LA SERIETA' DI PRODI? SOLO UNO SLOGAN DA CARTELLONE
Roma«La serietà al governo» di Romano Prodi? Lo slogan resta solo sui cartelli stradali e sui manifesti. In campagna elettorale il Professore non sta dicendo o facendo nulla di serio. Prima la fuga dal confronto tv attraverso una boutade degna di Alvaro Vitali: «Sono disposto a una sfida con Berlusconi in tv, con Emilio Fede come arbitro, ma il premier deve rinunciare alla conferenza stampa di fine legislatura...». Una maniera provocatoria, per dire no al match. Poi, dopo appena ventiquattr’ore, il passaggio dal genere comico ai... comics.
Galeotta la presentazione del libro di Willer Bordon (il nome da fumetto del senatore della Margherita lo avrà suggestionato?), Prodi ha accantonato le 281 pagine del programma per attingere a dotte citazioni tratte dai Classici... Disney, parlando di Qui, Quo, Qua e zio Paperone, eludendo ogni risposta concreta su temi reali. A quanti nella Cdl lo hanno accusato di essere patetico nel suo tentativo di evitare la sfida televisiva, Prodi non trova di meglio di una risposta che dovrebbe suonare spiritosa nelle intenzioni, ma che rivela tutta l’inconsistenza della replica: «Io trovo patetici Qui, Quo e Qua... come Tajani e tutti gli altri... perché difendono zio Paperone e ogni volta che uno fa un’affermazione poi ci sono loro ad intervenire...».
Ma Prodi si concede anche battute che su Topolino sarebbero state censurate: «Basta con ’ste menate», sbotta con i giornalisti che lo incalzano sul duello tv. Termine non particolarmente aulico per uno che promette serietà quando sarà al governo. Una definizione padana che da Roma in giù va tradotta ricorrendo al Dizionario etimologico: *«Menata, detta per Manata e vale tutto quello che può inchiudere la mano, afferrandolo con le dita»*. Il livello dunque è più da liceale bolognese, che da Professore, ma evidentemente gli *spin doctor* dell’Unione hanno deciso che la campagna elettorale va condotta a livello *terra terra*.
Prodi non riesce a essere elegante neppure quando vorrebbe far sfoggio di cultura citando George Orwell e la *Fattoria degli animali*: «Se tutti gli animali sono uguali non si può dire che il maiale è più uguale degli altri e quindi può fare una conferenza stampa finale».
Pronta la replica di Berlusconi, attraverso il portavoce Paolo Bonaiuti: «Prodi tira fuori la fattoria degli animali, di orwelliana memoria, per motivare la fuga dal confronto televisivo con Berlusconi. Ma ancora più strabiliante è che il candidato premier accusi la commissione parlamentare di Vigilanza di fare regole per cui “i maiali sono più uguali degli altri”. Chiediamo a Prodi: chi sarebbero i maiali?». Su un dettaglio il Professore ha sorvolato: il capo dei maiali nel romanzo di Orwell si chiama Napoleon.
An tiene botta alle esternazioni fumettistiche del Professore rendendo pan per focaccia. «È piacevole constatare — replica Mario Landolfi — che nonostante il suo enciclopedico programma, Prodi abbia trovato il tempo per rinverdire le sue letture giovanili, come dimostra il suo riferimento a Qui, Quo, Qua. Nella iconografia disneyana c’è posto anche per lui. Il Professore – osserva il ministro delle Comunicazioni – potrebbe ricordare “Ciccio”, l’assistente e nipote di Nonna Papera, un po’ grasso, piuttosto lento e perennemente affamato. Un personaggio secondario come Prodi».
Nel mare di banalità e di battute da osteria bolognese, Prodi è però costretto ad ammettere che i sondaggi riportati da Berlusconi non erano infondati: «Negli ultimi giorni abbiamo perso un pochino», anche se per minimizzare, sostiene di aver recuperato e di avere «un trend che se si verifica ci darà una maggioranza più tranquilla dell’altra volta». Sono affermazioni che non tranquillizzano l’elettorato, come appare chiara la paura del leader del centrosinistra di un confronto tv. «Prodi non spaventa nessuno. L’unico spaventato – commenta l’azzurra Isabella Bertolini – è lui. Anche oggi conferma: non vuole il confronto con Berlusconi perché ha una gran fifa. Il Professore sfodera arroganza e non accetta le decisioni del Parlamento. Ha già dimenticato la par condicio liberticida, approvata a colpi di maggioranza dall’Ulivo?».
Durissima anche la reazione dell’Udc: «Il linguaggio di Prodi sulle menate e i maiali — commenta Mario Tassone — è la dimostrazione non solo di un vocabolario tribale e trogloditico, ma è anche la prova che il leader dell'Unione è nervoso, molto nervoso...».
Non si fa attendere neppure la risposta di Tajani, tirato in ballo direttamente dal leader dell’Unione. «Finalmente abbiamo capito che le avventure di Paperino sono il testo da dove Prodi ricava il suo progetto politico», ironizza il capogruppo degli europarlamentari di Forza Italia. «Qui, Quo, Qua sono simpatici – osserva Tajani – Comunque sempre meglio loro tre della Banda Bassotti».
(SECOLO D'ITALIA del 24/02/06 - VALTER DELLE DONNE)




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