ARCOBALENO ADDIO, UNIONE IN GUERRA CON IL MONDO
ROMA-L’Unione vuol dichiarare guerra al mondo. Una sorta di “uno contro tutti” che capovolge la tradizionale immagine della sinistra pacifista e, soprattutto, sovranazionale, tutta Onu e Ong. Romano Prodi è l’emblema di tale voltafaccia. Da Bruxelles, quando era presidente della commissione Ue, ci ha inondati di messaggi grondanti retorica europeista. Nel frattempo, passava le domeniche a Bruxelles montando mobiletti Ikea, ha confessato, mentre la fidata segretaria ha detto che andava a messa e a fare footing. Va a capire chi ha ragione. Avrebbe fatto meglio a studiare i tanti dossier aperti sulla sua scrivania del quartiere delle istituzioni europee, invece di lasciare in eredità un allargamento affrettato e un iter pieno di lacune per il varo della Costituzione. L’Ue in difficoltà, senza fiato, a rischio collasso di questi giorni è soprattutto colpa sua. Eppure, è proprio lui a scendere lancia in resta contro Bruxelles nella vicenda dell’Enel e dell’arrocco francese. Oltre che a Bruxelles, il Professore vuole fare la guerra anche alla Francia: ha proposto (non si sa con quale fondamento giuridico) di bloccare le acquisizioni transalpine in Italia e in particolare di dare lo stop alla Bnp Paribas, intenzionata ad assumere il controllo della Bnl. Prodi comunque è, nella sua coalizione, in compagnia ottima, si fa per dire. Il leader del Pdci, Oliviero Diliberto, ha preso gusto alla guerra, dopo averla sferrata con esiti vittoriosi alla famiglia Cossutta, il cui capostipite Armando lo ha politicamente svezzato e aveva fondato il Partito dei comunisti italiani. Ma ora sembra che Diliberto abbia sbagliato bersaglio. Se la prende addirittura con gli Stati Uniti d’America, l’unica super-potenza rimasta nel mondo. Ha accusato George W. Bush di avere «mani che grondano sangue» e ha sostenuto che è agghiacciante - da parte di Silvio Berlusconi - avergliele strette. Parole che, tra gentiluomini di una volta, sarebbero sfociate in un duello. Ma non allarghiamoci, come si dice: Diliberto non sembra uomo che abbia letto e applichi i precetti di Jacopo Gelli, al massimo ci ripeterà la solfa di Licio Gelli. Certo, se Diliberto fosse ancora ministro, sarebbero parole che aprono crisi profonde e dalle conseguenze incalcolabili. Ma non è finita. La Procura di Milano - da cui provengono fior di candidati dei Ds, come Gerardo D’Ambrosio - è a un passo dalla dichiarazione di guerra al Regno Unito. Ha accusato il ministro della Cultura di Londra, Tessa Jovell, di essersi immischiata in un processo contro Berlusconi per aiutare il marito, l’avvocato David Mills. Ha rincarato la dose contro il ministero dell’Interno, perché ha preso contatti con il governo italiano. Ed è a un passo dal chiedere soddisfazione al premier Tony Blair. Insomma, anche la “perfida Albione” è pronta a vedersela con le armate dell’Unione.
(SECOLO D'ITALIA di mercoledì 2 marzo 2006 - Pietro ROMANO)




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