Risultati da 1 a 5 di 5
  1. #1
    Mé rèste ü bergamàsch
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    Predefinito Milano, preso il terzo mafioso siculo in un mese

    Il boss ha 64 anni

    Milano: ripreso Gioacchino Matranga, evaso dagli arresti domiciliari

    Legato a Cosa Nostra insieme al fratello Piero: gestiva il traffico di droga nel capoluogo lombardo

    Milano: ripreso Gioacchino Matranga, evaso dagli arresti domiciliari - Corriere della Sera

    MILANO - È stato ripreso giovedì 31 dicembre intorno alle 18,30 nel quartiere Corvetto a Milano Gioacchino Matranga, 64 anni, pregiudicato in traffici di droga e ritenuto esponente di Cosa Nostra nel capoluogo lombardo. L'uomo era evaso dal suo appartamento a San Giuliano Milanese nell'ottobre scorso dove si trovava agli arresti domiciliari per motivi di salute dopo essere uscito dal carcere di Lodi. Deve scontare un residuo di pena di 17 anni. Pietro, fratello di Gioacchino, è invece un boss del traffico di droga, latitante in Spagna.

    01 gennaio 2010
    Ultima modifica di Bèrghem; 03-01-10 alle 17:10
    Dato che questa è una Magnum 44, cioè la pistola più precisa del mondo, che con un colpo ti spappolerebbe il cranio, devi decidere se è il caso. Dì, ne vale la pena? ("Dirty" Harry Callahan)

  2. #2
    Mé rèste ü bergamàsch
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    Predefinito Rif: Milano, preso il terzo mafioso siculo in un mese

    Mafia: preso Gioacchino Matranga

    Era inserito nell'elenco dei 30 latitanti piu' pericolosi



    Mafia: preso Gioacchino Matranga - Top News - ANSA.it

    (ANSA) - MILANO, 1 GEN - E' stato arrestato ieri a Milano dalla polizia Gioacchino Matranga, 64 anni, esponente di Cosa Nostra nel capoluogo lombardo. Era evaso dal suo appartamento a San Giuliano Milanese nell'ottobre scorso. Matranga si trovava in regime di detenzione domiciliare per motivi di salute ma improvvisamente aveva fatto perdere le sue tracce. Deve scontare un residuo di pena di 17 anni. Matranga, nato a Piana degli Albanesi (Palermo), era inserito nell'elenco dei 30 latitanti piu' pericolosi.
    Dato che questa è una Magnum 44, cioè la pistola più precisa del mondo, che con un colpo ti spappolerebbe il cranio, devi decidere se è il caso. Dì, ne vale la pena? ("Dirty" Harry Callahan)

  3. #3
    email non funzionante
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    Predefinito Rif: Milano, preso il terzo mafioso siculo in un mese

    L'unica canzone in Milanese che ti fanno sentire (nonostante le centinaia esistenti di altissimo spessore..poesia, ironia, ecc.)..cioè l'UNICA canzone simbolo di Milano adottata e DIFFUSA da tutti i media.. (indovinate per quale motivo..) è:

    Oh mia bèlla Manonnina
    .............................................
    "Sì vegnì senza paura,
    numm ve slongaremm la man.."
    ......................



    ...e basta...Fateci santire la canzone" :BASTA". Ma la dittatura mediatica non lo farà mai.
    iango:

  4. #4
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    Predefinito Rif: Milano, preso il terzo mafioso siculo in un mese

    Citazione Originariamente Scritto da Bèrghem Visualizza Messaggio
    Mafia: preso Gioacchino Matranga

    Era inserito nell'elenco dei 30 latitanti piu' pericolosi



    Mafia: preso Gioacchino Matranga - Top News - ANSA.it

    (ANSA) - MILANO, 1 GEN - E' stato arrestato ieri a Milano dalla polizia Gioacchino Matranga, 64 anni, esponente di Cosa Nostra nel capoluogo lombardo. Era evaso dal suo appartamento a San Giuliano Milanese nell'ottobre scorso. Matranga si trovava in regime di detenzione domiciliare per motivi di salute ma improvvisamente aveva fatto perdere le sue tracce. Deve scontare un residuo di pena di 17 anni. Matranga, nato a Piana degli Albanesi (Palermo), era inserito nell'elenco dei 30 latitanti piu' pericolosi.
    BRUCIATELO

    Uccidere i mafiosi non è reato.
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  5. #5
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    Predefinito Rif: Milano, preso il terzo mafioso siculo in un mese

    4/1/2010 (21:16) - RETROSCENA
    Un patto tra i boss per sfidare lo Stato
    "Vogliono fermare i sequestri di beni"


    Le prime conclusioni degli inquirenti dopo la bomba alla procura di Reggio:
    attentato decisione collegiale dei clan. Il governo risponde: ora più poliziotti
    REGGIO CALABRIA

    I magistrati della Dda ed i carabinieri non hanno alcun dubbio e confermano quanto già avevano ipotizzato ieri. L’attentato dinamitardo compiuto all’alba di domenica contro gli uffici della Procura generale di Reggio Calabria rappresenta un messaggio preciso lanciato dalla ’ndrangheta contro la più alta istituzione giudiziaria requirente del Distretto reggino.

    Ne è convinto il procuratore aggiunto di Reggio Calabria, Michele Prestipino, secondo il quale «non c’è alcun dubbio che l’attentato abbia una matrice mafiosa». Un giudizio che il magistrato ricava «dalle modalità di esecuzione dell’attentato e dalla professionalità dimostrata dalle due persone che lo hanno compiuto». Ma c’è di più: dalle indagini emerge che l’attentato, portato a termine con estrema precisione e concretezza, sarebbe il frutto di una decisione condivisa da buona parte delle cosche più influenti della ’ndrangheta. Un’ipotesi che viene ritenuta credibile dallo stesso Procuratore generale di Reggio Calabria, Salvatore Di Landro.

    «Un’iniziativa del genere - ha detto Di Landro - non può che essere stata decisa collegialmente dai vertici delle cosche locali. E questo in considerazione del fatto che obiettivo dell’azione è stata la più alta istituzione giudiziaria requirente del distretto. Una scelta criminale, tra l’altro, che appare anomala rispetto agli schemi tradizonali della criminalità organizzata locale, che ha lanciato un segnale forte contro l’istituzione giudiziaria». Il punto sulle indagini è stato fatto, intanto, nel corso di un vertice svoltosi in prefettura presieduto dal sottosegretario all’Interno, Francesco Nitto Palma, ed al quale, con i vertici locali delle forze dell’ordine, ha partecipato il prefetto Francesco Gratteri, responsabile della Direzione centrale anticrimine.

    La riunione ha avuto lo scopo di preparare il vertice di giovedì prossimo nella Prefettura di Reggio calabria cui parteciperanno i ministri dell’Interno e della Giustizia, Roberto Maroni e Angelino Alfano. Palma ha reso noto che «è stato disposto un potenziamento, in termini di uomini e mezzi, delle forze dell’ordine a Reggio Calabria. In tal modo - ha aggiunto - sarà possibile un contrasto a tutto campo della ’ndrangheta. Lo Stato, come ha dimostrato in questi ultimi due anni, non ha alcuna esitazione nella lotta alla mafia». Secondo il prefetto Gratteri, «è un’ipotesi sicuramente da praticare e da approfondire che ci possa essere una nuova strategia da parte della ’ndrangheta». «È ovvio che un obiettivo così importante - ha aggiunto Gratteri - porta a prendere in esame un autore o autori di qualità elevata. A distanza di un giorno dall’attentato alla Procura generale, è comunque prematuro fare ragionamenti circa le convenienze o meno da parte della criminalità organizzata a porre in essere un simile atto intimidatorio».

    Intanto Reggio Calabria reagisce contro la nuova strategia terroristica della ’ndrangheta. E la reazione della città si è concretizzata con un sit in silenzioso davanti la sede della Procura generale organizzato dall’associazione antimafia Libera. «Voglio esprimere tutta la mia vicinanza e il mio sostegno - ha detto, in un messaggio, il presidente di Libera, don Luigi Ciotti - alla Procura generale di Reggio Calabria e ai giudici che vi operano. Un impegno, quello della magistratura reggina che, con l’apporto fondamentale e generoso delle forze di polizia, sta ottenendo, nel segno della continuità, risultati importanti e merita tutta la nostra gratitudine e riconoscimento». Anche i sindacati si mobilitano contro la tracotanza delle cosche. Per giovedì prossimo Cgil, Cisl e Uil di Reggio Calabria hanno organizzato una fiaccolata di fronte gli uffici della Procura generale alla quale, secondo quanto viene affermato in una nota, sono stati invitati «tutti i cittadini, le associazioni, i partiti e le istituzioni a sostegno del cambiamento e della legalità nel territorio reggino».

    Un patto tra i boss per sfidare lo Stato "Vogliono fermare i sequestri di beni" - LASTAMPA.it
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

 

 

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