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  1. #1
    Silvioleo
    Ospite

    Predefinito Crisi aviaria e aiuti alle imprese

    Utili privati e pubbliche perdite
    di Carlo Lottieri

    Quella del settore avicolo è certamente una crisi assurda: frutto in larga misura di un’informazione drogata, incapace di gestire lo stillicidio di informazioni ed allarmi che da mesi ci arrivano da Turchia, Grecia e Russia, e ora anche da Italia, Germania e Francia. Di questo disastro, ben poche responsabilità sono imputabili agli imprenditori del settore ed ai loro dipendenti. Ma le decisioni politiche in materia offrono l’opportunità di sviluppare alcune considerazioni su quanto sia fragile, in Italia, la cultura del mercato e dell’impresa.

    L’altro giorno, infatti, Bruxelles ha autorizzato il governo italiano a stanziare 100 milioni di euro a favore degli allevatori di polli, colpiti dalla crisi conseguente alla psicosi (del tutto irrazionale, come si è detto) che serpeggia tra consumatori sempre più restii ad acquistare la carne bianca. Saranno quindi stanziati fondi pubblici a sostegno delle attività, che minacciavano di lasciare a casa molti dipendenti.

    Tutto bene, quindi? Per nulla.

    Le aziende possono tirare un respiro di sollievo, i lavoratori salveranno il loro salario, l’intera filiera (indotto incluso) potrà reggere in questa situazione difficile, o quanto meno riuscirà a contenere le perdite. Ma tale decisione ha anche molto ripercussioni negative sull’economia nel suo insieme.

    Quei 100 milioni, in un modo o nell’altro, vengono dalle tasche degli italiani: dalle famiglie e dalle imprese. Si tratta quindi di risorse sottratte alla libera scelta dei soggetti di mercato ed amministrate secondo scelte politiche per loro natura quanto mai arbitrarie. Sono capitali tolti anche ad aziende del tessile o del meccanico che sono analogamente in crisi, o a gruppi familiari in difficoltà. E se questo stanziamento salverà alcuni posti di lavoro, quanti altri ne saranno distrutti da questa sottrazione di risorse?

    Non dobbiamo però sorprenderci, perché la spesa pubblica funziona sempre così. Si enfatizzano i benefici dell’intervento pubblico, e si occultano le implicazioni negative. L’illusione che si vuole trasmettere è che sia possibile salvare il reddito di alcuni gruppi e il loro posto di lavoro senza intaccare il lavoro e le condizioni di vita di altri. Ciò che, ovviamente, è del tutto impossibile.

    Vi è poi un’altra conseguenza assai grave di tali iniziative.

    A seguito di tali decisioni, quella che viene meno è la logica stessa del profitto capitalistico. Nel mercato, esso è correlato al “rischio”: l’impresa consegue profitti (talora anche molto alti) perché può andare incontro a perdite. Ciò induce le imprese ad assumere comportamenti prudenti: a valutare molto bene le proprie scelte e gli investimenti, ed anche a ricorrere a coperture assicurative ogni volta sia necessario.

    A causa delle elargizioni pubbliche, invece, agli imprenditori si dice che se guadagnano i profitti sono loro, e se invece non avranno successo le perdite potranno essere scaricate sui contribuenti. Cosa ci sia di “legittimo” e di “sociale” in tutto ciò è davvero difficile dirlo.

    Bisogna anche ricordare che crisi come questa sono periodiche: e riguardano di volta in volta settori differenti. Ed è anche plausibile ritenere che la crisi di un settore (le ridotte vendite di polli, oggi, come quelli di carne di vitello ai tempi della “mucca pazza”) abbia dato vantaggio ai settori contigui. Tanto che, almeno in parte, nei tempi lungi i danni ed i benefici si compensano. Con il risultato che chi ci rimette sempre, in definitiva, è il contribuente: chiamato a pagare in ogni circostanza.

    L’intervento governativo, d’altra parte, è la norma. Proprio in questi giorni va a Tirana una delegazione italiana (composta da politici ed imprese) per presentare al presidente albanese un programma che prevede finanziamenti pubblici di 30 milioni di euro volti a sostenere joint-venture in vari settori. Si finanzieranno progetti che – di tutta evidenza – non hanno trovato capitali di mercato disposti a sostenerli… Progetti, in altri termini, che non forse non soddisfano i contribuenti, ma rispondono alle logiche del ceto politico e delle imprese beneficiate.

    Un’Italia che continui a percorrere questa strada non può garantire alcun futuro alle imprese migliori ed ai giovani più intraprendenti ed innovativi, né può assicurare che le risorse siano impiegate nel migliore dei modi: sconfiggendo la povertà e le sacche di disoccupazione.

    Quella che manca, insomma, è una vera cultura del mercato, del rischio e della responsabilità. E, finché questa non si affermerà, l’Italia continuerà ad essere vittima dei suoi vizi di sempre.



    L'Indipendente, 23 febbraio 2006.

  2. #2
    Iterum rudit leo
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    Aggiungerei anche una considerazione sul legittimo sospetto che vengano sfruttate queste situazioni (da parte dei vari ambiti industriali di volta in volta interessati) per fare del vittimismo e far ricadere sulla comunità intera i costi di crisi di settore che probabilmente poco hanno a che fare con le "psicosi collettive".

 

 

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