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Discussione: Per Non Dimenticare

  1. #1
    TREMENDISTA
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    Predefinito Per Non Dimenticare

    promemoria: d'alema va alla guerra DOSSIER a cura di Gruppo Zastava Trieste antimperialismo - internazionalismo - solidarietà 338-9116699 zastavatrieste@libero.it http://digilander.iol.it/zastavatrieste - MARZO 2002 23 marzo 2002
    3 anni fa l'Italia bombardava la Jugoslavia

    "Vorrei ricordare che quanto a impegno nelle operazioni militari noi siamo stati, nei 78 giorni del conflitto, il terzo Paese, dopo gli USA e la Francia, e prima della Gran Bretagna. In quanto ai tedeschi, hanno fatto molta politica ma il loro sforzo militare non è paragonabile al nostro: parlo non solo delle basi che ovviamente abbiamo messo a disposizione, ma anche dei nostri 52 aerei, delle nostre navi. L'Italia si trovava veramente in prima linea."
    (On. Massimo D'Alema)

    La composizione del governo D'Alema I (21 ottobre 1998) Presidente del Consiglio: Massimo D'Alema (Ds) Vice Presidente: Sergio Mattarella (Ppi) Sottosegretario alla presidenza: Franco Bassanini (Ds) Bilancio e Tesoro: Carlo Azeglio Ciampi Finanze: Vincenzo Visco (Ds) Industria: Pier Luigi Bersani (Ds) Esteri: Lamberto Dini (Ri) Giustizia: Oliviero Diliberto (Pdci) Interno: Rosa Russo Jervolino (Ppi) Commercio estero: Piero Fassino (Ds) Riforme costituzionali: Giuliano Amato Beni Culturali Spettacoli e Sport: Giovanna Melandri (Ds) Sanità: Rosy Bindi (Ppi) Ambiente: Edo Ronchi (Verdi) Funzione Pubblica: Angelo Piazza (Sdi) Comunicazioni: Salvatore Cardinale (Udr) Pubblica Istruzione: Luigi Berlinguer (Ds) Ricerca Scientifica e Università: Ortensio Zecchino (Ppi) Trasporti: Tiziano Treu (Ri) Difesa: Carlo Scognamiglio (Udr) Lavori Pubblici: Enrico Micheli (Ppi) Lavoro e Mezzogiorno: Antonio Bassolino (Ds) Pari opportunità: Laura Balbo Solidarietà sociale: Livia Turco (Ds) Politiche agricole: Paolo De Castro (Ulivo) Rapporti parlamento: Guido Folloni (Udr) Politiche comunitarie: Enrico Letta (Ppi) Affari regionali: Katia Belillo (Pdci) (21 ottobre 1998)


    a voi nuovi profeti della pace


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  2. #2
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    ATTACCO ALLA JUGOSLAVIA, 23 MARZO 1999:
    LA GARA PER IL PRIMO DELLA CLASSE
    QUANDO LA "SINISTRA" VA ALLA GUERRA
    INTERPRETI:
    SCOGNAMIGLIO - PRODI - COSSIGA - D'ALEMA E IL SUO GOVERNO

    "Vorrei ricordare che quanto a impegno nelle operazioni militari noi siamo stati, nei 78 giorni del conflitto, il terzo Paese, dopo gli USA e la Francia, e prima della Gran Bretagna. In quanto ai tedeschi, hanno fatto molta politica ma il loro sforzo militare non è paragonabile al nostro: parlo non solo delle basi che ovviamente abbiamo messo a disposizione, ma anche dei nostri 52 aerei, delle nostre navi. L'Italia si trovava veramente in prima linea."
    (On. Massimo D'Alema)

  3. #3
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    Dal "Giornale di Brescia", Sabato 10 Luglio 1999 A guerra conclusa, svelati dal colonnello Francesco Latorre i numeri dell'operazione "Alled Force" Sesto Stormo, 172 missioni per il Kossovo Da Ghedi sono stati schierati in Puglia 85 uomini e 12 velivoli, per 418 ore di volo. Missioni di ricognizione e di attacco a terra. "(...) L'altra sera il colonnello Latorre ha svelato tutti i numeri della cosiddetta operazione Aled Force conclusasi il 10 Giugno con la resa di Milosevic (sic). Lo ha fatto davanti ai militari del VI Stormo e alle loro famiglie (cui e' andato il sincero ringraziamento del comandante...) ma anche davanti al Generale Gargini, al prefetto, al vicequestore e al comandante provinciale dei Carabinieri.
    Il colonnello ha cominciato spiegando che, a causa della posizione centrale in una zona perennemente in crisi (....), "l'Italia e' considerata una sorta di portaerei nel Mediterraneo. Non a caso, nel corso dell'Allied Force, l'85% delle missioni ha decollato dalle nostre basi". (...)
    Naturalmente, gli uomini e i mezzi del VI stormo hanno fatto la loro parte. Anzi hanno fatto molto.
    "L'impegno operativo del VI Stormo - ha detto Latorre - s'e' concretizzato in missioni di ricognizione (2 sortite per due giorni la settimana) e in missioni d'attacco effettuate in un primo periodo da Ghedi, poi da una cellula schierata a Gioia del Colle (6/8 sortite giornaliere per 6 giorni la settimana)".
    (...) da Ghedi in Puglia sono arrivati 85 uomini, 12 velivoli e 12 laser pod. ll rischieramento ha consentito di effettuare 418 ore di volo, che si traducono in 172 sortite: 6 di ricognizione e 166 di attacchi veri e propri, sferrati contro obiettivi selezionati di tipo prettamente militare: depositi di munizioni, caseme, aeroporti. V'e' inoltre da specificare che, per gli attacchi, sono state utilizzate bombe a puntamento laser e a caduta libera.
    Il colonnello Latorre ha anche spiegato come tecnicamente avvenivano le missioni. Dopo la preparazione alla base, "i nostri aerei decollavano da Gioia del colle, quindi, fatto rifornimento in volo sull'Adriatico, si mettevano in "zona d'attesa" su cieli non ostili, tipo la Macedonia e l'Albania: l'attesa dipendeva dal fatto che si viaggiava in pacchetti di aerei e che ogni pacchetto aveva tempi precisi per entrare in azione. Poi, quand'era il nostro turno, si andava sull'obiettivo, quindi, seguendo rotte prestabilite, si tornava. Anche grazie alla preparazione dei nostri equipaggi, tutto ha funzionato a meraviglia, tant'e' vero che, nel 100% delle operazioni, uomini e mezzi sono rientrati alla base" (....)

  4. #4
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    ´Il governo D'Alema nacque per rispettare gli impegni Nato' di CARLO SCOGNAMIGLIO PASINI* Nel dibattito sulla caduta del governo Prodi pubblichiamo l'intervento di Carlo Scognamiglio Pasini, ministro della Difesa nel successivo esecutivo guidato da D'Alema. Caro Direttore,
    forse in conseguenza dell'esito elettorale, la più autorevole stampa italiana ha pubblicato numerose interviste a protagonisti ed articoli autorevoli che qualificano la formazione del Governo presieduto dall'on. D'Alema (22 ottobre 1998) come la conseguenza dei peggiori vizi del machiavellismo minore, cioè il complotto, il tradimento e l'ambizione.
    Avendo avuto una parte non secondaria in quella vicenda desidero testimoniare che una simile ricostruzione non corrisponde affatto alla verità storica, e costituisce invece il frutto di una percezione della politica che vede soltanto le questioni interne e non conosce, o non comprende, le ragioni della politica internazionale che talvolta sono ben più forti e rilevanti di quelle domestiche.
    Il Governo D'Alema non fu formato in conseguenza di questioni interne, poiché - per quanto io sappia - il protagonista avrebbe volentieri differito l'appuntamento, ma da ragioni di politica internazionale che derivavano dalla più grave crisi che il Paese si trovò ad affrontare negli oltre 50 anni della Repubblica.
    Questi sono i fatti.
    Il Governo presieduto dall'on. Prodi perse il voto di fiducia alla Camera il 7 ottobre 1998.
    Cinque giorni più tardi il Nac (North Atlantic Council, cioè la Nato) deliberò l'Activation Order contro il dittatore serbo Milosevic. Si tratta del terzo e ultimo passo della procedura di attacco militare in vigore presso l'Alleanza Atlantica, passo che affida al Segretario Generale e al comandante militare (Supreme Allied Commander in Europe - Saucer) il mandato, irrevocabile senza una nuova procedura di voto, di premere il grilletto, cioè di scatenare l'attacco che verrà compiuto dalle forze alleate, già schierate per questo scopo.
    La delibera del 12 ottobre prevedeva una sospensiva di 96 ore, cioè fino al 16 ottobre, nell'esecuzione, per dare modo al Governo jugoslavo di dimostrare la propria disponibilità a riprendere il negoziato con la comunità internazionale. Questo fu, infatti, quanto si percepì, per cui alla scadenza la sospensiva fu protratta per ulteriori 96 ore, cioè fino al 20 ottobre, data alla quale l'Act Ord fu definitivamente sospeso, ma non revocato. Alla data del 20 ottobre 1998, cioè allo spegnersi dell'allarme rosso, la procedura per la risoluzione della crisi di governo italiana si era compiuta, avendo il Presidente della Repubblica concluso le consultazioni ed affidato all'on. D'Alema l'incarico di formare il Governo.
    Rammentando questi fatti, è impensabile che qualcuno ritenga che vi possa essere stato un solo rappresentante politico o istituzionale che nel corso delle consultazioni si sia espresso per un Governo istituzionale, cioè senza maggioranza parlamentare, oppure per lo scioglimento anticipato del Parlamento (e per votare, quando: a Natale?).
    In quelle circostanze né il Presidente Scalfaro, né l'on. D'Alema, avevano altra scelta se non tentare di formare un governo politico, cioè sostenuto da una propria maggioranza parlamentare, ancorché formata da una coalizione (i governi di coalizione sono la norma non l'eccezione nelle situazioni di guerra) diversa da quella formatasi con le elezioni politiche del 1996, un governo che garantisse alle Forze Armate italiane la possibilità di assolvere con dignità i propri compiti nell'Alleanza di fronte alla imminenza di un conflitto che di necessità avrebbe visto l'Italia nel ruolo di protagonista.
    Sono testimone all'on. D'Alema di aver mantenuto i propri impegni con scrupolo e determinazione.
    Nel mese di novembre
    (1998, ndr) acconsentì alla richiesta di far partecipare l'Italia alla costituzione dello Kfor in Macedonia, che sarebbe poi divenuto il corpo di spedizione in Kosovo, su basi paritetiche con le maggiori potenze europee, Francia e Inghilterra.
    Nel mese di gennaio (1999, ndr) acconsentì al conferimento di una rilevante forza aerea italiana di 40 (poi 50) aerei da combattimento al comando Nato.
    Il 24 marzo 1999
    si assunse la responsabilità di acconsentire l'inizio delle ostilità, nel corso delle quali pur impegnandosi - come era suo dovere - nella ricerca di una soluzione diplomatica, non ostacolò l'azione militare dell'Alleanza.
    Verso la fine del conflitto autorizzò l'eventuale partecipazione dell'Italia alla formazione di un corpo di invasione, con una imponente aliquota di forze.
    L'Italia uscì da questa drammatica vicenda avendo conquistato il rispetto e la considerazione degli Alleati in una misura che mai si era espressa in passato, e avendo offerto un contributo insostituibile all'azione militare.
    Queste furono le ragioni della formazione del Governo D'Alema e della maggioranza che lo sostenne.
    E' possibile che prima e dopo la conclusione vittoriosa della guerra nel Kosovo si siano compiuti errori nella politica interna. Ma questa è questione diversa dalle vicende che si svolsero nell'ottobre 1998, e sulla quale non saprei esprimermi per difetto di competenza.
    *Ex ministro della Difesa

  5. #5
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    LA LETTERA "Attacco contro Milosevic: fu il mio governo a dire sì" di ROMANO PRODI* Nel dibattito sulla caduta del governo guidato da Romano Prodi, interviene oggi l'ex presidente del Consiglio, attuale presidente della Commissione europea. Prodi replica a Carlo Scognamiglio Pasini, responsabile del ministero della Difesa nel governo presieduto da Massimo D'Alema. Scognamiglio aveva sostenuto che il gabinetto D'Alema era nato per rispettare gli impegni Nato, consentendo così all'Italia di conquistare il rispetto e la considerazione degli alleati. Caro Direttore, ho letto con interesse sul Corriere della Sera di ieri l'articolo che l'ex ministro della Difesa Carlo Scognamiglio ha dedicato al passaggio tra il governo da me presieduto e quello guidato dall'on. Massimo D'Alema.
    Carlo Scognamiglio si sofferma, in particolare, sugli avvenimenti di politica internazionale (erano i giorni del drammatico confronto con la Serbia di Milosevic) che fecero da sfondo al passaggio di governo. Avvenimenti che lo inducono a concludere che il nuovo esecutivo fu formato per "ragioni di politica internazionale che derivarono dalla più grave crisi che il Paese si trovò ad affrontare negli oltre cinquanta anni della Repubblica".
    Fondamentale - secondo Scognamiglio - fu, in questa prospettiva, la necessità di dare vita ad un governo "che garantisse alle Forze Armate italiane la possibilità di assolvere con dignità i propri compiti nell'Alleanza di fronte alla imminenza di un conflitto che di necessità avrebbe visto l'Italia nel ruolo di protagonista".
    "Il governo presieduto dall'on. Prodi perse il voto di fiducia alla Camera il 7 ottobre 1998. Cinque giorni più tardi il Nac (North Atlantic Council, cioè la Nato) deliberò l'Activation Order contro il dittatore serbo Milosevic. Si tratta del terzo e ultimo passo della procedura di attacco militare in vigore presso l'Alleanza Atlantica, passo che affida al Segretario Generale e al comandante militare il mandato, irrevocabile senza una nuova procedura di voto, di premere il grilletto. Alla data del 20 ottobre, cioè allo spegnersi dell'allarme rosso, la procedura per la risoluzione della crisi di governo italiana si era compiuta, avendo il Presidente della Repubblica concluso le consultazioni ed affidato all'on. D'Alema l'incarico di formare il nuovo governo".
    Questi sono "i fatti" ricordati da Carlo Scognamiglio. "Fatti" a proposito dei quali non ho nulla da aggiungere. Se non un piccolo particolare.
    Questo: ancorché dimissionario, fu il mio governo ad assumersi la responsabilità di decidere a favore dell'Activation Order. E fui io stesso, come Presidente del Consiglio, a firmare il relativo provvedimento.
    *Presidente della Commissione europea

  6. #6
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    Prodi diede solo le basi, noi inviammo gli aerei
    Fonte: Il corriere della sera - Sabato 9 Giugno 2001
    POLITICA
    Scognamiglio replica al presidente Ue: l'ex premier DS decise l'azione offensiva ´Prodi diede solo le basi, noi inviammo gli aerei' di CARLO SCOGNAMIGLIO*
    Caro direttore, la precisazione del presidente Prodi sulla mia ricostruzione, pubblicata dal Corriere, delle vicende che diedero l'avvio alla guerra del Kosovo e alla formazione del governo D'Alema, ovvero che fu pur sempre il suo governo, ancorché dimissionario, ad 'assumersi la responsabilità di decidere a favore dell'Activation Order (ossia dell'ordine di attacco a Milosevic)' è del tutto pertinente, e d'altra parte implicita nell'elenco di 'fatti' che avevo elencato.
    Mentre va dato atto al governo dimissionario di avere superato non poche difficoltà e resistenze istituzionali per non bloccare la decisione della Nato [SIC], va però ricordato un altro 'fatto', ossia che l'assenso dell'Italia si limitava all'uso delle basi e non anche alla costituzione di una forza d'attacco aereo con mezzi italiani, secondo la formula della 'difesa integrata'.
    In altre parole, l'Italia non avrebbe partecipato ad azioni offensive.
    La questione fu superata successivamente, come ho ricordato, dal conferimento deciso dal governo D'Alema di una cospicua forza aerea, inclusi i mezzi d'attacco, al comando Nato.
    P. S. Per quanto mi sia già dichiarato incompetente in questioni di politica interna, posso tuttavia ritenere che la ragione per cui il presidente Prodi non riuscì a ricostituire il governo, dopo il voto di sfiducia, consistette nella sua indisponibilità, motivata da ragioni di coerenza politica, ad accettare una coalizione diversa da quella uscita dalle elezioni del '96. Per cui un secondo governo Prodi sarebbe stato minoritario in Parlamento, e ciò in contrasto con la regola universale delle democrazie parlamentari che, in caso di guerra [SIC], prevede la formazione di governi di coalizione e non di governi minoritari.
    * ex ministro della Difesa

  7. #7
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    Onorevole Prodi, non tolga a D'Alema il "merito" della guerra!

    Onorevole Prodi, non tolga a D'Alema il "merito" della guerra!
    In un articolo apparso sul Corriere della Sera del 7 giugno 2001 l'ex Ministro della Difesa Carlo Scognamiglio ha sostenuto che la nascita del governo D'Alema e' stata in buona sostanza un "parto pilotato" per creare un governo politico in grado di affrontare l'imminente emergenza militare dei Balcani.
    Scognamiglio ha affermato testualmente che, dopo la caduta del governo Prodi,
    "né il Presidente Scalfaro, né l'on. D'Alema, avevano altra scelta se non tentare di formare un governo politico, (...) un governo che garantisse alle Forze Armate italiane la possibilità di assolvere con dignità i propri compiti nell'Alleanza di fronte alla imminenza di un conflitto che di necessità avrebbe visto l'Italia nel ruolo di protagonista".
    Il 9 giugno L'Onorevole Romano Prodi si e' affrettato a replicare alle affermazioni di Scognamiglio, e sempre dalle pagine del Corriere della Sera ha sostenuto che "ancorché dimissionario, fu il mio governo ad assumersi la responsabilità di decidere a favore dell'"Activation Order". E fui io stesso, come Presidente del Consiglio, a firmare il relativo provvedimento".
    Per dovere di correttezza e di completezza dell'informazione, invitiamo gli organi di stampa a riportare l'esatto contenuto delle disposizioni impartite dal Governo presieduto da Romano Prodi nei giorni precedenti al suo scioglimento.
    I dati che stiamo per citare sono liberamente consultabili all'indirizzo
    http://www.parlamento.it/att/uip/kosovo.htm
    Dalla consultazione di questi dati emerge quanto segue:
    1) Le decisioni del governo Prodi, pur avendo aderito all' "Activation Order" della Nato, avevano esplicitamente limitato l'azione delle Forze Armate al territorio nazionale, ne' avevano autorizzato i bombardamenti che sono stati successivamente effettuati ANCHE DA AEREI DELL'AVIAZIONE ITALIANA, come risulta da numerose fonti dirette.
    2) Il governo Prodi ha unicamente autorizzato attivita' di "DIFESA INTEGRATA" del territorio nazionale, e non azioni militari al di fuori dei confini della repubblica
    , affermando esplicitamente che
    "Nell'attuale situazione costituzionale il contributo delle Forze Armate italiane sarà LIMITATO ALLE ATTIVITA' DI DIFESA INTEGRATA del territorio nazionale."
    Con il termine "difesa integrata" si indicano tutte quelle azioni di supporto e di facilitazione delle operazioni militari condotte dalle forze Nato nel territorio nazionale, e non certo i bombardamenti autorizzati in seguito dal governo D'Alema.
    In questa circostanza il governo Prodi, parlando dell'"attuale situazione costituzionale", ha dimostrato di essere ben consapevole dei vincoli imposti dall'articolo 11 della Costituzione: "L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali".
    3) Il governo Prodi ha riconosciuto al Parlamento la facolta' di deliberare l'azione militare, affermando in un comunicato che, per tutte le attivita' che esulano dalla Difesa Integrata, "Ogni eventuale ulteriore impiego delle Forze Armate dovrà essere autorizzato dal Parlamento".
    Il governo D'Alema
    , d'altro canto, non ha riconosciuto al Parlamento la prerogativa di essere l'unica autorita' in grado di deliberare lo stato di guerra, e ha deciso unilateralmente di dare il via all'azione militare. Il dibattito parlamentare sull'opportunita' e le modalita' di questa azione militare e' avvenuto quando i bombardamenti e i conseguenti "effetti collaterali" erano gia' in atto da diverso tempo.
    Riteniamo pertanto che l'azione del governo Prodi, ancorche' discutibile dal punto di vista politico, sia comunque rimasta all'interno dei limiti imposti dal dettato costituzionale, limiti abbondantemente superati dalle successive disposizioni impartite dal governo D'Alema.
    Invitiamo i mezzi di informazione a documentare nel modo piu' completo possibile gli avvenimenti politici che hanno preceduto l'azione militare della primavera del 1999, consultando anche e soprattutto gli atti parlamentari e non solamente le "lettere al direttore" con cui ognuno espone la sua parziale versione dei fatti.
    Contemporaneamente esortiamo tutti i rappresentanti politici che hanno preso parte a vario titolo al governo D'Alema ad assumersi le loro responsabilita' di fronte alla storia, di fronte alla loro coscienza, e di fronte alle vittime civili dell'azione militare contro la Repubblica Federale di Yugoslavia.
    Carlo Gubitosa Segretario Associazione Peacelink Volontariato dell'informazione

  8. #8
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    ma perchè parli di quello che hanno fatto gli altri dal 1996 al 2001 ? parla un po' di quello che ha fatto Berlusconi dal 2001 al 2006. Nel 2001 la gente ha già giudicato quello che ha fatto il csx ora gli elettori devono giudicare quello che ha fatto il centrodestra.
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  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da Dado85
    ma perchè parli di quello che hanno fatto gli altri dal 1996 al 2001 ? parla un po' di quello che ha fatto Berlusconi dal 2001 al 2006. Nel 2001 la gente ha già giudicato quello che ha fatto il csx ora gli elettori devono giudicare quello che ha fatto il centrodestra.
    No No..adesso possiamo giudicare quello che hanno fatto entrambi,perche' sono i soliti che hanno governato per 12 anni...si fanno i paragoni e si sceglie...il risultato??Non votare.

  10. #10
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    non andare a votare significa dare il paese in mano a questi smemorati, quindi bisogna votare il meno peggio in questo momento ( basta scegliere tra Casini , Fini o il Berlusca )

 

 
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