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    Predefinito "padri della patria": 1 calamandrei

    Piero Calamandrei viene ricordato come uno dei padri della repubblica antifascista, notissima è la sua lettera a Kesserling e la sua celebre chiusura: ORA E SEMPRE RESISTENZA.

    In effetti quel discorso fu effettivamente pronunciato da Calamandrei, ma solo nel 1952, quando il nazismo ed il fascismo erano stati combattuti e vinti, quando Kesserling era stato già processato, condannato ed in fin di vita.
    Sarebbe interessante soffermarsi solo un attimo su quello che Calamandrei ha fatto prima del 1952.
    - Durante la prima guerra mondiale si arruola come volontario e va al fronte (e qui quanto meno dimostra coraggio anche se non quello spirito pacifista poi trasfuso nella nostra Costituzione, cui pure partecipò);
    - Prima dell'avvento della dittatura, prende parte all'attività antifascista aderendo anche al manifesto degli intellettuali contro il fascismo, poi però, consolidatasi la dittatura, i suoi bollori evidentemente si raffreddano; comincia a defilarsi, a fare carriera all'interno dell'Università, divenendone docente ordinario.
    - Nel 1931, a differenza di soli 12 professori universitari, presta giuramento di fedeltà al fascismo: "Nessun professore di storia contemporanea, nessun professore di italiano, nessuno di coloro che in passato s'erano vantati di essere socialisti aveva sacrificato lo stipendio alle convinzioni così baldanzosamente esibite in tempi di bonaccia", lamentò l'esule Salvemini.
    La memorialistica oggi dice che, pur prestando giuramento, Calamandrei rimase autenticamente antifascista, certo però è che la sua posizione all'interno del mondo accademico fascista non doveva essere così marginale se nel 1940 fu uno degli ispiratori del codice di procedura civile redatto dal regime e se nel luglio del 1943 venne nominato rettore dell'Università di Firenze.
    - Dopo la caduta del fascismo si riaccende il suo spirito antifascista, anche se si guarda bene dal partecipare alla guerra civile direttamente, come messo in evidenza recentemente da Sergio Luzzatto, il quale ricorda: ma non era stato proprio Calamandrei a celebrare nel 1941 i "pietromicchismi", gli atti di eroismo individuale che fanno la storia? E non era stato sempre lui ad alzare il professorale sopracciglio verso "la fiacchezza svirilizzata" dei più giovani? E quando al dunque si tratta di imbracciare il fucile - che fa? - si lascia sopraffare dal "desiderio di non morire", fuggendo nel paesello umbro?
    - A guerra finita, quando le armi erano state finalmente deposte, quel grido eroico: ORA E SEMPRE RESISTENZA.


  2. #2
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    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da adelchi06
    Piero Calamandrei viene ricordato come uno dei padri della repubblica antifascista, notissima è la sua lettera a Kesserling e la sua celebre chiusura: ORA E SEMPRE RESISTENZA.

    In effetti quel discorso fu effettivamente pronunciato da Calamandrei, ma solo nel 1952, quando il nazismo ed il fascismo erano stati combattuti e vinti, quando Kesserling era stato già processato, condannato ed in fin di vita.
    Sarebbe interessante soffermarsi solo un attimo su quello che Calamandrei ha fatto prima del 1952.
    - Durante la prima guerra mondiale si arruola come volontario e va al fronte (e qui quanto meno dimostra coraggio anche se non quello spirito pacifista poi trasfuso nella nostra Costituzione, cui pure partecipò);
    - Prima dell'avvento della dittatura, prende parte all'attività antifascista aderendo anche al manifesto degli intellettuali contro il fascismo, poi però, consolidatasi la dittatura, i suoi bollori evidentemente si raffreddano; comincia a defilarsi, a fare carriera all'interno dell'Università, divenendone docente ordinario.
    - Nel 1931, a differenza di soli 12 professori universitari, presta giuramento di fedeltà al fascismo: "Nessun professore di storia contemporanea, nessun professore di italiano, nessuno di coloro che in passato s'erano vantati di essere socialisti aveva sacrificato lo stipendio alle convinzioni così baldanzosamente esibite in tempi di bonaccia", lamentò l'esule Salvemini.
    La memorialistica oggi dice che, pur prestando giuramento, Calamandrei rimase autenticamente antifascista, certo però è che la sua posizione all'interno del mondo accademico fascista non doveva essere così marginale se nel 1940 fu uno degli ispiratori del codice di procedura civile redatto dal regime e se nel luglio del 1943 venne nominato rettore dell'Università di Firenze.
    - Dopo la caduta del fascismo si riaccende il suo spirito antifascista, anche se si guarda bene dal partecipare alla guerra civile direttamente, come messo in evidenza recentemente da Sergio Luzzatto, il quale ricorda: ma non era stato proprio Calamandrei a celebrare nel 1941 i "pietromicchismi", gli atti di eroismo individuale che fanno la storia? E non era stato sempre lui ad alzare il professorale sopracciglio verso "la fiacchezza svirilizzata" dei più giovani? E quando al dunque si tratta di imbracciare il fucile - che fa? - si lascia sopraffare dal "desiderio di non morire", fuggendo nel paesello umbro?
    - A guerra finita, quando le armi erano state finalmente deposte, quel grido eroico: ORA E SEMPRE RESISTENZA.
    Mi rammenta il Prof.Rossi del capitolo a lui intitolato nel libro di Vivarelli " Un'altra stagione " !

 

 

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