Risultati da 1 a 6 di 6
  1. #1
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    Predefinito Sul partito: riflessioni idee proposte

    Volgendo lo sguardo con un’attenzione
    più profonda sullo
    stato del partito, ho
    costatato la progressiva
    riduzione dell’-
    organizzazione
    , una situazione che negli
    ultimi tempi ha raggiunto livelli d’eccezionale
    gravità. Inutile parlare dell’insuccesso
    delle primarie, volute e sostenute
    solo da una parte del gruppo dirigente
    abbarbicato sulle posizioni del Segretario,
    o sulla scarsa presenza del nostro
    partito nei luoghi di lavoro, e alle
    manifestazioni e lotte di carattere
    nazionale o locale.Inutile insistere
    infine sulla mancanza di pluralismo
    nelle teste di serie delle liste
    per il prossimo Parlamento, dove invece
    figurano moltissimi (troppi) esterni, alcuni
    dei quali totalmente estranei alla nostra
    tradizione, storia e cultura. Non possiamo
    limitarci a delle mere osservazioni o ad
    esternazioni occasionali. Va fatta invece
    una seria analisi e vanno trovate le soluzioni,
    drastiche e radicali ,per un rinnovo
    della nostra pratica politica, a partire dagli
    aspetti organizzativi.
    Mi preme dunque apportare un contributo,
    da militante di base che si spende per
    il partito senza voler nulla in cambio, per
    sollecitare la discussione sull’assetto che
    dovrebbe imboccare la nostra organizzazione
    politica senza perdere di vista la
    nostra stella polare, il
    socialismo.


    Innanzitutto dobbiamo ricostruire un nuovo
    modo di fare politica, lontano dalle
    scorribande per l’ottenimento di un seggio,
    senza negare in ogni modo l’importanza
    delle battaglie parlamentari ma tentando
    di unirle con i conflitti sociali, con
    le lotte, anzi partendo da queste ultime.
    Il nostro partito oggi si appresta ad andare
    al
    governo in una situazione interna pessima:
    travagliato da lotte intestine, con
    una linea politica ondivaga o appiattita
    sull’ipotesi governista a tutti i costi, con
    un corpo militante (10-15 mila compagni)
    sfiduciato e frustrato. Al primo
    scossone sociale saremmo spazzati via.
    In ogni caso sia al governo che all’opposizione
    il partito ha bisogno di essere
    seriamente
    ristrutturato.


    Un partito costruito
    democraticamente
    dal basso
    , rappresentante
    delle masse e al tempo stesso esempio
    d’autogoverno, questo è il modello
    a cui aspirare. Uno strumento
    messo sempre sotto verifica, messo
    alla prova dai conflitti sociali, strumento
    della coscienza politica, organizzato ma
    non per questo burocratizzato, un intellettuale
    collettivo.
    Un partito in cui il
    dibattito sia libero,
    fecondo,
    senza correnti cristallizzate


    ma con la ricchezza della diversità delle
    posizioni presenti da cui appunto trarre
    in ultimo una posizione comune.
    Se falliamo in quest’obiettivo come possiamo
    pensare in grande?
    Bisogna dunque partire dal basso, democratizzare
    il partito
    iniziando dai circoli,
    restituendo il potere agli iscritti
    ,
    valorizzando la militanza e stoppando
    quanto invece vediamo sorgere e cioè un
    partito leggero, mediatico, d’opinione,
    dove le decisioni sono prese in Tv senza
    neppure transitare per passaggi formali
    dagli organismi dirigenti.
    Compito dei segretari deve essere quello
    di favorire la massima partecipazione,
    coinvolgendo ogni singolo compagno o
    simpatizzante, aiutando la formazione di
    militanti preparati e motivati che si sentano
    parte integrante del partito e non
    esecutori o soggetti passivi. Dovrebbero
    essere stimolate le discussioni sui classici,
    su problemi attuali, dovrebbero essere
    fornite documentazioni, invitati i compagni
    ad esprimere pareri, a leggere Liberazione
    o altri quotidiani e commentare le
    notizie politiche. Bisogna cercare di portare
    avanti
    lavori collegiali, garantire
    alle minoranze la partecipazione ai
    compiti di direzione politica.
    Più informazioni
    devono essere fornite ai circoli
    sui temi di livello nazionale verso cui il
    compagno di base deve essere chiamato a
    dire la sua, stimolato ad essere critico,
    sollecitato a pensare. Dobbiamo essere in
    grado di creare un partito con
    una gran
    preparazione dei militanti
    con una spiccata
    coscienza politica e di classe e capaci
    di far maturare altri compagni verso questi
    grandi obiettivi e compiti.
    Bisogna dire no alle continue deroghe che
    calpestano statuto e diritti degli iscritti e
    un no con forza va ribadito anche per
    quanto riguarda il
    cumulo degli incarichi,
    ad esempio il sovrapporsi d’incarichi
    di partito con cariche parlamentari, secondo
    una concezione tutta borghese. I dirigenti
    del partito, i quadri, devono nascere
    non dalla vicinanza, dalla lealtà con i
    capi-corrente o con la segreteria, ma devono
    essere forgiati nel fuoco della lotta,
    emergere dal conflitto, dall’esperienza.
    Un altro secco
    stop va dato al culto della
    personalità
    tanto in voga nel partito, no
    alla politica come personalizzazione, sì
    invece al coinvolgimento pieno degli
    iscritti nella direzione. I militanti devono
    però essere messi nella possibilità di conoscere,
    proporre ed elaborare. Per questo
    uno strumento in cui il partito deve
    credere e di cui deve dotarsi è
    l’inchiesta, la continua ricerca di verità,
    la capacità d’analisi, di conoscenza del
    territorio, delle classi, delle condizioni di
    chi o cosa ci circonda, la possibilità di far
    emergere contraddizioni, far maturare
    prese di coscienza, sono un elemento
    imprescindibile per un’efficace lotta
    politica, evitando però i dogmi e i settarismi.
    E’ necessaria la partecipazione alle
    lotte, non si può continuare con una politica
    fatta di volantini o comunicati stampa,
    è necessario andare dove c’è la realtà
    no nei salotti o nei reality della politica.
    Le federazioni dovranno essere il volano
    delle iniziative a carattere provinciale
    stimolando azioni comuni dei circoli,
    coordinando il lavoro degli stessi, aiutando
    i quadri a formarsi, dimostrando di
    essere presenti, promotori di vertenze
    locali, da legare a dimensioni politiche
    nazionali.
    Per fare ciò è necessario investire sull’organizzazione
    del partito, a partire dal
    livello nazionale. Ci vogliono più risorse
    sia in termini economici sia di compagni
    da dedicare al lavoro di settore.
    Il partito deve inoltre avere la capacità di
    mettere radici nei quartieri disagiati, nei
    comuni più piccoli, deve potenziare il
    radicamento nei luoghi di lavoro con la
    presenza costante di compagni, nel sindacato,
    con inchieste, partecipazione a vertenze,
    presenze dentro e fuori le fabbriche.
    Proprio in questi luoghi la vita del
    partito è più aderente ai problemi della
    classe ed è quindi qui che si formano
    posizioni più realistiche e meno velleitarie.
    Il circolo deve diventare anche un centro
    d’aggregazione per le diverse tipologie di
    compagni (giovani, anziani, donne, lavoratori,
    precari, disoccupati).
    L’asse delle iniziative dovrà essere
    proiettata più sul sociale che sulle istituzioni,
    dentro di cui la pure nostra presenza
    è importante, decisiva.
    Un capitolo a parte merita Liberazione, il
    nostro giornale deve diventare come
    pane quotidiano per i militanti che devono
    apprezzarlo come strumento che garantisca
    il pluralismo rispetto al dibattito
    interno, la diffusione delle idee, devono
    vederlo come strumento d’analisi, ricerca.
    Uno strumento che potenzierei con la
    presenza di un foglio provinciale per
    suscitare interesse nel territorio e dare
    responsabilità i compagni alla diffusione
    e al lavoro di redazione.
    Un’altra necessità che avverto è quella
    dell’istituzione di una fondazione culturale,
    centro di ricerca, formazione, recupero
    delle nostre culture, di coordinamento
    delle varie iniziative e di riscoperta
    dei pensatori classici e dimenticati del
    marxismo e della storia nazionale, locale
    e orale.



  2. #2
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    penso che sia condivisile quanto hai scritto, soprattutto perché credo (per non dire temo) rispecchi l'attuale sentimento della gran parte dei militanti di rifondazione. il rischio tangibile è che proprio questi abbandonino la militanza stessa, magari presi da un senso di sfiducia o di pessimismo.
    a mio avviso è quindi importante ripartire dai territorio in cui viviamo, dai nostri posti di lavoro, da dove facciamo quotidianamente politica: sicuramente i risvolti presi a livello nazionale avranno un gran peso, ma credo anche che questo peso non debba opprimerci.

  3. #3
    Hanno assassinato Calipari
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    socialismo, potere agli iscritti, etc etc.

    Ma, concretizzando, cosa si propone?

  4. #4
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    Concretamente caro Yuri significa che le decisioni e le candidature non vanno prese da 4-5 al vertice e poi dettate agli iscritti, significa porre con centralità nella nostra agenda politica i temi del lavoro, del precariato, del caro vita, della casa.
    Non voglio ripetermi ma questi passaggi sono già presenti nelle riflessioni scritte sopra.
    Non mi sembra invece costruttivo l'atteggiamento di quanti (ormai sempre meno) nel partito continuino a spellarsi le mani senza mai pensare con la propria testa.
    Ciao

  5. #5
    Hanno assassinato Calipari
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    Citazione Originariamente Scritto da dav76
    Concretamente caro Yuri significa che le decisioni e le candidature non vanno prese da 4-5 al vertice e poi dettate agli iscritti, significa porre con centralità nella nostra agenda politica i temi del lavoro, del precariato, del caro vita, della casa.
    Sono quei 4-5 perchè dal basso non arrivano dirigenti. Sai benissimo che in Rifondazione, se ti rimbocchi le maniche, spazio e visibilità ci sono, anche per arrivare a livello nazionale.

    Non voglio ripetermi ma questi passaggi sono già presenti nelle riflessioni scritte sopra.
    Non mi sembra invece costruttivo l'atteggiamento di quanti (ormai sempre meno) nel partito continuino a spellarsi le mani senza mai pensare con la propria testa.
    Ciao
    Su questo siamo sempre d'accordo, indipendentemente dal partito.

  6. #6
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    Predefinito

    che ci piaccia o meno, siamo iscritti ad un partito e questo comporta logiche che possono sembrare verticistiche ma che invece, se seguite (!!!), dovrebbero essere segno di democrazia e partecipazione. questo significa ad esempio il superamento di alcuni passaggi avvenuti nell'ultimo periodo che, almeno per quanto mi riguarda, sono stati un po' forzati: emblematico è stato il caso ferrando, ma penso che anche sulle primarie ci sia molto da dire.
    io sono d'accordo con dav, credo che la centralità dei circoli sia necessaria e fondamentale: sarebbe auspicabile, allora, ripartire proprio dai circoli e dai militanti (e qui apro una parentesi: spesso ci si rimbocca le maniche non tanto per arrivismo, ma proprio perché consapevoli che è il lavoro dei militanti sul territorio dove fanno politica a tenere in piedi un partito), attraverso una discussione ampia, e che non releghi questi a sentirsi, troppo spesso, chiamati in causa solo per attacchinare manifesti.

 

 

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