La conferma dell’investimento di George Bush su Silvio ...
La conferma dell’investimento di George Bush su Silvio Berlusconi era scontata. Il presidente del Consiglio italiano è andato a Washington sicuro di riceverla, a quaranta giorni dalle elezioni politiche; e l’ha ottenuta. Ma il tono e le parole usati dal capo della Casa Bianca sono andati un po’ oltre le aspettative. La sensazione è che Bush abbia voluto far sapere che continua a puntare su Berlusconi; e che comunque non lo dà già per sconfitto. L’omaggio al «leader forte che ha portato stabilità al governo italiano» fotografa la legislatura. L’insistenza su un rapporto «non personale ma strategico con questo signore», però, è qualcosa di più. Lo conferma indirettamente la precisazione arrivata ieri sera dalla Casa Bianca, per negare che si tratti di «un appoggio elettorale» al premier. D’altronde, è prevedibile che se l’Unione vincerà il 9 aprile, gli Usa prenderanno rapidamente atto dei nuovi equilibri. In fondo, quando Bush spiega che «se cambia ogni anno un governo è più difficile, perché debbo tutte le volte ricominciare un rapporto», forse parla anche a Romano Prodi e all’Unione. Eppure Bush sembra aver voluto offrire soprattutto a Berlusconi il massimo appoggio consentito dal galateo istituzionale.
Per paradosso, la sintonia è stata resa più vistosa dal giudizio liquidatorio di Prodi sul viaggio. Il leader dell’Unione l’aveva definito «elettorale, di pura propaganda. Io penso che sia un party d’addio che Bush organizza per il suo amico. E come è stato per Aznar - ha aggiunto con una goccia di veleno - dopo il party perde le elezioni: quindi è di buon augurio anche per me». Ma José Maria Aznar fu sconfitto sull’onda delle stragi provocate da Al Qaeda in Spagna alla vigilia del voto del 2004; e dunque l’accostamento dà i brividi.
Nell’ottica dell’ex presidente della Commissione Ue, oggi l’America di Bush punterebbe su un’Europa «forte, unita, alleata». Non le servono «rapporti asimmetrici con i singoli Paesi, come con l’Italia di Berlusconi». La politica non è fatta «solo di pacche sulle spalle o solo di sorrisi, ma anche di interessi comuni... Non credo che l’alleato italiano sia servito molto a Bush», è la tesi di Prodi. Ma le parole del presidente statunitense tendono a confutarla. Quanto all’idea del «party d’addio», Berlusconi l’ha ricambiata con parole altrettanto funeree.
«Più che un party d’addio mi sembra un funerale per Prodi», ha detto a Bush con un sorriso feroce e ad alta voce. E’ stata l’unica eco esplicita delle tensioni «romane» a Washington. Ma la quasi assenza di commenti ufficiali del centrosinistra, concentrato sul caso Enel-Suez con la Francia, lascia indovinare il disappunto. Le fortune politiche e la popolarità di Bush sono tutt’altro che all’apice. Eppure, i complimenti al governo possono essere ingombranti. Dicono che gli Usa si augurano una politica estera «alla Berlusconi» anche dopo il 9 aprile: e anche se a palazzo Chigi siederà Prodi.
Il suddito e' andato dal suo padrone per farsi
dare il nullaosta , vergognoso che Berlusconi
in piena campagna elettorale abbia sentito
l esigenza di farsi incoronare da un guerrafondaio
come Bush .




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