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    Predefinito Gli editoriali del Calibano

    O TEMPORA (Il Calibano)

    22 maggio 2004

    Ovidio, Le Metamorfosi, Libro I, 89-90: “Aurea prima sata est aetas, quae vindice nullo,/ Sponte sua, sine lege fidem rectumque colebat”. ( la prima fu l’età dell’oro che non conosceva vendicatori / e in cui si praticava fedeltà e onestà liberamente e senza leggi.)

    Chi non ha mai sognato di poter vivere nell’età dell’oro scagli il primo lingotto…ehm, la prima pietra. L'età dell'oro, era quella dell'innocenza, della pace, della felici*tà. La terra dava i suoi prodotti sen*za essere coltivata; scorrevano fiumi di miele e di latte; non c'erano ani*mali feroci; i serpenti non avevano ve*leno; gli uomini erano miti, sempli*ci, felici. Porta a Porta era nel grembo di Zeus e Bruno Vespa non stava in nessun grembo. Maurizio Costanzo c’era! ma, grazie a Hermes, non c’era la televisione né analogica né digitale. La sera, invece di ascoltare le lepidezze di Bonolis, si ascoltava il soffio di Eolo tra le canne…no, Fini non c’era e, soffiare o aspirare le canne era permesso. Non c’erano le file ai caselli autostradali, i parchimetri, le zone blu, l’inquinamento, le vacche pazze, i polli con l’influenza, i mutui da pagare, le tasse da evadere. Don Benzi e Rosi Bindi si rincorrevano nei prati: lei silfide, lui satiro. Radio Radicale trasmetteva regolarmente, ma senza la rassegna stampa: non c’èrano giornali, no…c’era Libero, ma non usciva perché Feltri, vivendo in un mondo così idilliaco, non riusciva ad immaginare un titolo –forte- per la prima pagina. Le età che seguirono furono: L'età dell'argento, quella in cui si cominciarono a sen*tire maggiori bisogni, quella in cui di*venne necessario segnare limiti alle proprietà, stabilire leggi, attendere a industrie e commerci, coltivare i cam*pi. L'età del bronzo, quella del*le prime violenze, delle prime guer*re, dei primi eroismi ed anche dei pri*mi delitti. L'età del ferro, quel*la dei vizi, dei grandi delitti, dell' empietà. A queste quattro età, io ne aggiungerei una quinta: l’età della solitudine. Se Mosè fu deposto in un cestello di papiro, spalmato di bitume e di pece, e abbandonato fra i giunchi sulla riva del Nilo, è pur vero che la sorella rimase nelle vicinanze fin quando non arrivò la figlia del faraone, il resto è cosa nota. Altri due neonati furono affidati alle acque, ancora bionde, del Tevere. Rea Silvia, una ragazza madre che fu messa in cinta da un dio, - beh? che c’è? Non ci credete? eppure, non è stata l’unica! - mise nel fiume la cesta di vimini, con dentro i gemelli che si sarebbero chiamati Romolo e Remo. La culla galleggiante si arenò in un’ansa del fiume, incastrata tra due alberi, il Germalo e il Fico Ruminale. I due gemelli furono ritrovati da una Lupa che li portò nella sua grotta dove li allattò, salvandogli la vita. Una volta cresciuti, per la gioia dei leghisti, fondarono Roma. Ai nostri giorni i neonati abbandonati non hanno la stessa fortuna. In quel di Verona, una ragazza madre, dopo aver partorito a bordo della sua auto, ha messo il neonato in un sacchetto di plastica e lo ha abbandonato in un prato incolto. A Modena una storia simile si è conclusa con la morte del neonato che il personale del reparto di Neonatologia del Policlinico della città aveva chiamato Jacopo. Nessuno è così ingenuo di sperare in un ritorno dell’età dell’oro o sognare che lupe e faraone si prendano cura dei neonati abbandonati, ma nessuno può essere così cinico da non augurarsi che delle ragazze, invece di consumare il loro dramma in solitudine, trovino quell’ascolto di cui tutti abbiamo bisogno.



    Il Calibano

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  2. #2
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    AMARCORD (Il Calibano)

    29 maggio 2004

    Credo che sia stato André Gide a dire che le idee chiare e precise sono le più pericolose, perché non si osa più cambiarle. Per avere idee chiare serve una luce per illuminarle, ma, più illuminiamo le nostre idee, più oscuriamo le idee altrui. Le ipoteche ideologiche e la pigrizia mentale ci stanno risucchiando in un Maelstrom di neomanicheismo. Cancellate tutte le sfumature di grigio, il bianco e il nero, abusate metafore del bene e del male, la fanno da padroni. Così, chi è problematicamente dialettico sugli OGM, viene accusato di essere un agitprop della Monsanto o un cinico affamatore del terzo mondo. Chi applica la stessa dialettica alla ricerca sugli embrioni diventa un fan di Mengele o un insensibile Torquemada. Qualunque sia l’argomento in discussione, prima si indossa la divisa, ci si calca l’elmetto sulla testa, si imbraccia il kalasnicov, poi si cerca il –nemico. È una guerra! Ah, a proposito di guerra, lo sapete che c’è una guerra?…beh, non sarà una guerra, ma gli assomiglia maledettamente! Insomma, anche questa simil-guerra non vede i favorevoli o i contrari esporre le loro ragioni, ma a scontrarsi sono gli amici dei terroristi o i servi degli Americani. Ognuno ha una personale idea della guerra. La mia idea di guerra ha radici lontane.

    Per i bambini degli anni ’50 la guerra non era l’odierna rappresentazione virtuale che tracima, tra una televendita e lo spot di un formaggino, dalla cornucopia dello schermo televisivo. La guerra era qualcosa di realmente presente. I suoi effetti erano ancora visibili, come le tracce del passaggio di un uragano. A Roma, il ponte sulla ferrovia del Quadraro aveva il parapetto metallico sfregiato dalle schegge delle bombe, molte case erano sventrate o puntellate alla meglio, le luci interne dei tram erano verniciate di azzurro e alcune auto avevano ancora i fari schermati. Anche le gite domenicali non allontanavano quell’incubo impalpabile. A Torre Astura c’era un tratto di spiaggia interdetto da un cartello che ammoniva: “Pericolo residuati bellici”, nella pineta di Ardea un altro cartello, mezzo abbattuto, metteva in guardia: “ACHTUNG MINEN”. Lungo la Nettunense, in prossimità del mare, semisommerse dai rovi delle more e i cespugli di sambuco, affioravano le cupole di cemento grigio dei bunker. A scuola, in ogni aula, vicino alla carta geografica dell’Italia, c’era un manifesto con riprodotti tutti i modelli di mine, granate e bombe a mano. Ricordo che, durante le passeggiate lungo l’Appia Antica, approfittavo delle soste all’ombra dei pini per chiedere -Papà mi racconti la guerra?-, e lui raccontava dei giorni passati a “Wilhelmshaven” . Quel nome era, per me, la sintesi di tutti i luoghi dell'immaginario fiabesco; era come la jungla di Mowgly, il paese dei balocchi, l'isola di Peter Pan, un luogo senza tempo e privo di una collocazione nello spazio. -Papà che cosa è un battaglione chimico?-….-facevamo la nebbia- la risposta non era chiara, ma era talmente fantastica che superava ogni immaginazione e rimanevo in silenzio ad ascoltare.

    La nebbia, le cicogne, i Tedeschi, il porto ghiacciato, le fortezze volanti che bombardavano la base dei sommergibili, pinocchio e Mangiafuoco, il tesoro custodito dal cobra albino. Ma la domanda più insistente era –quanti Tedeschi hai ammazzato?- -nessuno-, mi rispondeva, -erano nostri alleati-. Ero deluso e tornavo alla carica con un generico –quanti nemici hai ammazzato?- e lui –nessuno-. Ero ancor più deluso e non facevo nulla per dissimulare quella delusione. Non riuscivo a capire perché fosse andato in guerra se non aveva intenzione di ammazzare qualcuno. La parte più interessante dei racconti era quella che riguardava l’arrivo degli Americani. I Tedeschi scappavano e i papà tornavano a casa. La cosa più incredibile era che i soldati americani, invece di sparare, regalavano cioccolata, caramelle, chewing-gum, latte in polvere, scatole dorate di formaggio color salmone e una medicina miracolosa: la penicillina. Questa era la guerra per un bambino di cinque anni. Ah, gli Americani! La mia generazione s’innamorò dell’America. Fu una passione travolgente e contrastata, contrastata dai professori che ci negavano i jeans e il ciuffo, contrastata dai genitori che non sopportavano il jazz e il rock. Ma gli ostacoli eccitano i grandi amori: tra un pop-corn ed una Coca, un Elvis Presley e un Jerry Lee Lewis, ci riempivamo gli occhi con Valanga gialla e Ombre rosse. Gli omini rossi e gialli, colpiti dai NOSTRI, cadevano da cavallo o rotolavano da una collina. Dubbi?…duravano l’espace d’un matin. Furore, Un cappello pieno di pioggia, Fronte del porto, Gioventù bruciata e tornava il sereno. Steinbek, Faulkner, Fitzgerald, Hemingway, sempre così la nostra amante…una doccia scozzese. Il Ku Klux Klan e Luther King, il golfo del Tonchino, il Vietnam, le cartoline precetto strappate e le marce della pace, i Berretti verdi, Dylan e la Baez, la Rifle association e la beat generation, Ferlinghetti, Burroughs, Kerouac, Ginsberg, Corso, la Cambogia e My Lai, Easy rider e Jesus Christ super star. Per ogni contraddizione aveva una risposta. La vorrei diversa, ma non potrei mai dimenticala perché, come recita William Shakespeare: “l’amore guarda non con gl'occhi ma con l'anima”. E la mia anima è nei ricordi di un bambino.

    Il Calibano

  3. #3
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    RADICI E PROCREAZIONE (Il Calibano)

    4 giugno 2004


    RADICI E PROCREAZIONE (Il Calibano)

    Perché la vita è brieve / e molte son le pene / che vivendo e stentando ognun sostiene; / dietro alle nostre voglie, / andiam passando e consumando gli anni, / ché chi il piacer si toglie / per viver con angosce e con affanni, / non conosce gli inganni del mondo; / o da quai mali e da che strani casi / oppressi quasi - sian tutti i mortali. (La mandragola, Niccolò Machiavelli).

    Se la natura fosse madre e non matrigna, l’uomo non sarebbe diventato né erectus, né sapiens, né faber, ma sarebbe rimasto appollaiato sull’albero del pane godendosi quell’ozio che, come annotava Cesare Pavese, rende lente le ore e veloci gli anni. Il fatto è che la natura -è matrigna- e l’uomo è un figliastro critico e contestatore che, mal sopportando i soprusi, si è adoperato a porre rimedio alle dimenticanze e alle angherie della sbadata, se non colpevole, genitrice. Ed è per questo che ha sconfitto il freddo, coprendosi di pelli altrui, e il caldo con i climatizzatori, ha inventato il prolungamento del braccio, armandolo di un bastone da dare in testa agli aggressori, e l’aspirina contro il mal di testa, la ruota per spostarsi più rapidamente e le quattro ruote per imbottigliarsi nel traffico, ha scoperto il fuoco per arrostire la carne e il microonde per riscaldare i precotti, ha inventato il fumo e i cartelli vietato-fumare, la pillola del giorno dopo e il Comitato di Bioetica, ha inventato la procreazione medicalmente assistita e la legge 40/2004. Se Leopardi si lamentava : “O natura, o natura, perchè non rendi poi quel che prometti allor? perchè di tanto inganni i figli tuoi?”. Gaspare Barbiellini Amidei si lamenta:” […]della totale irresponsabilità che [ prima della legge 40/2004 ] consentiva qualsiasi fantasiosa fabbricazione genetica”. Differenti punti di vista! chissà, se Gaspare avesse avuto, dalla natura, gli stessi “doni” di Giacomo, forse rifletterebbe, più ponderatamente, sulla condizione dei milioni di malati che questa legge “condanna” o, di certo, non aiuta. Come recita l’adagio? Ah, sì! “aiutati che Dio ti aiuta”…in attesa dell’intervento della Provvidenza, l’uomo e la donna non sono stati con le…ehm, le -mani in mano- e, se dopo aver preso diverse -posizioni- sull’argomento, il sospirato erede…latitava, si affidavano alla procreazione, più o meno, “medicalmente” assistita. Ecco una testimonianza tratta dalla Bibbia: “Rachele disse a Lia : - Dammi, ti prego, delle mandragole di tuo figlio. Lia le rispose: - Ti par poco avermi tolto il mio marito, che mi vuoi togliere anche le mandragole di mio figlio? Allora Rachele disse: - Ebbene, dorma pure con te questa notte in cambio delle mandragole di tuo figlio. La sera quando Giacobbe tornò dalla campagna, Lia gli andò incontro e gli disse: - Entra da me, perché ti ho accaparrato con le mandragole di mio figlio. Ed egli dormì con lei per quella notte. Dio esaudì Lia, che concepì e diede a Giacobbe il quinto figlio, e disse: - Iddio mi ha dato la mia mercede, perché detti la mia serva a mio marito". Forse, quando Gaspare Barbiellini Amidei parla di “qualsiasi fantasiosa fabbricazione genetica” si riferisce a questo episodio? Sì, perché qui c‘è un po’ di tutto, dall’utero in condominio, allo swapping, all’eterologa, alla mandragola-viagra. Roba da far impallidire Antinori e ricrescere i capelli a Pedrizzi! La radice della mandragola ha rappresentato per millenni il rimedio d’elezione per favorire il concepimento nelle coppie sterili. Funzionava? Beh, se a somministrarla era Callimaco (il personaggio della Mandragola del Machiavelli ) funzionava benissimo…almeno a sentir lui: “Callimaco: - Voi avete a intendere questo, che non è cosa più certa a ingravidare una donna che darli da bere una pozione fatta di mandragola. Questa è una cosa esperimentata da me due paia di volte, e trovata sempre Vera; e se non era questo, la regina di Francia sarebbe sterile, e infinite altre principesse di quello Stato”. Ogni periodo storico ha ciò che si merita; agli “antichi” la pozione di radici di mandragola, a noi “moderni” la legge 40/2004. Eh, le radici! Recitava il bardo: “Celami in te, dove cose più dolci son celate, fra le radici delle rose e delle spezie”. Le radici, che siano della mandragola o dell’Europa, sono importantissime. Oggi è tutto un affannarsi di personaggi illustri a ravanare, sterrare, vangare, succhiellare, scavare, dissodare il ventre dell’Europa per portare alla luce le sue vere radici. La ricerca è stata, fin’ora, infruttuosa. C’è anche il rischio che, andando avanti con le laparotomie esplorative, il paziente muoia, ma l’importante, per i solerti scavatori, non è la vita dell’Europa; l’importante è conoscere quali radici nasconda nel suo ventre molle. Alcuni sono convinti che le autentiche e primigenie radici europee siano rappresentate dal nutriente tubero ellenico concimato dal pensiero di Eraclito e Tucidide e dalle filosofie dei Lumi. Altri, Italia, Polonia, Lituania, Malta, Portogallo, Repubblica Ceca e Slovacchia, sono alla ricerca del rizoma cristiano che, a detta di Joseph Cardinal Ratzinger, alligna nell’humus del matrimonio: “Il matrimonio monogamico, come struttura fondamentale della relazione tra uomo e donna e al tempo stesso come cellula nella formazione della comunità statale, è stato forgiato a partire dalla fede biblica […] L'Europa non sarebbe più Europa, se questa cellula fondamentale del suo edificio sociale scomparisse o venisse essenzialmente cambiata”. Forse l’Europa non è quella che sogna o immagina Joseph Cardinal Ratzinger. Con meno di 5 matrimoni ogni mille abitanti l'Italia si piazza agli ultimi posti della classifica dei “sì” europei, seguita solo dal Belgio e da Svezia e Finlandia. Sempre in quell’Italia, culla del Cristianesimo, si discute sulle coppie gay, sulla procreazione assistita e sull’eutanasia. Il 20,6% dei matrimoni avviene con rito civile, il 63,4% delle associazioni di volontariato non ha matrice cattolica, il 62,4% della popolazione non destina l’otto per mille alla Chiesa cattolica, il 68,9% non va o va solo sporadicamente a messa, il 71,7% non segue l’insegnamento della Chiesa in materia sessuale. A quanto pare, tra il tubero ellenico e il rizoma cristiano, sta crescendo il ginseng libertario. Sarà lui il corroborante tonico che infonderà nuove energie all’apatica e indolente “vecchia” Europa o le radici dogmatiche di qualche Fico Strangolatore la soffocheranno in un mortale abbraccio? “[…]il matrimonio e la famiglia sono minacciati - da una parte mediante lo svuotamento della loro indissolubilità ad opera di forme sempre più facili di divorzio, dall'altra attraverso un nuovo comportamento che si va diffondendo sempre di più, la convivenza di uomo e donna senza la forma giuridica del matrimonio. In vistoso contrasto con tutto ciò vi è la richiesta di comunione di vita di omosessuali, che ora paradossalmente richiedono una forma giuridica, la quale più o meno deve venir equiparata al matrimonio. Con questa tendenza si esce fuori dal complesso della storia morale dell'umanità […]siamo allora davanti ad una dissoluzione dell'immagine dell'uomo, le cui conseguenze possono solo essere estremamente gravi”. (Joseph Cardinal Ratzinger).

    Il Calibano

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    CASTE & PURI (Il Calibano)

    10 giugno 2004


    L’agostiniano procedere in linea retta della Storia e dell’uomo è un’illusione consolatoria, ma duramente smentita dalla realtà che tutto toglie all’immaginazione. La verità è che, nonostante i nostri sforzi per allontanarci da un passato di barbarie e superstizioni, come ogni assassino che si rispetti, finiamo, sempre, per tornare sul luogo del delitto. Sia che ci spostiamo lungo i metafisici percorsi mentali, sia che il nostro deambulare sia affidato alle gambe il risultato è il medesimo: un movimento circolare.

    Credevamo di esserci lasciati alle spalle le ideologie, le guerre di religione con il contorno di orrori e fanatismi, ed eccoci riaffondare in queste paludi. Jack Corner, di Chicago, ha chiesto a centinaia di persone bendate di camminare in linea retta, non una vi è riuscita. La spiegazione si basa sul fatto che il corpo umano non è perfettamente simmetrico e le gambe quindi non sono identiche né in lunghezza, né per forza muscolare, il risultato è che, inavvertitamente, si curva a sinistra (o a destra). Anche il cervello funziona allo stesso modo? Chissà? Certo che l’osservazione empirica confermerebbe questa tendenza regressiva a ritornare al punto di partenza. Prendiamo, come esempio, il sesso. Le –radici- cristiane, a onor del vero, non hanno mai accettato il sesso ludico, gioioso e svincolato dalla riproduzione, ed anche il sesso riproduttivo…“Nel II° secolo i trattati sulla verginità sono letteratura corrente come quelli di Metodio di Olimpio e di San Cipriano. Alcuni di questi primi cristiani arrivano alla castrazione come Origene. Il teologo Pier Lombardo, intorno al 1100, elencò ed esaltò i casi delle spose perfette, quelle che avevano risolto la quadratura del cerchio sessuale cristiano, secondo il genere letterario medievale degli exempla: i matrimoni bianchi. San Tommaso, nel secolo seguente, disse "Il matrimonio senza unione carnale è il più santificante".

    Fin dal XVIII° secolo, essere innamorati è una sventura del destino. C'è il timore che l'amore, la carne, possano rendere l'uomo simile all'animale (San Tommaso). La condanna del coito è stata quasi generale dal XII° secolo, accompagnata dall'apologia della verginità”. Se Atene piange, Sparta non ride. I cattolici hanno Maria Goretti , santificata da Pio XII° nel 1950, e i comunisti “santificano” Irma Bandiera una partigiana che ha mantenuto l'onore e perduto la vita, e perciò viene additata, come esempio, alle giovani della FGCI. Tempi duri! Ma, come sempre, è la scienza che si incarica di far uscire l’umanità dal loop. Nel 1950 Margaret Ranger e Gregory Pincus, inaugurano il primo contraccettivo moderno: la "pillola" Pincus. È l'inizio di una nuova era, mai prima d'ora il sesso era stato separato dalla procreazione con tanta nettezza. Finito il movimento circolare si imbocca il rettifilo, anche se qualche sterzata è inevitabile.

    Nel 1968 il Papa pubblica l'enciclica Humanae vitae che condanna la contraccezione. La sterzata arriva fuori tempo massimo, il 1968 è ingovernabile e la –macchina- della rivoluzione sessuale procede in linea retta. Retta? Beh, prima o poi, anche le rette curvano. Dall’America era partita la rivoluzione, dall’America parte la controrivoluzione. “Abstinence Clearinghouse è un movimento che predica l'astinenza prematrimoniale e pubblicizza la tessera da "verginella", un’iniziativa che ha più che altro lo scopo di ridurre malattie e gravidanze indesiderate, specie fra le teen-ager. Proprio per l'intento sociale l'idea ha raccolto il consenso dell'America più conservatrice e puritana e dell'amministrazione di George W.Bush che ha stanziato a favore di questo tipo di associazioni una somma pari a 135 milioni di dollari. Inoltre, in tutti gli Stati Uniti sono stati lanciati 700 programmi pro-castità e più di un terzo delle scuole americane ha promosso corsi sull'educazione all’astinenza”. La castità sarà l’alternativa del futuro al sesso protetto e responsabile? La tessera, da "verginella" o “verginello”, sostituirà il condom e le pillole anticoncezionali? Ma soprattutto, astenersi, nevroticamente, dalle gioie del sesso (sempre sicuro e responsabile) servirà a ridurre le malattie e le gravidanze indesiderate? I propositi saranno anche buoni, ma, come l’evangelista Matteo insegna: lo spirito è forte, ma la carne è debole.

    Cercare di sconfiggere la carne con lo spirito è impresa ardua e destinata al fallimento, a meno che lo “spirito” non sia quello di una bottiglia di Strathisla Bi-Centenary. A supporto della disincantata constatazione di San Matteo, interviene la scienza. “Uno studio effettuato negli Usa su un campione di 15.000 ragazzi tra i 12 e i 18 anni ha rilevato come l'88% di coloro che si ripromettono di rimanere vergini fino al matrimonio finisce invece per avere rapporti sessuali. Secondo lo studio, finanziato dal National Institutes of Health, gli adolescenti che proclamano la loro castità sono, inoltre, anche coloro che con minore probabilità utilizzano i preservativi, perché non hanno prestato attenzione all'informazione sull'argomento. Peter Barman, della Columbia University di New York, che ha coordinato lo studio, è dell'opinione che i movimenti ideologici pro-castità non sono riusciti a riconoscere la realtà della sessualità nell'età dell'adolescenza, e l'intenzione di progettare interventi seri nei programmi di sanità pubblica tendono a fallire. I movimenti ideologici che predicano l'astinenza sessuale, ricorda Barman, oltre ad ignorare le evidenze della ricerca scientifica e sociale, hanno anche fallito proprio nello scopo che si prefiggevano di raggiungere. Soltanto il 40% degli adolescenti maschi aspiranti vergini avevano utilizzato un profilattico durante l'anno precedente rispetto al 59% di coloro che non si erano impegnati all'astinenza. Fra le femmine, la percentuale era del 47% contro il 55%. Lo studio ha evidenziato che chi si impegnava a rimanere vergine, riusciva a ritardare l'età del primo rapporto sessuale e del matrimonio e a ridurre il numero dei partner, ma non è riuscito a ridurre il tasso di incidenza delle malattie sessualmente trasmesse”. Ritrovata la main street, resta un dubbio da chiarire: i fautori della castità sostengono che il sesso, fine a se stesso, sia un’esperienza vuota. Forse è vero, ma, come dice Woody Allen, tra le esperienze vuote è una delle migliori.



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    PENSIONATI DI VIL RAZZA DANNATA (Il Calibano)

    17 giugno 2004



    Oh! Finalmente qualcuno che si prende la briga di sputarci in faccia la verità. No, non è Totti…è Feltri, il direttore di Libero. I cantori del politically correct, gli spacciatori del bon ton, gli aedi del quieto vivere ci avevano cloroformizzati con l’oleografico santino del pensionato modello che si divedeva tra corsi di archeologia all’università della terza età, opere di volontariato, buone letture, sostegno ai figli, esempio per i nipotini. Un dispensatore di ricordi e saggezza sempre pronto a condividere esperienze e sapere con chiunque. Ebbene, no! Buttata a mare la mistificante deformazione retorica dell’eufemismo e della litote, il pensionato feltriano si rivela per quello che, realmente è: un coglionazzo in precario equilibrio tra la demenza senile e l’alzheimer che, nell’attesa di cadere da una parte o dall’altra, passa il tempo ad abbuffare di brioches ipercolesterolemici piccioni che, come ringraziamento, gli scacacciano il cappello. Maledice l’euro e il governo ladro, o , con pazienza asinina, spinge il carrello della spesa nel labirinto dell’ipermercato seguendo il filo che la moglie gli srotola davanti e senza il quale si smarrirebbe, come Pollicino nel bosco. Ci si può sottrarre ad una fine tanto disgraziata? Si può sperare di non finire i nostri giorni su una panchina, con la patta sbottonata, gli occhi lucidi e il naso gocciolante, preoccupati solo delle funzioni intestinali e di scoprire dove cavolo abbia nascosto il fiasco del vino quell’arpia della nuora? Ieri non si poteva. Oggi, ancora non si può, domani…si potrà! Per tutti i pensionati si prospettano giorni lieti e…fecondi. Sì, insomma…si potrà dire addio ai piccioni, ai carrelli, ai lassativi e alla pace dei sensi. Potrebbe bastare un respiro profondo e una spruzzatina per superare i problemi di impotenza, in appena otto minuti. E' la promessa di un'azienda britannica, che sta lavorando allo sviluppo di uno spray contro le defaillance maschili fra le lenzuola. Per il momento è solo una sigla, VR004. L'inalatore agirebbe molto più velocemente delle pillole anti-impotenza in commercio, che richiedono qualche ora per garantire l'effetto desiderato. ''Questo e' un prodotto su misura per un bisogno spontaneo'', afferma sul 'Guardian' Chris Blackwell, amministratore delegato di Vectura, azienda specializzata in inalatori. Il farmaco utilizzato è l'apomorfina, già in farmacia contro le disfunzioni erettili. La novità è lo spray, che assicurerebbe la rapidità del meccanismo d'azione e ne moltiplicherebbe l'efficacia rispetto alle più vecchie pillole. Diceva Henry Miller che il sesso è uno dei nove motivi per reincarnarsi... gli altri otto sono ininfluenti. Senza dover attendere la reincarnazione i pensionati sapranno come impiegare il tempo. Ah, dimenticavo! Caro Dr. Feltri, se dovesse capitarti di incrociare un pensionato con uno strano sorriso sulle labbra ed uno spray in mano…beh, non gli volti le spalle.

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    VENTRILOQUI E PUPAZZI (Il Calibano)

    18 giugno 2004

    Molto spesso la politica si trasforma nell'arte di impedire alla gente di impicciarsi di ciò che la riguarda, e per raggiungere questo scopo ricorre a stratagemmi degni del più cinico imbonitore da fiera strapaesana. L’espediente più frequentato è quello che vede il politico, con poche e benemerite eccezioni, fingersi portavoce di chi voce non ha. Chi sono i malati terminali (termine politicamente scorretto, ma tragicamente icastico) è cosa nota. Talmente nota che il 61% degli Italiani si è dichiarato favorevole ad una legge sull’eutanasia che possa, su loro richiesta, risparmiargli le ultime ed inutili sofferenze. No, questa percentuale così alta non è indice di insensibilità o peggio di insofferenza verso chi soffre, ma è legata ad esperienze personali, ad agonie di familiari e persone care che lasciano un segno indelebile. I protocolli di rianimazione, i biomacchinari che simulano e supportano le funzioni vitali, hanno spostato il confine che segnava il limite della vita creando una terra di nessuno dove la vita cede il passo, non alla morte, ma ad una non-vita. Ascoltare queste –voci- dovrebbe essere un dovere di chi, nel nome dei cittadini, agisce e legifera. Il Cardinale Richelieu scriveva che, per governare bene, bisogna ascoltare molto e parlare poco, ma ascoltare richiede umiltà, tempo, empatia. L’umiltà per un politico è come la tonsillite per un tenore, il tempo, notoriamente, “stringe”, e, tra un Porta a Porta e un Ballarò, ne rimane talmente poco che passarlo ad ascoltare drammatici –casi umani- è improponibile, anche perché, molti di questi, si risolvono da soli finendo nella cronaca dei quotidiani. L’empatia sarebbe auspicabile, ma può condurre alla depressione. Allora, cosa fa il politico? Tace? Nooo! Si improvvisa ventriloquo, facendo dire ai –senza voce- tutto ciò che gli passa per la testa. Ecco qualche ventriloquo di successo. Formigoni sull'eutanasia: ''Non esiste una persona che chieda di morire per dignità. Quando si chiede di morire è sempre e solo per disperazione''. Affermazione non suffragata da statistiche o inchieste, ma “stranamente” coincidente con le tesi d’oltretevere. Buttiglione: " non si può ammazzare una persona, una persona malata il cui consenso, in queste situazioni, può essere carpito facilmente". Il malato terminale è inquadrato, d’imperio, nei ranghi del minus habens. Riccardo Pedrizzi: "una libertà nichilista senza vincoli e senza responsabilità, un'antilibertà". L’unico concetto di libertà che Pedrizzi, il tetragono, ammette è il suo, quello degli altri è “nichilismo”. Sirchia: "Morfina contro il dolore, l' eutanasia resta inaccettabile". Qualcuno dovrebbe dire al min. Sirchia che i dati Oms collocano l'Italia all'ultimo posto in Europa, insieme alla Grecia, per numero di confezioni vendute di morfina, l’eutanasia sarà inaccettabile per lui, ma ciò non lo autorizza a parlare per tutti. Rosy Bindi: “ la vita va rispettata fino all’ultimo respiro”. La vita? a quale vita pensa la Bindi? Ad un mero processo metabolico o all’inestricabile intreccio di benessere, volontà, relazioni, speranze e progetti? L’ultimo respiro è anche quello di un ventilatore polmonare che ti forza l’aria nei polmoni, anche quando non vuoi? Se i ventriloqui smettessero di fare i ventriloqui e lasciassero parlare gli interessati avrebbero qualche certezza in meno e qualche sorpresa in più, ma se ritengono che l’ascoltare sia noioso e deprimente, potrebbero almeno leggere questo articolo del The New York Times, June 1, 2004: “Il sig. Wilson, di 86 anni, sta vivendo da anni, con profonda sofferenza, la malattia ostruttiva polmonare cronica. Ora desidera concludere la sua vita - non oggi, non domani, ma quando vorrà scegliere lui - secondo le disposizioni della legge -Morte con di Dignità- dell’Oregon. “Quando sarà l’ora, " ha detto, "berrò quella bottiglia di Lethe e dirò goodbye." […]La legge dello Stato dell’Oregon permette agli adulti con malattie terminali che hanno una prospettiva di vita di sei mesi, di ottenere delle dosi letali di droghe dai loro medici. Durante i sei anni, da quando è entrata in vigore, le sorprese sono state generali, considerando l’esiguo numero di persone che hanno richiesto le droghe mortali in virtù della legge e il numero ancora più esiguo di quelli che le hanno realmente usate. Nelle indagini e nelle conversazioni con gli avvocati, molti pazienti dicono che quello che desiderano di più è la scelta di come porre fine alle loro vite[…]. Ecco che cosa è l’eutanasia calata nella realtà e sottratta alle fantasie antropoclaste e dogmatiche di piccoli ventriloqui alla ricerca di verità ultime e incontrovertibili da far valere per tutti. Oltre a leggere questo articolo, dovrebbero ripassare S. Agostino: "la volontà è un moto dell’anima senza nessuna costrizione esterna o a non accettare qualche cosa o a ricercare qualche cosa". La libertà sta nel lasciare la possibilità di scegliere perché la coscienza di un'entità costruita e progettata da un altro essere cosciente, non avrebbe alcun significato: a meno di credere che il pupazzo di un ventriloquo, sia fornito di coscienza. -L’unico atto in grado di riscattare l’uomo e di conferire un senso al suo esistere è la rivolta contro le ingiustizie e l’intolleranza perpetrate sull’uomo dall’uomo stesso: in tal senso, il nuovo motto dell’esistenzialismo camusiano - contenuto nello scritto L’uomo in rivolta - diventa “io mi rivolto, dunque noi siamo” (prof. M. Mori).


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    SURGELATI E SEMIFREDDI (Il Calibano)

    19 giugno 2004



    Dal giradischi color beige, coperchio amaranto in similpelle e braccio reso più stabile da una moneta da cinquanta lire, si diffondevano le note di “Smoke get in your eyes” dei Platters. Mangiavamo Ritz, tartine con mayonnaise e sottaceti, bevevamo Negroni. Parlavamo di Faulkner, Moravia, Malagodi, Exodus, Antonini. Fumavamo Goluase e Stop e…aspettavamo che i semifreddi (i genitori) uscissero, per abbassare le luci e limonare. Erano i primi anni sessanta, non ancora –favolosi- ma quello passava il convento. Gli over 65 affrontavano le calure estive chiudendo le persiane e bevendo ettolitri di Idrolitina e tè alla menta. La sera cercavano il Ponentino che accarezzava il Pincio e, tra una grattachecca e un’orzata…scoccava la mezzanotte. Le zanzare non erano “tigri”, i sabati sera non erano la notte di San Bartolomeo, i nasi erano un po’ carnosi, le labbra un po’ sottili, i seni un po’ mosci, i glutei un po’ abbondanti, le “veline” non stavano in tv, ma sulle scrivanie dei ministri, i parlamentari stavano, ogni tanto, in televisione (ma che c***o facevano i parlamentari prima dell’avvento della TV?). “Nando” ballava alla sala Pichetti e, grazie a Dio, Mammucari non era nato. Sirchia era nato e, dopo aver giurato fedeltà ai precetti di Ippocrate, si dedicava alla taumaturgica missione che fu di Asclepio. Eh, hora ruit! Così canta il poeta: “Tempo che i sogni umani / volgi sulla tua strada: /la chioma che dirada…”. Mentre i sogni si mutano in rimpianti e le chiome, nonostante Cesare Ragazzi, migrano, come anguille, dalla testa al cuscino…il mondo cambia. In meglio? In peggio? Boh? Forse cambia e basta! Qualche cambiamento allieta la vista e la fantasia: seni e glutei sfidano la forza di gravità e decollano, le labbra lievitano, i nasi si affilano, le veline sgambettano sulla scrivania di Greggio. Qualche altro cambiamento deprime: Mammucari ci fa vedere come balla Nando, le zanzare sono diventate tigri, il sabato sera si consuma, sulle strade, una drammatica selezione darwiniana, i parlamentari passano 2/3 della vita in TV e 1/3 in sala trucco, il Ponentino lo sta cercando “Chi l’ha visto”, Sirchia è diventato Min. della salute creativa. Perché –creativa?-…ma è chiaro, perché ci ha creato un sacco di guai! Ci ha dimezzato la porzione di cannelloni, ci ha consigliato di sgambettare, come podisti, per un’ora al giorno, ci ha sconsigliato Bacco, ci ha fatto dubitare di Venere e ci ha proibito il tabacco…costringendoci a fumare mezza cicca seduti sul water e con la finestra aperta. La creatività ha in sé il demone del moto perpetuo, e i primi caldi hanno fatto partorire all’insonne Girolamo l’idea delle idee, la quadratura del cerchio: sottrarre gli over 65 alla canicola e all’afa agostana transumandoli dai loro –attufati- monolocali agli spaziosi e salubri supermercati climatizzati. I Comuni devono trasmettere alle Asl l’elenco delle persone di età pari o superiore ad anni 65 iscritte nelle anagrafi della popolazione residente. Dagli elenchi, dice Sirchia, le Asl spunteranno i nomi delle persone con più di 65 anni con problemi di salute e le depositeranno, durante le giornate più calde, nei supermarket e nei cinema, dove c’è aria condizionata. Chapeau! Signor Ministro…semplice ed efficace, come Karl von Clausewitz! Diceva Ennio Flaiano che il peggio che può capitare a un genio è di essere compreso. Noi, a onor del vero, l’ammiriamo, ma non la comprendiamo. Ci scusi, è un nostro limite. L’immagine di quegli anziani, posteggiati tra il bancone dei semifreddi e quello dei surgelati, privati del gatto, delle televendite, del quadro di Padre Pio…chiusi in quelle cattedrali del consumismo, circondati da salmoni affumicati, pecorino di Fossa, lardo di Colonnata, tartufo d’Alba, Camembert, caviale Sevruga, Veuve Cliquot Ponsardin, tutte delizie che, con cinquecento –euri- al mese, non potranno mai permettersi; quest’immagine ci stringe il cuore e ci intristisce. Ci pensi signor Ministro, ci pensi…il diavolo, si sa, si nasconde nel particolare.

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    CASA! DOLCE CASA? (Il Calibano)

    25 giugno 2004

    “…e da quella casa io fuggii inorridito. L'uragano infuriava ancora in tutta la sua collera mentre io attraversavo l'antico sentiero selciato. A un tratto rifulse sul viottolo una luce abbagliante
    e io mi volsi a guardare donde poteva provenire un così insolito fulgore, poichè dietro di me avevo soltanto l'immensa casa e le sue ombre”. (La caduta della Casa Husher, Edgar Allan Poe)

    Recita un vecchio adagio: “Partire è un po’ morire!”. Dopo i rituali ed apotropaici toccamenti, bisogna ammettere che ogni viaggio cela qualche insidia. Abbandonare il buen retiro delle nostre protettive e confortevoli –quattro mura- ci può far sentire come paguri privi di guscio. Qualcuno ha detto che il viaggio perfetto è circolare: la gioia della partenza, la gioia del ritorno. Il portone che ci accoglie con una impalpabile tenerezza, la chiave che, ruotando nella toppa, rinnova una melodia amica ed infine i profumi usuali, gli angoli tagliati da ombre innocue, la poltrona con impressa la sagoma del nostro corpo, la libreria, il silenzio che non è assenza di suoni, ma il ricordo di suoni famigliari…in una parola la “Casa”. Ma il senso di sicurezza che il ritorno in questa metafora del grembo materno ci offre è motivato? Il nostro amore è corrisposto? Se –partire è un po’ morire-…non partire è evitare tutti i guai? In realtà, sia che si tratti della Casa degli Husher, partorita dalla fantasia gotica di Edgar Allan Poe, sia che si tratti della Casa sulla Cascata, partorita dalla fantasia artistica di Frank Lloyd Wright, sia che si tratti di un anonimo appartamento, la casa, più che il luogo dei nostri riposi, sembra essere un percorso di guerra. L’illusione di una casa-amica è stata distrutta da un rapporto dell'Ispesl (Istituto superiore per la prevenzione e la sicurezza del lavoro) che ha rivelato delle verità di cui avremmo fatto volentieri a meno. Nel 2003 ci sono stati, tra le mura domestiche, 4,5 milioni di incidenti, 20% in più che sulle strade. I luoghi e gli attrezzi più pericolosi sono le scale, il pavimento, i coltelli, i mobili, seguiti da sedie, serrande, vasche da bagno e fornelli. Il letto, per gli over 65, è più insidioso di un campo minato. Infatti è proprio il nostro confortevole giaciglio dove, in seguito alle cadute, si verifica il maggior numero di incidenti mortali. Per quanto riguarda il tipo di trauma, al primo posto ci sono ferite di vario genere, seguite da ustioni, fratture, avvelenamento e soffocamento. Come sottrarsi a questa trappola mortale? Mah, si potrebbe dormire a’ la belle etoile e girovagare come un clochard…ma ne varrebbe la pena? Meglio, molto meglio, porre un po’ d’attenzione nel compiere i gesti abituali, curare la manutenzione degli elettrodomestici e continuare a entrare e uscire dal nostro nido, come abbiamo sempre fatto. Il rischio più grande che corriamo è quello di leggere sul giornale che, il Min. della Salute, Sirchia, l’insonne eforo del nostro benessere, venuto a conoscenza del rapporto Ispels, ci consigli di entrare in casa indossando il casco regolamentare, un giubbotto antiproiettile e la maschera antigas. La casa è croce e delizia, per alcuni è solo croce che, durante le ferie d’agosto, si trasforma in una croce che nemmeno Simone di Cirene potrebbe sopportare. C’è chi dalla casa non può uscire. Esistono patologie, come la SLA ( Sclerosi Laterale Amiotrofica) e la DMP (Distrofia Muscolare Progressiva), che, in uno stadio molto avanzato, costringono il malato a vivere collegato ad un ventilatore polmonare per poter respirare. Durante le vacanze estive, quando chi può fugge dai problemi, per quei reclusi a vita i problemi arrivano. Il medico di famiglia e lo pneumologo di fiducia sono irraggiungibili, i sostituti non sempre sono in grado di affrontare quadri clinici molto –particolari-, gli assistenti domiciliari sono insufficienti, il fisioterapista è in vacanza, la farmacia del quartiere chiusa. Esistono condanne senza appello e condanne che una possibilità di appello l’avrebbero e si chiama –ricerca scientifica sulle cellule staminali embrionali-, una ricerca di cui, solo in Italia, potrebbero beneficiare dieci milioni di persone. Si stanno raccogliendo le firme per un referendum che abroghi la legge sulla procreazione medicalmente assistita. Una legge che è un ostacolo per la ricerca scientifica: prima di lasciarci alle spalle i problemi e goderci le meritate vacanze, ricordiamoci di firmare, una firma in più potrebbe rappresentare, per molti, un problema in meno.



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    SOL NOSTER & MARE NOSTRUM (Il Calibano)

    30 giugno 2004


    Torna l'avvenimento / del sole e le diffuse / voci, i consueti strepiti non porta.

    Eugenio Montale

    Elios, il nume che rallegra o dovrebbe rallegrare le nostre, sempre troppo brevi vacanze, è Figlio d'I*perione e di Tea, e fratello di Eos e di Seleno. Nasce ogni giorno da Oceano e, come un tassista, guida il carro, senza catalitica, fabbricato da Efe*sto e tirato da cavalli che mandano fiamme dalle nari, con un solo passeggero: il Sole. Come secondo lavoro, fa l’allevatore di bestiame e nell'isola Trinacria possiede sette armenti di bovi e sette greggi di pecore che pascolano sotto la sorveglian*za delle Elidi. È un tipo irascibile che non sta allo scherzo e quando i compagni di Ulisse ebbero la malaugurata idea di farsi una grigliata con uno dei suoi –candidi- buoi, s’incazzò talmente che gli fece fare una crociera forzata lunga dieci anni. Altra vittima illustre fu Icaro che, non avendo i soldi per pagarsi un volo con l’Alitalia (vorrei sapere chi ce li ha!), si arrangiò con un paio di ali fabbricate con penne e cera che il Sole fece sciogliere. Tolti questi incidenti di percorso, il Sole è vita e senza di lui –il pianeta azzurro- non sarebbe altro che una delle tante palle, sterili e noiose, (ogni riferimento ai discorsi di alcuni politici è…casuale) ruotanti nello spazio. Questo è il Sole della mitologia. Il termine “mito”, etimologicamente significa “narrazione di storie”, chi alle “storie”, fascinose epifanie dell’infanzia dei popoli, preferisce la scheletrica didattica scientifica…si accomodi! Per la scienza il Sole è una stella nana di colore giallo classificata G2V, con una temperatura efficace di circa 5.800 ºK, una magnitudine apparente 26,78 e una magnitudine assoluta + 4,79. Il suo raggio è 109 volte circa quello terrestre, pari cioè a 696.000 km; il suo volume è 1.300.000 volte quello terrestre ossia 1.412·10¹5 km³. Per i meteoallarmisti il Sole è un nemico sempre pronto a farci la…pelle!. Ecco che le agognate ferie ci vanno di traverso. Chi sono i meteoallarmisti? Bah, sono una mutazione genetica nata dal connubio della meteorologia con il reality show e gli ecocatastrofisti. Connubio molto più innaturale dell’eterologa, ma stranamente patrocinato dalla TV e coccolato dai media. Per i meteoallarmisti la –pioggerellina di marzo che batte argentina (Novaro) - è l’incipit del diluvio universale, e –La terra stanca sotto la neve / dorme il silenzio di un sonno greve (De Andrè) - è l’inizio di una nuova glaciazione, il - vento sul monte / che irrompe entro le querce (Saffo)- è l’uragano che ci spazzerà via, e il -Sole che sorgi libero e giocondo (Salvatori )- è un arma di distruzione di massa che, senza i loro consigli, ci ridurrà come un hamburger troppo cotto. Tralasciamo l’apocalisse prossima ventura e restiamo al Sole. -Sul mio regno non tramonta mai il sole- questo era il vanto dell'imperatore Carlo V d'Asburgo, ma se avesse avuto la TV…avrebbe dissipato i suoi averi in creme antirughe e filtri solari. Torniamo a noi che la TV l’abbiamo: chi siamo? Siamo un popolo di inetti, sventati, incapaci che deve essere preso per mano e guidato, come un bambino? Avranno delle buone ragioni per terrorizzarci? Forse sì…ma, prima di andare in spiaggia, avrei da fare una, banale, constatazione. Secondo un rapporto sull'invecchiamento della popolazione mondiale realizzato negli Stati Uniti, all'Italia spetta il primato per la più alta percentuale di popolazione anziana (18,1%), e per la durata media della vita (79 anni). Alla Sardegna, la terra baciata dal Sole e dal mare, spetta il record di longevità. Qui, infatti, sono ben 222 gli ultra-centenari, su una popolazione totale di un milione e 600mila abitanti. Cosa c’entra la longevità con i meteoallarmisti? C’entra perché tutti questi Matusalemme che abitano il Bel Paese, sono andati al mare, hanno fatto le sabbiature e preso la tintarella quando la TV balbettava e i meteoallarmisti gattonavano. Come hanno fatto a sopravvivere senza l’esperto di turno che gli spiegasse che d’inverno fa freddo e bisogna coprirsi, d’estate fa caldo e bisogna bere, se piove ci vuole l’ombrello…che il sole scotta e va preso con precauzione? Mistero! Non siamo certo all’inverarsi dell’incubo orwelliano di un Grande Fratello, onnisciente e invadente, che ci sorveglia e guida, ma è innegabile che siamo diventati il bersaglio di una moltitudine di Grandi e Piccoli Fratellastri, noiosi e petulanti, che vorrebbero guidare e condizionare i nostri comportamenti. Come possiamo difenderci? Semplice! Affidandoci a quell’istinto di conservazione che da 2 milioni e 800 mila anni ci assiste nella, sempre ardua, lotta per la sopravvivenza e al buon senso: un ever green di saggezza sconosciuto ai Grandi e Piccoli Fratellastri.

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    ASINO CHI…LÉGGE! (Il Calibano)

    1 luglio 2004


    La légge è la légge! Questa tautologica affermazione fa il paio con l’arcaico “Dura lex sed lex!”. Ma queste tetragone dichiarazioni di principio si scontrano con la Weltanschauung strapaesana che ha la sua massima espressione nel tranquillizzante refrain: “chisto è 'o paese addò tutt' 'e pparole, sò doce o sò amare, sò sempre parole d'ammore”. Un amore mieloso, colloso, appiccicaticcio, comprensivo e accogliente, come un felliniano seno materno che ha un capezzolo sulle Alpi e l’altro al Lilibeo. In un paese così anche la Légge, invece di poggiare sulla granitica Dike, si sostiene sulla melassa del compromesso, del: “…non si potrebbe chiudere un occhio?”. Nessuno può sottrarsi alla sonnolenza di una controra che addormenta le coscienze, prima dei corpi. Anche il Min. Lunardi, un uomo con un physique du role da duro che non sfigurerebbe al fianco di John Wayne, Marvin Lee, Charles Bronson, si è impantanato nella gora della melassa casareccia e, subito dopo aver affermato che la Légge sul –patentino- non si tocca, perché: ''Chi chiede la proroga è senza coscienza'' ha raccomandato alle forze di polizia di 'fare il loro dovere' ma senza inseguimenti perchè, ha detto, 'non voglio che succedano incidenti'. I ragazzi che hanno già in tasca il patentino sono 290.000, secondo il ministero. I bocciati sono 100.027. Per i bocciati che si ostinino a scorazzare…basta chiudere un occhio. Un occhio s’era chiuso per gli ecoribelli che per quattro giorni avevano bloccato la stazione di Montecorvino-Rovella, in provincia di Salerno, tagliando in due l’Italia, un occhio lo avevano chiuso le Commissioni dell’Esame di Maturità…addirittura i parlamentari che avevano votato la 40/2004, incalzati dai giornalisti su alcune incongruenze quali: “come si può obbligare la donna a farsi impiantare un embrione malato, o come si può obbligare un medico a bombardare una donna con ripetuti cicli ormonali”, si erano affannati a spiegare che La Légge è la Légge; ma siamo gente di mondo, i medici avrebbero chiuso un occhio, i magistrati avrebbero chiuso un occhio. E se qualcuno, come l’Alighieri, si domandasse: “Le leggi son, ma chi pon mano ad elle?" sappia che è più facile trovare la risposta da un ottico che in un Parlamento avvitato nella ipocrita spirale del perdono-condono…e per la penitenza, basta chiudere un occhio.

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