Brevi note a margine di "Islàm e giudaismo" di C. Nitoglia (Sadalitium)


“Non sarai benaccetto né ai giudei né ai cristiani finché non seguirai la loro confessione” (Corano 2/120)

Da tempo immemore vi è un’estesa propaganda da parte dei cristiani e/o degli antiislamici in generale per tentare di confutare la validità e veridicità della sacra religione Islamica, l’origine divina del suo Libro sacro, il Generoso Corano, la Nobile Profezia del suo ultimo inviato e profeta di Dio, Hadrat Muhammad (S). All’interno di questi tentativi, grande spazio, in particolar modo su alcuni gruppi e siti internet, è dedicato a quanto affermato da “Padre” Thery (“non chiamate nessuno “padre” sulla terra perché uno solo è il Padre vostro, quello del cielo…”, Vangelo secondo Matteo, 23/9), e ripreso poi da Nitoglia ed altri, riguardo una pretesa filiazione dell'Islàm dal giudaismo talmudico. Per vicinanza cronologica e per motivi di spazio e tempo, il testo del Nitoglia, un articolo riassuntivo della tesi di “Padre” Thery, è quello maggiormente divulgato ed oggetto di attenzioni. Ed è lo scritto del Nitoglia che andremo, velocemente e sinteticamente, ad analizzare. Come riassumeva il prete dell’Istituto Mater Boni Consilii nel suo articolo comparso originariamente sulla rivista “Sodalitium” (N. 40, febbraio-marzo 1995) le conclusioni raggiunte dal teologo domenicano Thery in materia di Islàm erano essenzialmente cinque: 1) L'Islàm sarebbe la religione giudaica post-messianica, spiegata agli arabi da un rabbino; 2) La moglie del Profeta Mohammad (S), Hazrat Khadija, era ebrea; 3) Il Profeta Muhammad (S) non sarebbe mai stato ispirato da Dio, essendosi invece convertito, spinto dalla prima moglie Khadijia, al giudaismo talmudico; 3) Il Corano sarebbe stato composto e redatto dal rabbino della Mecca; 4) L'originario Corano, redatto da un rabbino ebreo, sarebbe andato smarrito, e quel che è rimasto ad oggi sotto tal nome non sarebbe altro che una sorta de "Gli Atti dell'Islàm"; questo testo, poiché frutto della penna di un rabbino, sarebbe essenzialmente anticristiano, mentre i musulmani non sarebbero nient'altro che arabi convertiti al giudaismo talmudico dal VII secolo. Va specificato da subito che questo scritto, ed il preteso ‘studio’ di “Padre” Thery, si inseriscono in un lungo filone occidentale (di stampo cristiano, ebraico e orientalista) che, con mezzi subdoli, ha tentato di deformare gli insegnamenti dell’Islàm cercando di renderli strumentali alle loro fantasiose e strampalate tesi. Al fianco di quanto esposto da Thery e ripetuto da Nitoglia e accoliti, si potrebbe citare il caso di Basetti-Sani, scomparso non molto tempo fa, appartenente all’ordine dei frati minori e seguace del celebre orientalista francese Massignon (che può esser ritenuto il più stimato e conosciuto esperto occidentale nel campo), che ostentava una laurea in lingua araba ricevuta dall’Università di Ottawa e che voleva insegnare a conoscere ai musulmani “il senso più profondo della rivelazione coranica, la quale era destinata a preparare parte dell’umanità ad entrare nella pienezza della rivelazione cristiana” (“Per un dialogo cristiano-musulmano”, Milano 1969, p.121). Il Corano sarebbe infatti, nell’ottica del Basetti-Sani “una praeparatio evangelica che dovrebbe fare dei musulmani dei catecumeni al Cristianesimo” (“Maria e Gesù figlio di Maria nel Corano”, Palermo 1989, pp.211-12): una tesi cioè, esattamente opposta a quella portata avanti da Thery e Nitoglia, che ora confuteremo. Ma il Basetti-Sani stesso non ebbe alcun problema nel dichiarare che confrontava le differenti TRADUZIONI del Corano e a volte le cambiava per adattarle al contesto. Nel corso di un dibattito tenuto a Roma il 13 maggio 1990 con uno studioso musulmano, quest’ultimo dimostrò, testi alla mano, la ‘professione’ di falsario del frate e tutti i suoi misfatti letterari. Riconosciute le sue responsabilità, inchiodato di fronte agli errori ed alle manipolazioni testuali, il Basetti-Sani non poté far altro che ammettere di aver ‘dimenticato’ la lingua araba e abbandonare la sala della conferenza (esiste la videocassetta del dibattito in questione per chi interessato). Ultimamente poi, vi è stato addirittura chi ha esposto una tesi se possibile ancora più ridicola e stupefacente delle altre: sarebbe stato addirittura il Vaticano a creare l’Islam! Infatti Chich “il geniale disegnatore i cui fumetti vengono diffusi dai predicatori evangelici in tutto il pianeta, sostiene che il cardinale Bea avrebbe raccontato a un presunto padre gesuita, Alberto Rivera, un'altra storia: quella della bella Khadija, suora cattolica, che ebbe dal malvagio Vaticano l'ordine di sedurre Muhammad.” (cfr. http://www.kelebekler.com/occ/codici.htm)
Altri orientalisti, come il tedesco Luxenberg (in realtà uno pseudonimo), Crone e Cook hanno attribuito l’origine del Corano al Cristianesimo (cfr. C. Luxenberg “Die Siro-Aramäische Leseart des Korans”; Michael Cook e Patricia Crone, “Hagarismo: la costruzione del mondo Islamico”).
OSSERVAZIONI:
Tanto “Padre” Thèry quanto naturalmente il Nitoglia, si soffermano particolarmente, per avallare la conversione al giudaismo talmudico di Muhammad (S) prima e degli arabi poi, sull'azione e l'opera condotta da due personaggi: il “rabbino della Mecca” e la prima moglie del Profeta (S), Khadija (as). Premesso che chiunque abbia un minimo di conoscenza in materia di giudaismo sa perfettamente come i giudei non solo non conducano alcuna azione di proselitismo, ma addirittura l'avversino, è stupefacente come, nel parlare di questi due 'pilastri' per la teoria della 'giudaizzazione dell'Arabia', si possa facilmente notare un'assenza totale di informazione o documentazione a riguardo. Sono due pilastri costruiti con materiale davvero povero e inconsistente, facilmente abbattibili. Prima di tutto, non esiste alcun testo storico, di fonte islamica, araba o occidentale, che sostenga la pretesa ebraicità della moglie del Profeta (S), Khadija (as). I due cattolici non possono citare infatti alcun riferimento per provare questa loro asserzione (o speranza?). Quindi, il primo dei due fondamenti della loro teoria, viene a mancare da sé. Ed il secondo? Anche in questo caso non troviamo alcun riferimento, avvenimento, informazione o documentazione al riguardo, ma soltanto una generico, quanto buffo, riferimento ad un "rabbino della Mecca". Scritto così, sembrerebbe che all'epoca esistesse nella città santa un solo, celebre ed autorevole, rabbino. Il "rabbino della Mecca", la sua opera di insegnamento a Muhammad (S) e di proselitismo fra gli arabi è un dogma, intoccabile, insindacabile, che va seguito, creduto, diffuso, ciecamente.
LA CONVERSIONE DI MUHAMMAD AL GIUDAISMO (?!)
E’ da notare che entrambi gli autori di questa strampalata e stravagante tesi sono seguaci ed adoratori di un uomo, Gesù (as), che era "un ebreo a parole e a fatti" (A. Eban, "Storia del popolo ebraico", Milano 1973, p. 19) e che, secondo i loro Vangeli divinizzati, venne crocifisso con una scritta sopra il capo che lo definiva “re dei giudei” (Luca, 23, 38); che stando ai racconti dei quattro Vangeli canonici, o canonizzati, frequentava realmente sinagoghe e rabbini (cfr, tra i tanti: Matteo 24, 1; 26, 55; Marco 11, 11; 12, 35; 13, 1) e come ci ricorda il pagano Celso “il loro stesso maestro [dei cristiani] inoltre praticò tutte le consuetudini dei giudei” (cfr.“Discorso di Verità”, pag. 24, Ar); che rispettava scrupolosamente la Legge Ebraica (Luca 2, 22; Matteo, 26, 1-28); che “Padre” Thery ed il Nitoglia sono entrambi portatori e diffusori di una teoria creata dalla speculazione intellettuale del giudeo Saulo di Tarso, meglio conosciuto come “San” Paolo; che fanno parte di una comunità umana e religiosa le cui avanguardie furono rappresentate dai giudei di Alessandria, Cirene, Siria e Cilicia (C. Mutti, "Ebraicità ed ebraismo" in "I Protocolli dei Savi Anziani di Sion", Ar); che ritengono autentica "Parola di Dio" l'intera “sacra scrittura” ebraica denominata "Antico Testamento".
Ci pare quindi assai singolare come, per dimostrare la provenienza ebraica del Sacro Corano, lo accusino di contenere insegnamenti ed avvenimenti rintracciabili, pur se a volte con differenze sostanziali, anche nell'Antico Testamento, quando essi - a differenza dei musulmani - lo elevano, in toto, addirittura a Sacra Scrittura, a “Parola di Dio”! L'Islàm come spiegato dal Profeta Muhammad (S) non è altro che la religione unica ed innata nell'essere umano, a lui connaturata (cfr. Corano, Sura ar-Rum, 30). Nel corso della storia, a seconda delle contingenze storiche e temporali, Iddio Altissimo ha inviato dei Profeti, taluni con un Libro sacro, per guidare i popoli del mondo a sottomettersi ed adorare l'unica Realtà, l'Assoluto. L'Islàm del Profeta Muhammad (S) si presenta difatti quale ricapitolazione ultima e perfetta della Tradizione unica primordiale. Gli insegnamenti di questi Profeti, al pari dei Libri celesti da essi portati, subirono però manipolazioni e cambiamenti, verità di cui il Corano ci avvisò già più di 1400 anni fa e a cui la critica esegetica e testuale è giunta soltanto negli ultimi decenni (ma già Celso, nel suo citato "Discorso di verità", accusava i “devoti” Cristiani di “modificare tre, quattro, più volte ancora la primitiva versione del vangelo e contraffacendolo”, pag. 28). Non è quindi strano che all'interno di questi testi originariamente celesti, in seguito alterati o manomessi, si possano ancora riscontrare verità divine e rivelazioni autentiche, ma come fu costretto ad ammettere il celebre esegeta e biblista Ortensio da Spinetoli, anch’egli partecipando ad un dibattito pubblico con uno studioso musulmano tenutosi presso l'Hotel Quirinale di Roma il 4 marzo 1990, non rappresentano che "quella piccola parte di oro nascosta in molto fango" (esiste la videocassetta anche di questo dibattito, dal titolo "La Bibbia è parola di Dio?).
Viene riportato a questo proposito un versetto coranico in cui si legge:
"Lo giuro per Dio, che ha creato il maschio e la femmina. Chi fa l'elemosina e chi teme Dio sarà ricompensato. Quanto a chi è avaro e ripieno di sé, sarà precipitato nell'abisso. A cosa gli servirà la sua ricchezza? Io vi avverto fin d'ora che vi è un fuoco divorante per coloro che non temono Dio” (Sura XCII). Il fatto di dividere l'umanità in due, cioè quella parte che crede e teme Dio, che crede nella Resurrezione, nel Giudizio, nel Paradiso e nell'Inferno, e un’altra dove vi sono coloro che non credono in Dio, gli avari, gli orgogliosi, dimostrerebbe che l'"oratore" conosce bene l'Antico Testamento - che ricordiamo i cristiani, A DIFFERENZA DEI MUSULMANI, ritengono “Parola di Dio”.
Andiamo invece a vedere, per quanto riguarda la Resurrezione, il Giudizio, il Paradiso, l’Inferno, ecc. cosa risponde a p. 86 di “Essere Ebreo” (Bompiani, 2001), ad una precisa domanda dell’ebreo Alain Elkann, l’ex capo rabbino di Roma prof. Elio Toaff (che ha ricoperto la maggiore carica rabbinica italiana, nonché quella di direttore del Collegio Rabbinico Italiano e dell’Istituto Superiore di Studi Ebraici), sul rapporto degli ebrei con l’Aldilà: “La Torà parla di questa vita e non parla mai dell’’Aldilà’”. Questo quando l’”akhira” (l’aldilà) è uno dei pilastri della dottrina islamica, uno dei principi di fede (usul-din), il cui rifiuto comporta l’estromissione dalla comunità islamica, dalla qualifica di musulmano. Gli insegnamenti del Sacro Corano, poiché innumerevoli a differenza della Torà sono i versetti al riguardo, unitamente a quelli del Santo Profeta (S), sono infatti incentrati sulla caducità e temporaneità di questa vita (“la vita terrena non è che ingannevole godimento”, III, 185, ma anche III, 14; IV, 77; VI, 32; IX, 24, 38; X, 7-8, 23; XIII, 26 e molti altri, oltre ad innumerevoli ahadith del tipo “Questo mondo è la prigione del credente”), e sull’eternità ed importanza della vita nell’aldilà. Dice il Corano: “Quelli che non credono nell’aldilà sono destinati a incorrere nel castigo divino e nel lontano traviamento” (XXXIV, 8). Una delle caratteristiche dei timorati di Dio, dei veri credenti, è proprio quella di avere una fede certa nell’Aldilà (II, 5).
Troviamo poi che sarebbe lo stesso “oratore” a portare alla conclusione che egli fosse ebreo, a dimostrare la sua ebraicità. E vengono riportati alcuni versetti coranici nei quali il Libro Sacro dell’Islàm ricorda e conferma come lo stesso Iddio che ha mandato la rivelazione a Mosè (as) è quello che ha rivelato il Corano a Muhammad (S). E allora? Se si dovesse seguire questo ragionamento, che il Nitoglia definisce “storico”, dovremmo concludere che, per fare un solo esempio, alla luce del versetto 46 della Sura al-Maida (la quinta), l’”oratore” sarebbe anche cristiano, poiché viene affermato che il Dio del Corano è lo stesso che ha “dato” il Vangelo a Gesù (as): “Gli demmo il Vangelo [a Gesù] in cui è guida e luce….”
Viene riferito poi che il Libro Sacro dell’Islàm, da essi definito “Atti dell’Islàm”, non conterrebbe nulla che non sia giudaico. Abbiamo già dimostrato, portando l’esempio dell’”aldilà”, come questa affermazione sia priva di qualsiasi veridicità. Si potrebbe citare, per non dilungarsi in lunghe diatribe e chiudere immediatamente la faccenda, il ruolo privilegiato che il Corano conferisce tanto a Gesù (as) quanto a Maria (as) (l’orientalista francese Roger Du Pasquier scrive in proposito: “La maniera con cui il Corano racconta la storia di Maria e di Gesù, esplicitamente designato come “al-Masih”, il Messia o il Cristo, è di una grande bellezza e conserva anche nella traduzione la capacità di commuovere i cristiani. Ricordate più spesso nel Corano che in tutto il Nuovo Testamento, Maria, madre di Gesù, occupa un posto molto privilegiato nell’Islam, che la considera come il modello perfetto di tutte le donne…”, cfr. “Il risveglio dell’Islam”, Edizioni Paoline, 1990) differenza degli insegnamenti vergognosi e satanici (rifiutati in modo categorico dal Corano), propri del giudaismo:
- “O Maria, in verità Iddio ti annuncia la lieta novella di una parola proveniente da Lui: il cui nome è il Messia, Gesù figlio di Maria, eminente in questo mondo e nell’altro, uno dei più vicini (a Dio)” (Al-Imran, 45)
- “lo abbiamo (a Gesù) coadiuvato con lo Spirito di Santità” (II, 87)
- “Gesù] disse: « In verità sono un servo di Allah. Mi ha dato la Scrittura e ha fatto di me un profeta. Mi ha benedetto ovunque sia e mi ha imposto l'orazione e la decima finché avrò vita, e la bontà verso colei che mi ha generato. Non mi ha fatto né violento né miserabile. Pace su di me il giorno in cui sono nato, il giorno in cui morrò e il Giorno in cui sarò resuscitato a nuova vita». Questo è Gesù, figlio di Maria, parola di verità della quale essi (i giudei, n.d.r.) dubitano.” (Maryam, 30-34)
- “[Ricorda] quando Mosè disse al suo popolo (i giudei, n.d.r.): «O popol mio, perché mi tormentate nonostante sappiate che sono veramente il Messaggero di Allah a voi [inviato]?». Quando poi deviarono, Allah fece deviare i loro cuori. Allah non guida la gente malvagia. E quando Gesù figlio di Maria disse: «O Figli di Israele, io sono veramente un Messaggero di Allah a voi [inviato], per confermare la Torâh che mi ha preceduto, e per annunciarvi un Messaggero che verrà dopo di me, il cui nome sarà "Ahmad" ». Ma quando questi giunse loro con le prove incontestabili, dissero: « Questa è magia evidente». Chi è più iniquo di colui che inventa menzogne contro Allah, nonostante venga chiamato all'Islàm? Allah non guida gli ingiusti. Vogliono spegnere la luce di Allah con le loro bocche, ma Allah completerà la Sua luce a dispetto dei miscredenti.” (As-Saff, 5-8)
- “[li abbiamo maledetti – i giudei - perché] ruppero il patto, negarono i segni di Dio, uccisero ingiustamente i Profeti e dissero: "I nostri cuori sono incirconcisi". E' Iddio invece che ha sigillato i loro cuori per la loro miscredenza e, a parte pochi, essi non credono, [li abbiamo maledetti] per via della loro miscredenza e perché dissero contro Maria calunnia immensa” (An-Nisa, 154-155).
- “E quando gli Angeli dissero: ‘O Maria, in verità Dio ti ha eletta e purificata e ti ha eletta fra le donne dei mondi.” (3: 42)

Per chi voglia approfondire la posizione ed il rango eccelso ricoperto da Maria nell’Islam, consigliamo la lettura del seguente articolo dell’Hojjatulislam Bahmanpour (autore, per altro, di un film dedicato proprio a questa santa figura, dal titolo “Maryam al-Muqaddas”, che ha avuto un enorme successo in tutto il mondo islamico ed è stato più volte trasmesso da importanti tv di paesi islamici, come Irib, Sahar, al-Manar): http://al-islam.org/it/marislam/
Viene poi affermato che di sera, di nascosto, Muhammad (S), su pressione dell’“ebrea” Khadija, si recasse alla casa del rabbino per apprendere la ‘nuova religione’. Anche qui assenza di qualsiasi riferimento, testo storico, prova documentata. Anzi il Nitoglia, per dimostrare la conversione di Muhammad (S) al giudaismo, quale prova porta? Le farneticazioni di “Padre” Thery, anch’esse prive di qualsiasi dimostrazione logica, storica e scientifica. L’ennesimo frutto della loro enorme, comune, fantasia.
Dopo la pretesa ‘conversione’ del Profeta Muhammad (S), il rabbino non lo avrebbe abbandonato, ma avrebbe anzi iniziato ad insegnargli a pregare come gli ebrei. Ora, crediamo che chiunque conosca, anche se soltanto nell’aspetto esteriore, il rito della preghiera (salat) all’interno dell’Islam, che è un dovere che incombe al musulmano per cinque volte al giorno. La posizione eretta (qiyam), l’inchino (ruku), la prosternazione (sujud). Sono questi i tre momenti salienti della preghiera nell’Islam. Quale è l’affinità con la preghiera realizzata dagli ebrei? Piuttosto i “Vangeli” ci informano che Gesù, proprio come il Nobile Profeta Muhammad (S) e quindi tutti i musulmani, pregava prosternato a terra… “E avanzatosi un poco, si prostrò con la faccia a terra e pregava dicendo…” (cfr. Matteo, 26: 39 e Luca 23, 38).
Il Nitoglia continua a ripetere che a livello religioso l’Islàm non porta nulla di nuovo rispetto alla letteratura talmudica ed all’Antico Testamento. Viene citato il caso di un “paradiso terreno, carnale”. E’ questo purtroppo uno dei miti, creati dall’orientalismo ateo e razionalista, duro a morire in Occidente. Non vogliamo dilungarci nel riportare le interpretazioni filosofiche, gnostiche e mistiche che nei secoli i commentatori autorevoli hanno fornito dei simboli paradisiaci quali i “frutti”, “i ruscelli”, le “hurì”, ecc.
Non ci meravigliamo peraltro degli errori e distorsioni del Sacro Corano e dei suoi celesti insegnamenti realizzati da un prete ‘estromesso’ dalla Chiesa di Roma, quando lo stesso pontefice polacco, Giovanni Paolo II, si è lasciato andare a simili astuzie. Nel suo “Varcare le soglie della speranza” (per i tipi Oscar Mondadori, addirittura come “Best Sellers”), dopo aver fatto a pag. 103 affermazioni gratuite ed offensive nei confronti del Sacro Corano (definito una ‘riduzione della Divina rivelazione’ rispetto all’Antico e Nuovo Testamento!!!), nella pagina successiva tenta addirittura di abbozzare un commento ed un’analisi sul Dio del Sacro Corano. Egli scrive: “Al Dio del Corano vengono dati i nomi tra i più belli conosciuti dal linguaggio umano, ma in definitiva è un Dio al di fuori del mondo, un Dio che è soltanto Maestà, mai Immanuele, Dio-con-noi.” Non è nostra intenzione, in questa sede, affrontare l’argomento relativo a Dio nel Sacro Corano, quindi nell’Islam, per dimostrare l’infondatezza di questa affermazione e la palese ignoranza ….. Dubitiamo che il Papa abbia mai anche soltanto sfogliato il Sacro Corano. D’altra parte già studiosi più affermati e preparati di noi hanno risposto in modo documentato e conciso a queste sue velleitarie affermazioni (cfr. “Islam and christianity” di Muhammad Ali Zenjibari o la lettera aperta a Giovanni Paolo II scritta da Muhammad Baqer Najafi, contenuto in “Al-Tawhid”, n.1 inverno 2003 (in inglese), disponibile anche on-line su: http://www.itf.org.ir/AL%20Tawhid/Al...20WELCOME.htm).

Tornando al Nitoglia, egli scrive che la reazione degli abitanti di La Mecca alla profezia di Muhammad (definita dai due ‘studiosi’ “conversione al giudaismo”), sarebbe stata “animosa e malevola”. Sarà bene ricordarci di questa affermazione, quando andremo ad esaminare chi saranno i maggiori nemici e tormentatori del Profeta (S) dall’inizio della sua profezia sino alla sua morte.

Il Corano
Nell’introduzione al suo scritto, Nitoglia afferma che nel compilarlo avrebbe goduto dell’ausilio di un noto orientalista dell’Università di Torino, senza però riportarne il nome. E’ possibile. Questo, nell’ottica e nel pensiero dell’autore, dovrebbe dimostrare la scientificità e serietà del suo lavoro. Il lettore valuterà da sé…
Il sacerdote in molti punti tenta di degradare e sminuire la portata del messaggio coranico, riducendolo ad un testo privo di originalità e di profondità, una ‘brutta copia’ delle scritture giudaiche, scritto da un rabbino per ‘giudaizzare’ gli arabi. Andiamo però a leggere cosa scriveva, diversi anni or sono, quella che viene ritenuta una delle più stimate orientaliste italiane nel mondo, autrice peraltro di una grammatica della lingua araba a tutt’oggi utilizzata nelle migliori università italiane, e che quindi il Corano poteva leggerlo nella lingua in cui è stato rivelato da Dio Altissimo, cioè la professoressa Laura Veccia Vaglieri:
“Noi troviamo in questo libro “tesori” di scienza che superano il talento e la capacità dei più intelligenti e dei più potenti politici, così come dei più grandi filosofi, e ciò perché il Corano non può essere opera di un uomo, per quanto grande sia l’estensione del suo sapere…” (citato in “L’Islam e la civilizzazione occidentale”, di Mussavi Lari, Qom, 2002). Non molto differenti sono i pareri sull’Islàm ed il Corano espressi dai più autorevoli orientalisti e studiosi passati e presenti, come A. Bausani, A. Ventura, Lojacono, A. Toynbee, R. Gibb, E. Gibbon, Montgomery Watt, ecc.
Curioso che un altro ‘studioso’, già citato all’inizio, per dimostrare la provenienza non-divina del Corano, avanzi una tesi opposta a quella del Nitoglia: Christoph Luxenberg (uno pseudonimo) sosterrebbe infatti, tra le altre cose, che la grammatica araba del Corano “è troppo perfetta” per essere opera di rozzi analfabeti (cfr. “Die Welt“,“Der Koran erklart die Bibel auf Arabisch“, 29.09.2004).
Il Nitoglia continua ad affermare che “per chiunque legga il Corano, l’influsso del Giudaismo è evidente”. Abbiamo già fatto qualche esempio dell’infondatezza di tale asserzione, al pari della quasi totalità di quelle contenute nel suo articolo. E questo quando insigni biblisti di fama mondiale quali il frate Ortensio da Spinetoli (da noi già citato, che ha collaborato, fra le altre cose, all’edizione de “La Bibbia” per le edizioni S. Paolo, autore fecondo che vanta decine di titoli e riconoscimenti accademici), ha chiaramente dimostrato nei suoi commenti, non soltanto la palese influenza ebraica all’interno dei Vangeli, ma addirittura l’esistenza di episodi da egli stesso definiti di ‘razzismo (religioso) giudaico’, come il celebre episodio della donna cananea (cfr. Matteo 15/21 ss.) respinta da Gesù nonostante lo supplicasse visibilmente (“si gettò ai suoi piedi”: Marco 7/25), che invocava pietà per la figlia posseduta dal Demonio. Il Gesù evangelico però, indifferente al suo dolore, alle sue suppliche, “non le rivolse – stando a quanto scrive “Matteo” – neppure una parola. Allora i discepoli gli si accostarono implorando: ‘Esaudiscila, vedi come ci grida dietro’. Ma egli rispose: ‘Non sono stato inviato che alle pecore perdute della casa d’Israele’”. Ma quella si avvicinò e si prostrò dinanzi a lui dicendo: ‘Signore, aiutami!’. Ed egli rispose: ‘Non è bene prendere il Pane dei figli [i giudei] per gettarlo ai CAGNOLINI [i gentili, goym].’
L’espressione “cagnolini” richiama un’altra frase, pronunciata da Gesù secondo Matteo 7/6: “Non date ciò che è santo ai cani, né gettate le vostre perle ai porci”, laddove “per i giudei i cani (goiym) erano i pagani”. Espressioni, queste, che riconducono al concetto di fondo che “Israele è il figlio (prediletto) di Dio, mentre i pagani sono i suoi servi (cani)” (O. da Spinetoli, “Matteo- Il Vangelo della Chiesa”, Cittadella, Assisi, 1983, pp. 36, 445, 446).


Contenuto del Testo Coranico
Vi è una ripetuta, ossessiva, noiosa fissazione in questo scritto, per cui ogni insegnamento o versetto in contrasto con il politeismo arabo, debba essere, inevitabilmente, frutto della mente ebraica. Una persona che si dichiara monoteista (pur credendo in un Dio-trino) sembra praticamente, fermamente convinta che il Monoteismo, l’Unicità di Dio, la fede e sottomissione ad Esso, non sia una caratteristica innata dell’essere umano, una verità reale, intaccabile, il messaggio portato da Adamo ed Abramo all’umanità, ma debba esser obbligatoriamente, ineccepibilmente, un frutto ebraico. Dimenticando non solo che proprio il Corano rimproverava il politeismo dei giudei (cfr. IX, 30) ma anche quanto ebbe a scrivere un professore ebreo antisionista, recentemente scomparso, Israel Shahak, a questo riguardo: “…Occorre confutare certe erronee affermazioni che si trovano in quasi tutti i lavori dei non ebrei sul giudaismo (…) Una di queste illusioni popolari è che la religione ebraica sia e sia sempre stata, monoteistica. Come sanno benissimo tanti studiosi della Bibbia, un’attenta lettura di quei testi rivela subito quanto tale concezioni sia sbagliata e astorica. In molti, se non addirittura nella maggior parte dei libri del Vecchio Testamento viene riconosciuta, senza dubbio alcuno non solo l’esistenza ma anche il potere di “altri dei” tanto che Yahweth (Geova), il più potente di tutti, è geloso dei suoi rivali e proibisce al suo popolo di adorarli” (Esodo, 15:11 e 20: 3-6). E’ ciò che leggiamo a pagina 68 del libro “Storia ebraica e giudaismo”: il colmo è che si tratta di un testo, citato peraltro nell’articolo, tradotto e pubblicato dalla casa editrice ‘Sodalitium’, di cui uno dei responsabili risulta essere nient’altro che….Don Nitoglia!
Inoltre l’assiduità con cui il Nitoglia ricollega il puro monoteismo islamico al giudaismo sembra dimostrare la sua condivisione della ‘leggenda’ diffusa dagli anti-monoteisti (pagani, agnostici o atei che siano) dell’origine “semita”, specificatamente ebraica, del monoteismo. Quasi che ogni dottrina tradizionale o ogni religione ortodossa non sia stata portatrice di un messaggio monoteista, diventando politeista solamente in seguito, a causa di incomprensioni o corruzioni dell’autentico ed originario insegnamento. O che i Libri sacri di religioni indoeuropee, ‘ariane’ o comunque non semite come quella zoroastriana (Avesta) o indù (Upanishad) non abbiano un insegnamento centrale, monoteista, unitario, al loro interno.

I sette ripetuti
La maggior parte dei commentatori autorevoli del versetto in questione, quali Hasan al-Basri (citato nell’edizione del Corano tradotta in italiano da un musulmano sunnita, edita dalla Newton&Compton in molteplici ristampe), affermano che per “Sab’a-l-mathani” (“I setti ripetuti”) si intenda la Sura Fatiah, la sua Aprente del Corano, che ogni musulmano deve recitare almeno due volte in ogni preghiera, ovvero almeno dieci volto al giorno. Ma se andiamo a leggere anche il primo volume della traduzione ed esegesi del Corano effettuata da un gruppo di sapienti sciiti (che si sono avvalsi nella compilazione dei più autorevoli commentari sciiti e sunniti), recentemente stampato in lingua italiana, leggiamo proprio come “I Sette ripetuti” sia uno dei dieci appellativi di questa sura, come desunto dal Corano e dalle tradizioni islamiche (cfr. “La Luce del Corano”, Centro di Studi Islamici ‘Amir al Muminin’, R.I. dell’Iran, libro finito ultimamente sotto indagine perfino della Digos…disponibile anche online al sito: http://quran.al-shia.com/it/). Ma quale sarebbe il contenuto di questi ‘sette ripetuti’, così caparbiamente accusati di essere una creazione ‘rabbinica’? Leggiamo insieme:
1. In nome di Dio, il Misericordioso, il Benevolo.
2. La lode appartiene a Dio, il Signore delle Creature dell’Universo,
3. il Misericordioso, il Benevolo,
4. il Padrone del Giorno del Giudizio.
5. Te solo adoriamo e a Te solo chiediamo aiuto.
6. Guidaci sulla retta via,
7. la via di coloro ai quali hai concesso la grazia, non quella di coloro sui quali è l’ira [Tua] e nemmeno quella dei traviati.

Come vediamo è un contenuto che non ha nulla di scandaloso e potrebbe esser fatto proprio da qualsiasi persona che crede in Dio, da qualsiasi monoteista, a prescindere dal suo credo o scuola particolare. Soffermiamoci però un attimo sul settimo ed ultimo versetto di questa sura, in particolare sull’identità di “coloro sui quali è l’ira” di Dio. Chi sono? TUTTI i commenti coranici autorevoli riconoscono come, insieme ad altri significati ‘paralleli’, ad un livello esclusivamente exoterico, il Corano si riferisca ai giudei (cfr. in italiano “La Luce del Corano”, volume I, pag. 30-31; l’edizione di “Newton e Compton”, pag. 24-25; la traduzione del celebre orientalista baha’i Bausani, pag. 502…)

Gli Atti dell’Islàm
Come abbiamo già detto, per “Sette ripetuti” si intende la Sura Aprente, la prima sura del Corano; mentre per “Corano Sublime” si intende il Libro ricevuto da Muhammad (S) stesso. Ciò è confermato in altri diversi versetti.

II°: Differenza di scopi
Il Corano attuale, cioè quello rivelato al Profeta Muhammad (S), etichettato arbitrariamente dal Nitoglia e da “Padre” Thery quale “Atti dell’Islàm”, a differenza del Corano originario da essi chiamato Corano ‘arabo’, non sarebbe né un libro liturgico né un libro di preghiere. Va specificato che l’esistenza di due tipi di Corano, differenziati dalla loro feconda fantasia, in “arabo” (andato perso) e “Atti dell’Islàm” (la copia attuale), non è che l’ennesima invenzione, non rintracciabile in alcuno studio sul Corano. Come al solito non viene infatti citato un solo studioso, musulmano e/o orientalista, che abbia mai dimostrato o anche soltanto accennato a tale ipotesi. E’ però facilmente dimostrabile come il Corano che abbiamo oggi, che è in definitiva l’unico Corano mai esistito, sia un libro liturgico ed anche un libro di preghiere. Durante la preghiera rituale (salat), in quella “spontanea” (du’a) così come nel ricordo di Dio (dikhr), il musulmano costantemente e ripetutamente recita versetti e sure coraniche. La Preghiera rituale non è infatti ritenuta valida se non viene in essa recitata, per ogni ciclo (rak’at), la Sura Aprente ed un’altra Sura a scelta (alcune scuole sostengono che dopo la Sura Aprente basti recitare almeno cinque versetti di un’altra sura). Il Corano è anche un libro liturgico, il cui contenuto intero è imparato a memoria da molte persone (chiamate in arabo huffaz, plurale di hafez) ed anche il musulmano neoconvertito e non arabofono conosce a memoria almeno alcune sue sure; il Corano ha addirittura dato vita ad un’arte senza paragoni che spesso lascia esterrefatti gli ascoltatori non musulmani e/o occidentali, ovvero la lettura salmodiata (con sette tipi diversi di recitazioni, per il cui apprendimento sono necessari anni di studio ed esercitazione). E’ un Libro che viene letto, salmodiato continuamente, tanto nelle case dei musulmani, quanto nelle moschee. In particolare nel mese santo di Ramadan, in cui questo Libro sacro fu rivelato, viene recitato ogni giorno e notte, così che alla fine del mese sacro il musulmano l’avrà letto integralmente almeno una volta.

Il Corano è perso
Il Corano ‘arabo’, originario, sarebbe andato perduto. Il Nitoglia suggerisce di cercare nella massa di “manoscritti arabi”. Evidentemente ignora che da più di 1400 anni a questa parte, con tutte le copie redatte in ogni angolo del mondo – ed a differenza del suo venerato ‘libro sacro’ – non sia stata mai trovata una sola variante del Corano. Chiunque abbia un minimo di conoscenza degli studi effettuati sulla Bibbia dalla critica moderna, sa che sono state invece trovate centinaia di migliaia di varianti, di discordanze, oltre alle alterazioni dei sensi e delle fonti. E’ uno dei miracoli del Corano. Perché Dio stesso ha assicurato la sua protezione e salvaguardia, laddove recita: “Noi abbiamo rivelato il Discrimine (uno dei nomi del Corano, n.d.r.) e Noi lo proteggiamo” (15: 9).
Egli ignora peraltro il lavoro e gli studi effettuati da eminenti personalità del mondo islamico, come il Grande Ayatollah Seyyed al-Kho’i che nel suo libro “Al-Bayan” (cfr. http://al-islam.org/tahrif_quran/), dopo aver passato in rassegna le ‘tradizioni’ (ahadith) che parlerebbero di una raccolta posteriore alla morte del Santo Profeta (S) del Corano (come sostenuto dagli orientalisti per minarne la credibilità e originalità), riporta 52 prove interne (versetti coranici) e innumerevoli prove esterne (ahadith, detti relativi al Profeta o ai suoi compagni) che dimostrano come il Sacro Corano attuale, sotto forma di Libro, esistesse sin dal tempo in cui il Santo Profeta (S) era vivo.

I primi musulmani
Come dimostreremo nella parte dedicata al rapporto fra ebrei e musulmani, sin dai primordi dell’Islàm, i maggiori nemici del messaggio coranico furono i politeisti arabi ed i giudei.

Dispute tra i giudei della Mecca ed il “rabbino”
Le fonti storiche e le biografie profetiche (si possono confrontare, poiché disponibili in lingua italiana, quella dello storico persiano Tabari e dello studioso M. Lings, così come quella dell’orientalista francese Henry Delaporte e del cristiano ortodosso V. Gheorghiu), oltre naturalmente al Santo Corano, riportano come in realtà le dispute che il Profeta (S) ed i suoi seguaci si trovavano di fronte, spesso dettate non da una ricerca o da una curiosità di natura teologica, ma da odio e risentimento, erano quasi esclusivamente di natura giudaica (cfr. per es. II, 89-90, 104-106, 108-110, 115, 139, 142, 212, ecc.). Esiste, purtroppo ancora non tradotto in nessuna lingua europea, un estratto del commento al Sacro Corano realizzato da ‘Allamah Tabataba’i (27 volumi, commento ritenuto unanimemente uno dei migliori mai realizzati, di cui 11 fin’ora tradotti in inglese) dal titolo “I Giudei del Sacro Corano”, di circa 500 pagine, che rappresenta un lavoro serio, scientifico, documentato, prezioso ed importante, ma soprattutto completo, riguardo al soggetto da noi trattato.
Riporta l’ebreo sionista Bernard Lewis, citato da Nitoglia nel suo articolo come una autorità tra gli “orientalisti”: “Vi sono molti passi nel Corano, nella biografia e nella tradizione del Profeta in cui si usano parole dure nei confronti degli ebrei” (“Semiti e antisemiti”, pag. 133, Rizzoli); “Le lotte che ne risultarono e l’ostilità da esse alimentata [tra ebrei e musulmani agli inizi dell’Islam] sono testimoniate dal Corano, dalla Tradizione e dai Commentari, dove l’ebreo è ritratto come un essere caparbio e perverso, ribelle ai comandamenti di Dio, che rinnega e uccide, o tenta di uccidere, i suoi profeti” (pag. 139); “Nei fondamentali testi islamici e cristiani l’ebreo è descritto come ostile, persino malevolo. La grande differenza consiste nel fatto che nei testi islamici la sua ostilità risulta inefficace e la sua malevolenza si conclude con la sua sconfitta: nel Corano gli ebrei disobbediscono a Mosè e sono domati, tentano di crocifiggere Gesù e falliscono, e si ingannano se pensano di esserci riusciti. Nella biografia del Profeta gli ebrei gli si oppongono, ma sono sopraffatti e opportunamente puniti, alcuni con l’espulsione, altri con la schiavitù o la morte (…) Così come il Fondatore del Cristianesimo anche il Fondatore dell’Islam era entrato in contrasto con gli ebrei, ma in circostanze e con conseguenze molto diverse. Maometto e i suoi compagni non erano ebrei e non vissero né predicarono il loro messaggio in una società ebraica. Gli unici ebrei a loro noti erano le tre tribù ebraiche di Medina, una minoranza religiosa in una comunità araba prevalentemente pagana. I musulmani non si ritenevano né si presentavano come il nuovo e vero Israele, e perciò non si sentirono minacciati o contestati dall’ostinata sopravvivenza del vecchio Israele. Il Corano non fu presentato come la realizzazione del Giudaismo, ma come una nuova rivelazione, che soppiantava le scritture ebraiche e cristiane, neglette e distorte dai loro indegni custodi (…) I Fondatori di entrambe le religioni, in modi diversi, entrarono in contrasto con i leader ebrei. Ma qui termina ogni somiglianza. Gesù fu crocifisso. Maometto trionfò nel corso della propria vita e divenne il capo di uno Stato e di una comunità. La sua lotta con le tribù ebraiche di Medina si concluse con la loro sconfitta e distruzione, non con la sua, e lo scontro tra Ebraismo e Islam si risolse e terminò con la sua vittoria”. Dopo aver affermato che tradizione ‘giudeo-cristiana’ è un’espressione molto usata e che, seppur dopo aver sollevato alcune polemiche, è accolta come dato che “indica una realtà storica e culturale”, l’ebreo sionista Lewis dice: “Il termine ‘giudeo-islamico’, invece, esiste solo come termine colto da adottare solo in un contesto storico e per indicare un passato sempre più remoto. Non è stato mai usato né da ebrei né da musulmani nei territori musulmani e non sarebbe mai stato accettato da nessuno di loro per definire le loro credenze, aspirazioni e modi di vita.” Parlando poi dei rapporti dell’Ebraismo il Cristianesimo, Lewis scrive: “Il primo, più ovvio e probabilmente più importante, punto di incontro tra ebrei e cristiani si trova nelle sacre Scritture comuni a entrambi. Gli ebrei non accettano il Nuovo Testamento, ma i cristiani accettano il Vecchio Testamento ebraico: certo, non l’hanno sempre fatto con lo stesso entusiasmo, ma almeno tutte le versioni del Cristianesimo hanno formalmente riconosciuto che il Vecchio Testamento è parte del Libro divino. Esso ha, infatti, svolto una funzione importante nella formazione e nello sviluppo della civiltà cristiana, la cui arte, letteratura e persino lingue sono impregnate profondamente delle storie, dello spirito e dell’idioma del Vecchio Testamento” (pag. 128-130).


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