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Discussione: Minchia, signor Casini

  1. #1
    Giacobino 1799
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    Predefinito Minchia, signor Casini

    26.2.06

    MINCHIA SIGNOR CASINI
    da Bananas di Marco Travaglio

    “Guai se commettessimo l’errore capitale ed imperdonabile di lasciare ad appannaggio del centrosinistra la questione morale e la lotta alla mafia!”: così parlò il presidente della Camera Piercasinando al congresso nazionale Udc, sotto la presidenza di Totò Cuffaro (5 luglio 2005). “Non faremo sconti: a parte Cuffaro, in Sicilia non ricandideremo nessun inquisito”: così tuonò il presidente della Camera Piercasinando in un’intervista all’Espresso di due settimane fa (23 febbraio 2006). E, in un certo senso, fu persino di parola. Perché l’Udc in Sicilia, a parte Cuffaro e qualcun altro, non candiderà inquisiti: candiderà direttamente condannati. Le liste non sono ancora definitive, ma dopo il direttivo regionale dell’Udc tenutosi l’altro giorno a Palermo, si danno per scontate - fra le altre - le candidature di Giuseppe Drago e Calogero Sodano. Ora, è comprensibile che nel partito dell’”Io c’entro”, trovare qualche decina di incensurati da mettere in lista in Sicilia sia impresa ardua. Ma mettere in lista i due suddetti personaggi dopo aver promesso di “non fare sconti” a nessuno, denota un grande senso dell’ umorismo. Questi non sono sconti. Sono saldi di fine stagione.
    Giuseppe Drago, sottosegretario agli Esteri, era fino al 1998 presidente della Regione Sicilia. Poi, poco prima di lasciare l’incarico, ebbe un bella pensata: svuotò la cassa dei fondi riservati del governatore e portò via i 230 milioni di lire ivi contenuti. “Li ho spesi in beneficenza”, disse. Purtroppo i giudici non gli han creduto: il Tribunale di Palermo l’ha condannato a 3 anni e 3 mesi per peculato e abuso, e la Corte dei Conti a restituire il maltolto. Ergo Drago sarà in lista per l’Udc.
    Il senatore Calogero Sodano, ex sindaco di Agrigento, è ancora meglio. Dall’altroieri la sua città è tappezzata di manifesti di Legambiente guidata dal battagliero avvocato e consigliere comunale Peppe Arnone, per ricordare all’inclita e al colto la fedina penale dell’illustre concittadino: “condanna definitiva a 1 anno e 8 mesi per aver favorito l’abusivismo edilizio nella Valle dei Templi in cambio di sostegno elettorale; 3 anni e 4 mesi in Tribunale per gli appalti truccati del depuratore del Villaggio Peruzzo e delle opere di urbanizzazione di Favara ovest; 1 anno in Tribunale per la gestione illegale dell’acquedotto municipale; imputato per la sua villa abusiva nella valle dei Templi e per aver truccato l’appalto della nettezza urbana”. Totale: quattro condanne per un totale di 6 anni di reclusione e due processi in corso. Legambiente finge di prendere sul serio la promessa di Piercasinando: “Grazie, presidente Casini! Grazie per la lezione di etica fornita agli agrigentini, grazie per aver deciso di escludere dalle liste Udc, con l’eccezione di Cuffaro, i politici inquisiti. Ma il senatore Sodano lo ha dimenticato? Che un soggetto con la sua fedina penale rappresentasse Agrigento in Parlamento ha costituito una gravissima offesa per l’etica, la politica, la morale degli agrigentini, nonché un pessimo esempio per tutti gli altri politici di come si fa carriera violando le leggi. Per questo ringraziamo il presidente Casini per il principio morale che intende applicare al suo partito, che speriamo farà pulizia ad Agrigento di persone impresentabili quali il senatore Sodano”. Salvo miracoli, Sodano sarà regolarmente in lista.
    Poi ci sono gli inquisiti “semplici”. Come Saverio Romano, già prosciolto nel processo per il caso Guttadauro-Cuffaro & C. ma di nuovo indagato per le rivelazioni del pentito Campanella, e dunque numero 2 della lista Udc per la Camera. Quella del Senato, capitanata dall’ottimo Cuffaro, avrà invece al secondo posto Calogero Mannino, condannato in appello per concorso esterno in mafia: poi la Cassazione annullò la sentenza, non certo perché non ci fossero elementi a carico dell’imputato, ma perché la motivazione fu ritenuta insufficiente. Il secondo appello inizia domani, ma la legge Pecorella lo manderà in fumo,salvo che venga dichiarata incostituzionale dalla Consulta.
    Questo naturalmente è solo un piccolo campionario del partito di Piercasinando. Il quale ieri, dall’alto della sua cattedra morale, ha lanciato un appello ai magistrati italiani riuniti a congresso: “Fate pulizia in casa vostra per essere più credibili”. Seguirà una prolusione di Annamaria Franzoni sui diritti dell’infanzia.

  2. #2
    Giacobino 1799
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    IL “CASO CASINI-CUFFARO”, SECONDO LUIGI LI GOTTI
    di Piero Ricca
    pubblicato il 21/02/2006



    “Lo zavorramento mafioso dell’economia è la vera questione meridionale”, sostiene l’avvocato Luigi Li Gotti, responsabile giustizia di Italia dei Valori, intervenuto sabato 18 febbraio, a Milano, a un convegno sulla criminalità economica.



    Ecco una sintesi del suo discorso, incentrato su questione morale e legalità. E dunque – inevitabilmente – sul caso delle candidature impresentabili.



    “La mafia comprime diritti e impedisce lo sviluppo. Lo dicono tutte le analisi serie, a cominciare dai report del Censis.

    http://www.censis.it/277/372/4976/38...37/content.ASP



    Secondo questo istituto di ricerca, nelle regioni del Sud lo zavorramento mafioso impedisce la creazione di 180.000 posti di lavoro annui. La mancata crescita di valore delle imprese è calcolabile in 7,5 miliardi di euro annui. La ricchezza non prodotta è pari al 2,5% del Pil. La sicurezza costa alle imprese una somma pari al 3,1% del fatturato. Il 63% degli imprenditori segnala la comparsa di nuovi competitori, che non si attengono alle regole e sono privilegiati dall’accesso a capitali illeciti.



    Criminalità economica e criminalità organizzata vanno considerate insieme. E solo un recupero di fiducia nella legalità può cambiare le cose. Ma per questo occorre l’impegno forte della politica.



    Da questo punto di vista la realtà offre pessimi segnali. Il caso Cuffaro è un fatto impossibile da sottovalutare. L’attuale presidente della regione Sicilia è imputato per favoreggiamento a Cosa Nostra. Non è “indagato”, come sostiene il presidente della Camera Casini, il quale non vede nulla di male nella sua ricandidatura. Cuffaro è imputato sotto processo a Palermo per collusioni con la mafia. Ora, nessuno di noi dice che egli è colpevole. Ma il fatto che è sotto processo dovrebbe sconsigliare lui e i suoi protettori politici dal ripresentare la candidatura, per una semplice questione di decenza istituzionale. Dalle indagini e dal dibattimento, inoltre, sono già emersi fatti inquietanti. Ai giudici spetterà valutarli in termini di responabilità penale. Ma in sede di dibattito pubblico noi abbiamo il dovere, non solo il diritto, di sottoporli a un attento esame critico. Qualche giorno fa, il 7 febbraio, Michele Aiello, il boss della sanità privata siciliana, arrestato come prestanome di Provenzano, in aula ha confermato che Cuffaro lo avvisò delle intercettazioni telefoniche disposte dall’autorità giudiziaria. Il presidente della regione Sicilia era dalla parte degli indagati, non dello Stato.



    Proprio con riferimento allo scenario disvelato dalle inchieste su Cuffaro, la procura nazionale antimafia, in un documento ufficiale, ha parlato di un caso di scuola del modo di operare delle nuove organizzazioni mafiose, capaci di intessere strette relazioni con i rappresentanti delle istituzioni.



    Eppure, per il presidente della Camera, la terza carica dello Stato, Salvatore Cuffaro è al di sopra di ogni sospetto. Garantisce lui della sua onestà. Ci può bastare? L’opinione pubblica e le classi dirigenti di un qualunque Paese occidentale lo riterrebbero sufficiente?



    In realtà, ricandidare Cuffaro è un preciso segnale alle cosche: il segnale che verranno mantenuti i rapporti di forza, rispettati i patti, garantita l’impunità.



    Casini – il quale non ha battuto ciglio per l’emendamento fatto apposta per escludere Caselli dalla procura antimafia - difende e ricandida Cuffaro per interessi, affari, tornaconto politico. Altro che “moderati”, questa è una vergogna!



    Noi siamo garantisti. Cuffaro può benissimo dimostrare la propria innocenza nei vari gradi di giudizio. Ma in questo caso il garantismo non c’entra nulla. Sul piano della responsabilità politica, è inconcepibile che un imputato per collusione con la mafia sia il candidato alla presidenza di una regione.



    Certo, la vergogna del caso Casini-Cuffaro si iscrive nel contesto di un Paese profondamente malato. Sono saltati gli argini dell’etica pubblica, l’illegalità si è istituzionalizzata.



    Sia chiaro, l’illecito è una componente fisiologica in tutti i sistemi. Ma da noi, sotto il governo Berlusconi, è diventata una componente patologica.



    Nel Paese delle leggi su misura, degli arricchimenti mediante la leva politica, del virus del conflitto di interessi, della criminalizzazione dei servitori dello Stato, del controllo dei media, si ritiene normale candidare gli impresentabili: non solo gli imputati, perfino i pregiudicati con sentenze definitive.



    Un giorno bisognerà ritornare al buon senso. E far capire a tutti che il crimine non produce ricchezza, la rapina. Più legalità significa più diritti e più competitività economica.



    Quest’ultimo scorcio di legislatura ci ha offerto un riassunto della schizofrenia legislativa di questi anni. Dopo aver approvato la Cirielli, che allarga le maglie per la prescrizione per gravi reati, si è introdotta una disciplina della legittima difesa che legittima il far west. Si aprono le porte del carcere a chi fa uso di sostanze stupefacenti, messe tutte sullo stesso piano, dopo aver depenalizzato di fatto il reato di falso in bilancio. Dentro i tossici, fuori i grandi ladri della finanza.



    Pensate che una grande società come Mediaset, con la nuova normativa scritta dai soliti avvocati-deputati, può truccare bilanci per 25 milioni di euro, senza alcuna conseguenza. C’è la dose minima consentita per chi trucca i bilanci. Costituzione di fondi neri, corruzione, evasione sono quindi incentivati, mentre si proclama la tolleranza zero verso i ladruncoli di strada.



    In questi anni la grande evasione fiscale è stata legalizzata e sanata. Chiediamoci: tutto questo aiuta l’economia o la impoverisce?



    In questi anni sono state fatte leggi e condoni che hanno legalizzato il crimine dei colletti bianchi. Leggi che hanno prodotto un indebito vantaggio per pochi e un grave danno per molti. Ecco perché il rinvio a giudizio di Cuffaro da alcuni viene vissuto come un trascurabile dettaglio, se non il segno del famoso accanimento giudiziario.



    Rispetto a tutto ciò occorre operare una discontinuità radicale con atti concreti. La nuova maggioranza deve innanzitutto impegnarsi a rinuovere tutte le leggi vergogna.

    I prossimi cinquanta giorni saranno decisivi per il nostro futuro. E si giocano in una condizione di incredibile disparità di accesso alla comunicazione e di mezzi finanziari.



    E’ necessario come non mai l’impegno di tutte le persone consapevoli.

    Non possiamo consentire che una banda di malfattori continui a occupare le istituzioni devastando lo Stato!”.


    da http://www.wema.com/art.asp?id=2566

  3. #3
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    Casini è sempre peggio ogni giorno che passa, poveretto.

  4. #4
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    Predefinito Avete mai sentito i finali del Pierfurby??

    Lo penso con onestà! Con convinzione! Con certezza!
    Lei, per pulire la sua casa dovrebbe chiamare il Covi...

    A Scandicci tutti sanno chi è il Covi, pagine gialle.

  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da Lollo87Lp
    Casini è sempre peggio ogni giorno che passa, poveretto.
    E' il destino dei maggiordomi.

 

 

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