
Originariamente Scritto da
Peucezio
Già, Fini è un difensore delle società tradizionali, premoderne, gestite dal basso, basate su rapporti verticali e personali, sul tipo delle Gemeinschaften descritte da Tönnies. La magistratura, oltretutto comunistizzata, è proprio l'espressione dello stato moderno nella sua forma più alienante, distante, formalistica, legalistica, astratta e anticomunitaria, oltretutto asservita palesemente ai poteri internazionali, contro un personaggio discutibile finché si vuole, ma che comunque, a modo suo, rappresenta un'italietta semiclientelare legata al riemergere della società civile sullo stato, della piccola imprenditoria lombardo-veneta, contro la grande industria legata alla finanza mondialista, dei commercianti, artigiani e piccoli professionisti contro la pervasiva burocrazia kafkiana degli apparati dello stato, ipercentralisti, marxistizzati e che erano sempre più lontani dall'uomo della strada e dalle sue esigenze, opprimendolo semmai con la loro macchina mostruosa e implacabile.
Tra l'altro questa magistratura comunistizzata ormai si tinge anche di liberale, perché questa crociata legalistica (che è la stessa che ha colpito consorte e le Coop regalando la BNL agli stranieri con la benedizione della massoneria internazionale) ha i tipici tratti del legalismo formalistico tipico della mentalità americana e ultraliberale, nella quale si fonde il peggior moralismo comunista con il più ipocrita puritanesimo di stampo anglosassone, che giustifica nella sostanza nefandezze immense e insiste ossessivamente sui dettagli formali, per cui più piccoli sono i peccati e più ci si accanisce contro. L'origine di questa mentalità non è difficile da individuare: è l'ipocrisia farisaica, è il cavilloso legalismo giudaico, per il quale nella sostanza ogni crimine è consentito, soprattutto se favorisce gli "eletti" e danneggia i gentili, ma qualunque trascuratezza minima della forma è un delitto gravissimo.