Si può facilmente fare una brevissima riflessione sul progetto che il candidato fantasma dell'opposizione porta avanti, fiero, per la politica estera dell'Italia. Non sappiamo bene quando l'abbia detto, ma misteriosamente è comparso in televisione per pronunciare i suoi intenti, con uno sfondo giallo (uno dei pochi colori che la politica ci aveva ancora risparmiato), giallo come il famoso, lunghissimo, vuotissimo programma. Fingiamo di non preoccuparci delle varie questioni interne, o delle grandi tematiche del «calarsi le brache» (come titola oggi Libero) di fronte all'Islam, o delle 10-100-1000 Nassirye.
Fingiamo di ascoltare solo lui, Prodi, e non tutte le voci stonate del coro che dovrebbe dirigere, che spesso cantano (o stridono) ben più forte di quanto lui non bofonchi.
Ebbene, la sua laconica risoluzione è allarmante non meno degli estremismi che appoggia e rinnega, con il suo fare altalenante e confuso, farfugliato. Rimprovera al governo Berlusconi, in pratica, di aver fatto politica estera, di aver ricevuto pacche sulle spalle da capi di stato di tutto il mondo, senza averne tratto vantaggi pratici. Fa l'esempio dell'Iraq, sbagliando, dicendo che nessun vantaggio per gli italiani ci sia stato o ci possa essere (prendono tutto, ovviamente, i soliti demoniaci statunitensi). Non accenna al lavoro che i nostri soldati stanno facendo per istruire le forze di polizia, per riportare la normalità in un'area caldissima. Trascura questi piccoli dettagli che fanno ingrigire qualsiasi impegno di qualsiasi grande onlus (con tutto rispetto per le onlus, ma l'efficienza del nostro esercito, coi mezzi di uno Stato liberale che si impegna a supportarli, non può essere messa in parallelo). Semplicemente pontifica: qualsiasi forma di politica estera extra-europea è assolutamente inutile. Solo in Europa, e attraverso all'Europa, l'Italia può contare qualcosa. Tutto il resto è noia, come cantava Franco Califano.
Se fossimo molto benpensanti e un po' tonti apprezzeremmo in lui, per lo meno, lo spiccato europeismo. Lo nomina molto spesso, lo inserisce nel programma, lo tocca e ritocca ogni volta che può. Però poi continua elogiando il suo operato (invece discussissimo da praticamente tutti gli opinionisti e gli osservatori internazionali, compresi quelli delle sinistre europee) come presidente della Commissione Europea. Ha sorriso soddisfatto perché aveva una lettera di dimissioni in bianco di ogni persona con incarico di responsabilità che lavorasse durante il suo «governo». Non storcendo il naso per la democraticità della cosa, gli crediamo anche quando dice che non «ha mai avuto nessun problema e tutto è filato liscio». Poiché siamo pigri, non andiamo a ricercare tutti i pasticci che ha fatto, per cui all'estero si è anche dubitato della sua buona fede. In fondo è un italiano che ci ha rappresentati, nel bene e nel male, quindi inutile girare il dito nella piaga e doverci vergognare ancora di più (facciamo solo un pensierino a quanto sarebbe bello averlo al governo dopo che ha fallito già in Italia e in Europa). Tuttavia, pur tralasciando questo e quello, ci viene un dubbio: non sarà che dà tutto sto peso all'Europa solo per approfittare della sua carriera pregressa?
Ma dopo essere stati prima tonti e poi malpensanti, proviamo infine a fare un ultimo sforzo e decifrare i suoi versi: decifrarli non solo nel senso di dare un significato denotativo diretto alle parole confuse, ma proprio a capirli nel loro significato. Prodi non vuole che l'Italia svolga una politica estera esterna all'Unione Europea. Questo significa semplicemente «non avere una politica estera». In quanto come europeista dovrebbe intendere i rapporti inter o infra-europei ormai come costituzionalizzati, e dovrebbe anche sapere che una politica estera comune dell'Europa non esiste. Insomma, il programma dell'Unione, in materia di esteri, si concretizza nel trionfante, fiero intento di non fare nulla. Da quel che dice Romano, non ci dovrebbero essere relazioni con gli statunitensi, bisognerebbe rispettare l'opinione comune europea per le altre questioni, di poco conto, tipo Medioriente e Islam, o economicamente Cina e India. E se pensate che un'opinione comune, in Europa, non c'è mai stata su niente, allora siete proprio pignoli!
Romano si propone di avere buoni rapporti con l'Inghilterra, la Francia e la Spagna. Poi si corregge, scambiando l'Inghilterra (che forse gli ricorda un po' troppo Berlusconi e dà troppo fastidio ai suoi amici no-global) con la Germania. Anche lì c'è la Merkel, che proprio socialista non è, ma forse non l'hanno ancora informato. Ora spezziamo una lancia per difenderlo: non è colpa sua, se l'Unione non avrà una linea estera che non sia «non prendere posizioni». Non c'è concordia su nulla, soprattutto sugli esteri, tra la Margherita e Rifondazione (per fare un esempio). Ma almeno non venga a criticarci per quanto abbiamo fatto, per una volta che se ci prendono in giro non è più per pietà, ma per invidia.
E non certo grazie al suo mandato di presidente della Commissione Europea.
Paolo




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) ma il manager,colui che riuscirà a razionalizzare meglio le risorse della propria terra,evitando di avere nuovi "Bassolino" che di certo non aiutano regioni già in difficoltà come la Campania.
