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    emiro omofobo meridionale
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    Predefinito i terroristi fondamentalisti cristiani ugandesi

    in Uganda da anni è operante, un gruppo terroristico, composto da fanatici integgralisti cristiani, chiamato, l'esercito di liberazione del signore che ha ucciso oltre centomila persone, ed arruola bambini soldato



    http://www.cesvi.org/?pagina=pagina_..._notiz ie.php



    Uganda, prigionieri dei campi profughi

    Nel Nord Uganda sono ormai più di 200 i campi di sfollati che accolgono dai 2 mila ai 25 mila sfollati in condizioni di estrema povertà.




    di Elena Catalfamo, tratto da “L’Eco di Bergamo” del 2/1/06 - foto Giovanni Diffidenti

    Sono lunghe le braccia di Wilson, disteso su una stuoia appoggiata per terra, le sue mani fragili e ossute brancolano a mezz’aria, le sue gambe scarnificate sono ripiegate sulle ginocchia scheletriche. E proprio quel corpo sfiancato dalla fame e dalla malattia – fissato dal fotografo Giovanni Diffidenti – sembra gridare con una forza inaudita la grave emergenza umanitaria che sta colpendo il Nord dell’Uganda. È da quattro anni che Wilson è costretto a letto in una baracca improvvisata di un campo sfollati del distretto di Kitgum. Probabilmente pensava di andarsene via presto da quelle pareti di mattoni e di lasciarsi alle spalle il tetto di paglia sotto cui vive immobilizzato per tornare nel suo villaggio. Come un milione e 600 mila sfollati nel nord del Paese vive da almeno 10 anni in una situazione di precarietà. Sono ormai più di 200 i campi che accolgono dai 2.000 ai 25 mila sfollati in condizioni di estrema povertà. Sono il risultato di una guerra che non conosce sosta da 18 anni a questa parte tra le forze governative del presidente Yoweri Museveni e i ribelli dell’Lra, Lord Resistance Army (l’Esercito di Liberazione del Signore) capeggiato da Joseph Kony che ha seminato quasi 100 mila morti e costretto a imbracciare le armi 25 mila bambini soldato.Wilson, colpito dal virus dell’Hiv, da cui è affetto il 12 % delle madri che vivono nei campi sfollati di contro alla statistica nazionale del 6,2 %, può contare sull’appoggio del figlio che lo aiuta a cambiarsi e gli dà da mangiare. Ma non sempre il figlio può stargli vicino: capita che l’uomo stia solo tutto il giorno fino a sera. Come molti anche il figlio di Wilson vive tra le piccole incombenze di un campo di sfollati: per esempio l’approvvigionamento dell’acqua con delle grosse taniche di plastica distribuite dalle Ong in uno dei pozzi del campo. Per attingere all’acqua bisogna muoversi alle prime luci dell’alba. La fila è già lunga e crea un grosso serpentone di taniche. Qualcuno s’ingegna a spostarle facendosi garante del rispetto della fila. Per chi si attarda possono volerci anche otto ore prima di riempire il proprio contenitore da 15 litri. Per quanto riguarda il cibo, il 75% del fabbisogno alimentare giornaliero è garantito dagli aiuti del World food program. L’organismo internazionale, per non creare una sorta di dipendenza negli aiuti, ha deciso di ridurre il fabbisogno al 50% per il 2006. La pioggia però ha rovinato il raccolto e i granai sono vuoti e questo non lascia presagire niente di buono. Le donne del campo di Swaria, nel distretto di Soroti, dopo che il riso è stato passato dal mulino e ripulito della pula, separano con dei grossi setacci i pochi chicchi rotti rimasti nello scarto per una paga giornaliera di 15 tazze di riso.

    «Il campo di sfollati è una sorta di prigione senza sbarre – racconta Diffidenti –. Tutto è contrassegnato dalla precarietà in quelle che ormai sono diventate delle città per numero di abitanti ma non per presenza d’infrastrutture. Gli insediamenti hanno sempre un carattere provvisorio: tutti nei campi dei distretti di Kitgum, Gulu e Pader, ma anche Lira e Apac, attendono di poter rientrare nelle proprie case. Ma la situazione diventa ogni giorno più pericolosa: le milizie dell’Lra infatti, per esasperare ulteriormente la situazione, hanno preso di mira anche gli operatori delle Ong presenti sul posto, tra cui Cesvi, Amref, Medici senza frontiere e Unicef. Joe Okot Louno era in moto con un suo collega della Caritas quando l’Lra gli ha teso un’imboscata. Lo ha spogliato degli abiti prima di freddarlo con un colpo in bocca». Molte organizzazioni non governative stanno valutando il ritiro dei propri uomini, altre - come il Cesvi - resistono nonostante il pericolo. Sanno che senza di loro per gli sfollati verrebbero a mancare gli aiuti non solo alimentari ma anche sanitari e scolastici minimi. Se la violenza dell’Lra sembra non volersi fermare nonostante i tentativi di dialogo e gli accordi promessi e mai mantenuti, è pur vero che il governo di Kampala non dà risposte forti alla situazione drammatica dei campi sfollati verso cui è assicurata solo la protezione militare ma non sanitaria e tanto meno scolastica. Le elezioni sono ormai alle porte: il mandato di Museveni scade a fine aprile e c’è chi pensa che condurre una campagna elettorale in un campo sfollati sovraffollato sia molto più agevole che raggiungere i villaggi sperduti nel nord del Paese.

    «Girando il Nord è possibile trovarsi di fronte a scene come quella del Child international Kitgum – racconta Diffidenti -, una scuola per più di 4 mila bambini con un maestro di musica che improvvisa un coro di voci bianche di dimensioni inaudite. Per i bambini la frequenza scolastica, laddove possibile, è un’autentica avventura: a Noah’s Ark nella città di Gulu, per questioni di sicurezza, circa 40 mila bambini continuano a dormire in centri di accoglienza per evitare di essere rapiti dai ribelli dell’Lra. Questi bambini, chiamati “night commuters”, si fanno a piedi fino a 12 chilometri per raggiungere i centri di pernottamento e ritornare nelle loro case il giorno seguente». Le ferite dei bambini soldati promettono di rovinare un’intera generazione: Jacobe oggi vive in un reparto psichiatrico dell’ospedale regionale di Gulu dopo essere stato rapito dall’Lra e portato a combattere nel Sud Sudan. Riuscito a scappare dopo quattro anni è tornato a vivere dalla madre e ha ripreso la scuola. Dopo i primi risultati eccellenti ha iniziato a manifestare comportamenti violenti nei confronti della famiglia e dei compagni. Come per il vecchio Wilson anche per il piccolo Opio David, macrocefalo, la vita nel campo profughi è spietata. Da quando la sua famiglia è scomparsa vive da solo nella casa dei genitori. A volte è accudito dallo zio ma durante la notte viene lasciato in casa da solo perché la zona non è sicura. Per paura degli attacchi ai ribelli i parenti se ne vanno tutti in paese.

    Diamo voce al Nord Uganda
    Si chiama “Diamo voce al Nord Uganda” la campagna avviata dal Cesvi a sostegno dell’emergenza nel Paese africano. Dal 2004 siamo presenti nell’area con interventi nel settore idrico e sanitario: i progetti puntano al miglioramento delle condizioni igienico-sanitarie attraverso distribuzione di kit igienici, campagne di vaccinazione, attività di prevenzione dell’Aids, della malaria e delle altre malattie più diffuse. Abbiamo attivato due cliniche mobili con staff medico e paramedico per effettuare visite nei campi sfollati assistendo oltre 34 mila persone. Ogni giorno ci aspettano soprattutto donne, bambini e anziani, in code lunghe anche 15-20 metri. Costruiamo e riabilitiamo pozzi e latrine. Proteggiamo le rare sorgenti d’acqua potabile, che incanaliamo verso i campi di rifugiati. Per migliorare le condizioni di vita degli sfollati mettiamo a disposizione kit non alimentari con coperte e zanzariere contro la malaria, sapone, taniche per l’acqua e vestiti per i piccoli. Infine cerchiamo di stimolare la ripresa di attività rurali con corsi di formazione, fornitura di semi e di attrezzi.
    La raccolta fondi è aperta. Puoi aiutarci anche tu: clicca qui.


    http://www.volontariperlosviluppo.it/1998_3/98_3_01.htm



    Nord Uganda - Tremila bambini assoldati dai guerriglieri
    Piccoli assassini in nome del Vangelo
    Si fanno chiamare "Esercito di Resistenza dei Signore", recitano il rosario cento volte al giorno. ma, con la Bibbia in mano, massacrano e razziano i villaggi. Sono i piccoli combattenti di Yosef Kony, un invasato che rapisce i ragazzini e li costringe a combattere il governo "ateo" di Kampala, anche grazie all'appoggio del Sudan.
    di Giulio Albanese

    "Ho visto donne e bambini senza labbra e senza orecchi. È il loro gioco preferito. Le tirano via con il machete." Questo il commento di un volontario che opera nel nord Uganda e ha chiesto l'anonimato.
    "Me lo consenta - aggiunge - sono dei veri e propri Lanzichenecchi!" Non stiamo parlando di un esercito di ventura d'altri tempi, ma di una formazione di guerriglieri ugandesi, l'Esercito di Resistenza del Signore (Lra) che ormai da anni sta dando filo da torcere al governo di Kampala. Il loro leader, Joseph Kony, vive nel bosco, al confine tra Sudan ed Uganda, ed è una sorta di primula rossa. Nessuno è riuscito a scovarlo. Nelle dichiarazioni, che rilascia attraverso il suo portavoce a Nairobi, dice di non sopportare la politica atea del presidente ugandese Yoweri Museveni. E per questo gli fa guerra. Ma la contraddizione è palese. I suoi uomini combattono con il rosario al collo, recitano l'Ave Maria cento volte al giorno, predicano l'avvento del Regno di Dio e dicono di conoscere a memoria i dieci comandamenti. Di fatto, però, sono i primi ad ammazzare senza pietà. Nelle loro fila ci sono anche ragazzi che combattono sotto l'effetto di narcotici.

    http://it.wikipedia.org/wiki/Uganda


    Verso la fine del 1987 Joseph Kony, un presunto cugino di Alice, che ugualmente si dichiarava dotato di poteri soprannaturali, fondò il proprio movimento, prima chiamato inizialmente Lord’s Salvation Army ("Esercito di liberazione del Signore"), poi United Salvation Christian Army ("Esercito cristiano di salvazione unito") e infine, dal 1994, LRA o Lord's Resistance Army ("Esercito di Resistenza del Signore"), con l'obiettivo di prendere il potere e governare secondo i dieci comandamenti. Essendo gli attacchi dell'LRA diretti anche contro le popolazioni civili, perse rapidamente l'appoggio popolare di cui aveva goduto l'HSM e fu costretto a procedere mediante arruolamenti forzati e rapimento di bambini, moltiplicando le uccisioni e le mutilazioni dei civili.



    http://www.nigrizia.it/doc.asp?ID=5452



    Guerre dimenticate / Nord Uganda
    Fonte: Comboni Press 26/04/2003


    Nord Uganda: una speranza per gli ex bambini-soldato



    I ribelli del LRA - Esercito di Liberazione del Signore – utilizzano per la guerriglia ragazzi e ragazze rapiti nei villaggi: quasi 20.000 secondo stime approssimative. Per finanziare il progetto di accoglienza e di recupero dei bambini-soldato in Uganda, gli studenti comboniani di Roma promuovono una campagna di sensibilizzazione e di raccolta di aiuti.



    «Sono John. Avevo 14 anni quando i soldati di Kony, (il capo dei ribelli che da venti anni devastano il nord Uganda) mi hanno rapito, insieme ad altri dieci bambini più giovani di me, e costretto a diventare un soldato come loro. Ci hanno indottrinato, dovevamo dimenticare i nostri cari e rinascere nella comunità degli eletti. La disciplina era molto dura e la parola d’ordine era: uccidere». Un giorno John riesce a fuggire e arriva all’ospedale di Gulu.

    «Sono Mary, sono stata catturata come John e costretta a diventare la terza moglie di Palaro, (uno dei capi dei ribelli). Per lui ogni giorno dovevo procurare l’acqua per lavarsi, dargli da mangiare inginocchiata e dormire con lui quando così desiderava». Dopo tre anni e mezzo di questa vita, Mary riesce a fuggire. Torna al suo villaggio, ma non si libera della sofferenza. Mary è stata contagiata di AIDS. «La violenza cui sono stata sottomessa non voglio ricordarla mai più – dice - soltanto mi chiedo: come mai nessuno si preoccupa dei bambini e bambine sequestrati dalla guerriglia e costretti a diventare soldati assassini e schiave sessuali?».

    Dal 1986 il nord Uganda è tormentato dalla guerra civile: un gruppo di ribelli proclamatisi "Esercito di Liberazione del Signore" si oppone al governo. Ma invece di combattere contro l’esercito nazionale si accanisce contro la popolazione inerme della regione. Attacca i villaggi, brucia le case, ammazza uomini e donne e rapisce bambini e bambine, per farne dei soldati.

    Calcoli approssimativi (per difetto) dicono che 20.000 bambini e bambine sono stati rapiti. Le ragazze, oltre che combattere, diventano schiave sessuali dei loro comandanti. L’armata dei ribelli (LRA) è oggi un gruppo di ribelli formato per più di tre quarti da bambini rapiti addestrati a commettere gli atti più efferati come uccidere i propri genitori e altri parenti, e massacrare di botte i compagni che tentano di scappare. E’ la tattica scelta per dissuaderli dalla fuga e dall’idea di poter tornare in famiglia.

    Secondo calcoli approssimativi la guerra ha già fatto circa 100.000 morti; 600.000 sfollati (la metà della popolazione della regione) sono costretti a vivere dislocata in condizioni disumane; migliaia di genitori nel nord Uganda hanno perso figli e figlie e tutto quello che avevano, a volte in una sola notte; gli altri vivono nel timore che la stessa sorte possa capitare anche a loro. La popolazione civile - soprattutto donne e bambini - non è più "vittima accidentale", o "danno collaterale". È parte della strategia di guerra che mira a controllare, umiliare e distruggere la popolazione Acholi del Nord Uganda.

    Viaggiare è mettere a rischio la propria vita. Agguati e imboscate sono comuni. Tra le vittime, P. Raffaele Di Bari, missionario comboniano, ucciso il 1 ottobre 2000, mentre andava a celebrare la messa in una cappella appena fuori città.

    La gente si è abituata a cercare rifugio nella chiesa e nella missione per la notte. Ma la sicurezza non è garantita. Nelle prime ore del 25 aprile, 2003, gli "olum", come vengono chiamati i ribelli, hanno saccheggiato la canonica della cattedrale di Gulu, sequestrato e poi rilasciato P. Gabriele Durigon, senza che l’esercito governativo intervenisse per fermare l’attacco.

    Nella diocesi di Gulu i missionari comboniani, P. Tarcisio Pazzaglia e P. José Carlos Rodriguez, da anni lavorano per la riconciliazione e la pace a nome della "Commissione Giustizia e pace" della diocesi di Gulu e dell’associazione "Iniziativa Acholi per la Pace", un organismo ecumenico e interreligioso composto dai capi religiosi dei Cattolici, Anglicani, e Musulmani. Si adoperano per favorire l’incontro tra i ribelli e il governo dell’Uganda, per avviare trattative di pace e porre fine a una delle "guerre dimenticate" di cui parla il Papa nel suo messaggio pasquale.

    In attesa della pace P. Tarcisio e P. Carlos lavorano per promuovere la difesa dei diritti umani e si impegnano per l’accoglienza e la riabilitazione dei ragazzi e delle ragazze che riescono a fuggire dall’esercito ribelle, oltre 10.000 nel corso degli ultimi anni. «Arrivano psicologicamente distrutti - scrive P. Carlos - traumatizzati, spesso con malattie inguaribili». Hanno bisogno di assistenza medica, di aiuto psicologico, di una abitazione (sono rari i casi di bambini che riescono a tornare subito nel loro villaggio) e di una istruzione scolastica e professionale.

    Gli studenti comboniani di Roma sono promotori di una campagna di sensibilizzazione e di raccolta di aiuti per finanziare questo progetto di accoglienza e di recupero dei bambini-soldato in Uganda.

    - Per capire meglio l'impegno e il ruolo della chiesa e dei missionari nel Nord Uganda, gli articoli di Nigrizia:
    È qui la porta del cielo - ottobre 2002, Dominique Dipio;
    Il luogo della bestia feroce - ottobre 2002, p. Giulio Albanese;
    Lascia andare il mio popolo;
    Quei rompiscatole.

    - Per un approfondimento sui fatti avvenuti negli ultimi 10 mesi nel corso del conflitto nei territori acioli:
    Uganda: per il nord un filo di speranza - agosto 2002;
    Rilasciati i tre missionari comboniani - settembre 2002.

    - In inglese, il sito di Arlpi, la locale iniziativa interreligiosa per la pace.

  2. #2
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    http://www2.amnesty.it/pubblicazioni...afr/afr59.html


    Le bombe di marzo, aprile e luglio gettate su Kampala e nei dintorni della capitale hanno segnato il propagarsi del conflitto che vede coinvolti i movimenti armati di opposizione che operano al di fuori della Repubblica Democratica del Congo con il sostegno del governo sudanese. In agosto il Presidente Yoweri Museveni ha ordinato alle truppe l’ingresso nella Repubblica Democratica del Congo a sostegno di una rivolta messa in atto dal gruppo armato di opposizione congolese, Rassemblement Congolais pour la démocratie (RCD - Unione Congolese per la Democrazia). In tutta risposta il governo sudanese ha organizzato il trasporto aereo nella Repubblica Democratica del Congo dei soldati dei gruppi armati dell’opposizione ugandese con base in Sudan, previsto nell’ambito dello spiegamento di truppe a sostegno del Presidente della Repubblica Democratica del Congo, Laurent-Désiré Kabila. Anche ad agosto sono giunte minacce di attentati all’ambasciata degli Stati Uniti e ad altri obiettivi situati a Kampala subito dopo gli attentati alle ambasciate statunitensi di Nairobi, capitale del Kenya, e Dar’es Salaam, capitale della Tanzania. Le autorità hanno attribuito ai movimenti armati di opposizione ugandese alcune delle minacce ricevute. Entro la fine del mese sono stati fatti esplodere tre autobus in partenza da Kampala, provocando la morte di 28 persone. In un tale clima di tensione politica, le forze dell’ordine, con l’intensificarsi delle loro attività, hanno spesso infranto gli standard internazionali in materia di tutela dei diritti umani, nonché le norme costituzionali dell’Uganda.

    Sono proseguiti per tutto l’anno gli scontri ad ovest, nord e nordovest del paese fra le Forze di Difesa Popolare dell’Uganda (FDPU), governative, ed i gruppi armati di opposizione. Nella parte occidentale del paese il Fronte Democratico Alleato (FDA) ha operato nei distretti attorno ai monti Rwenzori al confine con la Repubblica Democratica del Congo. Nei primi mesi dell’anno i combattimenti nel nord del paese fra le FDPU e l’opposizione armata dell’Esercito di Resistenza del Signore (ERS) hanno causato la fuga di circa 30.000 sfollati nel Distretto di Kitgum. L’ERS ha esteso le proprie operazioni al Distretto di Lira e, per breve tempo, si è spinto ad est fino a Soroti. Sono oltre 15.000 gli sfollati che hanno lasciato Lira. Nel mese di settembre l’Esercito di Liberazione Popolare del Sudan (SPLA), con l’appoggio delle truppe delle FDPU, ha annientato le basi sudanesi dell’ERS. Tuttavia in poche settimane l’esercito sudanese ha scacciato lo SPLA e le FDPU e nel mese di novembre un’unità dell’ERS è entrata in Uganda dal Sudan per riprendere le operazioni militari a Kitgum. Dopo le sconfitte dei primi mesi del 1997 si sono ricostituiti nelle zone nordoccidentali dell’Uganda i gruppi armati di opposizione; il Fronte di Salvezza Nazionale dell’Uganda II (FSNU-II) ha ripreso le sue attività nel marzo 1998 e a giugno il Fronte della Sponda Occidentale del Nilo (FSON) ha iniziato le sue incursioni nelle basi della Repubblica Democratica del Congo.

    Restano più di 400.000 sfollati nei distretti di Gulu e Kitgum nel nord del paese. Molti hanno espresso il desiderio di ritornare ai propri villaggi, ma le FDPU lo hanno impedito. Nel mese di aprile si contavano almeno 15.000 sfollati nelle zone occidentali del paese, tuttavia decine di migliaia di persone che avevano lasciato le proprie case nel 1997 sono riuscite a farvi ritorno.

    In aprile la Commissione delle Nazioni Unite per i Diritti Umani ha approvato una risoluzione di condanna per i sequestri di minori compiuti dall’ERS e si è appellata agli stati membri, alle organizzazioni internazionali, agli organismi umanitari e ad altri affinché esercitino la loro pressione sul gruppo armato per il rilascio dei bambini.

    A luglio la Commissione dell’Uganda per i Diritti Umani ha pubblicato il suo primo rapporto per l’anno 1997. In esso individuava le violazioni dei diritti umani da parte dello stato e faceva presente che nonostante lo status costituzionale della Commissione, in alcune occasioni, gli organismi istituzionali avevano negato la loro piena collaborazione.


    Vi erano anche alcuni prigionieri di coscienza fra le centinaia di prigionieri politici arrestati nel corso dell’anno, numerosi dei quali tenuti in isolamento in luoghi di detenzione non ufficiali.


    Vi erano anche alcuni prigionieri di coscienza fra le centinaia di prigionieri politici arrestati nel corso dell’anno, numerosi dei quali sono stati tenuti in isolamento in luoghi di detenzione segreta. I musulmani sono stati presi particolarmente di mira. A settembre fra i prigionieri di coscienza si annoveravano membri della comunità ugandese-somala detenuti illegalmente. Omer Ahmed Mandela, tesoriere del popolare circolo calcistico di Kampala S.C. Villa, Sheikh Abdul Weli Abdullai, imam della moschea di Tawheed, e altri 27 uomini e ragazzi sono stati arrestati da agenti della polizia e dell’FBI americana. Interrogati sull’attentato all’ambasciata statunitense di Nairobi e su presunti piani di attentati contro obiettivi nordamericani in Uganda sono stati tenuti in isolamento in un luogo di detenzione segreta. Quasi tutti sono stati rilasciati senza accusa due settimane dopo. Tuttavia Abdul Kadir Ali, uno studente di 15 anni, e tre uomini sono stati rilasciati solo a metà ottobre, ancora una volta senza accusa.

    Oltre 100 prigionieri politici musulmani, quasi tutti esponenti della setta islamica Jumaiyat Da awa Salafiyya, sono stati arrestati a Kampala e in altre località a sud e ad ovest dell’Uganda per presunta partecipazione al FDA e ad altri movimenti armati di opposizione. Ad esempio a maggio 40 detenuti di Kampala, fra cui Sheikh Abdul Karim Sentamu, imam della setta, sono stati tenuti in isolamento in luoghi non ufficiali e sono effettivamente scomparsi. A giugno la Commissione dell’Uganda per i Diritti Umani ha ordinato pubblicamente il loro rilascio per detenzione illegale. Uno degli arrestati di maggio risultava fra i 50 prigionieri accusati di tradimento a giugno. Tuttavia quasi tutti sono rimasti in isolamento senza accusa o processo. In luglio ed agosto sono seguiti altri arresti di musulmani. Sebbene qualche prigioniero sia stato rilasciato, almeno 14 o forse molti di più rimanevano in carcere a fine anno.


    È stato fatto ricorso a pesanti accuse, per le quali non è previsto il ricorso alla libertà provvisoria, per trattenere in custodia oltre 200 prigionieri senza processo.


    Le autorità hanno continuato ad attribuire gravi accuse, per le quali non è previsto il ricorso alla libertà provvisoria, per trattenere i prigionieri politici senza processo. In numerose occasioni i prigionieri rilasciati in libertà provvisoria all’uscita del tribunale venivano nuovamente arrestati allo scadere dei termini con nuove pesanti accuse. In marzo 87 presunti membri delle FSON sono stati nuovamente arrestati e accusati di omicidio dopo che era stata loro concessa la libertà provvisoria alla fine di un periodo di 360 giorni di detenzione obbligatoria con l’accusa di tradimento. In luglio sono state ritirate le accuse di tradimento contro altri 110 prigionieri in carcere dal 1995. Essi sono stati liberati per essere riarrestati quasi subito con nuove accuse di tradimento.


    Centinaia di prigionieri politici e criminali comuni sono stati torturati.


    È rimasto endemico l’uso della tortura e dei trattamenti crudeli, disumani e degradanti nelle stazioni di polizia, a cui i soldati o gli agenti delle forze dell’ordine hanno fatto abitualmente ricorso nei casi di persone sospettate per motivi di sicurezza. Almeno cinque prigionieri sono morti a seguito delle torture. A giugno sembra che più di 100 prigionieri detenuti senza accusa, sospettati di collaborazionismo con il FDA siano stati liberati dalle caserme militari di Kasese. Il nuovo comandante delle FDPU ha dichiarato che molti erano stati torturati con percosse e bruciature con plastica fusa. Anche i detenuti di Kampala sospettati per motivi di sicurezza sono stati trattati in modo brutale. In agosto i prigionieri detenuti in un luogo segreto ed illegale dal Direttorato dei Servizi Segreti Militari per presunta implicazione nell’attentato all’ambasciata statunitense di Nairobi o sospetti legami con il FDA sono stati picchiati e sembra torturati con scariche elettriche.


    Sembra che i soldati si siano resi responsabili di decine di stupri.


    I soldati dislocati nelle zone rurali del nord e dell’est del paese avrebbero compiuto decine di stupri. Nel mese di luglio i soldati dispiegati a nord di Mbale hanno incarcerato e, sembra, violentato alcune donne, due delle quali incinte. Un ufficiale e numerosi soldati sono stati arrestati a seguito delle proteste dei consiglieri locali.


    I tribunali hanno imposto la punizione crudele, disumana e degradante della bastonatura.


    I tribunali hanno inflitto la punizione crudele, disumana e degradante della bastonatura, spesso per reati a sfondo sessuale. Nel mese di marzo per esempio un uomo condannato per violenza carnale è stato condannato a 12 bastonate e 12 anni di carcere.


    Quattro uomini che risulterebbero ricercati dagli stati confinanti sono ‘scomparsi’.


    A febbraio quattro uomini, due ruandesi, un congolese e un ugandese di origine ruandese, che sarebbero ricercati dai paesi confinanti, sono ‘scomparsi’ dopo essere stati arrestati secondo una pratica consolidatasi negli anni precedenti. A fine anno il loro destino rimaneva ignoto. La Commissione dell’Uganda per i Diritti Umani ha dichiarato di attribuire la responsabilità della loro ‘scomparsa’ agli agenti di polizia e funzionari dell’Ufficio del Presidente.


    Più di 40 possibili esecuzioni extragiudiziali compiute dai soldati e dalla polizia anche su minori.


    I soldati e la polizia hanno commesso almeno 40 omicidi che sembrerebbero esecuzioni extragiudiziali. Ad esempio, a gennaio tre prigionieri di Luwero sono stati uccisi a colpi d’arma da fuoco da agenti della polizia che li avevano portati in campagna col pretesto di recuperare armi abbandonate. A maggio tre presunti ladri armati sono stati uccisi a colpi d’arma da fuoco a Gulu. In entrambe i casi la polizia ha dichiarato che i prigionieri si stavano dando alla fuga. A marzo, nella depressione di Wang Alur nel distretto di Kitgum, almeno 30 bambini rapiti di recente dall’ERS sono stati legati insieme e uccisi dai soldati in circostanze che lasciavano supporre un’esecuzione extragiudiziale. A maggio i soldati hanno ucciso Oyet David dopo che egli aveva lasciato un campo profughi vicino a Gulu ed era ritornato al proprio villaggio. Catturato dai soldati delle FDPU sembra sia stato fatto sdraiare prono e ucciso con un colpo d’arma da fuoco alla testa.


    Almeno 21 prigionieri sono stati condannati a morte.


    Almeno 21 persone sono state condannate a morte dall’Alta Corte. La Corte Suprema ha confermato le condanne contro altre 5 persone. A maggio nel braccio della morte della prigione di Luzira si contavano 112 civili, il cui appello contro la pena di morte era stato respinto negli anni precedenti, e 60 soldati dell’FDPU che non avevano potuto fare ricorso in appello perché la corte militare d’appello non era stata convocata. Non ci sono state esecuzioni.


    I gruppi armati di opposizione hanno commesso gravissimi abusi di diritti umani, fra cui sequestro di minori, percosse, violenza carnale e omicidio volontario e arbitrario.


    I movimenti armati di opposizione si sono resi responsabili di gravissimi abusi dei diritti umani, come il sequestro di minori, pestaggi, violenza carnale e riduzione in schiavitù sessuale, omicidi volontari e arbitrari. L’ERS ha sequestrato centinaia di ragazzi e ragazze per farne soldati e schiavi sessuali a Gulu, Kitgum e nei distretti confinanti quali Soroti. Secondo le dichiarazioni dei ragazzi riusciti a fuggire, i nuovi arrivati venivano picchiati o costretti ad uccidere gli altri. A luglio sembra che 30 minori esausti, che non riuscivano a stare al passo dell’unità dell’ERS diretta verso le basi in Sudan, siano stati picchiati a morte con manganelli sulle colline di Agoro a Kitgum. I campi profughi sono stati attaccati per costringere le persone ad abbandonarli. Numerosi civili, molti dei quali parenti di consiglieri locali o di funzionari governativi, sono stati catturati e uccisi.

    Anche altri gruppi di opposizione armata hanno fatto ricorso al sequestro come metodo di coscrizione forzata degli abitanti dei villaggi. Ad esempio, a giugno il FSNU-II ha sequestrato più di 100 adulti e bambini nella Contea di Aringa nel nordovest. Più di 60 sono scappati o sono stati liberati dalle FDPU. Ad agosto il FSON ha sequestrato oltre 200 abitanti dei villaggi durante le incursioni su Koboko e Aringa: 50 sono scappati.

    In Uganda occidentale il FDA ha sequestrato diverse centinaia di adulti e bambini e ha ucciso illegalmente numerosi abitanti. A febbraio cinque civili sono stati decapitati dopo essere stati fermati in macchina ad un posto di blocco improvvisato dal FDA. A giugno più di 70 studenti sembra siano stati deliberatamente arsi vivi al Kichwamba Technical College. Più di altri 80 studenti sono stati sequestrati e portati nelle basi della Repubblica Democratica del Congo.


    Interventi di Amnesty International


    Amnesty International ha espresso grave preoccupazione per la detenzione di prigionieri politici senza accusa o processo. A maggio una delegazione di Amnesty International ha visitato il nord dell’Uganda per indagare sugli abusi dei diritti umani nell’ambito del conflitto armato del nord. Nei suoi incontri con i funzionari civili e militari, l’organizzazione ha espresso preoccupazione per il fatto che i procedimenti legali contro i soldati arrestati per presunte violazioni dei diritti umani non vengano portati a compimento. A giugno l’organizzazione ha chiamato i responsabili dell’ERS a interrompere la politica di sequestro dei minori. Nel mese di luglio in un discorso al Kacota Madit, una riunione di Acholi provenienti da tutta l’Uganda e dall’estero che ha radunato ministri del governo, funzionari locali e oppositori del governo, Amnesty International ha dichiarato che l’instaurazione del rispetto dei diritti umani è parte del processo di creazione delle condizioni di pace. L’organizzazione ha chiesto a tutte le parti coinvolte nel conflitto del nord di accertare le responsabilità per i casi di abuso dei diritti umani.



    http://www.liviosenigalliesi.com/sto...to_uganda.html


    NORD UGANDA, UNA GUERRA DIMENTICATA
    di Livio Senigalliesi

    Alokulum/Gulu/Nord Uganda - Luglio 2004

    Nel piccolo villaggio nel cuore della savana, alle porte di Gulu, si è appena svolta una delle tante tragedie di una guerra che non fa notizia. Due corpi, orrendamente mutilati, giacciono riversi su una stuoia insanguinata. Intorno i volti sgomenti dei parenti scampati all'eccidio, i pianti delle madri, il rumore della pala e del piccone che scavano la fossa dove verranno tumulati, vicino alle loro capanne, secondo la tradizione acholi.
    Atroce e beffardo il loro destino. Stavano per prendere la strada per Lacor, come ogni sera al tramonto, in cerca di un luogo sicuro dove trascorrere la notte, con le loro donne e bambini, lontano dal pericolo dei ribelli, quando è scoppiato un forte temporale. Per evitare la pioggia ed un possibile malanno, hanno deciso di passare la notte nel loro villaggio, inconsapevoli dell'incombente attacco degli 'Olum' (come vengono chiamati i ribelli dell'Esercito di Resistenza del Signore).

    Al buio, sotto lo scrosciare della pioggia, i ribelli irrompono come delle furie. Le fragili capanne di fango vengono abbattute, distrutte. Le famiglie smembrate. Ammassati gli animali da razziare ed i giovani portatori, maschi e femmine tra gli 8 e i 12 anni che andranno ad infoltire le fila dei bambini-soldato o diverranno schiave dei comandanti. Chi si oppone alla violenza viene colpito con bastoni e machete. Uccisi in silenzio per non attirare l'attenzione delle sentinelle dell'esercito poste a difesa dei centri abitati.Terminata la razzia, scompaiono nella notte, portandosi via il bottino. Spariscono nell'olum, l'erba elefante da cui i ribelli prendono il nome. All'alba, quando viene dato l'allarme, è troppo tardi per inseguire. L'esercito ancora una volta ha dimostrato di non poter difendere un territorio tanto grande e ai parenti non rimane che procedere alle esequie. Un doloroso scenario che si ripete ogni giorno da 18 lunghi anni nel nord Uganda lungo la linea che unisce i piccoli centri di Gulu, Lira, Kitgum e gli innumerevoli villaggi dispersi nella savana a ridosso del confine col Sudan.
    Sette morti ad Anaka, 18 morti a Pagak, altri sette uccisi in pieno giorno lungo la pista per Aboke. Uno stillicidio.Una popolazione distrutta dalla guerra e dalle sue conseguenze, la fame e le malattie. Un territorio lussureggiante, una terra fertile divenuta a poco a poco incolta. Interi villaggi, migliaia di Acholi e Lango, fuggono dalle scorribande dei ribelli e vanno ad ammassarsi in caotici campi profughi illudendosi di avere cibo e protezione.

    Nessuna operazione umanitaria è stata prevista a supporto delle vittime di una 'guerra che non esiste'. Jan Egeland, vice segretario delle Nazioni Unite, responsabile delle crisi umanitarie, l'ha recentemente definita "la più grave crisi mondiale dimenticata". Un'emergenza di gran lunga peggiore e più antica di quella del Darfur o di quella irachena, che si consuma in silenzio, ancora una volta lontano dallo sguardo delle telecamere.

    Il rapporto ufficiale di Egeland, indirizzato al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, non lascia spazio a dubbi o a frasi retoriche."La situazione nel Nord Uganda è un disastro umanitario. Disastrose le condizioni in cui la popolazione è costretta a vivere, senza protezione, sicurezza e assistenza umanitaria. Dalla mia ultima missione del novembre 2003, il numero degli sfollati è triplicato ed è ora di 1.500.000 persone. Le incursioni dell'LRA - Esercito di liberazione del Signore - si sono fatte ancora più brutali. La popolazione è disperata e non si sente sicura nemmeno nei campi profughi che sono stati recentemente sottoposti a violenti attacchi".
    Il rapporto sottolinea inoltre la mancanza di un sostanziale impegno dell'esercito di Kampala nella difesa dei civili e la necessità di una risposta forte da parte della Comunità Internazionale. "L'aspetto più tragico di questo conflitto è l'impatto sui bambini" - dice ancora Egeland. "Questa è una guerra combattuta da bambini contro altri bambini. La maggior parte dei soldati sono bambini (80%) e così pure le vittime".

    Atroci sono i racconti dei piccoli sopravvissuti alla tragica esperienza della schiavitù, della guerra, delle privazioni e delle violenze. Quando riescono a fuggire o vengono catturati dall'esercito, arrivano nei centri di accoglienza come prigionieri di guerra, scortati dai soldati.
    Hanno gli occhi scavati, pieni di paura, sono sporchi, scheletrici, sembrano usciti da un campo di concentramento. Vengono da un lungo e drammatico viaggio a piedi nel deserto del Sudan, poi giorni di marcia nella savana ugandese alla ricerca di cibo, acqua e un luogo sicuro. Hanno abiti sudici e ridotti a brandelli. Il corpo coperto di ferite, i piedi piagati. Stanno muti, appoggiati ad un muro, in attesa dell'identificazione.
    Foto e dati personali utili alla ricerca delle famiglie d'origine. Guardano spauriti verso l'obiettivo, come al risveglio da un incubo. Alcuni non si reggono in piedi. Hanno marciato per mesi o settimane in un territorio inospitale. Hanno bevuto la loro stessa urina per sopravvivere alla sete. Molti dei loro compagni non ce l'hanno fatta. Giovani madri-bambine hanno partorito nella savana e stringono i loro piccoli al petto.
    Quello che si presenta alle porte del centro di recupero per bambini-soldato di Lira, è uno spezzone di un esercito allo sbando. I pochi di loro che sanno qualche parola d'inglese raccontano tutti le stesse vicende fatte di paura e morte.

    Uno di loro è gravemente ferito e racconta con un fil di voce:"Ho vissuto per quasi sei anni con la banda di Kony. I ribelli sono venuti di notte al mio villaggio e hanno distrutto tutte le capanne. Sono stato catturato insieme con altri dieci bambini. Siamo stati costretti a camminare notte e giorno per un mese fino a quando abbiamo raggiunto il Sudan. Ci hanno indottrinato e insegnato ad usare le armi. Dovevamo dimenticare le nostre famiglie e rinascere nella 'comunità degli eletti' che avrebbero portato Kony al potere in Uganda. La disciplina era molto dura. Vietato ribellarsi o mostrare debolezza. Erano i tuoi stessi compagni ad ucciderti. Si vive in condizioni bestiali e quando riesci a fuggire dopo mesi o anni di quella vita non sei più normale. Quando sono stato ferito dai soldati, mi hanno abbandonato nel bush. Ho pensato che sarei morto, divorato dagli animali della savana".
    Dice di chiamarsi Opio Pope. Ora è in cura presso il Lacor Hospital di Gulu, affetto dal tetano e da gravi ferite d'arma da fuoco ad una gamba, ma si salverà. I santuari della guerriglia ai confini col Sudan sono sempre meno sicuri per le bande di Kony. La struttura e la catena di comando si sta sfaldando. Sempre maggiore è il numero dei bambini-soldato e dei loro comandanti che si consegnano alle forze governative. Gli appelli lanciati via radio ai ribelli ancora alla macchia sortiscono buoni risultati. Ma i gruppi dell'LRA ancora attivi inaspriscono i loro attacchi e sembrano passati ad una nuova strategia. Non si colpisce il villaggio o il campo profughi per prendere cibo e nuovi schiavi-bambini, ma si uccide, si violenta e si brucia, in una spirale senza fine di pura violenza e di sangue che lascia la popolazione disperata e attonita, come se non ci fosse limite al peggio.

    "Questi attacchi disperati contro tutto e contro tutti, più che un atto di forza sembrano un segno di debolezza - dice Padre Elio Croce, comboniano da 40 anni a Gulu. "Si uccide per il gusto di uccidere, senza regole, anche donne con bambini a decine squartati col machete, bambini bruciati vivi nelle capanne. Una cosa così non si era mai vista". Delicato e fondamentale il ruolo di Elio.Un punto di riferimento per tutti. Quando succede una strage tutti chiamano lui. L'aspettano per portare i feriti all'ospedale, per seppellire i morti. La sua voce tuona ogni sera, all'imbrunire, quando recita il rosario con i malati dell'ospedale ed i "night commuters", migliaia di piccoli pendolari della notte che vengono a dormire tra le mura della missione per sfuggire agli attacchi dei ribelli. E' un esodo che si ripete da anni. Quando si fa sera, arrivano in folti gruppi. All'alba fanno ritorno ai loro villaggi con le sole cose che hanno: una stuoia e una coperta per ripararsi dalla pioggia e dal freddo. "Vai figlio mio, salvati almeno tu" - dicono le madri che rimangono sconsolate a guardia della capanna e degli animali da cortile.

    Un'intera generazione di Acholi vive fin dalla più tenera età i traumi della guerra, sradicati dalla famiglia, vittime di un 'pendolarismo' obbligato che talvolta gli salva la vita. Nessuno sa quanti siano. Le autorità locali parlano di 40.000 nella sola area di Gulu e lo stesso fenomeno si ripete intorno a tutti i grossi centri abitati del Nord Uganda.

    La promiscuità e la mancanza di protezione espongono bambini e adolescenti a malattie di ogni tipo. MSF ha allestito delle grandi tende per ospitarli, ma spesso non bastano. Dormono per terra tra le corsie dell'ospedale che ogni notte si trasforma in campo profughi. Alcuni si addormentano di sasso, stanchi per la lunga marcia (fino a 20 km). Altri approfittano della luce di un lampione per studiare tutta la notte su sgualciti sussidiari.

    Ma non sono mai sonni tranquilli. Una sera è bastato il bagliore di qualche torcia fuori da una tenda e delle urla di sconosciuti per scatenare il panico ed il fuggi-fuggi generale. Si vive sotto la costante paura di un attacco. "Arrivano i ribelli!" gridavano tutti, incespicando nel buio e travolgendo ogni ostacolo. Poi è tornata la calma ma venti di loro hanno riportato traumi e contusioni. Cose di poco conto nel quadro di una tragedia così grande. Oltre che di machete e di pallottole qui si muore anche di malaria, tubercolosi e AIDS e il Lacor Hospital è in prima linea per cercare di soddisfare le richieste di un bacino d'utenza di circa 3.000.000 di abitanti, tanti ne conta secondo le stime ufficiali il distretto di Gulu e tutto il nord Uganda a est del Nilo.

    L'aspettativa di vita in queste zone non arriva ai 50 anni e il 18% dei bambini muore prima di compiere i cinque anni. Anche queste sono conseguenze della guerra. Impossibile ogni prevenzione. Nelle aree rurali che coprono l'87% del territorio non c'è alcuna struttura sanitaria ed è impossibile qualsiasi campagna di vaccinazione.
    Alcuni ospedali costruiti in passato non hanno mai funzionato perché privi di personale, medicinali e strumentazioni. Altri sono stati saccheggiati e distrutti dai ribelli.

    Come se non bastasse, nell'ottobre 2000 si è verificata una terribile epidemia di Ebola. Fortissime sono le conseguenze e le tensioni sociali derivate da questa grave malattia che ha portato morte e panico in tutta la regione. I sopravvissuti hanno dovuto combattere il duro ostracismo della comunità nei loro confronti. Molte donne sono state ripudiate dal marito, altri dall'intero villaggio, altri ancora hanno perso il lavoro. Un vero disastro sociale.

    A questo punto tutti si augurano che il processo di pace nella regione giunga finalmente ad una svolta. Solo la pace porterà di nuovo fiducia ed un minimo di sviluppo sociale.
    Owino, uno dei capi dei ribelli che si è recentemente arreso, ha dichiarato: "Questa guerra non ci porta da nessuna parte. Dobbiamo arrenderci e tornare ai nostri villaggi. Se il Sudan non da più l'appoggio militare e logistico, Kony è finito".

    Rimane molto critico Padre Giulio Albanese, profondo conoscitore della questione ugandese:"Non credo che il movimento di Kony sia finito. Le defezioni sono fisiologiche ma gli ultimi efferati attacchi come quello al villaggio di Apac (26 morti, 10 feriti gravi, 500 capanne bruciate) lo dimostrano. Kony non ha paura né di Kampala, né di Khartoum! I patetici proclami del presidente ugandese, Yoweri Museveni, che sistematicamente annuncia l'imminente crollo dello LRA, non convincono più. Se il suo esercito avesse voluto difendere le popolazioni del Nord Uganda, avrebbe potuto farlo visto e considerato che dispone di uomini e mezzi per combattere con successo in terre straniere come l'ex Zaire. Ma la storia nazionale ugandese è fatta anche di antiche rivalità che vedono il Nord tradizionalmente ostile alla leadership di Museveni. Ed è forse questa la ragione per cui, di questo passo, il 'termitaio dello Lra' - per usare una metafora africana - potrebbe pregiudicare il futuro di quei territori che si spingono verso il Sudan, oltre il suggestivo ponte di Karuma. Una cosa è certa: Kony va fermato a tutti i costi attraverso lo sforzo congiunto di Khartoum e Kampala altrimenti questi due governi saranno corresponsabili dei disastri perpetrati dai 'totong'(macellai in lingua Lango) di Kony. Il Consiglio di Sicurezza dell'Onu non può starsene alla finestra come se le flagranti e impunite violazioni dei diritti umani nel Nord Uganda fossero un qualcosa di marginale rispetto ad altre aree di crisi. Lo sforzo negoziale dei leader religiosi nordugandesi, tra cui spicca il coraggioso arcivescovo di Gulu, monsignor John Baptist Odama, va sostenuto dalla Comunità Internazionale per evitare che una volta assicurato alla giustizia quel bandito di Kony, il movimento dello LRA non continui a compiere disastri. Molti sono i 'baby-soldier' che vorrebbero deporre le armi e per questo occorre, sull'esempio della Sierra Leone, creare le premesse per un loro reintegro nella società dopo tanti anni di feroce barbarie. In fondo sono proprio i minori le prime vittime di questa dannata guerra che purtroppo continua a non fare notizia sulle prime pagine della stampa occidentale".

    I BAMBINI SOLDATO
    di Livio Senigalliesi

    Almeno 300.000 sono i bambini e i ragazzi che stanno ora combattendo in una delle tante guerre che insanguinano il mondo. Centinaia di migliaia sono invece quelli che potrebbero, in ogni momento, essere arruolati - non sempre volontariamente - negli eserciti regolari o nelle file di qualche gruppo armato. La maggior parte di questi soldati bambini ha tra i 15 e i 18 anni, ma numerosi sono quelli di età inferiore (10 - 14 anni) e vi sono testimonianze di reclutamenti di bambini ancora più giovani. L'aumento di questo fenomeno ha varie cause. Le armi leggere che vengono utilizzate sono facilmente trasportabili e utilizzabili anche da bambini, dopo soli pochi giorni di addestramento. I ragazzi inoltre si assoggettano più facilmente degli adulti alla disciplina militare, non pretendono paghe, difficilmente disertano, e sono facilmente sacrificabili.

    Le storie
    Il Lord Resistence Army di Joseph Kony non arruola, rapisce. La storia di questi bambini-soldato inizia con un atto di violenza brutale: la separazione forzata dalle loro famiglie. Le orribili sevizie che sono costretti a subire e a perpetrare pongono i bambini in una condizione di non ritorno o di difficile recupero. Quale primo atto di sottomissione a Kony, sono forzati a compiere attacchi ai loro stessi villaggi, ad uccidere parenti e genitori, chiudendo tragicamente ogni legame col passato. Ecco alcune delle loro storie. "..un ragazzo cercò di scappare [dai ribelli], ma lo presero. Le sue mani erano legate e loro ci chiesero di ucciderlo. Mi sentii male. Lo conoscevo da prima. Venivamo dallo stesso villaggio. Rifiutai di ucciderlo e mi dissero che mi avrebbero sparato. Mi puntarono contro un fucile, così dovetti farlo. Il ragazzo mi chiese: "Perché lo fai?". Risposi che non avevo scelta. Dopo che lo uccidemmo, ci fecero bagnare le braccia nel suo sangue. Dissero che dovevamo farlo, così non avremmo più tentato di scappare. Ancora sogno quel ragazzo del mio villaggio che ho ucciso. Lo vedo nei miei sogni. Lui mi parla e dice che l'ho ucciso per niente. E io piango" Susan, 16 anni, rapita dall'LRA, intervista dell'Human Right Watch. "Sono stata catturata dalla banda di Palaro, un capo dei ribelli. Sono stata costretta a diventare la sua terza moglie. Dovevo portare tutti giorni l'acqua affinché lui si lavasse, dargli da mangiare inginocchiata e dormire con lui quando lo desiderava". Un dramma indescrivibile vissuto per tre anni e mezzo."Una notte decisi di fuggire insieme con altre tre bambine della mia età. Abbiamo camminato giorno e notte. Le gambe erano stanche ma ci fermavamo solo per mangiare perchè la paura di essere catturate nuovamente era terribile. Solo dopo una settimana ci siamo sentite al sicuro". Mary è tornata al suo villaggio, ma le sue sofferenze non sono finite perché è ha scoperto di essere stata contagiata dall'AIDS.

    La vita militare
    Oltre al rischio ovvio di morire od essere feriti in modo grave durante i combattimenti, la fase di crescita rende i bambini particolarmente vulnerabili ai rigori della vita militare. Le loro schiene e spalle possono deformarsi per il peso delle armi. Il poco conto in cui sono tenuti fa si che siano gli ultimi beneficiari delle scarse risorse alimentari per cui spesso sono malnutriti. Grace, una delle ragazze di Aboke, che ho incontrato presso il Centro di Riabilitazione per bambini-soldato di Lira, racconta: 'Quando mi lamentavo per la fame, i capi mi dicevano "Se vuoi mangiare attacca un villaggio! La fame ti insegna a sparare dritto!". A causa delle pessime condizioni igieniche, sono frequenti le infezioni respiratorie, cutanee, alimentari.

    Le conseguenze
    Le malattie fisiche non sono l'unica e più grave conseguenza dell'arruolamento forzato. Tutti i bambini soldato porteranno nella loro vita ferite psicologiche difficili da rimarginare. L'essere stati testimoni o l'aver essi stessi commesso atrocità, avrà serie conseguenze non solo nella loro esistenza (incubi ricorrenti, incapacità di riadattamento ecc.) ma nell'intero tessuto sociale in cui essi stessi sono inseriti, poiché li renderà diffidenti ed ostili verso una società che non ha saputo proteggere e ha distrutto "la naturale fede del bambino nella vita". Una volta tornati ai loro villaggi, i bambini vivono nella paura di vendette o rischiano di venire nuovamente rapiti. Non sono rari i casi di forte disagio in cui - a causa dell'ostracismo della comunità - i giovani decidono di tornare tra le fila dei ribelli.

    Un libro ed un centro per il loro recupero
    Sull'argomento è appena uscito, per le edizioni Ares, il libro "Le ragazze di Aboke", di Els de Temmerman. Un libro lucido e prezioso, che aiuta a capire la situazione del Nord Uganda attraverso la storia di un gruppo di ragazze rapite dai ribelli nel 1996 nella missione di Aboke. La loro tragica vicenda non si è ancora conclusa. Els De Timmermann, giornalista belga, inviata per diversi anni nella zona dei Grandi Laghi, si è talmente presa a cuore la vicenda dei bambini acholi rapiti e costretti a diventare bambini-soldato, che ha aperto un centro per il loro recupero nella località di Lira, nel Nord-Uganda. Il "Rachele Rehabilitation Center" svolge una funzione fondamentale per il recupero ed il reinserimento nella vita civile di adolescenti traumatizzati dalla guerra.

    Per informazioni:
    http://www.childsoldiers.net
    http://www.lhospital.org

  3. #3
    Guido Keller
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    bravo spartaco.
    ogni tanto hai dei momenti di lucidità.

    preti, imam e rabbini tornatevene in mezzo ai cammelli, e liberate le sacre terre europee

  4. #4
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    Perchè queste cose bisogna far finta che non esistono, capito? Altrimenti gli arabi ci invadono.
    La famosa artista idolo delle folle :" si figuri che uno ha addirittura scritto che avrei dovuto investire i MIEI soldi comprando un bar! Io!!!! La barista!!!!"

  5. #5
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    Ihih ma che credi ci siano solo religiosi fanatici, senti questa dei tuoi epigoni Communist:

    NEPAL
    Nepal, bambini sequestrati ed indottrinati dai ribelli maoisti
    di Prakash Dubey


    Sono 60 i bambini rapiti. Un educatore: “saranno indottrinati all’ideologia maoista, al culto della violenza e all’uso delle armi”. In 10 anni i ribelli hanno sequestrato oltre 200 mila bambini.



    Kathmandu (Asianews) - I ribelli maoisti hanno sequestrato sabato un gruppo di 60 bambini da 2 scuole per indottrinarli all’ideologia maoista. I bambini, sottoposti a una serie di "sedute educative" da parte dei ribelli, vivono nel distretto di Doti, nella parte ovest del Nepal. La regione è così remota ed isolata che la notizia del rapimento e arrivata solo oggi, dopo 4 giorni. È il primo rapimento dopo i 4 mesi di cessate il fuoco dal 3 settembre 2005 al 2 gennaio 2006.

    “I bambini erano impegnati a prepararsi per i loro esami di marzo”, ha dichiarato ad AsiaNews Rupendra Basyal, un educatore di un distretto a ovest dominato dai maoisti. “Ora sono stati portati con la forza in luoghi impervi e montagnosi, nei campi maoisti, dove saranno indottrinati all’ideologia maoista, al culto della violenza e all’uso delle armi. Questo è molto grave per la giovane psiche di questi bambini, oltre ad essere una grave violazione dei diritti dell’infanzia. I maoisti andrebbero scoraggiati a compiere tali atti”.

    Norbert Rai, un avvocato cristiano ed attivista per la promozione dei diritti umani, ha dichiarato che negli ultimi 10 anni i ribelli maoisti “hanno rapito oltre 200 mila bambini in circa 40 distretti del Paese per indottrinarli alla loro politica. Per sequestrare i bambini, entrano di improvviso in una scuola durante la lezione e chiedono a studenti ed insegnanti di seguirli nei loro campi situati nella giungla. Lì i bambini, per lo più di scuole elementari e medie fra gli 8 ed i 14 anni, sono trattenuti dai 5 agli 8 giorni per gli insegnamenti. Sono quindi autorizzati a tornare a casa”.

    “I maoisti – continua Rai - sostengono che questi atti fanno parte del loro programma di ‘educazione del popolo’, in linea al loro slogan ‘metti la penna ed il quaderno nella borsa e tieni sotto tiro con la pistola il palazzo’. I maoisti inoltre educano i bambini alla ‘guerriglia’, in assoluta violazione del diritto internazionale che protegge i diritti del bambino. In questo momento far combattere bambini sotto i 15 anni nei conflitti armati è un crimine di guerra. Ma chi si interessa di questo? Di sicuro non i maoisti, nonostante il loro incessante dichiarare che la loro è una lotta per il bene della popolazione”.

    Basyal ha poi aggiunto che il programma di educazione politica è “una grande spina nel fianco degli insegnanti che sono desiderosi di aiutare i ragazzi, e che non solo sono costretti ad assistere alle sessioni di indottrinamento maoista, ma addirittura devono consegnare ai maoisti il 20% del loro salario come ‘tassa del popolo’, per evitare esecuzioni e persecuzioni. Oltre a ciò questi insegnanti sono oppressi delle forze di sicurezza per la loro presunta collaborazione con i maoisti”.

    Gli insegnanti hanno reso noto che quasi 200 dei loro colleghi sono rimasti vittime o dei proiettili dei ribelli o di quelli delle forze di sicurezza. Sono inoltre circa 4000 gli insegnanti rimasti disoccupati perché non in grado di affrontare la difficile situazione.

    Asianews

  6. #6
    Ashmael
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    Credo che siano molti di più i cristiani massacrati dai fondamentalisti musulmani.
    In ogni caso, questo conferma che il fondamentalismo, di qualsiasi religione, è una perversione della religione originaria.

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da Guido Keller
    bravo spartaco.
    ogni tanto hai dei momenti di lucidità.

    preti, imam e rabbini tornatevene in mezzo ai cammelli, e liberate le sacre terre europee
    il monoteismo é veleno per lo spirito
    Syntax error.

  8. #8
    emiro omofobo meridionale
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    Citazione Originariamente Scritto da tigermen
    Ihih ma che credi ci siano solo religiosi fanatici, senti questa dei tuoi epigoni Communist:

    NEPAL
    Nepal, bambini sequestrati ed indottrinati dai ribelli maoisti
    di Prakash Dubey

    ............
    Asianews


    asianews è una fonte inaffidabile, in quanto organo di stampa fazioso, in mano a cristiani interalisti e fanatici, propensi a raccontare bugie per avallare le proprie tesi, ed a riportare amplificandoli, solamente i crimini di una sola parte, chiudendo gli occhi davanti ai crimini degli amici, in pratica i loro dossier, mi ricordano molto lo stile di antonio russo, basate su notizie sentite dire, solo da persone delle fazioni amiche, senza verificarne la veridicità, anche quando, sono palesemente assurde.
    con questo non voglio negare che la guerriglia maoista, in nepal ha commesso dei crimini, ma i crimini nel contesto nepalese, sono commessi da tutti, ed è stato il re per primo ad ordinare di praticarli, immediatamente dopo, avere fatto il colpo di stato, contro il governo a magggioranza maoista, appena eletto democraticamente, con una larga maggioranza

  9. #9
    emiro omofobo meridionale
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    Citazione Originariamente Scritto da Ashmael
    Credo che siano molti di più i cristiani massacrati dai fondamentalisti musulmani.
    In ogni caso, questo conferma che il fondamentalismo, di qualsiasi religione, è una perversione della religione originaria.


    esiste anche l'integralismo dei talebani, della religione neoliberististagringosionista, che di morti ne fa di più di tutti gli altri fondamentalismi religiosi messi insieme.
    I talebani di questa religione, in italia, sono degnamente rappresentati dai radicali, che malgrado il loro anticlericalismo ottocentesco, hanno una visione della vita fanatica e religiosa, che nulla ha da invidiare a quella degli integralisti religiosi contro cui sbraitano tanto

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da Spartaco
    asianews è una fonte inaffidabile, in quanto organo di stampa fazioso, in mano a cristiani interalisti e fanatici, propensi a raccontare bugie per avallare le proprie tesi, ed a riportare amplificandoli, solamente i crimini di una sola parte, chiudendo gli occhi davanti ai crimini degli amici, in pratica i loro dossier, mi ricordano molto lo stile di antonio russo, basate su notizie sentite dire, solo da persone delle fazioni amiche, senza verificarne la veridicità, anche quando, sono palesemente assurde.
    con questo non voglio negare che la guerriglia maoista, in nepal ha commesso dei crimini, ma i crimini nel contesto nepalese, sono commessi da tutti, ed è stato il re per primo ad ordinare di praticarli, immediatamente dopo, avere fatto il colpo di stato, contro il governo a magggioranza maoista, appena eletto democraticamente, con una larga maggioranza
    Bravo, i crimi sdei Maosti sono simili a queklli delò GIA e del FIS algerino forse anche peggiori, il fatto che siano stati vicino o abbgiano preso il potere li rende ancora poiu fer5ocemente criminali.
    Quanto alle offese suiCristiani di Asianews, puoi risparmiartele perchè sai che non sono vere, infatti secondo me sono troppo morbidi rispetto alle oppressioni che i loro missionari subiscono in Cina e nei paesi islamici.
    Ciao!!

 

 
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