«Quest’anno la primavera comincerà il 10 aprile». E il 10 aprile «sarà un grande basta». Inizia così il discorso di Romano Prodi alla convention dell’Ulivo al Palalottomatica di Roma. E si conclude: «Quando leggiamo, come si legge in una recente indagine, che il 55% dei giovani aspira a vivere all'estero, noi dobbiamo poter dire a questi giovani: dopo il 9 e il 10 aprile venite a vivere in un paese nuovo, l'Italia».
Silvio Berlusconi e i suoi alleati, attacca il leader dell’Ulivo e dell’Unione «devono rendere conto di cinque anni di governo e non possono sottrarsi a questo giudizio: hanno perfino dato la colpa ai magistrati di svendere il paese». Eppure «la colpa non è certo dei magistrati». Quello che è vero, è che «il paese è stato svenduto in questi anni. Nessun investimento estero nuovo ma l'acquisto massiccio di quanto era rimasto del made in Italy». Lungo l’elenco dei danni: «Sono andati all'estero la mozzarella, l'olio d'oliva, i salumi, le banche, le centrali elettriche, le assicurazioni. E sono ben pochi i casi in cui le nostre imprese hanno avuto la lungimiranza e la forza di acquistare concorrenti stranieri».
Per questo non si può parlare solo di Berlusconi, perché «se è vero che il re è nudo e che il grande seduttore ha perso la sua arte, è altrettanto vero che oggi il paese sta soffrendo come mai nella storia di questo dopoguerra». E allora «dobbiamo sentire forte, un vero e proprio marchio da imprimere nella nostra pelle, l'impegno che ci stiamo assumendo». Un impegno che passa anche attraverso un programma che ha suscitato qualche «ironia» per le sue dimensioni, perfino «tra gli amici», e che tuttavia dimostra che «non abbiamo cercato facili scorciatoie, non abbiamo privilegiato la demagogia degli slogan».
Prodi rivendica la serietà delle sue proposte su casa e famiglia: «Vi posso assicurare che i conti li abbiamo fatti bene, fino all'ultimo euro, e che , nonostante l'eredità di un bilancio devastato, tutto quello che abbiamo proposto fino ad oggi è assolutamente fattibile». Si baserà su «un processo di armonizzazione, di riequilibrio distributivo tra chi è incluso e chi è escluso. Proponiamo di rendere più armonico e giusto il nostro sistema fiscale, ricercando una maggiore neutralità del fisco rispetto alle decisioni di investimento».
Insomma «al primo posto non c’è più il simbolo o il partito» ma «la proposta». Duro affondo alla Lega, il caso delle dimissioni di Calderoli non è chiuso. E il giudizio politico non si può rivoltare: «Hanno sbeffeggiato il matrimonio sposandosi con improbabili riti celtici, salvo ora, in campagna elettorale, indossare magliette con la scritta “Orgoglioso di essere cristiano”. Io credo che i cristiani non siano orgogliosi di loro».
Ce la possiamo fare
Piero Fassino invia un messaggio semplice: «Ce la possiamo fare». Quando «mancano sei settimane, 43 giorni, al 9 aprile», questa è la risposta sulla quale insiste il segretario Ds. Una questione di fiducia, ottimismo da trasmettere, «altro che il pessimismo o il catastrofismo di cui ci accusa spesso Berlusconi... ». Quindi «Dobbiamo rispondere che sì, ce la possiamo fare, e abbiamo sei settimane per dimostrare che abbiamo la possibilità per un cambiamento, visto che l'Italia non ne può più di Berlusconi», ma «è un grande paese che ha dentro di sè tutte le risorse per superare le difficoltà».
Il coraggio di parlare a Bush
Dice Rutelli: «Noi non abbiamo una squadra con tre o quattro punte come la Cdl, abbiamo scelto solo Prodi come nostro candidato per guidare il governo nei prossimi cinque anni». Anche il leader della Margherita sceglie la strada dell’unità, ora che la stella polare è «il partito democratico», da realizzare «un giorno dopo il voto».
Dal leader della Margherita una sfida diretta al premier sulla politica estera. Quando andrà a Washington per siglare «una singolare alleanza pre elettorale del presidente Bush» lì «rappresenti l'Italia e non solo Forza Italia. Rinunci a qualche pacca sulle spalle e dica le verità scomode ai nostri amici e alleati». Ovvero «abbia il coraggio e l'onestà di parlare dei troppi errori che sono stati fatti, come le torture nelle carceri».
Oggi il partito democratico
Dai tre principali leader dell’Ulivo, ma anche da Luciana Sbarbati, l’invito ad andare avanti sulla strada dell’unità. Per Fassino «con l'Ulivo ci presenteremo agli elettori per continuare la strada riunire le esperienze e le culture del riformismo italiano». Rutelli va oltre: «Dall'11 aprile dobbiamo lavorare per realizzare il partito democratico. Se ci credete, ce la faremo perché la differenze tra noi sono minori di già che ci unisce». Sintesi di Prodi: «Questo Ulivo è l'inizio di un progetto più grande e più ambizioso che finalmente oggi possiamo chiamare Partito Democratico».





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