Ma i sindacati italiani ancora vanno in giro a raccontar bufale su come rilanciare economia e competitività?

Essendo i massimi responsabili dell'inarrestabile tracollo dell'economia italiana, abbiano almeno il buon senso di dire le cose per come stanno.

Qualcuno lo dicesse ad Epifani e compagni che in Italia abbiamo:

> la pressione fiscale tra le più alte in assoluto

> una produttività per unità lavorativa tra le più basse al mondo

> un costo del lavoro che non ha eguali

> un livello di assenteismo ineguagliabile

E questo tizio ancora và in giro a parlare di contratti a tempo indeterminato e diritti dei lavoratori?

Appena falliscono le 3 fabbriche e le 4 ditte rimaste in Italia, gli toccherà andare in Cina a difendere i diritti dei compagni che lavorano veramente

Tratto da Adnkronos Economia:

''Al voto di aprile responsabilità storica per l'Unione''

Rimini, 1 mar. (Adnkronos/Ign) - Riprogettare un Paese in bilico e in declino dopo i cinque anni che hanno visto la crescita più bassa nella storia della Repubblica. Ricucire, attraverso una profonda azione riformatrice, il rapporto tra istituzioni e società civile, partendo "dal lavoro, dai diritti, dai saperi e dalle libertà''. Sono queste le parole d'ordine che il leader della Cgil Guglielmo Epifani, lancia dal palco del XV congresso della confederazione che si è aperto oggi a Rimini. E il bivio di fronte al quale si trova ora l'Italia in questo momento richiede una strada alternativa e antitetica rispetto a quella percorsa dal governo di centrodestra. ''Il bilancio di questi cinque anni - ha detto a chiare lettere Epifani parlando agli oltre 1.200 delegati - ci dice onestamente che il disegno di far ripartire il paese con la riduzione delle tasse e i premi fiscali verso patrimoni e rendite, e con la riduzione dei diritti del lavoro è fallito; come è fallita la scelta di cancellare il dialogo sociale, il confronto con le controparti, il rispetto verso la funzione collettiva della rappresentanza sociale. Più individuo, più patrimoni, più mercato senza regole non sono la soluzione ai problemi del paese, ma forse una delle componenti più profonde della sua crisi. Per noi, riprogettare il paese vuol dire ripartire dalla centralità del lavoro e dalla sua qualità, determinare le condizioni per una via alta allo sviluppo, fondata sull'innovazione, la ricerca, la conoscenza, il trasferimento tecnologico''.

E proprio sul congeniale tema del lavoro, il leader della Cgil ha anche affrontato il nodo della Legge Biagi. ''Occorre andare oltre la legge 30, ribaltandone la filosofia - ha detto Epifani - "andranno cancellate tutte le norme che precarizzano il rapporto di lavoro, favoriscono la destrutturazione dell'impresa e indeboliscono la contrattazione collettiva''. Come Epifani ha spiegato alla platea, “bisogna tornare a fare del contratto a tempo indeterminato la normale forma di lavoro limitando altre forme di contratto all'eccezione e qualificando le forme di ingresso al lavoro con effettivi e qualificati percorsi formativi. Non solo. Il mercato del lavoro dovrà assicurare dignità ai lavoratori migranti ''stabilizzando l'istituzione di un permesso di soggiorno per ricerca di lavoro con cui limitare la clandestinità forzata e il lavoro nero'' togliendo così ogni pretesto ai centri di permanenza temporanea.

Chiaro che quindi per Epifani e per tutta la Cgil, la prova del prossimo 9 aprile diventi determinante. Sull'Unione pesa ''una grande responsabilità che, senza retorica, si può definire storica'' ha detto ancora il segretario. Quella di ricostruire il paese ''con serietà e rigore''. Un impegno, questo, che richiede ''non una politica dei cento giorni, ma dei tremila''. Secondo il segretario, ''il governo di centrodestra ha lasciato cadere qualsiasi volontà di dialogo, di confronto, di risposta. Verso di noi, verso Cisl e Uil" mentre "gli accordi stipulati con Confindustria e le associazioni sul Mezzogiorno, le infrastrutture, la formazione, le politiche fiscali sono rimasti lettera morta".

Per quanto riguarda un tema molto caro al sindacato, il contratto nazionale: “Non abbiamo cambiato idea - dice Epifani - per noi è ancora la forma più moderna ed efficace per regolare norme, diritti e doveri del rapporto di lavoro. Senza questo la media delle retribuzioni è destinata inevitabilmente ad abbassarsi”. Mentre per Confindustria “il contratto nazionale è visto in modo troppo parziale e riduttivo”.

Dura la replica degli industriali. ''Mi sembra che sulla contrattazione e la prosecuzione del dialogo la Cgil abbia posto una serie di barriere quasi insormontabili" ha detto il vicepresidente Alberto Bombassei. "Da Epifani - ha aggiunto - sono arrivate risposte deludenti con cui di fatto si rifiuta di iniziare a dialogare sui contratti''.

http://www.adnkronos.com/3Level.php?...=1.0.329690830