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    Predefinito Il contestatore del puffone

    http://www.centomovimenti.com/2006/f...o/27_ricca.htm"Sapete solo insultare, ridicolizzare, demonizzare e spargere pessimismo! Questo solo sa fare la sinistra! A nessuno di noi verrebbe in mente di impedire il regolare svolgimento di una manifestazione, nessuno di noi si sognerebbe di interrompere e disturbare una festa della libertà come questa". Visibilmente irritato, il Puffone ha reagito in questo modo al mio breve intervento durante la convention forzista di sabato scorso al Mazda palace di Milano.

    Non era mia intenzione, davvero, rovinare la “festa della libertà”. Ma quando l’ho sentito parlare di “legalità” non sono riuscito a trattenermi. E gli ho urlato, con il vocione delle grandi occasioni: "Ma tu che parli di legalità! Sei un corruttore! Sei un corruttore! Sei un corruttore! Corruttore! Rispetta la legge! Rispetta la legge! Rispetta la legge! Rispetta la legge! Rispetta la legge! Rispetta la legge!"
    .
    (Insulti? Ridicolizzazione? Demonizzazione? Pessimismo? Tutta colpa della sinistra, certo!)
    E poi, mentre le guardie private mi conducevano all'uscita, tra invettive e insulti di ogni genere del pubblico (il famoso partito dell’amore), rivolto ai tifosi, ho urlato:
    "Non fatevi fregare, amici! Vi sta ingannando! Vi sta ingannando! Vi sta ingannando! Vi sta ingannando! Vi sta ingannando! Vi sta ingannando!".
    E quindi ho chiuso con un ultimo urlo dal fondo del palazzetto: "CIALTRONE!!!"

    Ho appreso dai notiziari che subito dopo il “premier” ha tratto spunto da quella definizione - “corruttore” - per denunciare, modesto com’è, la “vera corruzione di questo Paese”: “l'intreccio di poteri fra toghe rosse, coop rosse, giunte rosse e quel partito che è rimasto sempre lo stesso e ha corrotto le menti di tanti” e via delirando.
    All'uscita ho chiesto e ottenuto di essere assistito dalla polizia di Stato, affinché - allontanati i guardiani privati - fosse garantita la mia incolumità.
    Senza bisogno di identificarmi, gli agenti della Digos di Milano - la medesima struttura che sabato 29 gennaio 2005 mi sequestrò per impedirmi di partecipare a un convegno in memoria di Craxi - mi hanno gentilmente scortato alla più vicina fermata della metropolitana. E tutto si è concluso tranquillamente.
    Attendo ora nuova querela per "offesa alla presidenza del Consiglio", come accadde il 5 maggio 2003, il giorno della morte di Napoleone.


    Questa volta non mi è stato difficile entrare alla convention, nonostante i miei gravi precedenti di turbativa del quieto vivere. Mi è bastato avvolgermi in una bandierona di Forza Italia e tenerne un'altra, più piccola, in mano. Sotto braccio ostentavo una copia del Foglio. Nelle feste dei "liberali" il diritto all’applauso è garantito.
    Meno facile è stato, travestito in tal modo, resistere nel caldo del Mazda palace per due ore, tra inni azzurri, sventolio di bandiere e simpatici coretti: chi non salta comunista è!
    Ma ne è valsa la pena. M’ero recato al raduno forzitaliano, insieme all’amico Riccardo munito di videocamerina, con l’idea di girare una serie di interviste ai partecipanti, per tastare il polso al partito dell’amore.


    Arrivato di buon’ora, mi sono subito reso conto che non era impossibile entrare. Sotto un tendone regalavano gadget.
    Ho preso un paio di bandiere e cambiato programma.
    Dentro, il clima è da stadio. Il palazzetto si riempie di tifosi portati in pullman da tutta la Lombardia. Signore, ragazzi, pensionati. Sembrano persone tranquille. Poi li guardi bene e ti accorgi che c’è qualcosa di strano: odiano “i comunisti”, adorano il Capo, canticchiano un inno idiota, si bevono le più colossali panzane.
    E tutto questo, dodici anni dopo la famosa “discesa in campo” di un piazzista preoccupato di evitare la galera e salvare la roba.
    Un giorno qualcuno ci chiederà com’è stato possibile. E gli faremo vedere le foto dei leaderuzzi de’ sinistra. Basterà.
    Alle feste della libertà - mi accorgo - nessuno può parlare tranne Lui, l’Amato Leader. L’inizio della manifestazione è previsto per le 9,30. Il dio non si appaleserà prima delle 11,15. Nel frattempo c’è spazio solo per i canti. Da Bondi a Formigoni, i capetti sono tutti schierati a bordo palco con l’abito della festa, ma nessuno prende la parola per un saluto. Sono cotti dai riflettori, si annoiano a morte, devono sentirsi anche un po’ scemi. Ma stanno lì. Il dio è capriccioso.
    Mimetizzato tra i supporter, riesco a passare inosservato alla gendarmeria. Mi riconoscono solo i fotografi e i giornalisti. Alcuni di loro si avvicinano e mi sussurrano qualcosa all’orecchio. “Ottima performance”, si complimenta uno. “Non fare cazzate”, mi consiglia un altro. “Ma gli vuoi fare qualche scherzetto?”, s’informa il cronista del Corriere.
    Zitto zitto mi avvicino a meno di venti metri dal palco, dietro il quale campeggia un immenso cielo azzurro con la scritta, vagamente orwelliana: forza italia, forza di libertà. Ric intanto continua a filmare.
    Sulle note dell’inno di Mameli s’appalesa l’ometto del destino; la folla è in tripudio. Lo lascio tranquillo per i primi cinque minuti.
    Poi gli urlo in faccia la verità fuori copione. Sacrilegio!

    Mezz’ora dopo sono già al bar a bermi un chinotto. Tutto sommato poteva andar peggio.
    Poi vado al computer a scrivere un comunicato, per consentire ai cronisti di non appiattirsi sulla voce del padrone.
    Scopro che a stretto giro “il responsabile enti locali della Dc di Rotondi, Franco De Luca”, in una nota di agenzia, si è sentito in dovere di dichiarare: "Ricca sarà anche un bravo ragazzo ma è vittima di cattivi maestri", ed è “la riprova che i giudici comunisti odiano Berlusconi".
    Voglio togliermi dai coglioni tipi così: ecco perché urlo.



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  2. #2
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    Predefinito

    LA STRISCIA ROSSA-Cultura di governo.

    «Maurizio Boccacci vede l’assemblamento sulle scale e si ferma a fare il saluto romano. A cinque dita, poi a tre. Da sopra Vicolo del Montano si sente, lontano, un coro di “bella ciao”. A quel punto Boccacci sembra colto da un ulteriore raptus. Continua ad avvicinarsi, fa un segno di minaccia passandosi il pollice sotto la giugulare»
    Albano Laziale, Maurizio Boccacci esponente della Fiamma Tricolore guida il corteo del partito fascista alleato di Berlusconi.
    L’Unità, 26 febbraio


 

 

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