RE COZIO: sovrano/eroe della Val di Susa
Alla morte del re Donno, che si era accordato con Cesare garantendogli il libero transito per la valle di Susa, sale al trono il figlio Cozio, «giovane rampollo dei re alpini», come lo definisce Ovidio.
Dopo un periodo di relativa tranquillità, i Romani, guidati dall'imperatore Cesare Ottaviano Augusto, tornano nuovamente a dedicarsi alla valle, scontrandosi così con le tribù di re Cozio. Queste resistono a lungo, arrendendosi solamente nel 13 a.C. quando il loro re riesce ad intavolare delle trattative di pace a condizioni abbastanza favorevoli: in cambio dell'impegno di costruire nuove strade e di difendere i passi alpini l'imperatore romano concede a Cozio la cittadinanza romana e il comando sulla maggior parte delle tribù della valle, nominandolo nel contempo prefetto di una parte del regno paterno, trasformata in provincia romana. L'accordo viene celebrato qualche anno più tardi (9-8 a.C.) con la costruzione dell'Arco di Augusto, a ricordo perenne del patto suggellato con solenni sacrifici tra Roma e il regno di Cozio.
La romanizzazione dei territori del nuovo prefetto romano prosegue a rilento, e ben 7 delle tribù a lui direttamente soggette si ribellano nuovamente a Roma, venendo però sconfitte. Si tratta dell'ultima rivolta antiromana delle genti della valle, anche se gli oppositori continuano ad esistere. La bravura di Cozio consiste nel fare da mediatore tra le pretese dei dominatori e quelle dei sottomessi: tiene con sé il primogenito Cozio II, che succedendogli permetterà la continuazione di una linea politica vantaggiosa per il suo popolo, e manda invece a Roma l'altro figlio, Vestale, per ottenere amicizie influenti che potranno tornare utili alle genti delle sue valli.
Una delle opere più importanti e durature di Cozio è senza dubbio la grande strada carrozzabile che egli fa costruire da Avigliana a Chorges, attraverso le valli della Dora e della Durance, utilizzando mano d'opera locale e ingegneri romani, il tutto sotto la supervisione di Agrippa, genero di Augusto e suo rappresentante presso Cozio. Si tratta di una strada pressoché “romana”, ossia costruita non diversamente dalle migliori strade dell'impero, che peraltro riveste un'importanza non indifferente se, come scrive Ammiano Marcellino, era la via «più breve, diretta e frequentata» per la traversata delle Alpi, forse persino la più celebre tra tutte quelle che conducevano ai passi alpini, tanto che spesso veniva seguita anche da viaggiatori diretti non in Spagna o in Gallia, ma addirittura in Germania.
Dopo la sua morte, avvenuta nel 40 d.C., il mausoleo di Cozio diviene oggetto di un vero e proprio culto religioso che dura ancora tre secoli dopo, come testimoniato dal romano Ammiano Marcellino che, impressionato dalle scene di devozione cui assiste, scrive: «Il sepolcro di questo piccolo re si trova a Susa, presso le mura, ed i suoi Mani sono oggetto di un culto religioso per un duplice motivo: governò il suo popolo con giustizia e, per la sua alleanza con Roma, gli assicurò una pace duratura».
http://www.montagnedoc.it/template_s...atalogo&ID=570