Globalizzazione, perché combatterla.
Per comprendere a pieno le motivazioni che spingono il fronte nazionalpopolare a contrastare in ogni modo la concretizzazione fattuale della globalizzazione, è necessario mettere a fuoco quelle che sono le fondamenta o le direttrici principali di questa egemonica operazione di massificazione mondiale. Essa rappresenta l’esplicitazione massima delle logiche mondialiste, la realizzazione piena di quegli obbiettivi socio-politici, che, da decenni, con le più oscure ed astute operazioni di politica internazionale ed economica, il direttorio dei poteri forti, delle multina-zionali, dell’usura, cerca di imporre all’intera popolazione mondiale. Ma quali sono questi obbiettivi socio-politici e con quali mezzi vengono perseguiti?
La risposta a tali interrogativi è facile e difficile allo stesso tempo: facile, perché è sufficiente fare un’analisi, anche non troppo approfondita, di ciò che ci circonda, di come è strutturata la società di cui facciamo parte, per accorgersi che non viviamo più in un mondo di uomini liberi, caratterizzati dalle proprie specificità, dalle proprie differenze, dalle proprie origini, ma in un’abnorme accozzaglia di atomi non-diffe-renziabili; difficile, perché i centri di potere che gestiscono tale operazione, grazie alla diffusa corruzione e lottizzazione dei media, della cultura e del mondo scientifico ed artistico, pongono in essere le condizioni, affin-chè le menti delle moltitudini rimangano ad un livello di comprensione sociale e di conoscenza culturale non su-periore agli standard del Grande Fratello (“Liberate quei dieci imbecilli!” recitava lo slogan di un’iniziativa nazio-nalpopolare) o di una telenovela sudamericana.
L’imposizione di un unico modello socio-economico su scala plane-taria, basato sul consumismo sfrenato e sulla logica del profitto, tendente sempre più all’omologazione totale di tutti i popoli verso stili di vita unificati, conduce verso un’inevitabile distruzione di tutto ciò che rende un uomo orgoglioso di appartenere ad un Popolo, ad una Patria, ad una Terra, le proprie origini, la propria storia, la propria tradizione culturale e religiosa. La creazione di un enorme massa informe senza identità, schiava del profitto e dei disvalori più animaleschi: ecco il fine ultimo della Globalizzazione. I mezzi, poi, con i quali questo fine viene per-seguito sono noti.
La parola omologazione la fa da padrona in ogni campo: grazie ai nuovi mezzi di comunicazione di massa come internet o i collegamenti satellitari, vengono propinate le mode e i comportamenti esistenziali i più deviati, in ogni angolo del mondo (ricordiamo l’attuale attacco imperialista all’IRAN sciita e tradizionale), senza dimenticare, poi, l’omologazione alimentare dei Mcdonald’s, che, con il loro pane di plastica e le loro hamburger transgeniche, attuano una politica di distruzione di tutte le produzioni agro-alimentari tradizionali, specifiche di ogni popolo e che di artificiale o di alterato non hanno nulla. Questi i motivi della lotta contro codesto cancro mondiale: la difesa dell’Uomo, della sua sacra ed inviolabile personalità, la tutela della Tradizione della sua Fami-glia, della sua Stirpe.
Ecco i cardini irriducibili da difendere e da cui partire per combattere con speranza e contra-stare con efficacia la piena di fango che rischia di travolgere l’intera umanità, e non le false battaglie di Seattle, dell’ambientalismo “pacifista” (si fa per dire!), dell’antagonismo di sinistra, false opposizioni, precostituite dal si-stema stesso, affinché il processo di massificazione sia più veloce. Queste frange di pseudo-opposizione non si bat-tono per la difesa di un vivere tradizionale, ma, ancor peggio della globalizzazione, per l’avvento di un internazio-nalismo proletario, una giungla ove non vi siano più regole, né valori, né autorità…………….il regno del Caos!
In conclusione, da Evola riprendiamo il detto di un grande antesignano:”Il deserto cresce. Guai a colui che cela in sé il deserto!”.




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