, Joe Lieberman, e immagini che almeno lui ti citi Kennedy (Ted), e invece quello ti ricorda Kennedy (John F.): l’America non deve vergognarsi della sua forza, anche per garantire la sua sicurezza e diffondere i propri ideali. Vai a trovare Michael Ledeen, dell’American Enterprise Institute, per molti in Italia il falco dei falchi che consiglia Rumsfeld, e ti prepari a sentire enfasi sulla macchina bellica, ma invece siedi accanto a un rivoluzionario democratico con felpona arancio che critica Bush – “non c’è strategia” – e che ti dice che per aiutare la rivoluzione in Iran – “non ho mai visto un paese così pronto” – servono tv, radio, aiuti alle opposizioni, non bombe, e tanta tanta Beverly Hills. Vai a fumare una sigaretta a casa di Cristopher Hitchens, scrittore, trotzkista, e lui ti descrive il suo stupore nel vedere come la sinistra americana (e no) non voglia comprendere quanto importante sia combattere l’islamo-fascismo che vuole abbattere i principi di Jefferson e dell’illuminismo. Ma i sostenitori di Bush non sono tutti evangelici bigotti?
    Alla fine ci si diverte un po’ anche con il totocandidato alla Casa Bianca, anno 2008. Al termine del film, si sapranno i nomi. E alla fine fine, nella casa di George Washington, dei luoghi comuni sull’America non ne resta in piedi nessuno. Lì bell’e intatto però c’è il grande luogo comune America. Fonte di ispirazione, per fortuna.

    dal blog Camillo

  2. #2
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