Strana nuova dagli USA
dal Corriere:
WASHINGTON — Sinora il Congresso, che è in mano ai repubblicani, aveva perdonato a George W. Bush tutti gli scandali della guerra globale al terrorismo: Guantanamo, le torture ai prigionieri, le carceri, i voli segreti della Cia, le intercettazioni telefoniche, e via di seguito. Ma non sembra disposto a perdonargli di avere autorizzato il passaggio del controllo delle operazioni dei sei massimi porti americani dell'Atlantico e del Golfo Messico da una società britannica a una degli Emirati Arabi Uniti.
La cessione alla Dubai Ports World dei servizi portuali di New York, New Jersey, Philadelphia, Baltimora, New Orleans e Miami, resa pubblica nel weekend, da finalizzarsi il 2 marzo, ha suscitato la prima sollevazione bipartisan della storia del bushismo. I capipopolo sono i repubblicani: il leader del Senato Bill Frist, bushiano di ferro, il leader della Commissione della sicurezza nazionale della Camera Peter King, e due governatori, George Pataki di New York e Robert Ehrlich del Maryland. Frist ha chiesto al presidente di sospendere la vendita, ammonendo che se non lo farà presenterà una legge per rinviarla.
Pataki e Ehrlich hanno minacciato di bloccare comunque la cessione se il presidente non revocherà il suo placet. E King e alcuni colleghi si sono alleati a due senatori democratici, la ex first lady Hillary Clinton e Robert Menendez, per varare una legge contro qualsiasi cessione di operazioni portuali e aeroportuali a società o Paesi stranieri.
Ma il presidente George Bush, ieri sera, dal Colorado ha risposto picche: «La transazione andrà avanti — ha detto — e se ci sarà una legge per fermarla porrò il veto».
Alla base della rivolta c'è la convinzione che affidando alla Dubai Ports World la gestione dei sei porti, da quello per le crociere di Manhattan a New York a quello per i container di Newark nel New Jersey, l'amministrazione Bush comprometta la sicurezza nazionale. La compagnia è controllata direttamente dal governo degli Emirati Arabi Uniti, il Paese da cui provennero due degli autori della strage delle Torri Gemelle del 2001, e che fu accusato di finanziare il terrorismo. «Il contratto — ha protestato King — la lascia libera di assumere chi voglia. Chi ci garantisce che non verrà infiltrata da Al Qaeda?». Ha aggiunto un altro repubblicano, il senatore Lindsey Graham della Commissione all'intelligence: «È uno sbaglio che ci espone a gravi rischi».
Nel tentativo di placare l'insurrezione bipartisan, Alberto Gonzales, il ministro della Giustizia, e Michael Chertoff, il ministro della Sicurezza nazionale, hanno ieri promesso che i porti rimarranno protetti. «Continueranno a presidiarli la Guardia costiera e la dogana» ha affermato il primo. «Le operazioni della Dubai Ports World verranno sottoposte ad assidui controlli», ha evidenziato il secondo.
«E gli Emirati godono della nostra fiducia». Il Congresso, però, è rimasto fermo: vuole sapere se dietro la vendita si nascondano interessi petroliferi o indebite influenze di dirigenti americani della Dubai Ports World sull'amministrazione, dato che uno di loro, David Sanborn, è ora al Ministero dei Trasporti a Washington.
Forse, se il Congresso non fosse in campagna elettorale — le elezioni parlamentari si terranno a novembre — solo i democratici attaccherebbero il presidente. Ma lo scandalo ha indignato buona parte degli americani, e i repubblicani temono ripercussioni alle urne. Mentre Frist ha lasciato la porta aperta a un compromesso, Pataki e compagni si sono dichiarati «profondamente preoccupati» e hanno assicurato che ricorreranno a ogni mezzo legale possibile perché i servizi dei sei porti siano assegnati a società Usa. Secondo Karen Hughes, la maga dell'immagine di Bush, «tutto sarà chiarito dalle testimonianze al Congresso» degli interessati. Ma non sarà facile per il presidente ritenuto dall'America il nume tutelare nell'era del terrorismo, ma in calo nei sondaggi, rimediare all'inatteso passo falso politico.
da http://petrolio.blogosfere.it/
Lo scandalo dei porti USA. E' come vendersi un rene...
Un'altra sollevazione patriottica, dopo quella relativa alla scalata all'Unocal da parte dei cinesi, sta travolgendo l'amministrazione Bush: la vendita agli Emirati Arabi dei più importanti servizi portuali statunitensi (New York, New Jersey, Philadelphia, Baltimora, New Orleans e Miami). Da tutte le parti si grida allo scandalo: vendere agli arabi tali beni è un rischio, si corrono rischi di infiltrazioni terroristiche, ci mettiamo il nemico in casa.
Ma stavolta, contrariamente all'affare Unocal, Bush pare adamantino: gli UAE sono un Paese amico, l'accordo è regolare, siamo nel libero mercato e quindi non c'è da scandalizzarsi.
Però ci sono voci di corridoio che insinuano come dietro questa vendita ci siano accordi sul gas che coinvolgono gli Emirati Arabi e il Qatar, e la faccenda dei terminali di rigassificazione da costruire negli USA. E' interessante, ad esempio, come un alto dirigente della Dubai Ports International sia stato recentemente nominato dal governo americano "Amministratore Marittimo", passando quindi direttamente dalla Dubai Ports ad un ruolo nella pubblica amministrazione USA. Inoltre, è da considerare che gli Stati Uniti hanno diritto a mantenere basi militari sia in UAE che nel Qatar, e quindi non è ragionevole aspettarsi uno stop all'operazione porti da parte del governo.
E qualcuno sostiene che vendere i porti ad un'azienda di proprietà di uno Stato straniero per avere gas è come vendersi un rene per pagare l'affitto...
da FDF:
Grande amico e socio dei Bush è il principe del Dubai e ministro locale della Difesa, lo sceicco Mohammed bin Rashid al Maktoum, che è noto ai servizi americani per un suo ambiguo e curioso coinvolgimento coi talebani.
Durante la presidenza Clinton, un piano del National Security Council per attaccare Bin Laden in Afghanistan, «Operation Delenda», fu annullato all'ultimo istante perché vari sceicchi degli Emirati, fra cui Al-Maktoum, stavano praticando la…caccia col falcone nell'area afghana dove gli americani dovevano colpire Bin Laden, probabilmente con un drone senza pilota.




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