Come avevo già fatto tempo fa, torno a postare qualche passo del libro "La legge di Parkinson"... ho scelto una interessante analisi delle differenze tra il sistema parlamentare anglosassone e quello francese.... (e anche italiano ovviamente)...
buona lettura..
Tutti vedono la differenza fondamentale fra le istituzioni parlamentari inglesi e francesi, poi copiate da tutte le altre assemblee che da quelle due derivano. E tutti intendono che tale differenza, nettissima, non ha nulla a che fare con il temperamento dei due popoli. Deriva invece dai criteri con cui si mettono seduti i membri dei due parlamenti.
Gli inglesi, che hanno alle spalle un’educazione sportiva, entrano nella Camera dei Comuni con lo stato d’animo di chi preferirebbe fare qualcos’altro. Se là dentro non possono giocare a tennis o a golf, per lo meno possono far conto che la politica sia un gioco, con regole molto simili a quelle che governano tutti i giochi. Senza questo trucco della fantasia, il Parlamento avrebbe un interesse minore di quello che ha. Cosi’ inglesi quasi per istinto, formano due squadre contrapposte, con tanto di arbitro e segnalinee, e si battono, a parole, fino all’esaurimento. La camera dei comuni è fatta in modo tale che il singolo membro è costretto, in pratica, a schierarsi da una parte o dall’altra, prima ancora di sapere di che cosa si parla. L’inglese è stato educato, sin dalla nascita, a giocare a pro della sua squadra, e questo fatto gli risparmia ogni indebito sforzo mentale. Quando in punta di piedi va a sedersi al suo posto (l’oratore ha quasi finito) egli sa esattamente come intervenire nella discussione, proprio in quel momento. Se chi parla è dalla parte sua dirà “bene, bene”, se invece è dalla parte opposta potrà dire senza paura: “vergogna” o “oh”. In seguito, se gli và, puo’ anche chiedere al suo vicino di che cosa, secondo lui, sta parlando. A rigore pero’ non è indispensabile. In ogni caso il membro ne sa quanto basta per non calciare la palla verso la propria porta. Gli uomini seduti dalla parte opposta hanno sempre torto, e tutto quel che dicono sono chiacchiere inutili. Invece gli uomini che sian seduti dalla parte sua sono tutti grandi statisti e i loro discorsi una felice miscela di saggezza, eloquenza e moderazione. Non conta sapere dove abbia fatto i suoi studi politici il nostro membro: qualunque sia la sua università, vi avrà imparato soprattutto questo: quando è il momento di applaudire e quando invece di disapprovare.
Comunque il sistema britannico, come già abbiamo detto, dipende solo dalla disposizione dei seggi. Se le panche non fossero disposte in due file, l’una di fronte all’altra, nessuno piu’ distinguerebbe il vero dal falso, la saggezza dalla pazzia. Occorrerebbe in questo caso stare a sentire quel che dice il prossimo, cosa quanto mai ridicola perché una metà dei discorsi sono necessariamente privi di significato.
L’errore francese fu quello di disporre i seggi dei rappresentanti in semicerchio. Tutti di fronte alla presidenza. Non dico immaginatevi la confusione che ne deriva, perché immaginarsi è inutile: sanno tutti come stanno le cose. In tal modo risulta impossibile formare due squadre contrapposte e stabilire (se non ascoltando i discorsi altrui) qual è l’argomentazione piu’ convicente. Ulteriore svantaggio: la lingua francese (gli STATI UNITI ebbero l’accortezza di non seguire tale esempio). Ma anche senza difficoltà di ordine linguistico, il sistema francese è già di per se scadente. Invece di costituire due parti (una giusta e una sbagliata) in modo che sia subito chiaro come stanno le cose, i francesi formano una moltitudine di squadre, fronte da ogni parte. C’è in campo una tale confusione che nemmeno puo’ cominciare il gioco. I rappresentanti si distinguono, sostanzialmente, in una destra e in una sinistra, a seconda del posto cui risiedono. Ottimo criterio: peccato che i francesi non abbiano pensato anche a disporre i loro rappresentanti in ordine alfabetico. Infatti la forma semicircolare della camera consente infinite sottili sfumature nei vari gradi di destrismo e di sinistrismo. Non c’è la netta divisione britannica fra destra e sinistra, giusto e torto. Si dirà, in francia, che quel deputato è a sinistra di monsieur Untel, ma a destra di Monsieur Quelquechose. Cosa possono fare i francesi? Cosa faremmo noi in Inghilterra con un sistema siffatto? La risposta è: nulla.
Del resto lo sanno tutti. Si sa meno invece quale grande importanza abbia la disposizione dei seggi in altre assemblee, in altre riunioni, internazionali, nazionali, locali. Il discorso vale anche per le riunioni che avvengono attorno ad un tavolo, come la conferenza della tavola rotonda. Basta pensarci un attimo e si comprenderà che una conferenza della tavola quadrata sarebbe cosa totalmente diversa e una conferenza della tavola rettangolare sarebbe altra cosa ancora. Tali differenze non influiscono soltanto sulla lunghezza e sull’acrimonia della discussione: influiscono anche sulle decisioni (ammesso che se ne prendano). Assai di rado, come tutti sanno, la votazione ha qualche rapporto col merito della questione trattata. La decisione ultima dipende da molti fattori, alcuni dei quali occorre esaminare subito.
Ma diciamo peraltro questo: la decisione vien sempre, di fatto, presa in base ai voti del blocco di centro. E questo non potrebbe accadere nella camera dei comuni, dove non si consente che nasca un blocco di centro. Il blocco di centro ha invece una importanza decisiva nelle assemblee dell’altro tipo ed è composto dagli elementi qui sotto indicati
- quelli che non hanno letto i documenti, le relazioni i memorandum preparati prima della riunione e spediti da tempo a tutti coloro che dovrebbero parteciparvi;
- quelli che sono troppo stupidi per seguire la discussione. E’ facile distinguerli perché di solito costoro si dicono l’un l’altro: “ma questo di cosa stà parlando??”
- i sordi: tengono le mani a coppa sulle orecchie e borbottano: “dovrebbero alzare la voce”
- quelli che a tarda notte erano ubriachi e si sono alzati con un tremendo mal di testa convinti che al mondo nulla piu’ conta…
- i vegliardi, che si fanno punto d’orgoglio di essere sempre in gamba, piu’ in gamba di parecchi fra questi giovani: “sono venuto a piedi” bisbigliano…. “a 82 anni è una bella impresa non trova?”
- i deboli: che per tale debolezza hanno promesso all’una e l’altra parte di dare il proprio voto e, non sanno come comportarsi. Sono indecisi: o astenersi o fingersi ammalati.
Chi vuole conquistare i voti del blocco di centro dovrà in primo luogo individuare e contare i membri che lo compongono. Cio’ fatto, tutto il resto dipende solo dal posto in cui essi si metteranno a sedere. La cosa migliore è dare incarico a un amico (in senso politico) fidato e vigoroso di attaccare discorso, prima che cominci il dibattito, cosi suddetti tipi del blocco di centro. In questa chiacchierata preliminare l’amico starà ben attento a non fare parola della questione su cui si svolgerà il dibattito. Ci sono alcune mosse d’apertura che sarà bene insegnargli. Eccone sei, una per ogni tipo di persona indicata sopra:
- “tempo perso, dico io, tutta questa carta stampata. Io ho buttato tutto nel cestino;
- “con tutte queste chiacchiere tra poco mi addormento. Io vorrei che la gente chiacchierasse meno e venisse subito al dunque. A me non la fanno, mi creda”
- “L’acustica di questa sala è tremenda. Ma questi famosi tecnici che ci stanno a fare? Non sento nemmeno la metà di quello che dicono… e lei?”
- “Che posto disgraziato. Secondo me dipende dalla ventilazione. Quasi mi sento male. E lei come si sente?”
- “Davvero, ma come fa? Mi dica il segreto… forse l’alimentazione?”
- “Ci sono tanti argomenti pro e contro che io non so davvero a chi dare il voto. Lei che mi consiglia?”
Se l’amico fa bene queste mosse iniziali, riuscirà a intavolare una discussione vivace e intanto piloterà il suo uomo, quello del blocco di centro, verso l’aula. Intanto un altro compare si metterà davanti alla coppia e avanzerà nella loro stessa direzione. Ma sarà meglio ricorrere ad un esempio concreto.
Supponiamo che l’amico (politico naturalmente) signor Gagliardi piloti il signor Malcerti (blocco di centro tipo “f”) verso un seggi che sta per quasi dinanzi alla presidenza. Davanti a loro avanza l’altro amico, il signor FEDELI, il quale si mette a sedere facendo finta di non aver veduti i due che lo seguono. Fedeli intatti si volge dall’altra parte e saluta con la mano qualcuno, distante. Poi si sporge verso il seggio anteriore e dice qualcosa all’uomo che ci è sopra. Solo dopo che Malcerti si è messo a sedere, FEDELI si volgerà per dirgli “Caro amico, son contento di vederla”.
Lascerà passare qualche minuto ancora, poi scorgerà Gagliardi e fingendosi sorpreso dirà “salve, Gagliardi, non pensavo di incontrarla qua dentro”. E Gagliardi risponde “sto meglio grazie, era solo un raffreddore”.
In tal modo la disposizione sui seggi apparirà casuale e amichevole. Termina cosi’ la prima fase dell’operazione.
La seconda fase invece muterà a seconda del carattere dell’uomo che bisogna influenzare.
Nel caso del signor Malcerti (tipo f) scopo della seconda fase è di evitare qualsiasi discussione sul problema in esame e dargli l’impressione che ogni cosa è oramai decisa. Seduto nelle prime file malcerti non puo’ guardare i suoi colleghi ed è quindi facile fargli credere che in pratica tutti la pensano allo stesso modo. Gagliardi dirà “proprio non so cosa ci son venuto a fare. Mi pare di capire che sul punto quattro son tutti d’accordo. Tutti quelli con cui ho parlato paiono decisi a votare a favore. “
“strano”, disse fedeli “stavo appunto per dirlo. Oramai pare proprio che non ci siano dubbi”.
“Io non avevo ancora deciso”, dice Gagliardi. “Si possono dire tante cose pro e contro, ma mettersi all’opposizione sarebbe proprio tempo sprecato. Lei cosa pensa Malcerti?”
“Beh”, dice Malcerti “ammetto che il problema mi sembra arduo. Da un lato ci sono buoni motivi per votare a favore.. ma d’altro canto, lei crede che la mozione passerà?”
“Caro Malcerti, le diro’ che mi fido del suo giudizio. Lei mi diceva poco fa che sono già tutti d’accordo”
“Davvero le ho detto questo? Beh, pare che ci sia una maggioranza costituita. Ma d’altronde…”
“La ringrazio, Malcerti” dice Gagliardi “del consiglio. Anche io la penso cosi’ ma son contento di sentire che lei è dello stesso parere. Mi preme molto la sua opinione”.
Intanto Fedeli si è voltato a parlare con un tizio seduto alle spalle chiedendogli a bassa voce “come sta sua moglie? È uscita dalla clinica?”
Ma quando si volge comunica che dietro la pensano allo stesso modo. Ormai in pratica la mozione è approvata.
Mentre la parte avversa si affatica a preparare discorsi ed emendamenti, la parte nostra superiore per tecnica, si sarà dedicata invece all’incastro di ciascun membro del blocco di centro fra due amici fidati.
Quando si arriva al momento, la vista del collega di destra e di quello di sinistra che alzano la mano costringe il malcerto a fare il medesimo. Nel caso che si fosse addormentato provvederà il collega seduto alla sua destra ad alzargli la mano. Questo per non alzare tutte e due le mani, gesto riprovevole quanto dicono.
Assicurato l’appoggio di centro la mozione verrà approvata.
Per cio’ che riguarda le questioni controverse da dirimere secondo la volontà del popolo, possiamo dare per scontato che a decidere saranno i membri del blocco di centro. Una fazione non sarà mai d’accordo.. l’altra sarà d’accordo in partenza… resta il blocco di centro, i cui rappresentanti si dividono in due gruppi: quelli che non sentono cosa si dice e quelli che seppure sentissero non capirebbero nulla. Per guadagnarsi i loro voti, occorre soprattutto l’esempio di altri che al loro fianco votano in un certo modo. Son voti in mano al caso. Non è meglio quindi che li prenda chi sa il suo mestiere?
Da “La legge di Parkinson” di C.Northcolte PARkINSON
Cap. 4 “La volontà del popolo, ossia il grande raduno”




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