Caro Massimo,
sta divenendo una sorta di consuetudine lo scontrarci intorno alla questione-giustizia. La prima volta avvenne il 6 giugno1997 in occasione dei lavori della Costituente del Fronte di Liberazione della Giustizia. Riconobbi – e lo scrissi anche sul periodico “Giustizia Giusta” – la tua encomiabile non conformità a fronte delle tesi sostenute dalla totalità degli intervenuti nel dibattito.
Poi non ci siamo trovati d’accordo nel giudizio su Antonio Di Pietro. Sicuramente sarai in possesso di quanto ti scrissi sul personaggio e del dossier che lo riguarda. Oggi sono costretto ad esprimere le mie perplessità a proposito di quanto da te “postato” sul sito del Movimento, nella parte in cui inviti Ciampi (uomo di loggia e di banca) ad intervenire per richiamare Berlusconi a rispettare la Costituzione e le Istituzioni ed a piantarla, quindi, con i suoi attacchi alla magistratura.
Premesso che non amo il Cavaliere e che considero i politici “camerieri delle banche”, debbo aggiungere che non amo neanche i giudici quando anch’essi si trasformano in “camerieri” delle banche e dell’ideologia.
Io ho aderito al Movimento Zero sulla base della condivisione del tuo Manifesto che, a ben vedere, costituisce un attacco mirato contro la modernità e contro la “democrazia rappresentativa” ed un’indicazione di lotta contro l’asfissia in cui le istituzioni ci fanno costretti. Con partenza, appunto, dall’Anno zero. Non comprendo, quindi, il tuo richiamo alla Costituzione quando in essa si proclama essere l’Italia una Repubblica democratica fondata sul lavoro. Una Carta che non costituisce affatto la base del patto sociale perché suggella liturgicamente la perdita dell’appartenenza ad un comune destino (vedi il capitolo sulle Norme Transitorie – dopo 60 anni! – in cui si stabilisce il principio che è alla base della famigerata Legge Scelba).
Quale Costituzione e quali Istituzioni, dunque, per chi ha deciso di battersi contro quello che esse rappresentano? E quale Magistratura? Quella dei professionisti dell’antimafia, dei giudici teorematici, della via giudiziaria al potere? Dici bene. I giudici hanno il compito “istituzionale” di applicare le leggi. Ed io aggiungo: non d’interpretarle e forzarle in nome della “solidarietà ideologica” denunciata dal Primo Presidente della Corte di Cassazione in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario.
Il fatto è che sul proscenio di un Diritto desacralizzato si muovono soltanto “camerieri” di interessi che non sono quelli del Popolo. E a noi poco importa che siano politici o giudici.
Recentemente, a seguito di una mia osservazione fatta in relazione ad un tuo articolo comparso sulla Padania, hai sostenuto che tu sei abituato a dire quello che pensi nei modi che più ti paiano e ti piacciano. Nulla da obiettare, anche perché lo sono anch’io: ma lo sono non come militante di me stesso ma di un’Idea per cui mi sono battuto e continuo a battermi. Da ribelle. Ed ho pagato la mia scorrettezza politica con dieci anni di galera regalatami da un’interminabile teoria di magistrati teorematici che hanno giudicato le mie idee difformi da quelle da loro professate. Colpevole, insomma, di essere non-conforme, non di altro. Ancora qualche tempo fa una gentildonna giudice monocratico in Roma mi ha condannato per diffamazione nei confronti di Angelo Izzo (corteggiato come pentito da decine di inquisitori prima che tornasse a reiterare le sue mostruosità) ad un anno di carcere. Nessun problema. L’eresia la si paga. La trasgressione è tale se per essa si paga, altrimenti è roba da intellettuali da gettare nella pattumiera del conformismo.
Io - e moltissimi che hanno aderito al Movimento Zero abbandonando il Fronte Nazionale – ho compiuto una precisa scelta politica sulla base, tra l’altro, del rifiuto delle categorie di destra e di sinistra, condividendo – quindi – le scelte da te fatte. Disposto a battermi con te e nel Movimento che trae ispirazione dal tuo Manifesto. E però dobbiamo chiarirci sino in fondo facendoci, se necessario, male. Non vedo diversamente come si possa giungere a formulare nella prospettiva il principio della “disobbedienza civile globale” se non si ha presente quale sia il peso devastante di una giustizia globalizzata e sempre meno giusta. Siamo all’Anno Zero, Massimo, e crediamo ancora – e volutamente mi ripeto - ad una Costituzione e ad Istituzioni che rappresentano la cristallizzazione di tutto ciò contro cui dichiariamo di voler combattere?
Paolo SignorelliRoma 28 febbraio 2006




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