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    Blut und Boden
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    Predefinito CERCA D'UCCIDERE L'AUTORE DELLE VIGNETTE SU MAOMETTO

    CERCA D'UCCIDERE L'AUTORE DELLE VIGNETTE SU MAOMETTO

    Il killer, armato d'ascia, ferito e catturato dalla polizia

    di Redazione. Arhus (Danimarca) - Ha rischiato grosso il vignettista danese Kurt Westergaard, autore cinque anni fa di alcune caricature di Maometto che avevano scatenato l'ira dei mussulmani. Venerdì sera un islamico è riuscito ad introdursi nell'abitazione del caricaturista ad Arhus, nell'ovest della Danimarca. L'uomo, un immigrato somalo di 28 anni, era armato di un coltellaccio e di un'affilata ascia e sicuramente avrebbe fatto a pezzi Westergaard se non fosse intervenuta prontamente la polizia che sorveglia giorno e notte il disegnatore da quando gli islamici lo hanno minacciato di morte.

    GRUPPI TERRORISTICI. Vistosi scoperto, il maomettano si è scagliato contro gli agenti menando fendenti con l'ascia. I poliziotti hanno aperto il fuoco e il somalo, ferito a un braccio e a una gamba, è stato immobilizzato e catturato: è accusato di duplice tentato omicidio, nei confronti del vignettista e di un agente. Il Pet, servizio segreto danese, ha accertato che il killer mussulmano è legato ai gruppi terroristici di Al Shabaab e di Al Qaida nell'Africa orientale.

    MINACCIA UNIVERSALE. Il 28enne è un immigrato regolare: in Danimarca gli islamici sono circa il 3 per cento della popolazione. Nei giorni scorsi, in una intervista al Tg2, Roberto Maroni aveva parlato di “una ripresa dell'attività terroristica in tutto il mondo”, rivelando che l'allarme per la minaccia islamica è reale anche in casa nostra: “Abbiamo innalzato i livelli di sicurezza, intensificato le attività di indagine e predisposto tutti i mezzi e gli strumenti per prevenire o impedire situazioni di questo tipo”, ha detto il ministro dell'Interno.



    Nell'immagine, una "auto-caricatura" del disegnatore Kurt Westergaard.

    2 gennaio 2010
    Il Padano
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

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  2. #2
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    Predefinito Rif: CERCA D'UCCIDERE L'AUTORE DELLE VIGNETTE SU MAOMETTO

    Ruttelli cambia opinione:

    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  3. #3
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    Predefinito Rif: CERCA D'UCCIDERE L'AUTORE DELLE VIGNETTE SU MAOMETTO

    Citazione Originariamente Scritto da Eridano Visualizza Messaggio
    Ruttelli cambia opinione:

    GLI ERRORI DI FINI E SINISTRA SUGLI IMMIGRATI.
    INTERVISTA A FRANCESCO RUTELLI

    «Immigrati, dove sbagliano sinistra e Fini»
    L'I INTERVISTA/FRANCESCO RUTELLI

    «Gli errori di Fini e sinistra sugli immigrati»
    Intervista a Francesco Rutelli: «No al multiculturalismo, con l'islam è un vicolo cieco»
    a pagina 5 Laura Cesaretti

    L'INTERVISTA/FRANCESCO RUTELLI
    «Immigrati, dove sbagliano sinistra e Fini»
    Il leader di Api: «II multiculturalismo è una strada senza uscita con un islam che rifiuta le nostre leggi. La cittadinanza? Non è uno strumento d'integrazione, ma un premio a chi accetta regole, diritti e doveri»

    Terrorismo
    La minaccia della jihad in Italia none affatto in calo
    Immigrazione
    Da noi non ci sono ancora quelle periferie dove l'odio cova
    Proposta
    Diritto di voto? Con una sorta di «patente a punti» sì
    Moschee
    O è un luogo controllato o sì fa il gioco dei fondamentalisti
    Obama e Yemen
    Finora è stato coraggioso, ma presto passerà al contrattacco
    Ricetta
    Ai due Poli dico: su questi temi basta inseguire le solite paure

    Laura Cesaretti
    Roma

    Senatore Rutelli, a Natale si è riaffacciato l'incubo del terrorismo islamico. Lei, che ha guidato finora il Comitato parlamentare sui servizi segreti, come valuta il pericolo? E che rischi corre il nostro Paese? «Dobbiamo prevenire giorno per giorno, non svegliarci solo dopo un attentato. La minaccia jihadista non è affatto in calo. E non durerà a lungo, come dimostra l'attacco alla caserma Perrucchetti di Milano, la condizione dell'Italia come Paese di transito, arruolamento e supporto logistico per terroristi che agiscono altrove. Il messaggio di Al Qaida porterà una disordinata, e sempre più pericolosa, attività di singoli e piccoli gruppi auto-addestrati. Occorre un'organizzazione di sicurezza attenta e costante». Ha fatto scalpore e un certo scandalo, a sinistra, l'intervento del politologo Sartori sulla «non integrabilità» degli islamici nella società occidentale. Condivide una tesi così pessimista? «Sartori ha ragione, perché la cultura prevalente nell'isiam non è laica, ovvero impone il comandamento divino sulle scelte dei fedeli anche nello spazio pubblico. E certe reazioni a sinistra fanno riflettere su una sostanziale incomprensione di quello che accade nel mondo. Vede, in Europa abbiamo inseguito per molti anni un'idea sbagliata: che si debba andare verso una società multiculturale. Da tempo dico che il multiculturalismo è una strada senza uscita, come dimostra la crisi drammatica che investe l'Olanda, e la profonda autocritica aperta nel Regno Unito e in Germania. In Italia non abbiamo ancora l'odio che cova ed esplode nelle periferie parigine: non dobbiamo arrivarci assolutamente». Perché no al multiculturalismo? «Perché è un'astrattezza. Dobbiamo promuovere i nostri valori e le nostre regole, e dialogare con le culture di chi viene a lavorare e vivere in Italia da altri Paesi. Ovvero: pluralismo culturale e integrazione. Non velleitario egualitarismo. Ne concessione della cittadinanza italiana come strumento di integrazione. Al contrario: la cittadinanza è il punto di arrivo dell'integrazione». Dunque non è d'accordo con la ricetta di Gianfranco Fini per la cittadinanza rapida? «Apprezzo che Fini si sia lasciato alle spalle posizioni che erano molto vicine a quelle della Lega, e che rigetti del tutto quel tipo di xenofobia. Ma non condivido certe scorciatoie che rischiano di essere superficiali, come alludere all'"ora di islam" a scuola, oppure l'idea salvifica della concessione della cittadinanza agli stranieri. Penso che l'esperienza debba spingerci verso un percorso - tipo una "patente a punti" -al termine del quale c'è la cittadinanza italiana. Niente di burocratico, o assoggettabile a corruzione. Ma, certo, occorre anche una "dichiarazione di laicità". Che valga per tutti, e serva per separare esplicitamente il comando religioso dai doveri verso la Repubblica». Ma allora che si fa, si chiede ai musulmani di rinunciare alla propria fede per diventare italiani? «Non scherziamo. Nessuno deve chiedere abiure. Dobbiamo rispettare la fede degli altri, e penso siano sbagliate le provocazioni di chi denigra Maometto o i simboli dei musulmani. Il punto è un altro, e certa sinistra rifiuta di capirlo: la laicità moderna inizia anche con il pensiero di un giurista e filosofo del '600, Ugo Grozio. Un cristiano che coniò la celebre frase "etsi Deus non daretur"; ovvero: certi diritti rispondono a principi validi per tutti, indipendentemente dall'esistenza di Dio. È quello che la cultura dominante nell'islam rifiuta: le donne hanno diritti inferiori; i non credenti hanno diritti inferiori. Invece dobbiamo incoraggiare l'islam laico e moderato. E possiamo farlo solo dicendo la verità: in Italia c'è spazio solo per il nostro diritto, non certo per un'interpretazione fondamentalista dei princìpi del Corano, per i quali c'è chi pensa di essere titolato ad uccidere un apostata, o una figlia che sceglie la sua libertà». Nuove moschee: è giusto costruirle o no? «Lei pensa che il credo fondamentalista sia più facile da diffondere in un garage o una moschea clandestina, oppure in un luogo dignitoso, controllato e trasparente, dove gli imam estremisti non abbiano accesso? La mia risposta l'ha capita bene. Ed è una risposta che nasce anche dall'esperienza di presidente del Comitato di controllo dei servizi. Ma bisogna esigere reciprocità: dobbiamo e possiamo ottenere molto più rispetto e molta più sicurezza per i cristiani nei Paesi musulmani. Troppe volte debbono nascondersi o fuggire da persecuzioni». La questione di come organizzare la convivenza con gli immigrati è centrale in Italia e divide la politica. Qual è la ricetta giusta secondo lei? «Guardi, vorrei costruire una politica in cui su questi temi, troppo delicati, centro, destra e sinistra si uniscano. Per cui nessuno insegua il giustificazionismo verso gli estremisti, e nessuno speculi. sulle paure creando una xenofobia che è intollerabile e aggrava il problema. Vorrei che tutti fossero consapevoli che l'Italia di domani nasce da rigore, integrazione, responsabilità, piuttosto che dall'inseguimento di un po' di voti». Intanto il neo-premio Nobel Obama è alle prese con nuovi possibili fronti della guerra al terrore. «Obama ha vinto il Nobel per la Pace, come dire, sulla fiducia. Ha compiuto gesti coraggiosi che hanno certamente ridotto il consenso tra le popolazioni musulmane a favore di fondamentalisti e terroristi. Non dimentichiamo che negli anni scorsi quel consenso era più alto. Tuttavia, l'America è ben consapevole che il terrorismo è tutt' altro che in ritirata. Ha meno capacità strategiche, ma più capacità di colpire in modo diffuso. Era impressionante, alcuni giorni fa, l'inchiesta del New York Times sugli imam reclutatori su Internet. Per questo, credo che avremo nei prossimi tempi un'America al contrattacco. A partire dallo Yemen, che ospita e addestra migliaia di terroristi che, tra l'altro, cercano di infiltrarsi in Arabia Saudita». E l'Italia che dovrebbe fare? «L'Occidente e tutte le democrazie debbono collaborare per la sicurezza e unirsi senza ambiguità contro il fondamentalismo».

    Il Giornale 05/01/10
    Data Rassegna: 05/01/10, 07.44

    http://tweb.interno.it/twebmi/text_printable.php
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

 

 

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