L'EUROPA NON SIA MOLLE VERSO CHI NE OFFENDE LE RADICI
Intervista con il sottosegretario all'Interno, Alfredo Mantovano
di Vincenzo Nardiello

«Invece che sugli esplosivi l’attenzione si è concentrata sul cerino». Alfredo Mantovano, sottosegretario di An agli Interni, usa questa metafora per spiegare che cosa sta accadendo dopo la vicenda dell’esibizione della t-shirt con le vignette sull’Islam da parte dell’ex ministro Roberto Calderoli. Senza lesinare accuse all’Europa, definita «molle, incapace» e «pronta a sbracarsi» di fronte alle violenze messe in atto dagli estremisti islamici. Andiamo con ordine. Per usare la sua metafora, Calderoli ha acceso un bel cerino... «Per dirla con un eufemismo Calderoli ha fatto un’enorme leggerezza mettendosi a girare con un fiammifero acceso nel deposito di esplosivi. Ma adesso il problema è un’altro».
Quale?
«Spento il cerino dobbiamo porci il problema degli esplosivi, che invece sono rimasti tutti. Lo prova il fatto che, oltre a quanto accaduto in Libia, non va affatto trascurato ciò che è successo in Nigeria, dove sono state bruciate chiese e assassinati dei cristiani».
Berlusconi teme attentati terroristici in Italia tesi a condizionare l’esito delle urne sul modello di quelli dell’11 marzo a Madrid: ha ragione a preoccuparsi?
«Sì, ma il discorso merita qualche precisazione».
In che senso?
«Nel senso che, come ha ribadito il ministro Pisanu, non esistono segnalazioni specifiche in relazioni ad attentati imminenti, ma questo non vuol dire che in futuro non possano verificarsi. Certo, la preoccupazione resta: l’Italia è stata ripetutamente minacciata non perché abbia fatto qualcosa di particolare, ma in quanto cristiana e occidentale. Sia
chiaro: è per questa ragione che siamo un potenziale obiettivo dell’integralismo islamico».
La vicenda Calderoli e i conseguenti scontri in Libia non segnalano l’aumento del rischio che questa vicenda
possa diventare l’albi per qualche gruppo terrorista deciso a colpire l’Italia?
«Ripeto: al momento non esistono segnalazioni in questa direzione. C’è da dire che il lavoro fatto in questi ultimi anni dai predicatori di odio ci dice che le tensioni sono concentrate soprattutto nei Paesi a maggioranza musulmana, con l’obiettivo di consolidare le posizioni dei fondamentalisti». Allude anche al fatto che le manifestazioni antivignette non sarebbero spontanee? «Certo. Le vignette sono del settembre 2005, una reazione a caldo si sarebbe dovuta avere nell’ottobre 2005, non ora. Invece a partire da quel momento c’è stata un’azione sistematica per incendiare il mondo islamico». Quindi anche lei è convinto che ci sia una regia internazionale? «Abbiamo nome e cognome di chi ha girato per organizzare tutto questo. Non è un mistero per nessuno». Concretamente che cosa si può fare per evitare di continuare a subire in silenzio le aggressioni ai cristiani? «Non vorrei che passasse l’idea che offese d’ogni tipo alla religione cristiana sono legittimo esercizio di libertà, e le vignette su Maometto no. Deve essere chiaro che non vanno bene né le vignette né i cattolici assassinati. Fatta questa premessa, il corollario è che il rispetto dei diritti deve essere assicurato dappertutto».
E' il famoso principio della reciprocità. Ma tra il dire e il fare...
«La reciprocità non può essere sancita con un decreto legge. Se l’Europa continuerà a mostrarsi molle e incapace, se continuerà a sbracarsi nei confronti di qualsiasi reazione violenta e se, al contrario, continuerà a mostrarsi indifferente nei confronti delle offese alle proprie radici culturali e religiose nessun passo in avanti potrà essere fatto sulla strada
della reciprocità».
L’Ue deve mostrarsi più forte?
«L’Europa ha chiesto e ottenuto l’approvazione di una risoluzione contro le discriminazioni ai danni degli omosessuali - e francamente non mi pare che ce ne siano tante in giro - invece non ho notizia di risoluzioni contro i massacri dei cristiani». Perché accade questa discriminazione alla rovescia? C’è forse un complesso d’inferiorità dell’Europa nei confronti della propria storia? «Mi pare che la spiegazione migliore l’abbia data di recente Benedetto XVI, quando ha detto che l’Europa non ama se stessa. Infatti l’amore non deriva dalla soggezione, ma dalla conoscenza e l’Europa rifiuta di riconoscere le proprie radici. Ha lo stesso atteggiamento di chi si abbandona e si lascia morire. Se l’Europa non troverà la forza di invertire questa tendenza saranno guai».