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  1. #1
    SENATORE di POL
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    Predefinito Elogio Di Marco Ferrando

    E’ quasi stupefacente come, nel campo liberal-conservatore, si faccia a gara nell’imitare i comportamenti ipocriti, opportunistici e a tratti decisamente molto squallidi, messi in atto, in queste settimane soprattutto, dal fronte Prodinottista della sinistretta “unita”.
    Non voglio tornare sulla mancanza di principi, più e più volte manifestata dal candidato premier del “CentroDestra”, del suo istrionismo camaleontesco, che lo porta nel giro di poche ore a dichiararsi “liberale di sinistra” vicino al “partito democratico degli Stati Uniti” ( e non ai repubblicani di Bush) a stringere alleanze con l’ultradestra nazistoide (proclamando al contempo di aver escluso dalla coalizione i “fascisti” e gli “estremisti”), facendo promesse da super spesa pubblica neokeynesiana radical nel momento stesso in cui riesuma “la rivoluzione liberale” reaganiana, con le sue conseguenze……
    Mi riferisco invece al modo in cui NON si è proceduto a difendere, da parte dei liberali conservatori, il signor Marco Ferrando (il leader della corrente trotzkysta di sinistra del Partito della Rifondazione Comunista), dalle battutine (stalino-dalemiane) e dalle misure propriamente staliniste, opportuniste e ipocrite, intraprese contro di lui, e contro altri come lui, da signori che, nella sostanza profonda, come lui, sui temi importanti evocati, la pensano. La pansano come lui ma non hanno il coraggio (ossia non ritengono opportuno politicamente) di affermarlo con la stessa schiettezza e consequenzialità logica. Se così non fosse sarebbero soltanto degli sciocchi e degli illusi che non sanno trarre le conclusioni dai presupposti che loro stessi hanno messo con forza in campo, nelle loro “analisi politiche”, e nelle loro sparate propagandistiche “pacifiste”.
    Imitando perciò l’antifascista Piero Gobetti, che nel lontano 1923, elogiò (dalle colonne della sua rivista progressita denominata “La Rivoluzione Liberale”) il capo degli squadristi e fascisti più estremisti e intransigenti: Roberto Farinacci, non posso non tessere l’elogio pubblico del comunista conseguente e sincero Marco Ferrando. E parafrasando sempre il Gobetti, dichiaro che SE il comunismo ha ancora qualche cosa di utile da dire nel nostro Paese, questo è il comunismo di uomini come Ferrando, che dicono quello che pensano, che agiscono conseguentemente a quello che pensano e dicono. I comunisti bugiardi, ipocriti, salottieri, che annacquano le loro tesi per non apparire troppo scandalosi, o peggio i post-comunisti che mantengono inalterati i vizietti della scuola staliniana della “caccia al trotzkysta”, del “nemico a sinistra” (equiparato a un infiltrato, a un pagato, a un provocatore, ad un traditore che fa il giuoco del nemico di classe) di certo non sono altrettanto utili al nostro paese. Ferrando infatti ci mostra l’estrema sinistra comunista nella sua essenza, essenza che è comune a tutta la sinistretta massimalista, colonna dell’Unione Prodinottista, ma ce la mostra nuda, senza trucchi, senza maschere, senza pancera o altri imbellimenti posticci e fuorvianti.
    Ferrando è estremamente logico e conseguente, anche se spiacevole e scandaloso, e dolorosamente offensivo per i NOSTRI valori di liberali e conservatori anticomunisti e di patrioti italiani.
    Se, infatti, come affermano moltissimi dirigenti dell’Unione e come parrebbe scritto nello stesso “programma”, i nostri soldati in Iraq hanno rappresentato e rappresentano essenzialmente una forza in guerra, di guerra, e comunque una forza di occupazione, e per di più di occupazione illegittima, ALLORA secondo i canoni riconosciuti dallo stesso diritto internazionale, sussistendo detta situazione, la resistenza armata a tale occupazione per quanto spiacevole (giacchè si tratta di reazione armata a nostri compatrioti) sarebbe giustificata, legittima. Se siamo degli invasori, gli invasi hanno il diritto a resisterci e a cacciarci, anche con le armi. Al massimo, come dice il Ferrando, si può disquisire sui metodi della lotta armata anti-italiana, non sulla sua legittimità e giustezza anche etica.
    Dunque, non è Ferrando ad essere illogico, irrazionale, delirante nel trarre le conseguenze dalle premesse (in gran parte) comuni con i suoi alleati perbene. Sono i suoi compagni di partito e coalizione che, accettando, in un modo o nell’altro, le premsesse fondamentali (False sul piano storico e politico) ne rifiutano per ragioni evidenti le conseguenze necessarie. Questo dimostra ancora che sono ipocriti, opportunisti, illogici, non conseguenti, balbettanti, e sono costretti a usare sofismi e mistificazioni (si veda Diliberto quando ha detto che Ferrando scorda il principio leninista secondo il quale i soldati sono sempre vittime e non carnefici, dimenticando soltanto il piccolo particolare…. che Lenin avrebbe invitato i nostri soldati a solidarizzare con i “resistenti” e a rivolgere le armi contro i propri ufficiali, tradendo la loro Patria).
    Quando compagnuzzi come Di liberto organizzano manifestazioni “per la resistenza palestinese e irakena”, è ipocrita, falso, opportunistico, per non dire peggio, fare poi disquisizioni e distinguo, e meravigliarsi se bruciano le bandiere degli Stati Uniti e di Israele e se si inneggia in massa a Nassyria come luogo della “resa dei conti”, contro il nostro imperialismo (“Il nemico è in casa nostra” scrivevano gli spartachisti tedeschi nel 1914).
    Come diceva Lenin: la rivoluzione non la si fa con i guanti bianchi, non comodamente seduti nei salotti (magari di Bruno Vespa) e quando un movimento armato è in marcia per una “giusta causa”, è stupido meravigliarsi, se si è progressisti, comunisti, “leninisti”, che questa giusta causa venga a volte perseguita con strumenti….. spiacevoli.
    Mi permetto pertanto di elogiare Marco Ferrando, perché offende i nostri sentimenti soltanto, mentre i suoi compagni e compari, offendono anche la nostra intelligenza….e prendono per i fondelli gli italiani, ad iniziare dai nostri ragazzi, laggiù, in Iraq.

    Saluti Liberali

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  2. #2
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    dal quotidiano LIBERO di oggi

    " L'impresentabile Ferrando non si arrende: via i banchieri di Romano


    ROMA « Via Berlusconi » , ma anche « via i banchieri di Prodi » . Ecco il programma di Marco Ferrando. Escluso dalle liste di Rifondazione comunista per le sue frasi su Nassiriya, il trotzkista " impresentabile" non ha affatto deposto le armi. E ieri, insieme al fedelissimo Franco Grisolia, lo ha ridetto. « Chiuso il " caso Ferrando" resta aperto il " caso Prc" » . Forte del 7% incassato dalla sua componente, " Progetto comunista", all'ultimo congresso di Rifondazione, ma soprattutto convinto che la maggioranza del partito stia con lui, ha illustrato punto per punto il suo programma. Una piattaforma « di alternativa, contro l'assoggettamento del governo del centrosinistra alla logica dei padroni » . I veri comunisti contro i comunisti " al cachemire" che hanno firmato un piatto col diavolo ( alias Prodi). « Ormai è chiaro » , ha tuonato Ferrando, « l'allineamento di Prodi e Fassino alle logiche dei poteri forti. Lo hanno ripetuto entrambi sulla stampa facendo loro le proposte programmatiche del presidente di Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo » . E Fausto Bertinotti che fa? Zitto. « Quello che mi stupisce è l'allineamento ai gruppi di potere bancari ed imprenditoriali anche di Rifondazione che non ha un suo programma ma che è completamente identificata in quello dell'Unione » . Ferrando l'imprensentabile, però, non ci sta. E sfodera il suo di programma. Punto primo, « abolizione delle leggi sulla flessibilità e rifiuto esplicito della concertazione politica e sindacale prevista dall'Unione » . Quindi, cancellare il pacchetto Treu « votato a suo tempo anche del Prc » e la legge Biagi. Tolte di mezzo le « leggi del padronato » , le proposte sono: aumento salariale e salario ai disoccupati ( il reddito garantito). Il punto secondo prevede la « nazionalizzazione, senza indennizzi ( salvo ai piccoli azionisti) e sotto il controllo dei lavoratori, delle industrie in crisi e delle banche » . Ma anche la « rinazionalizzazione » di tutte le aziende privatizzate dal centrosinistra. Terzo e ultimo punto, la politica estera. « Siamo stati crocifissi per le nostre idee, ma noi non arretreremo, anzi, ribadiamo una per una le pietre dello scandalo » . Dunque, « denuncia documentata del colonialismo italiano in Iraq e degli interessi dell'Eni a Nassiriya » . Ma anche fare chiarezza sui « crimini di guerra » in cui sono state coinvolte le truppe italiane. Il tutto per rivendicare « il diritto alla resistenza dei popoli oppressi dall'occupazione militare » . Non è solo propaganda, avverte. Questa piattaforma sarà « il punto di riferimento di tutte le forze della sinistra » . Innanzitutto lo sarà per i trotzkisti eletti che, come ha ricordato Ferrando, « non hanno vincolo di sostegno al governo Prodi » . el. ca."

    Saluti liberali

  3. #3
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    dal quotidiano LIBERO di oggi.......

    " Scisma rosso, nasce il partito più comunista di Rifondazione

    ROMA « Bertinotti presidente della Camera ci sta benissimo. Ha distrutto Rifondazione, snaturandola. Ha aderito al governo dei poteri forti di Prodi e Padoa Schioppa. Questa è la sua ricompensa » . Marco Ferrando è più agguerrito che mai. Dopo aver abbandonato Rifondazione Comunista, di cui rappresentava l'area trozkista ( circa il 15 per cento), anche a causa della mancata candidatura, Ferrando è pronto a lanciare la sua nuova sfida: il partito comunista dei lavoratori, quarto partito italiano erede del Pci, di cui oggi a Roma presenterà il simbolo. Ci sono la falce e martello. C'è il rosso. E questo proprio mentre il nuovo segretario di Rifondazione, Franco Giordano, inaugura nel peggiore dei modi, con una maggioranza risicatissima, il suo mandato. Nell'orizzonte di Ferrando molti traguardi: rilanciare l'opposizione da sinistra ( « non può essere solo Berlusconi a combattere il governo » ) ; porsi come nuovo interlocutore del mondo dei lavoratori, del sindacato e dei movimenti; pescare consensi non solo tra i delusi di Rifondazione, ma anche tra Comunisti italiani e Verdi. Insomma, Bertinotti e Diliberto da oggi avranno un competitor in più. « Ora che Rifondazione ha aderito al governo dei banchieri e dei poteri forti, la mia presenza nel partito non aveva più senso politico » , spiega Ferrando, « mi spiace di non essere stato eletto per non aver potuto votare la sfiducia al governo Prodi. E' chiaro, però, che, se fossi entrato in Parlamento, avrei rotto comunque con Rifondazione. Per cacciare Berlusconi non si può andare a braccetto con Luca di Montezemolo » . La presentazione del simbolo è il primo vagìtodel movimento, ma il partito veroe proprio nascerà tra un anno. « Stiamo raccogliendo migliaia di adesioni di compagni e compagne dalla base di Rifondazione, ma vogliamo diventare il punto di riferimento di tutto il mondo antagonista: dai lavoratori ai pacifisti, dagli ambientalisti ai no global » , osserva Ferrando, che spera di far aderire alla sua nuova creatura anche qualche parlamentare. « Al momento non sono previsti ingressi, ma non mettiamo assolutamente limiti alla provvidenza » , sussurra malizioso, lasciando intendere che qualcuno, tra le fila di Prc e Pdci, guarda con simpatia alla nascita del nuovo soggetto politico. Previsioni elettorali non ne fa, ma è chiaro che, con una Rifondazione sempre più « imborghesita » e « complice dei poteri forti » , Bertinotti rischia di perdere un elettore su cinque. « Sfideremo la sinistra da sinistra » , promette. E immagina un governo dei lavoratori e un Parlamento dove « deputati e senatori guadagnano come un operaio e sono revocabili dal popolo in qualsiasi momento » . Il suo punto di riferimento, d'altronde, è ancora il caro vecchio Carletto Marx. E la sua analisi ne ricalca teoria e prassi. « I partiti che si rifanno al capitalismo ormai non hanno più nulla da offrire » , spiega. Quindi abolizione della proprietà privata e dittatura del proletariato? « Noi siamo contro la proprietà privata in mano ai grandi gruppi economici e alle grandi banche, che strangolano la piccola proprietà. Siamo per la riappropriazione collettiva delle grandi leve dell'economia. Sulla dittatura del proletariato, invece, è indubbio che un governo dei lavoratori sarebbe più democratico di quello dei padroni » . Rifondazione comunista, dunque, avrà un avversario in più. Ma il partito di Bertinotti ha anche parecchi guai interni. Ieri i nuovi candidati alla segreteria sono stati votati con una maggioranza molto risicata: 98 a favore e 73 contrari, con forti critiche della minoranza interna, come Salvatore Cannavò e Claudio Grassi, ma anche di esponenti storici della maggioranza come Luigi Vinci. Insomma, il neo segretario Franco Giordano sta faticando parecchio nel tenere il timone di un partito in questo difficile passaggio dall'opposizione al governo. E, guarda caso, i temi di scontro più caldi nel dibattito interno sono la missione in Afghanistan e la manovra- bis.
    GIANLUCA ROSELLI
    "

    Saluti liberali

 

 

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