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  1. #191
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    Predefinito Rif: Gli editoriali del Calibano

    Il Comitato Nazionale per la Bioetica e il cane

    6 maggio 2006

    di Il Calibano

    Tutti gli animali domestici sono veri e propri schiavi, solo il cane è un amico.

    (Konrad Lorenz)



    Il Comitato Nazionale per la Bioetica è l’occhiuto e insonne custode che vigila sui nostri comportamenti e, come è possibile leggere sul sito Governo Italiano - Comitato nazionale per la bioetica, “al Comitato è affidata la funzione di orientare gli strumenti legislativi ed amministrativi volti a definire i criteri da utilizzare nella pratica medica e biologica per tutelare i diritti umani ed evitare gli abusi”. Che sia occhiuto è indubitabile. Infatti, come l’indimenticabile Sant’Uffizio, ha proibito tutte quelle pratiche mediche che Santa Romana Chiesa non approva; che sia insonne è provato dalla sua Mozione nella quale boccia la pratica del taglio di coda e orecchie che - precisa il Cnb - non portano in generale alcun beneficio ma sono dettati da sole ragioni estetiche umane. A questo punto una domanda sorge spontanea: se la ragione sociale del Cnb è quella di “tutelare i diritti umani”, chi sono gli umani che rischiano il taglio delle orecchie e l’amputazione della coda? Potremmo rimanere con questo dubbio, come don Abbondio col suo Carneade, se Cinzia Caporale, vicepresidente del Cnb, non ci illuminasse con la sua saggezza: “Bisogna applicare i principi bioetici anche agli animali, andando oltre la nostra concezione antropocentrica”. A dire il vero, ad andare “oltre” era stata l’ultima puntata dell’Infedele dove il cane di Gad Lerner era stato il solo ospite a dire – col suo imbarazzato silenzio - qualcosa di sensato. Si era sentito di tutto: dagli psichiatri per cani, alle ricette della nouvelle cuisine per soddisfare le inespresse voglie di Fido. Che il Cnb, riunito nella cesta del pensatoio socratico, sia sfuggito alle malefiche influenze ctonie non è certo, ma la mozione, se tenuta nel dovuto conto dai veterinari, salverà code e orecchie di circa 60 mila esemplari di cani di razza italiani. Onore e gloria al Cnb che finalmente, ripudiando antropocentrismo radicato e di maniera, si adegua alla perestroika lerneriana del cinocentrismo, ma un rovello ci punge, come il pruno shakespeareiano il cervello: perché non è etico “spuntare” la coda al cane, invece è considerato etico “spuntare” il pisello al figlio? Per chi non lo sapesse rendo noto che l’insonne e occhiuto Comitato, il 25 settembre 1998, nella mozione “La circoncisione: Profili di bioetica” emetteva questo parere: “la circoncisione, ove intesa quale particolare manifestazione del patrimonio fideistico-rituale, viene solitamente praticata attraverso forme e modalità tecniche che non si concretizzano sotto alcun profilo in atti osceni lesivi del sentimento medio del pudore in materia sessuale. Alla luce di queste sue peculiari caratteristiche, la circoncisione appare in sé pienamente compatibile con il disposto dell'art. 19 della Costituzione italiana, che, salvo sempre il rispetto del limite formalmente previsto, riconosce completa libertà di espressione cultuale e rituale sia a livello individuale sia a livello collettivo. Né, d'altro canto, la prassi circoncisoria pare ledere, di per se stessa, altri beni-valori pure costituzionalmente protetti e potenzialmente coinvolti, quale, ad esempio, quello della tutela dei minori o quello della loro salute. Infatti, sotto il primo profilo, la pratica di sottoporre i figli maschi a circoncisione sembra rientrare in quei margini di "disponibilità" riconosciuti anche ai genitori dall'art. 30 Cost.”. Quindi, per rispettare i dettami dell’onnipotente Cnb e per evitare di incorrere nelle probabili more legislative e per non rischiare di essere additati al generale disprezzo, se proprio volete tagliare qualcosa, non fatevi un cane, fatevi un figlio!

  2. #192
    io e basta
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    Predefinito Rif: Gli editoriali del Calibano

    Eutanasia o il nano più alto del mondo?

    13 maggio 2006

    di Il Calibano

    A conferire profondità alla tragedia di Eschilo è il rapporto con la morte. In base a questo dono lo sguardo dell'uomo' proteso verso il futuro, attribuisce all'avvenire il carattere di un presente, così a portata di mano, che egli non riesce a capacitarsi del pensiero della fine. Si possiede un futuro finché non si apprende di non averlo. (Hans Georg Gadamer, "Dove si nasconde la salute", Raffaello Cortina)



    L’eutanasia, così come è discussa nella maggior parte dei Paesi, consiste nel sapere se è possibile accogliere la richiesta consapevole di malati in fin di vita afflitti da grandi sofferenze che chiedono di essere aiutati a morire. I sondaggi rilevano che l’opinione pubblica è sempre più favorevole a consentire che i malati “terminali” decidano della loro vita, ma le percentuali dei favorevoli all’eutanasia diminuiscono fortemente quando dai malati terminali si passa a ipotizzare atti eutanasici su persone che non sono in grado di formulare una richiesta consapevole.

    L’argomento principe di chi si oppone all’eutanasia è il pericolo che l’accettazione della liceità etica dell’eutanasia rischi di indebolire la percezione etica e sociale del dovere fondamentale di tutela dei malati affetti da gravi patologie fisiche e mentali. Questo pericolo ha un nome: slippery slope. Ecco come il Prof. Francesco D'Agostino, Presidente del Comitato per la Bioetica, si è espresso al riguardo: “[…] la fondatezza di quel*lo che in bioetica si chiama il rischio dello slippery slope, cioè del pendio scivoloso: una volta accettata la legittimità dell'eutanasia volontaria, in nome del principio di autonomia, si giunge facil*mente e rapidamente ad accettarla anche se involontaria, in nome di princìpi ritenuti all'inizio troppo fragili, come quello della compassione o del consenso presunto da parte del paziente alla sua soppressione”. La teoria dello slippery slope, pur se apparentemente inattaccabile, è stata smontata dalla teoria –mi si passi l’ossimoro- del nano gigantesco. Supponiamo – scrive J. Goffi, nel saggio “Pensare l’eutanasia”- che un tipico nano abbia una statura di 70 cm. Non vi sarà alcuna differenza significativa fra un tipico nano e un nano alto 70 cm e 5 mm. Ma se alla statura così ottenuta vengono aggiunti 5 mm per un grandissimo numero di volte, si finirà col parlare di un individuo alto 240 cm, cioè di un gigante. Tuttavia, non si sarà mai stabilita una differenza significativa fra l'individuo che presenta tutte le caratteristiche del nanismo e l'individuo che presenta tutte le caratteristiche del gigantismo. In nessun momento sarà possibile dire, dopo aver aggiunto 5 mm: «L'ultimo individuo di cui parlavamo era il più grande nano del mondo; adesso, ci troviamo in presenza del più piccolo gigante». L'assurdità della questione indica che l'argomento della china fatale presenta qualcosa di insoddisfacente. Insomma, non si dovrebbe confondere il nano (l’eutanasia) con il gigante (altro dall’eutanasia). Gli unici due paesi europei che consentano l’eutanasia (praticata da un medico) sono l’Olanda e il Belgio. Nei Paesi Bassi «eutanasia» significa interruzione volontaria della vita del paziente, su sua richiesta, da parte di un terzo (Leenen H.J.J., The definition of euthanasia, «Medicine and Law»); in Belgio l'eutanasia è «un atto praticato da un terzo, che pone intenzionalmente fine alla vita di una persona, su sua richiesta» ( Comité Consultatif de Bioéthique). Nonostante queste definizioni del termine “eutanasia” che pongono l’accento sulla “volontarietà liberamente e ripetutamente espressa”, in Belgio, i socialisti fiamminghi, dopo aver difeso l'eutanasia per le persone incapaci di intendere e di volere, hanno proposto che l'eutanasia possa essere estesa anche ai minori di età. In Olanda, i bambini ed i neonati per i quali potrebbe essere presa la decisione di fine vita possono essere divisi in tre categorie: i bambini senza alcuna speranza di sopravvivenza; i bambini che hanno una prognosi pessima e sono dipendenti dalle cure intensive; i bambini con prognosi disperata che vivono quello che i genitori e gli esperti di medicina considerano una sofferenza insopportabile. Senza voler evocare la straussiana reductio ad Hitlerum, non si può non rilevare che il “nano” dell’eutanasia-volontaria è diventato un nano-gigantesco e irriconoscibile. Per essere credibili è necessario che il termine “eutanasia” venga usato unicamente per definire un atto praticato da un terzo, che pone intenzionalmente fine alla vita di una persona, su sua richiesta. Brandt, filosofo utilitarista, ritiene che siano ammissibili delle eutanasie in assenza di volontà del paziente, anche quando non sia mai stato dato alcun assenso preventivo. Egli non ragiona più in termini di autonomia, ma guarda a quello che può essere considerato il migliore interesse del paziente: in certi casi, non è contrario all'interesse del paziente morire, o addirittura essere ucciso. Se poi la vita (biologica) di un agente continua - o viene mantenuta - mentre egli è permanentemente incapace di formulare la minima preferenza razionale, essa per lui non ha più alcun valore. Infine, la vita (biologica) di un agente può diventare per lui un danno? La risposta non è scontata: si può ammettere che il valore della vita di un agente sia, ai suoi occhi, estremamente debole; si può persino ammettere che quel valore diventi nullo (nel caso in cui l'agente abbia perduto coscienza in modo irreversibile) (J. Goffi, op. cit.). Due esempi pratici sono rappresentati dai casi Eluana Englaro e Charlotte Wyatt. Beppino Englaro, il papà di Eluana, la giovane lecchese in coma irreversibile da 17 anni, chiede da tempo che sia staccata la spina che tiene artificialmente in vita la figlia e ritiene che i medici debbano "Restituire la dignità umana e il diritto alla morte a mia figlia". In Inghilterra, un giudice dell'Alta Corte ha emesso una sentenza che permette ai medici di Charlotte Wyatt - una bambina di due anni e mezzo nata con gravi lesioni al cervello, ai polmoni e ai reni- di desistere da ulteriori interventi per il sostentamento vitale. Il giudice Justice Hedley ha motivato la sua decisione sottolineando come le condizioni della bambina siano in peggioramento: "Le analisi mediche parlano chiaro: la respirazione artificiale non permetterà di ottenere i risultati che senza dubbio i genitori desiderano. Anche il Cnb italiano, nella mozione sull’assistenza a neonati e a bambini afflitti da patologie o da handicap ad altissima gravità, votata nella seduta plenaria del 28 gennaio 2005, chiariva che “la decisione di interrompere trattamenti medici futili, non proporzionati, privi di alcuna credibile prospettiva terapeutica per il paziente va sempre ritenuta non solo lecita, ma addirittura eticamente doverosa, [ e che] per quanto concerne la decisione di interrompere l’accanimento, che essa, anche se è assolutamente auspicabile che venga presa col consenso dei genitori del bambino, è in ultima istanza di esclusiva competenza del medico, che può eventualmente avvalersi del parere consultivo di un Comitato etico”. La parola racchiude le idee rendendo così agevole comunicare agli altri i nostri pensieri. Ma c'è il pericolo che la stessa parola venga usata in contesti differenti con il rischio di ingenerare confusione. Il termine Eutanasia dovrebbe essere usato unicamente per indicare l’interruzione volontaria della vita del paziente, su sua richiesta, da parte di un medico. In tutti gli altri casi sarebbe opportuno riferirsi ai protocolli approvati (o approvati in futuro) dai Comitati etici in accordo con l’Ordine dei Medici. A qualcuno questa distinzione potrebbe apparire come un escamotage ipocrita, ma - bonificare – il termine eutanasia porterebbe maggiore chiarezza in un dibattito sempre più inquinato da pregiudizi e posizioni preconcette. D’altronde è molto più ipocrita la disinvoltura con la quale molti sostenitori della TSV (teoria della sacralità della vita) si dichiarano favorevoli alle cure palliative massive che, come spesso accade, provocano o aggravano un'insufficienza respiratoria; e, a causa dello stato di debolezza, il decesso del paziente muore. Ad esempio il "cocktail litico", un'associazione di tre farmaci (un neurolet*tico, un sedativo e un oppiaceo) - scrive J. Pohier, in Les droits des vivants sur la fin de leur vie- è sempre più utilizzata per "sconnettere" il paziente. Ritengo che il suo uso non sia siste*maticamente da condannare, ma ritengo pure che sia eccessivo e che sarebbe meglio chiamare le cose con il loro nome. E l'impiego di questo cocktail, qualora avvenisse senza la richiesta o il consenso esplicito del paziente, non potrebbe essere chiamato “eutanasia".

  3. #193
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    Predefinito Rif: Gli editoriali del Calibano

    Chi vuole rinchiudere i laicisti in salotto?

    15 maggio 2006

    di Il Calibano

    Il liberalismo e la democrazia non sono serviti a realizzare gli ideali dell'umanit¨¤. Oggi queste due dottrine hanno fallito. I pi¨´ perspicaci riescono gi¨¤ a sentire il suono del frantumarsi e crollare delle ideologie e delle idee dei sistemi democratici liberali. [¡*] che ci piaccia o no il mondo gravita intorno alla fede [¡*] . La pace sia con lui che crede nella promessa divina sul regno dei giusti. (Ahmadinajad)



    Leopardi e Ratzinger concordano sul fatto che il mondo non goda ottima salute. Per Giacomo ¡°tu non trovi una pianticella sola in istato di sanit¨¤ perfetta. Ma in verit¨¤ questa vita ¨¨ trista e infelice, ogni giardino ¨¨ quasi un vasto ospitale¡±; per Joseph la laicit¨¤ ¨¨ malata, l¡¯amore ¨¨ debole, il sesso ¨¨ disordinato, i valori claudicanti, la famiglia anoressica, la libert¨¤ bulimica, l¡¯Io ¨¨ filoautico, o desiderante, o prometeico, la tabe del relativismo ¨¨ sempre in agguato. Se, come afferma Gadamer, la salute ¨¨ il silenzio degli organi, si capisce perch¨¦ tutti ci lamentiamo dell¡¯inquinamento acustico. L¡¯unica cura efficace consigliata da Leopardi ¨¨ contenuta in questa antropoclastica ricetta: ¡°Sola nel mondo eterna, / a cui si volve Ogni creata cosa / In te, morte, si posa / Nostra ignuda natura; / Lieta no, ma sicura¡±. La ricetta di Ratzinger propone un rimedio disponibile soltanto nella farmacia del Vaticano: una preparazione galenica composta di Fede e Verit¨¤. Chi dice il falso? Chi dice la verit¨¤? Scrive Saramago nel suo libro pi¨´ discusso, Il Vangelo secondo Ges¨´, "Questa faccenda del mentire e del dire la verit¨¤ ¨¨ una lunga storia, ¨¨ meglio non azzardare giudizi morali assoluti perch¨¦, se daremo abbastanza tempo al tempo, arriver¨¤ sempre il giorno in cui la verit¨¤ diventer¨¤ menzogna e la menzogna si trasformer¨¤ in verit¨¤". Tutte le strade portano a Roma, cos¨¬ come tutte le affermazioni portano al bivio del dubbio. A questo punto ha poco senso dibattere sul significato di credente, credente in altro, laico, laicista, anticlericale. Tutto si riduce alla volont¨¤ di credere, o meno, in una Verit¨¤ eterna, incontrovertibile che preceda l'e*sperienza o in una verit¨¤ che subisca la sorte che il divenire riserva a tutto ci¨° che ¨¨. La Fede non ¨¨ una prerogativa del credente, tutti abbiamo fede in qualcosa. Senza fede non potremmo fare nemmeno un passo: abbiamo fede nella solidit¨¤ del pavimento, abbiamo fede che andando all¡¯aeroporto troviamo l¡¯aereo ecc., ma un conto ¨¨ questa fede che permette di muoverci e un conto ¨¨ la fede in un Assoluto che sia l'incondizionato, l'assoluta*mente irrelato e irrelazionabile, e razionalmente inattingibile. Se la ragione ha un compito ¨¨ quello di sentinella insonne che, nella notte fondamentalista, illumina le aporie e le contraddi*zioni logiche. Compito arduo perch¨¦ - recita Veritatis Splendor, Capitolo III , 84- ¡° solamente la libert¨¤ che si sottomette alla Verit¨¤ conduce la persona umana al suo vero bene. Il bene della persona ¨¨ di essere nella Verit¨¤ e di fare la Verit¨¤¡± ed inoltre, la Nota dottrinale circa alcune questioni riguardanti l'impegno e il comportamento dei cattolici nella vita politica, III, 5, ricorda che ¡°non si pu¨° negare che la politica debba anche riferirsi a principi che sono dotati di valore assoluto proprio perch¨¦ sono al servizio della dignit¨¤ della persona umana e del vero progresso umano secondo la fede cristiana e la dottrina della Chiesa¡±. Pierre Bayle, ateo virtuoso, che aveva girovagato per il mondo cristiano, sosteneva che ¨¨ meglio fidarsi di un ateo che di un credente, perch¨¦ quest'ultimo pu¨° trovare nella propria religione qualche buona scusante per venir meno a impegni morali e chiunque pu¨° vivere in modo onesto e virtuoso semplicemente seguendo ragione e buon senso, a prescindere dall'ammettere o meno l'esistenza di un Dio. Mondo cristiano significa una convivenza umana dove le leggi del cristianesimo sono leggi della societ¨¤ e dello Stato. Il che pu¨° essere desiderabile per alcuni, meno o niente per altri, e per ¡°altri¡± intendo tutti quei cittadini che dai Pacs, alla Legge 40, alla ricerca scientifica, al divorzio breve, al testamento biologico, all¡¯eutanasia attendono dal legislatore una risposta ¡°europea¡±. - Ma le leggi della fede cristiana ¨C scrive Emanuele Severino in Pensieri sul Cristianesimo - possono diventare leggi dello Stato solo se sono previste sanzioni terrene contro chi le trasgredisce. Non esiste legislazione civile se, per il trasgressore, non ¨¨ prevista una punizione in termini pecuniari, di reclusione o di interdizione dei diritti civili. Se non c'¨¨ sanzione terrena contro chi viola i precetti della rivelazione cristiana (a partire dai dieci comandamenti per arrivare all'interpretazione che ne d¨¤ il cristianesimo, e anzi quell'interpretazione del cristianesimo che ¨¨ il cattolicesimo), non esiste legge civile cristiana, cio¨¨ non esiste uno Stato cristiano e una societ¨¤ buona e giusta. Il buon senso dovrebbe suggerire che dialogare con chi ritiene, oltre ad avere la Verit¨¤, di essere la Verit¨¤ qualche problemuccio lo crea e che, per arginare le esondazioni ratzingeriane che minacciano di travolgere ogni tentativo ¡°laicista¡± di legiferare su tutte quelle libert¨¤ che consistono nel poter fare tutto ci¨° che non nuoce ad altri e che assicurano agli altri membri della societ¨¤ il godimento di quegli stessi diritti, sarebbe opportuna una solida diga di laici (non quelli di sana e robusta costituzione), laicisti, anticlericali. Lo vorrebbe il buon senso, ma non lo vuole Il Foglio che, fedele alla logica asburgica del divide et impera, rinchiude gli imbelli laicisti in un salotto a far flanella e manda gli anticlericali claudicanti, sorretti da San Tommaso e San Bernardo, ad ammirare la Conversione di San Paolo, senza ricordare che la prima versione del dipinto del ¡°libertino¡± Caravaggio fu rifiutata dal clero di Santa Maria del Popolo, cos¨¬ come la Congregazione di San Luigi respinse San Matteo e l'angelo perch¨¦ offensivo e indecoroso.

    Nell'ambito della Controriforma si trovavano, come sempre, i conservatori, attaccati ai vecchi moduli e gli innovatori, aperti alle idee pi¨´ moderne.

  4. #194
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    Predefinito Rif: Gli editoriali del Calibano

    Laicità malata, ragione infetta

    19 maggio 2006

    di Il Calibano

    Nella scuola si deve esigere una laicità come esercizio dello spirito criti*co nei limiti della sola ragione, perché la libertà nella scuola vuol dire che all'interno di essa i due soggetti del rapporto educativo, gli insegnanti e gli allievi, non devono essere obbligati, o peggio costretti, ad abbracciare una credenza, una dottrina filosofica, un'ideologia, ma hanno il diritto di dare, e rispettivamente di ri*cevere, diverse opinioni, diverse filosofie, diversi punti di vista. (Bobbio, 1985)





    Benedetto XVI rivolgendosi, giovedì 18 maggio, all'episcopato italiano riunito in Vaticano, ha detto: "La Chiesa è ben consapevole che alla struttura fondamentale del cristianesimo appartiene la distinzione tra ciò che è di Cesare e ciò che è di Dio, cioè tra lo Stato e la Chiesa, ossia l'autonomia delle realtà temporali […] questa distinzione e autonomia la Chiesa non solo riconosce e rispetta, ma di essa si rallegra, come di un grande progresso dell'umanità e di una condizione fondamentale per la sua stessa libertà e l'adempimento della sua universale missione di salvezza". Ci sarebbe da esclamare: “Parole sante!”, ma da disillusi laicisti, intesi al dubbio e inclini al rovello, ci domandiamo come mai il Capo della Cristianità, travolto da quest’empito laico, citi soltanto la pericope evangelica che raccomanda di distinguere tra Cesare e Dio e dimentichi di citare l’altra pericope che intima al credente di non servire due padroni. Come la mettiamo? Sup*poniamo - scrive G. Boniolo in Laicità, Una geografia delle nostre radici - che ci sia un'istituzione religiosa che apertamente, in no*me di una qualche non meglio definita laicità della politica, so*stenga, peraltro correttamente dal nostro punto di vista, che vi debba essere separazione fra politica e religione. Tuttavia, do*vremmo esserne ben consapevoli, questa posizione è del tutto ir*rilevante se la stessa istituzione religiosa non separa morale con*fessionale da politica. Infatti potrebbe capitare, ma auspichiamo che non accada, che tale istituzione religiosa (che in uno Stato lai*co non dovrebbe avere alcuna situazione di privilegio pubblico) pretenda, per altro correttamente dal suo punto di vista, di avere il possesso dell'unica morale giusta e quindi la «suggerisca», sia*mo sempre nell'eufemismo, ai politici amici. In tal caso la libertà di credenza, anche se si cercassero mascheranti formule retoriche vuotamente giustificative, verrebbe a cadere.

    I nostri tremori e i timori di G. Boniolo trovano, purtroppo, conferma nel prosieguo del discorso papale che, poco dopo aver dato a Cesare le poche carabattole che gli spettano, pretende per Dio la pars leonina che consiste nel primato della morale cattolica su tutte le altre morali: "In pari tempo e proprio in virtù della medesima missione di salvezza, la Chiesa non può venir meno al compito di purificare la ragione, mediante la proposta della propria dottrina sociale, argomentata a partire da ciò che è conforme alla natura di ogni essere umano, e di risvegliare le forze morali e spirituali, aprendo la volontà alle autentiche esigenze del bene".

    I pitagorici usavano medicine per purificare il corpo e musica per purificare la mente. Qual è il luogo più adatto per “purificare la ragione”? ma la scuola, ovviamente! La procedura è semplice e collaudata. Si prende un politico eufemisticamente amico, mettiamo Letizia Moratti, si aggiunge un Presidente della Cei, mettiamo il Card. Ruini, si fanno interagire nell’alambicco dell’Aula Magna della sede della Conferenza Episcopale Italiana e si ottiene la mistura alchemica per purificare la ragione dei discendi: «La Chiesa italiana attraverso l’insegnamento dell’ora di religione rivendica il suo diritto di orientare la formazione culturale dei giovani, di indicare valori nella società italiana e concorrere alla convivenza civile […] L’obiettivo è privilegiare una corretta visione antropologica, al servizio della verità nella carità, finalizzata a impedire al pluralismo di tramutarsi in confuso relativismo».

    Ah, beh…se c’è da combattere contro il relativismo, allora - À la guerre comme à la guerre- ma Friedrich Nietzsche – semel in anno licet citare- ammonisce: "A volte vince davvero la verità: qualche errore ha lottato per lei". Ma per lottare - aggiunge il laico Giulio Girello - l'errore ha bisogno di un diritto di cittadinanza, e di pubblici difensori. Il relativista non è altro che un tipo bizzarro che si batte perché tale difesa sia concessa a chiunque, anche a chi è contro il relativismo.

    Per avere un reale insegnamento facoltativo bisognerebbe che l'Irc (insegnamento religione cattolica) fosse collocato in orario aggiuntivo. Ma tale soluzione non verrà mai accettata dalla Chiesa cattolica che non sembra essersi mai preoccupata di garantire una reale libertà di coscienza, ma vuole mantenere un privilegio istituzionale. Se l’Irc è insufficiente a purificare la ragione, c’è sempre la Ministra eufemisticamente amica. Infatti, nel 2002 – scrive Clotilde Pontecorvo in Sistema di istruzione e processo di istruzione - il ministro Moratti emette una circolare per il ripri*stino del crocifisso nelle aule scolastiche, intervenendo pesante*mente a rinfocolare tensioni da tempo sopite, anche grazie all'ini*ziativa degli Organi collegiali delle scuole. L'obbligo di esporre il crocifisso nelle sedi dello Stato venne introdotto dal fascismo su*bito dopo il suo avvento, prima con disposizioni amministrative (Pi, n. 68/1922 e Interni 16-12-1922), poi con Regi decreti (965/1924 e 1297/1928) l'obbligo prevedeva anche il ritratto del re. Queste norme si basavano sul principio della «religione di Sta*to», proprio dello Statuto albertino. Ma la Costituzione della Re*pubblica italiana non riconosce più alcuna religione di Stato e san*cisce l'uguaglianza dei cittadini, quali che siano le loro convinzioni. Stato e Chiesa cattolica hanno di comune accordo riconosciuto che in Italia non c'è più religione di Stato (Concordato del 1984, Pro*tocollo addizionale) e la Corte costituzionale ha più volte ribadito il carattere laico dello Stato italiano, fino a considerare la laicità «principio supremo» della Costituzione (sentenza 203/1989).

  5. #195
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    Predefinito Rif: Gli editoriali del Calibano

    Se son Rosy…fioriranno

    21 maggio 2006

    di Il Calibano

    In etica, come in qualsiasi altro campo del pensiero umano, ci sono due tipi d'opinione: da una parte quelle basate sulla tradizione, dall'altra quelle che hanno qualche probabilità d'essere giuste.

    Bertrand Russel





    Lasciamo le belle donne agli uomini senza fantasia. Questo aforisma di Proust mi ha sempre fatto ricordare la favola della volpe e l’uva, di Fedro. Oggi debbo ricredermi e, dopo aver chiesto scusa a Valentin-Louis-Georges-Eugène-Marcel, mi arrendo alla saggezza del sibillino aforisma e lascio volentieri la fascinosa Daniela Santanchè agli uomini della Cdl rivendicando per me, solo per me, le umbratili è discrete grazie della, per sempre (spero) mia Rosy Bindi. Perché ho cambiato idea? Beh, la pugnace Rosina, pur avendo, più volte, fatto pubblica professione di cattolica praticante, incurante degli anatemi papali che, con cadenza quotidiana, si abbattono come jumbo sui politici che vorrebbero dire la loro, ma non quella di Ruini, su Pacs e fecondazione assistita, una volta divenuta Ministro della Repubblica Italiana, ha fatto ciò che molti Ministri dimenticano di fare e cioè si è ricordata di essere Ministro di tutti gli Italiani. Queste sono le sue prime dichiarazioni nelle vesti di nuovo Ministro per la Famiglia del governo Prodi: "La legge sulla fecondazione va affidata al Parlamento. Sbaglia sia chi dice che non va toccata, sia chi dice che va stravolta […] Non è possibile relegare la tutela delle coppie di fatto nella sola sfera del diritto privato. A me pare che non sia possibile né giusto separare rigidamente le due sfere, quando si parla di diritti delle persone. Dov'è il confine tra privato e pubblico? Se c'è una norma che si applica a due persone, anche i terzi sono tenuti a rispettarla […] Dovrò ascoltare la Chiesa, ma anche tenere conto dei mutamenti della società, delle tante forme di famiglia. Si tratta di trovare una sintesi tra i miei valori di cattolica e il rispetto per le idee e le inclinazioni diverse". Mentre ordinavo a Interflora dodici rose rosse per Rosy, mi è tornato alla mente uno scritto di Guillaume Apollinaire dove si narra che il merito della presa della Bastiglia spetterebbe al marchese de Sade. Il nobile detenuto ebbe l'idea di servirsi, a guisa di citofono, di un lungo tubo di latta terminante a imbuto che gli era stato fornito per versare l'acqua sporca nel fossato, attraverso la finestra che dava sulla via Saint-Antoine; vi urlò a più riprese che bisognava liberare i prigionieri della Bastiglia. Quelle grida, influendo sui cittadini, sembra che abbiano provocato l'effervescenza popolare e infine la presa della vecchia fortezza. Rosy Bindi (a prima vista) non è il Divin Marchese e il Vaticano (forse) non è la Bastiglia, ma la rivoluzione può farla anche chi meno te l’aspetti!

  6. #196
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    Predefinito Rif: Gli editoriali del Calibano

    Tempi duri per Aiazzone

    23 maggio 2006

    di Il Calibano

    I Soltanto in civiltà mercantili appare la violazione di tabù al fine di ricavare un piacere più intenso, con un gioco psicologico che presuppone l'individuo isolato, infelice, diviso in sé, che agisce verso se stesso con la medesima fredda manipolazione che usa con i sottomessi e gli oggetti. (E. Zolla)

    BB (Barbara Berlusconi) attacca MC (Maurizio Costanzo): “Provi a spiegare – ha intimato BB a MC - se ce la fa, il valore educativo dei suoi programmi”. BB poteva rivolgere la stessa domanda a SB (il babbo di BB) e non a MC che è un dipendente di SB, ma BB, anche se come afferma MC è una “giovinetta” non per questo è una MH (minus habens) e sa bene che sfrugugliare SB è molto più rischioso che chieder conto a MC del valore educativo delle tv di SB. Insomma, se l'ereditiera Patricia Hearst, negli anni '70, per contestare l’impero di papà, aderì alla SLA (Armata di Liberazione Simbionese) e partecipò a una rapina in banca, BB, più audacemente, per contestare l’impero di SB… ha preso carta e penna, e ha scritto al Corriere della Sera per fare il contropelo a MC. A parte l’abuso sconsiderato di monogrammi che la Legge Fini dovrebbe equiparare al possesso di marijuana, questo scontro epocale di titani, ospitato dal Corrierone, avrebbe meritato solo questa chiosa di Kraus: “Signori, chi ha qualcosa da dire si faccia avanti, e taccia”. Ma l’inesausto Rondoni, che garrisce nei cieli azzurri de L’Avvenire, alla ricerca spasmodica di “insetti” edificanti da mettere sotto la formalina dei suoi savonaroleschi editoriali, non si è fatto sfuggire il gustoso boccone. Così, in men che non si dica, la poetica penna dell’alato Rondoni ha trasformato BB nella Pulzella d’Orleans e MC nell’epifania sulfurea del Signore delle Mosche e il loro scazzo verbale (più che da Corrierone, da Corrierino) nell’ Armageddon. Può darsi – scrive Rondoni con malcelata delusione - che il confronto tra la parte junior della famiglia con l’«amico» del babbo si chiuda qui. Invece sarebbe un bene per gli italiani che non si chiudesse la provocazione. […] Il motivo è semplice, e non è (solo) una questione di carattere. Da quando hanno voluto sostituire Dio e la realtà con l’Opinione, il gioco funziona solo se qualcuno si presenta come il garante della libertà di opinione. Insomma, ci dev’essere un luogo sacro per il nuovo dio. E i templi sono i media, i salotti dove si danno consigli, si creano idoli, e dove sacrificano vittime, vite e storie. Patricia Hearst fu graziata nel 1979 dal presidente Jimmy Carter. BB è santificata nel 2006 da Davide Rondoni. Così va il mondo! Chi ci rimette è l’incolpevole Aiazzone che vede, ancora una volta, i “salotti” fatti a pezzi dai moralisti.

  7. #197
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    Il risveglio della Rai

    26 maggio 2006

    di Il Calibano

    La pietà per le disgrazie non è forse molto esatta, perché con l'immaginazione ricreiamo tutto un dolore sul quale lo sciagurato costretto a lottare non pensa affatto a commuoversi. (Proust, Du côté de Guermantes)

    Risvegli è il titolo di un fortunato libro di quel grande comunicatore che è Oliver Sacks, professore di neurologia clinica presso l’Albert Einstein College of Medicine e di neurologia alla New York University School of Medicine. Risvegli è anche il titolo della puntata di Venerdì 26 Maggio 2006 del DopoTg, condotta da Clemente Mimun, sul primo canale della Rai. Questi “risvegli” della Rai che, una volta o due l’anno, apre gli occhi per una manciata di minuti e getta uno sguardo necessariamente superficiale sul mondo dei soggetti in stato vegetativo andrebbero studiati proprio dal Professor Sacks che riuscirebbe a darne una spiegazione non banale e certamente ironica. L’incipit della trasmissione ricorda che - la continua evoluzione della medicina permette oggi più che mai la sopravvivenza e a volte il recupero delle persone in stato di coma profondo. Per le famiglie coinvolte emotivamente in questo dramma, oltre alle quotidiane difficoltà, anche di natura psicologica, si aggiungono enormi problemi pratici. Si tratta di garantire un’assistenza continua, dai costi altissimi, in presenza di un gravissimo deficit delle strutture pubbliche, 85 unità riabilitative per lo più a nord per 3000 persone. Dopo questo quadro preoccupante, Cinzia Fiorato racconta una storia emblematica che, come tutte le storie emblematiche, cela dietro i volti dignitosi degli interessati il vuoto di una solitudine che i brevi “risvegli” della Rai comatosa non possono cogliere. Queste storie, che riguardano per la maggior parte dei giovani, vedono dei genitori molto avanti negli anni confrontarsi con la pesante quotidianità dell’assistenza ad un figlio che da anni o decenni è lì con loro pur non “essendoci” più. I capelli grigi, gli occhi segnati da una paura inespressa, le foto di un ragazzino sorridente che la telecamera inquadra ripetutamente, come se l’operatore cercasse una via di fuga. Nel letto ortopedico, dove da diciotto anni una vita si è fermata, si intuisce la presenza di un corpo, ma la telecamera inquadra soltanto quelle che un giorno furono delle mani. Questo è il coma, lo stesso coma in cui si trova la Rai e l’assistenza domiciliare delle strutture pubbliche. “Come lo vede il futuro?” domanda Cinzia Fiorato ad una madre piegata più che dagli anni dall’impotenza. Non è questa la domanda giusta, Cinzia Fiorato avrebbe dovuto chiedere a quella donna come ha visto il passato. Allora avrebbe saputo di come si torna a casa da una sala di rianimazione, avrebbe saputo delle prime notti insonni passate a controllare il respiro del figlio, avrebbe saputo delle speranze e delle delusioni, avrebbe saputo delle giornate passate a cercare un aiuto, a cercare un medico, a cercare un infermiere. Perché la realtà è fatta di interventi settimanali di tre ore, di visite specialistiche che tardano settimane e a volte mesi, di giornate festive dove i telefoni suonano sempre a vuoto. Cinque minuti passano presto. Il programma è finito, la Rai rientra in coma.

  8. #198
    io e basta
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    Predefinito Rif: Gli editoriali del Calibano

    Testamento Biologico e caso Englaro: falso problema?

    30 maggio 2006

    di Il Calibano

    “se il paziente A è perfettamente consapevole, mentre il paziente B non lo è più, ma ha lasciato disposizioni scritte circa i trattamenti ai quali desidera o non desidera essere sottoposto. Il paziente A rifiuta consapevolmente una proposta di intervento medico, che compare tra quelle che anche il paziente B ha scritto di voler rifiutare: per quale ragione dovremmo ritenere non solo legittimo, ma anche doveroso onorare la volontà del paziente A, mentre sarebbe illegittimo onorare la volontà del paziente B? (Prof. Demetrio Neri, membro del CNB)



    La vicenda umana e giudiziaria di Beppino Englaro - padre di Eluana Englaro, una ragazza in coma irreversibile - che vorrebbe restituire la figlia a quella morte dalla quale fu strappata, 17 anni fa, dai protocolli di rianimazione, costringe periodicamente i media ad occuparsi di SVP, persone in stato vegetativo persistente. In Italia, i pazienti in stato vegetativo persistente sono, secondo alcune ricerche, oltre 3000. Vincenzo Carpino, presidente dell'Associazione anestesisti rianimatori ospedalieri italiani, ha spiegato che «dallo stato vegetativo persistente, in cui un danno gravissimo della corteccia cerebrale determina la totale perdita della coscienza di sé e dell'ambiente circostante non c'è speranza di miglioramento». Ora è la Corte d'Appello di Milano che dovrà decidere se accogliere o meno l’ultimo, in ordine di tempo, ricorso presentato dagli avvocati di Beppino Englaro. La domanda a cui la “Giustizia” è chiamata a rispondere è di una semplicità inquietante: “Una persona in stato di coma irreversibile ha gli stessi diritti di una persona in grado di intendere e volere?” Se sì, allora dovrebbe valere anche per Eluana il diritto, previsto dall’art. 32 della Costituzione Italiana secondo il quale “Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”, ed il Codice Deontologico Medico all'art. 51 (1998) fa divieto ai medici di "assumere iniziative costrittive e collaborare a manovre coattive di nutrizione artificiale", e all’art. 32 si specifica che il medico “deve” desistere da qualunque atto diagnostico e/o terapeutico consapevolmente rifiutato dal paziente. Giovanni Franzoni, monaco benedettino, e animatore delle comunità cristiane di base, nel suo libro “La morte condivisa”, EDUP (Edizioni dell’Università Popolare), scrive che il rifiuto espresso da una persona cosciente ad essere alimentata è ritenuto un diritto inalienabile. È noto il caso di una donna in pericolo di vita per un piede in cancrena che, nel gennaio 2004, rifiutò l'amputazione e lasciò l'ospedale San Paolo di Milano. Ma chi può “parlare” per Eluana, chi può dire cosa lei veramente voglia? Il padre sostiene che in occasione di un grave incidente occorso ad un amico, Eluana aveva espresso la volontà di non essere mantenuta in vita artificialmente. Sembra quindi logico pensare che se ci trovassimo in presenza di un testamento biologico, redatto da Eluana, nel quale esprimesse un netto rifiuto di ogni sostentamento vitale, sia per mezzo di macchinari elettromedicali che di alimentazione e idratazione artificiale, non ci sarebbero impedimenti a rispettare la sua volontà precedentemente espressa. Anche il prof. U. Veronesi, in un recente articolo ha sostenuto che - il testamento di vita vuole colmare la frattura della sopravvenuta incapacità dell'individuo di fare scelte coscienti ed è dunque uno strumento dell'autonomia dei malati. Ebbene, non è così. Il Cnb (Comitato Nazionale di Bioetica) si è così espresso “Non è richiesto il consenso al trattamento sanitario quando la vita della persona incapace sia in pericolo e il suo consenso o dissenso non possa essere ottenuto e la sua integrità fisica sia minacciata.”; inoltre "…quando nell'ambito della medicina, si abbia a che fare con “dichiarazioni anticipate di trattamento“ che possono implicare una limitazione dell'autonomia professionale del medico e della sua libertà di scelta terapeutica, tali indicazioni vanno considerate in contrasto insanabile con l'etica della professione medica e quindi non possono essere ammesse”, ed ancora, il Cnb “esclu*de dalla serie di trattamen*ti ricusabili l'alimentazione forzata”. Queste indicazioni sono state recepite dal ddl d’iniziativa del senatore Tomassini, norme in materia di dichiarazioni anticipate di trattamento (n. 2943), che all’art. 51 recita “Non è richiesto il consenso al trattamento sanitario quando la vita della persona incapace sia in pericolo ovvero quando il suo consenso o dissenso non possa essere ottenuto e la sua integrità fisica sia minacciata”. È evidente che, anche nel caso di una approvazione del testamento biologico, il problema rimarrebbe irrisolto. Altra cosa sarebbe un testamento biologico sul modello USA. Gli ospedali americani – scrive Arturo Colombo su La Repubblica, 16 Giugno 2000- hanno tentato il percorso abbreviato detto DNR, "Do Not Resuscitate". Mentre i medici e gli specialisti di un pronto soccorso cercano di riportare in vita il paziente gravissimo, qualcuno esplora i suoi documenti o cerca di mettersi in contatto con i suoi familiari. Se c'è il cosiddetto "Living Will Testament", i medici tengono il corpo nelle sale di rianimazione, ma con la scritta bene in vista DNR. Nessuno dovrà fare più nulla per quella persona, persino se tecnicamente c'è ancora un filo di vita. Per la legge italiana (del 29 dicembre 1993, n. 578) «la morte si identifica con la cessazione irreversibile di tutte le fun*zioni dell'encefalo». Questa è una scelta, tuttavia essa, come tutte le scelte, non è fondata unicamente sulla descrizione fisiologica di uno stato biologico, ma è basata su valori. Dobbiamo far riferimento a valori, - scrive Giovanni Boniolo, docente di Logica e Filosofia della scienza- che lo si voglia o meno, che piaccia o meno. Questo è il punto cruciale: la descrizione di uno sta*to fisiologico è libera da valore, ma la scelta e i criteri per la morte cli*nica sono carichi di valore. E qui dobbiamo ricorrere di nuovo alla nozione di esistenza, poiché è la fine dell'esistenza a essere in di*scussione, e allora è una discussione necessariamente anche extra*biologica, in quanto coinvolge valori sociali, giuridici, religiosi, me*tafisici, etici ecc. Si noti che quest' aspetto è particolarmente rilevante in quei ca*si in cui vi è un essere umano in una situazione tale, a causa di una malattia o di un incidente, da dover scegliere fra la sacralità dell' esi*stenza, e quindi il mantenimento in vita a oltranza di alcune sue popolazioni cellulari, anche se gli costa grande sofferenza, e la qua*lità dell'esistenza, che può portare alla scelta estrema dell' atto eu*tanasico. E’ chiaro, a questo punto, che chiunque si fosse illuso di scongiurare i futuri casi Eluana Englaro per mezzo di un DAT (dichiarazioni anticipate di trattamento) deve prendere atto che le indicazioni del Cnb e gli eventuali testamenti biologici che quelle indicazioni recepiscono non incideranno sul problema. Una strada possibile sarebbe quella offerta dall'articolo 3 della Con*venzione Europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo il quale stabilisce che nessuno può essere sottoposto a tor*tura, né a pene o trattamenti inumani o degradanti. Comunque vada a finire il ricorso degli avvocati di Beppino Englaro, si è facili profeti prevedendo che sentiremo parlare ancora a lungo di testamento biologico, stati vegetativi persistenti e diritto della persona a veder rispettate le proprie autorappresentazioni della vita.

  9. #199
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    Predefinito Rif: Gli editoriali del Calibano

    Sturmtruppen in Parlamento

    2 giugno 2006

    di Il Calibano

    In definitiva, a me pare che le tendenze neo-tradizio*naliste italiane che si esprimono, pur con diversità dicenti e di propositi, nel quotidiano «Il Foglio», nella fon*dazione Magna Carta e nella rivista «Liberal», possono essere avvicinate nel panorama americano ai fondamen*talisti evangelici del Sud che sui temi etici hanno stretto alleanze con altri gruppi religiosi integralisti. Si tratta di gruppi dal forte accento antiliberale che hanno eletto co*me nemico giurato proprio quel pensiero liberal che si fonda sulla modernità, sulla laicizzazione e sulla liberalizzazione dei costumi.

    (M. Teodori, Laici L’imbroglio italiano)



    Il nostro Papa – aveva esordito l’On. Schifani, in Parlamento – e quel “nostro” era rimasto ad aleggiare tra gli onorevoli banchi come un UFO sulla testa di Piero Angela. Poi un brusio s’era levato dagli scranni: nostro di chi? Di Forza Italia? Troppo riduttivo! Della Cdl? Troppo partigiano! O era un egoistico pluralis maiestatis? Troppo paranoico! Oppure quel “nostro” era una tagliente arma impropria usata per dividere gli Italiani del Papa da tutti gli altri Italiani? Troppo “Notte di San Bartolomeo”! O addirittura era un “nostro” da Dottor Stranamore che avrebbe dovuto dividere l’umanità come loglio dal grano? Troppo megalomane!

    Tutta quella tensione si era disfatta, come un riportino troppo audace su una pelata in balia del vento, quando quel “nostro“, come un missile intelligente, aveva centrato il suo bersaglio, ovvero l’On. Bertinotti, reo di aver contraddetto il Papa. No, non aveva avanzato dubbi sulla verginità della Madonna, né obiezioni sulla doppia natura del Cristo, né si era dimostrato scettico sulla Trinità, né aveva avanzato illazioni sull’infallibilità, ex Cathedra, del Papa. Il target di Schifani aveva osato rivendicare al Parlamento il diritto di legiferare sui Pacs che non sono, come suppone Schifani, “Patti Cattolici di Solidarietà”, ma più laicamente (laidamente per alcuni) “Patti Civili di Solidarietà”.

    Poco tempo dopo, anche la Bindi, neoministra della Famiglia, era stata centrata, per lo stesso motivo, da un missile R. Krafft-Ebing; un missile-devoto e un po’ coglione, - nessuno si offenda perché, come sostiene il Presidente emerito, Francesco Cossiga, possono essere usate tutte le parole riportate dal Tommaseo – lanciato dal Senatore Saia che, dopo aver trascorso una vita a consultare il Lombroso e Psicopatologia sexsualis, è giunto alla conclusione che i ministri della Repubblica devono essere scelti tenendo conto delle loro inclinazioni sessuali. Un dubbio: chi manderebbe a controllare il diametro dei buchi nel bilancio? No, non faccio nomi, nemmeno sotto tortura dell’ex Sant’Uffizio! Anche se so che poi mi chiederebbero scusa.

    A Fabio Mussi, ministro dell'Università e Ricerca, è andata molto peggio dei suoi colleghi. Reo di aver ritirato la firma dell'Italia dal Patto europeo in materia di staminali che in pratica bloccava i finanziamenti comunitari alla ricerca scientifica – che Ministro della Ricerca sarebbe se aderisse a un patto che blocca la ricerca?- è stato colpito sia dai missili-benedetti dell’intero Episcopato Europeo che dal fuoco amico delle teste di…cuoio del Comitato Scienza e Vita agli ordini della generalessa Binetti.

    Di lui si hanno scarse e frammentarie notizie, ma sembra che i suoi baffi siano stati portati in salvo da Fassino e Bonino, due coraggiosi diminuitivi, che hanno avuto la meglio su Buttiglione, ordinato accrescitivo.

    I laici italiani, riconosciuta l'impossibilità di continuare la impari lotta contro la soverchiante potenza avversaria, nell'intento di risparmiare ulteriori e più gravi sciagure alla nazione, hanno chiesto un armistizio al Vaticano: a Cesare quel che è di Cesare, al Vaticano quel che è del Vaticano.

  10. #200
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    Predefinito Rif: Gli editoriali del Calibano

    Feltrosauri

    4 giugno 2006

    di Il Calibano

    “...che l’oscuro potere dell’anima, quando a esso ci abbandoniamo, spesso fa entrare in noi forme estranee che il mondo ci mette tra i piedi, cosicché noi stessi finiamo con l’eccitare il nostro spirito, che, come a noi sembra per una meravigliosa illusione, parla da quella forma…”

    (Hoffmann, L’uomo della sabbia e altri racconti)





    L’imbecillità ha una consistenza biologica e naturale proprio come la pietra o il granello di sabbia, appartiene al divenire cosmico e cesserà di esistere, si estinguerà, come tutte le altre manifestazioni naturali. Si estinguerà, ma per adesso siamo costretti a conviverci, come i primi mammiferi con i dinosauri. Sì, proprio quei bestioni che spostavano tonnellate di “pancia” affidando il movimento ad un cervelletto molto più piccolo di quello di Giovanardi. Vedi, questi bestioni più che cattivi sono imbecilli: uccidono senza rendersene conto, come un gigante che, voltandosi nel letto, schiacci quattro pulci. I Feltrosauri ci hanno ripetuto per diec’anni che l’unzione della politica è un sacro lavacro che purifica da ogni peccato e l’entrata in Parlamento è come un’immersione nel Giordano. Omnia munda mundis! Adesso, gli ierofanti dell’unzione salvifica ci vorrebbero convincere che c’è olio e olio. Qualcuno è stato unto con olio extra vergine, altri, come Sergio d’Elia, hanno subito un’unzione adulterata con olio avanzato dal fritto misto. Alle vittime della violenza non si può negare il diritto al ricordo e il dovere anche a coltivare un rancore inguaribile verso chi ha troncato la vita e distrutto i progetti del futuro. Si può anche andare più in là e concedere a chi soffre per amore di pietrificare l’immagine del violento in una forma odiosa sempre uguale a se stessa. Questo si può concedere alle vittime, ma ai Feltrosauri che sguazzano nelle paludi del passato non si può concedere altro che la comprensione per un cervello troppo piccolo e una pancia troppo grande che li costringe al sentimento umorale ed una poco convincente prosaicità.

 

 
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