in Uganda da anni è operante, un gruppo terroristico, composto da fanatici integgralisti cristiani, chiamato, l'esercito di liberazione del signore che ha ucciso oltre centomila persone, ed arruola bambini soldato
http://www.cesvi.org/?pagina=pagina_..._notiz ie.php
Uganda, prigionieri dei campi profughi
Nel Nord Uganda sono ormai più di 200 i campi di sfollati che accolgono dai 2 mila ai 25 mila sfollati in condizioni di estrema povertà.
di Elena Catalfamo, tratto da “L’Eco di Bergamo” del 2/1/06 - foto Giovanni Diffidenti
Sono lunghe le braccia di Wilson, disteso su una stuoia appoggiata per terra, le sue mani fragili e ossute brancolano a mezz’aria, le sue gambe scarnificate sono ripiegate sulle ginocchia scheletriche. E proprio quel corpo sfiancato dalla fame e dalla malattia – fissato dal fotografo Giovanni Diffidenti – sembra gridare con una forza inaudita la grave emergenza umanitaria che sta colpendo il Nord dell’Uganda. È da quattro anni che Wilson è costretto a letto in una baracca improvvisata di un campo sfollati del distretto di Kitgum. Probabilmente pensava di andarsene via presto da quelle pareti di mattoni e di lasciarsi alle spalle il tetto di paglia sotto cui vive immobilizzato per tornare nel suo villaggio. Come un milione e 600 mila sfollati nel nord del Paese vive da almeno 10 anni in una situazione di precarietà. Sono ormai più di 200 i campi che accolgono dai 2.000 ai 25 mila sfollati in condizioni di estrema povertà. Sono il risultato di una guerra che non conosce sosta da 18 anni a questa parte tra le forze governative del presidente Yoweri Museveni e i ribelli dell’Lra, Lord Resistance Army (l’Esercito di Liberazione del Signore) capeggiato da Joseph Kony che ha seminato quasi 100 mila morti e costretto a imbracciare le armi 25 mila bambini soldato.Wilson, colpito dal virus dell’Hiv, da cui è affetto il 12 % delle madri che vivono nei campi sfollati di contro alla statistica nazionale del 6,2 %, può contare sull’appoggio del figlio che lo aiuta a cambiarsi e gli dà da mangiare. Ma non sempre il figlio può stargli vicino: capita che l’uomo stia solo tutto il giorno fino a sera. Come molti anche il figlio di Wilson vive tra le piccole incombenze di un campo di sfollati: per esempio l’approvvigionamento dell’acqua con delle grosse taniche di plastica distribuite dalle Ong in uno dei pozzi del campo. Per attingere all’acqua bisogna muoversi alle prime luci dell’alba. La fila è già lunga e crea un grosso serpentone di taniche. Qualcuno s’ingegna a spostarle facendosi garante del rispetto della fila. Per chi si attarda possono volerci anche otto ore prima di riempire il proprio contenitore da 15 litri. Per quanto riguarda il cibo, il 75% del fabbisogno alimentare giornaliero è garantito dagli aiuti del World food program. L’organismo internazionale, per non creare una sorta di dipendenza negli aiuti, ha deciso di ridurre il fabbisogno al 50% per il 2006. La pioggia però ha rovinato il raccolto e i granai sono vuoti e questo non lascia presagire niente di buono. Le donne del campo di Swaria, nel distretto di Soroti, dopo che il riso è stato passato dal mulino e ripulito della pula, separano con dei grossi setacci i pochi chicchi rotti rimasti nello scarto per una paga giornaliera di 15 tazze di riso.
«Il campo di sfollati è una sorta di prigione senza sbarre – racconta Diffidenti –. Tutto è contrassegnato dalla precarietà in quelle che ormai sono diventate delle città per numero di abitanti ma non per presenza d’infrastrutture. Gli insediamenti hanno sempre un carattere provvisorio: tutti nei campi dei distretti di Kitgum, Gulu e Pader, ma anche Lira e Apac, attendono di poter rientrare nelle proprie case. Ma la situazione diventa ogni giorno più pericolosa: le milizie dell’Lra infatti, per esasperare ulteriormente la situazione, hanno preso di mira anche gli operatori delle Ong presenti sul posto, tra cui Cesvi, Amref, Medici senza frontiere e Unicef. Joe Okot Louno era in moto con un suo collega della Caritas quando l’Lra gli ha teso un’imboscata. Lo ha spogliato degli abiti prima di freddarlo con un colpo in bocca». Molte organizzazioni non governative stanno valutando il ritiro dei propri uomini, altre - come il Cesvi - resistono nonostante il pericolo. Sanno che senza di loro per gli sfollati verrebbero a mancare gli aiuti non solo alimentari ma anche sanitari e scolastici minimi. Se la violenza dell’Lra sembra non volersi fermare nonostante i tentativi di dialogo e gli accordi promessi e mai mantenuti, è pur vero che il governo di Kampala non dà risposte forti alla situazione drammatica dei campi sfollati verso cui è assicurata solo la protezione militare ma non sanitaria e tanto meno scolastica. Le elezioni sono ormai alle porte: il mandato di Museveni scade a fine aprile e c’è chi pensa che condurre una campagna elettorale in un campo sfollati sovraffollato sia molto più agevole che raggiungere i villaggi sperduti nel nord del Paese.
«Girando il Nord è possibile trovarsi di fronte a scene come quella del Child international Kitgum – racconta Diffidenti -, una scuola per più di 4 mila bambini con un maestro di musica che improvvisa un coro di voci bianche di dimensioni inaudite. Per i bambini la frequenza scolastica, laddove possibile, è un’autentica avventura: a Noah’s Ark nella città di Gulu, per questioni di sicurezza, circa 40 mila bambini continuano a dormire in centri di accoglienza per evitare di essere rapiti dai ribelli dell’Lra. Questi bambini, chiamati “night commuters”, si fanno a piedi fino a 12 chilometri per raggiungere i centri di pernottamento e ritornare nelle loro case il giorno seguente». Le ferite dei bambini soldati promettono di rovinare un’intera generazione: Jacobe oggi vive in un reparto psichiatrico dell’ospedale regionale di Gulu dopo essere stato rapito dall’Lra e portato a combattere nel Sud Sudan. Riuscito a scappare dopo quattro anni è tornato a vivere dalla madre e ha ripreso la scuola. Dopo i primi risultati eccellenti ha iniziato a manifestare comportamenti violenti nei confronti della famiglia e dei compagni. Come per il vecchio Wilson anche per il piccolo Opio David, macrocefalo, la vita nel campo profughi è spietata. Da quando la sua famiglia è scomparsa vive da solo nella casa dei genitori. A volte è accudito dallo zio ma durante la notte viene lasciato in casa da solo perché la zona non è sicura. Per paura degli attacchi ai ribelli i parenti se ne vanno tutti in paese.
Diamo voce al Nord Uganda
Si chiama “Diamo voce al Nord Uganda” la campagna avviata dal Cesvi a sostegno dell’emergenza nel Paese africano. Dal 2004 siamo presenti nell’area con interventi nel settore idrico e sanitario: i progetti puntano al miglioramento delle condizioni igienico-sanitarie attraverso distribuzione di kit igienici, campagne di vaccinazione, attività di prevenzione dell’Aids, della malaria e delle altre malattie più diffuse. Abbiamo attivato due cliniche mobili con staff medico e paramedico per effettuare visite nei campi sfollati assistendo oltre 34 mila persone. Ogni giorno ci aspettano soprattutto donne, bambini e anziani, in code lunghe anche 15-20 metri. Costruiamo e riabilitiamo pozzi e latrine. Proteggiamo le rare sorgenti d’acqua potabile, che incanaliamo verso i campi di rifugiati. Per migliorare le condizioni di vita degli sfollati mettiamo a disposizione kit non alimentari con coperte e zanzariere contro la malaria, sapone, taniche per l’acqua e vestiti per i piccoli. Infine cerchiamo di stimolare la ripresa di attività rurali con corsi di formazione, fornitura di semi e di attrezzi.
La raccolta fondi è aperta. Puoi aiutarci anche tu: clicca qui.
http://www.volontariperlosviluppo.it/1998_3/98_3_01.htm
Nord Uganda - Tremila bambini assoldati dai guerriglieri
Piccoli assassini in nome del Vangelo
Si fanno chiamare "Esercito di Resistenza dei Signore", recitano il rosario cento volte al giorno. ma, con la Bibbia in mano, massacrano e razziano i villaggi. Sono i piccoli combattenti di Yosef Kony, un invasato che rapisce i ragazzini e li costringe a combattere il governo "ateo" di Kampala, anche grazie all'appoggio del Sudan.
di Giulio Albanese
"Ho visto donne e bambini senza labbra e senza orecchi. È il loro gioco preferito. Le tirano via con il machete." Questo il commento di un volontario che opera nel nord Uganda e ha chiesto l'anonimato.
"Me lo consenta - aggiunge - sono dei veri e propri Lanzichenecchi!" Non stiamo parlando di un esercito di ventura d'altri tempi, ma di una formazione di guerriglieri ugandesi, l'Esercito di Resistenza del Signore (Lra) che ormai da anni sta dando filo da torcere al governo di Kampala. Il loro leader, Joseph Kony, vive nel bosco, al confine tra Sudan ed Uganda, ed è una sorta di primula rossa. Nessuno è riuscito a scovarlo. Nelle dichiarazioni, che rilascia attraverso il suo portavoce a Nairobi, dice di non sopportare la politica atea del presidente ugandese Yoweri Museveni. E per questo gli fa guerra. Ma la contraddizione è palese. I suoi uomini combattono con il rosario al collo, recitano l'Ave Maria cento volte al giorno, predicano l'avvento del Regno di Dio e dicono di conoscere a memoria i dieci comandamenti. Di fatto, però, sono i primi ad ammazzare senza pietà. Nelle loro fila ci sono anche ragazzi che combattono sotto l'effetto di narcotici.
http://it.wikipedia.org/wiki/Uganda
Verso la fine del 1987 Joseph Kony, un presunto cugino di Alice, che ugualmente si dichiarava dotato di poteri soprannaturali, fondò il proprio movimento, prima chiamato inizialmente Lord’s Salvation Army ("Esercito di liberazione del Signore"), poi United Salvation Christian Army ("Esercito cristiano di salvazione unito") e infine, dal 1994, LRA o Lord's Resistance Army ("Esercito di Resistenza del Signore"), con l'obiettivo di prendere il potere e governare secondo i dieci comandamenti. Essendo gli attacchi dell'LRA diretti anche contro le popolazioni civili, perse rapidamente l'appoggio popolare di cui aveva goduto l'HSM e fu costretto a procedere mediante arruolamenti forzati e rapimento di bambini, moltiplicando le uccisioni e le mutilazioni dei civili.
http://www.nigrizia.it/doc.asp?ID=5452
Guerre dimenticate / Nord Uganda
Fonte: Comboni Press 26/04/2003
Nord Uganda: una speranza per gli ex bambini-soldato
I ribelli del LRA - Esercito di Liberazione del Signore – utilizzano per la guerriglia ragazzi e ragazze rapiti nei villaggi: quasi 20.000 secondo stime approssimative. Per finanziare il progetto di accoglienza e di recupero dei bambini-soldato in Uganda, gli studenti comboniani di Roma promuovono una campagna di sensibilizzazione e di raccolta di aiuti.
«Sono John. Avevo 14 anni quando i soldati di Kony, (il capo dei ribelli che da venti anni devastano il nord Uganda) mi hanno rapito, insieme ad altri dieci bambini più giovani di me, e costretto a diventare un soldato come loro. Ci hanno indottrinato, dovevamo dimenticare i nostri cari e rinascere nella comunità degli eletti. La disciplina era molto dura e la parola d’ordine era: uccidere». Un giorno John riesce a fuggire e arriva all’ospedale di Gulu.
«Sono Mary, sono stata catturata come John e costretta a diventare la terza moglie di Palaro, (uno dei capi dei ribelli). Per lui ogni giorno dovevo procurare l’acqua per lavarsi, dargli da mangiare inginocchiata e dormire con lui quando così desiderava». Dopo tre anni e mezzo di questa vita, Mary riesce a fuggire. Torna al suo villaggio, ma non si libera della sofferenza. Mary è stata contagiata di AIDS. «La violenza cui sono stata sottomessa non voglio ricordarla mai più – dice - soltanto mi chiedo: come mai nessuno si preoccupa dei bambini e bambine sequestrati dalla guerriglia e costretti a diventare soldati assassini e schiave sessuali?».
Dal 1986 il nord Uganda è tormentato dalla guerra civile: un gruppo di ribelli proclamatisi "Esercito di Liberazione del Signore" si oppone al governo. Ma invece di combattere contro l’esercito nazionale si accanisce contro la popolazione inerme della regione. Attacca i villaggi, brucia le case, ammazza uomini e donne e rapisce bambini e bambine, per farne dei soldati.
Calcoli approssimativi (per difetto) dicono che 20.000 bambini e bambine sono stati rapiti. Le ragazze, oltre che combattere, diventano schiave sessuali dei loro comandanti. L’armata dei ribelli (LRA) è oggi un gruppo di ribelli formato per più di tre quarti da bambini rapiti addestrati a commettere gli atti più efferati come uccidere i propri genitori e altri parenti, e massacrare di botte i compagni che tentano di scappare. E’ la tattica scelta per dissuaderli dalla fuga e dall’idea di poter tornare in famiglia.
Secondo calcoli approssimativi la guerra ha già fatto circa 100.000 morti; 600.000 sfollati (la metà della popolazione della regione) sono costretti a vivere dislocata in condizioni disumane; migliaia di genitori nel nord Uganda hanno perso figli e figlie e tutto quello che avevano, a volte in una sola notte; gli altri vivono nel timore che la stessa sorte possa capitare anche a loro. La popolazione civile - soprattutto donne e bambini - non è più "vittima accidentale", o "danno collaterale". È parte della strategia di guerra che mira a controllare, umiliare e distruggere la popolazione Acholi del Nord Uganda.
Viaggiare è mettere a rischio la propria vita. Agguati e imboscate sono comuni. Tra le vittime, P. Raffaele Di Bari, missionario comboniano, ucciso il 1 ottobre 2000, mentre andava a celebrare la messa in una cappella appena fuori città.
La gente si è abituata a cercare rifugio nella chiesa e nella missione per la notte. Ma la sicurezza non è garantita. Nelle prime ore del 25 aprile, 2003, gli "olum", come vengono chiamati i ribelli, hanno saccheggiato la canonica della cattedrale di Gulu, sequestrato e poi rilasciato P. Gabriele Durigon, senza che l’esercito governativo intervenisse per fermare l’attacco.
Nella diocesi di Gulu i missionari comboniani, P. Tarcisio Pazzaglia e P. José Carlos Rodriguez, da anni lavorano per la riconciliazione e la pace a nome della "Commissione Giustizia e pace" della diocesi di Gulu e dell’associazione "Iniziativa Acholi per la Pace", un organismo ecumenico e interreligioso composto dai capi religiosi dei Cattolici, Anglicani, e Musulmani. Si adoperano per favorire l’incontro tra i ribelli e il governo dell’Uganda, per avviare trattative di pace e porre fine a una delle "guerre dimenticate" di cui parla il Papa nel suo messaggio pasquale.
In attesa della pace P. Tarcisio e P. Carlos lavorano per promuovere la difesa dei diritti umani e si impegnano per l’accoglienza e la riabilitazione dei ragazzi e delle ragazze che riescono a fuggire dall’esercito ribelle, oltre 10.000 nel corso degli ultimi anni. «Arrivano psicologicamente distrutti - scrive P. Carlos - traumatizzati, spesso con malattie inguaribili». Hanno bisogno di assistenza medica, di aiuto psicologico, di una abitazione (sono rari i casi di bambini che riescono a tornare subito nel loro villaggio) e di una istruzione scolastica e professionale.
Gli studenti comboniani di Roma sono promotori di una campagna di sensibilizzazione e di raccolta di aiuti per finanziare questo progetto di accoglienza e di recupero dei bambini-soldato in Uganda.
- Per capire meglio l'impegno e il ruolo della chiesa e dei missionari nel Nord Uganda, gli articoli di Nigrizia:
È qui la porta del cielo - ottobre 2002, Dominique Dipio;
Il luogo della bestia feroce - ottobre 2002, p. Giulio Albanese;
Lascia andare il mio popolo;
Quei rompiscatole.
- Per un approfondimento sui fatti avvenuti negli ultimi 10 mesi nel corso del conflitto nei territori acioli:
Uganda: per il nord un filo di speranza - agosto 2002;
Rilasciati i tre missionari comboniani - settembre 2002.
- In inglese, il sito di Arlpi, la locale iniziativa interreligiosa per la pace.




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