Dal n° 204 - Gennaio 2003
Michel Chossudovsky
Guerra e globalizzazione.
La verità dietro I'11 settembre e la nuova politica americana
Edizioni Gruppo Abele, Torino 2002, pp. 154, euro 12,00
«Guerra e globalizzazione avanzano di pari passo, e alle loro spalle troviamo schierati i poteri dell'establishment di Wall Street, i giganti petroliferi e i contrattisti della difesa anglo-arnericani».
II libro in questione offre interessanti spunti per capire ed analizzare le strategie imperialiste degli USA e dei grandi gruppi multinazionali del petrolio nell'Asia Centrale, dopo lo smembramento dell'ex-Unione Sovietica. Esso ci aiuta anche a comprendere come gruppi che oggi l'Occidente e gli USA additano come terroristi, siano stati addestrati, armati e finanziati proprio dal Pentagono e dalla CIA per combattere e destabilizzare l'ex-Unione Sovietica al momento dell'invasione dell'Afghanistan.
Anche l'attuale guerra russo-cecena è di importanza fondamentale per comprendere talune dinamiche geopolitiche che le potenze talassocratiche angloamericane hanno concepito per finalizzare il dominio totale sulla sfera euroasiatica. Innanzitutto, per comprendere bene l'azione islamista cecena è necessario spostarsi al conflitto sovietico-afghano; fu in questo conflitto, non a caso, che ebbe la sua consacrazione Osama Bil Laden e la sua rete islamista rivoluzionaria (rivoluzionaria secondo i superficiali giudizi della vulgata comune). Ora, è bene specificare che quella guerra fu progettata e realizzata proprio dal più pragmatico e dal più lucido geopolitico angloamericano, l'ebreo Brzezhinski; fu infatti quest'ultimo a concepire ed attuare la creazione della rete fondamentalista e jihadista islamista. Fu Brzezhinski, secondo la sua esplicita rivendicazione, già prima dell'invasione sovietica a sviluppare cellule islamiste nell'area geografica euroasiatica, che avevano infatti la funzione di destabilizzare le zone di confine con l'impero sovietico; i sovietici, abboccando alla trappola del geopolitico angloamericano invasero I'Afghanistan. La Central Intelligence Agency armò i mujiahidin in larga parte con i fondi accumulati dal narcotraffico della Mezzaluna d'oro.
Alla domanda «Non si rammarica nemmeno di aver sostenuto il fondamentalismo islamico, di aver fornito armi e consulenza ai futuri terroristi?» Brzezhinski risponde: «Cos'è più importante per la storia del mondo? I Taliban o il collasso dell'Impero Sovietico? Qualche musulmano esagitato o la liberazione dell'Europa Centrale e la fine della guerra fredda?». [1]
La guerra di conquista angloamericana del «cuore del mondo» prevedeva naturalmente la disintegrazione del colosso sovietico [2], in cui si stava sviluppando da più anni (dal 1953) una feroce lotta interna, in cui si contrapponevano radicalmente il “partito di questo paese” (gli ebrei ed i marxisti) al “partito del nostro paese” (gli autentici nazionalisti russi che volevano, come tipico nella vera storia nazionale del popolo russo, la totale segregazione della lobby sionista, che godeva ancora di notevoli privilegi). La prospettiva che il patriottico “partito del nostro paese” conquistasse definitivamente la conduzione dello Stato, dando il via alla restaurazione della ierocrazia regale della Santa Russia zarista, obbligò gli imperialisti angloamericani all'attacco totale verso i sovietici mediante il conflitto afgano.
Allora l'opinione pubblica occidentale, sottoposta al solito bombardamento mediatico orchestrato dalla propaganda sionista (di cui si avranno poi ottimi esempi durante la guerra bosniaca e quella kosovara in cui i terroristi narcotrafficanti schipetari diventeranno i «garibaldini» liberatori nazionali), arrivò a credere alle menzogne mediatiche, secondo le quali il feroce esercito sovietico «impalava» i romantici liberatori afgani. Notizie poi smentite dalle stesse agenzie propagandistiche americane, quando anni dopo i Taliban si «rivolteranno» contro il proprio padrone.
È altresì doveroso considerare che il progetto geopolitico angloamericano finalizzato alla realizzazione della «dorsale islamica» nell'Europa ortodossa si avvale anche del fondamentale supporto strategico della Turchia, «il terzo impero americano», alleata di ferro di Israele e Stati Uniti, che ha fortemente sostenuto i quadri di AI-Qaeda in tutte le ultime guerre di destabilizzazione antieuropea avutesi prima nell'ex-Jugoslavia e sta attualmente sostenendo i ceceni nella loro guerra antirussa.
«La partenza dei jihadisti [dalla Bosnia, N.d.R.] si svolse con difficoltà (...) più di trecento di loro, nel marzo del 1996, si diressero quindi da Sarajevo ad Istanbul dove, dopo un'accoglienza calorosa da parte del partito Refah sarebbero stati selezionati dal MIT (i servizi di sicurezza del paese) ... duecento sarebbero tornati a Jalalabad, in un campo controllato da Hekmatyar, in attesa di un trasferimento successivo in Cecenia» [3]. È chiara anche agli scemi la strategia anglosionista di usare l'islamismo panturchista -mediante il letteralismo ed il dogmatismo dei «salafisti jihadisti», mediante AI-Qeaeda e simili creazioni della CIA- quale elemento che possa «incendiare» ad hoc zone geoeconomiche e geopolitiche di importanza quantomeno prioritaria per i disegni strategici di dominio planetario delle lobbies mondialiste.
Nello scacchiere euroasiatico, la Cecenia gioca un ruolo importante poichè una sua eventuale liberazione dalla Russia avrebbe un «effetto domino» su tutte le altre Repubbliche centroasiatiche, che «liberatesi» così dalla madrepatria Russia, finirebbero inevitabilmente per entrare nella zona d'influenza del più forte impero angloamericano [4].
Non stupisce a questo punto trovare tra i maggiori finanziatori di quelli che i sionisti di casa nostra (su tutti il Partito Radicale dei vari Pannella in Italia, B. Levy in Francia ed altri cognomi ebraici nel resto del continente) chiamano gli indipendentisti ceceni, esponenti di spicco della mafia sionista che spadroneggia in Russia, ma che i russofobi mezzi d'informazione occidentale chiamano «mafia russa» [5]: i finanzieri Abramovic, Berezkosky, Soros, solo per fare qualche nome, risultano essere tra i più lauti sostenitori e finanziatori della lotta ai ceceni appoggiati dalla CIA.
La guerriglia in Cecenia (come prima quella in Bosnia e quella avanzata dai terroristi schipetari) risulta essere la testa di ponte del progetto mondialista dell'accerchiamento dell'Eurasia non tanto perchè ai geopolitici angloamericani interessi, in modo particolare, I'islamizzazione o I'arabizzazione dell'Eurasia (islamizdat), ma soprattutto per destabilizzare tutte quelle zone geopolitiche che non siano sotto il loro totale controllo. Si consideri peraltro che una definitiva affermazione, nell'Eurasia, delle forze «americano-islamiste» [6] attuerebbe la linea di oleodotti turco-azera, Baku-Ceyhan (sponsorizzata dagli USA e da Israele, considerata la presenza in prima persona, in questo progetto, del colosso Unocal Corporation, collegato alla famiglia Bin Laden ed alla famiglia Bush [7], che vanta la presenza sul proprio libro paga di Garzai), nata proprio in opposizione a quella russo-iraniana che ha uno snodo strategico fondamentale proprio in Cecenia (l'oleodotto che collega I'Azerbaigjan-Novorossijsk alla Russia per avere un collegamento stabile ha bisogno del controllo del territorio ceceno).
«Oggi l'oleodotto Baku-Ceyhan serve a rafforzare l'asse neo-ottomano tra Turchia e Israele, mentre i tubi in progettazione dall'Asia Centrale attraverso I'Afghanistan verso il Pakistan prefigurano una situazione in cui non solo la Russia e l'Iran, ma anche la Cina e l'India verranno espulsi fuori dallo Heartland» [cfr. "Limes" 2002, “Il triangolo di Osama”, p. 211].
È comunque doveroso notare che denunciare le collusioni tra i wahabiti ceceni (i principali capi ribelli Shamil Basayev e AI Khattab sono stati ad esempio addestrati ed indottrinati in campi finanziati dalla CIA in Afghanistan ed in Pakistan, la seconda guerra cecena è stata pianificata durante un summit segreto che vantava la presenza di Osama Bin Laden. Basayev è direttamente collegato con i narcoterroristi schipetari dell'UGK e con i mafiosi che dettano legge in Russia) [8] e i giudeomondialisti non significa affatto appoggiare l'azione politica di Putin, che almeno fino ad ora non differisce poi tanto da quella ferocemente russofoba del precedente presidente russo, il sionista Boris Eltsin.
Non sarà possibile appoggiare e sostenere un presidente russo fino a quando non deciderà finalmente di dichiarare guerra totale alla mafia sionista, più che agli islamisti ceceni, braccio operativo di questa mafia sionista, composta da gente d'altra stirpe, non russi (inorodcy), che detiene il dominio finanziario e politico ed esercita il potere dittatoriale sul popolo russo servendosi di mezzi davvero terribili su cui non ci si può ora soffermare.
Note:
1] Michel Chossudovsky, "Guerra e globalizzazione", Torino 2002;
2] Z. Brzezhinsky, "A geostrategy for Eurasia”, "Foreign Affaire" 76, 5;
3] Kepel, "Jihad", Roma 2001, p. 292;
4] Lo stesso islamismo secessionista nel Kashmir indiano fu appoggiato dai servizi segreti pakistani e dalla CIA in funzione anti indiana; cfr. M. Chossudovsky, op. cit. p. 36;
5] O. Platonov, un nazionalsocialista russo, dimostra in un suo libro, "La corona di spine della Russia", Mosca 1997, vol. VII, che la cosiddetta mafia russa è composta al 90% da allogeni giudei o turcofoni che, sequestrando ed inducendo alla prostituzione donne russe e diffondendo I'Aids in Russia mediante immigrati turcofoni, vuole (e sta ottenendo a causa della dirigenza russofoba che ha guidato la Russia dopo la caduta del regime sovietico) il genocidio della stirpe grande-russa;
6] L'espressione è dell'ebreo Brzezhinsky al tempo del conflitto afgano-sovietico, dell'amministrazione Clinton al tempo dei bombardamenti all'uranio sui serbi di Bosnia (1994-95-96) e sull'intero popolo serbo. Cfr. Kalajic, “II male americano”, Belgrado 1998;
7] Chossudovsky, op. cit. p. 88; 9] ibidem, pp. 33-34.
Massimiliano De Simone
Cosa si nasconde, nella realtà, dietro gli attacchi ai simboli dell'imperialismo statunitense dell'11 settembre e dietro alla «guerra al terrorismo» dichiarata dagli USA a posteriori?
S'è trattato davvero d'una dichiarazione di guerra dell'Islam militarizzato all'arroganza imperialista e neocolonialista statunitense, s'è trattato di un rivolgimento di organizzazioni islamiche verso gli ex-amici che durante gli anni ‘80 li avevano finanziati, armati ed addestrati in funzione antisovietica, oppure dietro all'ineffabile Osama Bin Laden ed al presidente statunitense George W. Bush si nascondono oscure trame egemoniche delle lobbies multinazionali del petrolio, per assicurarsi le risorse energetiche dell'Asia Centrale e per la progettazione e la seguente costruzione di migliaia e migliaia di chilometri di nuove linee di gasdotti ed oleodotti che dovranno attraversare il corridoio euroasiatico?
Emerge nitidamente che la strategia statunitense e degli alleati, quali Israele, Pakistan e Turchia, prevede il totale isolamento della Repubblica Islamica dell'Iran, oltre all’isolamento e alla destabilizzazione della Cina e della Russia, che rimane il principale antagonista geopolitico mondiale all'espansionismo ed al modello di società imposte dagli USA. Tale strategia impone che sul territorio iraniano non debbano essere posate le linee di approvvigionamento che si proiettano verso il mare Arabico e di conseguenza si esige il controllo e l'uso del territorio afghano per il passaggio delle «pipeline».
L'amministrazione Clinton simpatizzò apertamente con i talebani perché anti-iraniani, rappresentando, ieri come oggi, una pedina importante per il successo del progetto di un gasdotto dall'Asia centrale che non passasse attraverso l'Iran. Inoltre il Congresso USA aveva assegnato un fondo nero di 20 milioni di dollari alla CIA perché destabilizzasse I'Iran. [1]
Eppoi, l'Iran e gli Sciiti Hezbollah del Libano, ricordiamolo, sono la principale realtà che si oppone al massacro, progettato dalle centrali giudaico-sioniste, con l'avallo statunitense, del popolo palestinese ed all'espansinismo sionista nella regione.
Le strategie neocolonialiste dell'imperialismo statunitense, è noto, oramai non conoscono più limiti nella loro corsa verso l'egemonia planetaria. Ogni mezzo liberticida, prevaricatore e criminale è consono agli usi del Pentagono e della Casa Bianca per sopprimere ogni realtà politico-religiosa, nazionale e/o istituzionale, che si frapponesse ai loro obiettivi.
Nelle direttrici del Nuovo ordine mondiale, scrive Michel Chossudovsky, docente di economia all'Università di Ottawa, nel suo nuovo interessante libro "Guerra e globalizzazione”, soggetto della nostra recensione, «gli strateghi militari del Dipartimento di Stato, del Pentagono e della CIA hanno il controllo della politica estera. Non soltanto hanno collegamenti con la NATO, ma contengono anche contatti con funzionari del Fondo Monetario Internazionale (FMI), della Banca Mondiale e dell'Organizzazione Mondiale per il Commercio (OMC). A sua volta, la burocrazia finanziaria internazionale di stanza a Washington, responsabile dell'imposizione di micidiali "cure economiche" nel Terzo Mondo e nella maggior parte degli stati dell'ex-blocco sovietico, mantiene una stretta relazione di lavoro con l'establishment di Wall Street. I poteri dietro questo sistema sono quelli delle banche e delle istituzioni finanziarie globali, del complesso militar-industriale, dei conglomerati petroliferi ed energetici, dei grandi gruppi biotech e dei potenti giganti dell'editoria e della comunicazione che fabbricano le notizie ed influenzano apertamente il corso degli eventi mondiali con informazioni palesemente distorte». [2]
La potente struttura mondialista del Council on Foreign Relations (Consiglio per le relazioni estere – CFR) possiede un ruolo essenziale, se non di prioritaria importanza, nelle formulazioni delle direttrici della politica estera degli USA. E ciò è quanto dire.
Chossudovsky nella sua analisi descrive quali sono le essenziali linee di potere del progetto imperialista economico-militare, criminale ed affaristico, impiantato dalle strutture d'egemonizzazione planetaria nordamericane e dai suoi alleati.
Dalla gestione del narcotraffico, che permette ampie risorse finanziarie per la gestione del terrorismo, all'innesco di conflitti regionali di destabilizzazione come nell'ex-Jugoslavia o in Cecenia (anche se in questa regione la lotta di liberazione affonda le sue radici in tre secoli di storia), dal ruolo dei servizi segreti pakistani (ISI) gestiti ed intimamente collegati alla CIA, agli interessi delle grandi multinazionali statunitensi del petrolio, in conflitto con le compagnie europee, iraniane ed argentine, pronte a mettere in pratica sporchi giochi per il loro potere; dalla dollarizzazione forzata di intere povere nazioni del Sudamerica alla costruzione di grandi campagne mediatiche per depistare l'opinione pubblica.
Eppoi, le coperture e le complicità del Dipartimento di Stato statunitense dietro gli attacchi dell'11 settembre, le conseguenti legislazioni liberticide che opprimono tutte le legittime opposizioni politiche al progetto della mondializzazione, prevedendo addirittura l'intercettazione e la sorveglianza continua di organizzazioni non governative, sindacati e giornalisti, e la decisione degli USA di usare persino testate nucleari per colpire quegli Stati che non vogliono sottomettersi ai loro interessi e dipinti pretestuosamente quali «Stati canaglia».
Attraverso queste essenziali linee direttrici Michel Chossudovsky articola le proprie tesi, supportate da un'ampia documentazione ufficiale e da testimonianze dirette. Egli giunge ad affermare che «il governo statunitense ha consapevolmente usato il terrorismo internazionale per conseguire i propri obiettivi di politica estera, servendosi (nell'area asiatica, N.d.R.) dei servizi segreti militari pakistani (ISI) come intermediari. Benchè i legami di questi servizi con il terrorismo internazionale (Osama bin Laden e AI-Quaeda inclusi) fossero ben noti, dopo I'11 settembre l'amministrazione Bush ha scelto di ricorrere proprio al loro aiuto per la sua campagna contro il terrorismo internazionale».
Nella pratica gli interessi statunitensi sono diretti a destabilizzare quegli Stati che nella regione potrebbero disturbare i suoi interessi economico-militari, ossia: Cina, Iran e Russia.
Chossudovsky descrive con dovizia di particolari come la diplomazia statunitense abbia agito affinchè il corso delle pipeline energetiche non prendesse la direzione della Russia e dell'Iran, per indirizzare le risorse della regione alle proprie esigenze e per accattivarsi le simpatie, spesso a suon di dollari, dei governi di Stati quali il Turkemenistan, I'Azerbaigjan, I'Uzbekistan ecc. In buona parte Stati che l'indomani dell'affrancamento dalla Russia sovietica avrebbero potuto dialogare e stringere forti legami di indirizzo economico e politico-religiosi con la Repubblica Islamica dell'Iran. Queste nazioni con governi musulmani laici hanno così, contrariamente ai loro interessi, allacciato una stretta alleanza con gli USA e buoni rapporti diplomatici con Israele e la Turchia, loro alleata.
L'amministrazione statunitense non ha esitato ad invitare a Washington i capi Talebani dopo la presa di Kabul del 1996 ed il loro conseguente consolidamento al potere. I Talebani sarebbero serviti per approvare il progetto statunitense che prevede il passaggio in territorio afghano dei «corridoi energetici», per dirigersi poi verso i terminali marittimi del Pakistan nel mar Arabico.
Anche l'allargamento della NATO verso Est, la conseguenziale adesione di Paesi dell'area ex-sovietica, la presenza statunitense nella Bosnia e nel Kosovo, sono dirette a conseguire l'egemonia geopolitica per il controllo delle primarie risorse energetiche.
La nuova strategia imperial-militaristica degli Stati Uniti serve nell'irretire il sistema del mercato globale, aprendo nuove frontiere economiche ai propri capitali. I nuovi venti di guerra in Afghanistan, in Irak e quelli che si prospettano altrove, che vedono sempre più uniti USA e Gran Bretagna, si riflettono sempre più negli interessi dei giganti del petrolio anglo-statunitensi alleati con i cinque più grandi produttori di tecnologie militari degli USA, quali: Lockheed Martin, Raytheon, Northrop Grumman, Boeing e General Dynamics. L'univoca veduta nella politica della difesa ed estera di Gran Bretagna ed USA è la forza trainante delle operazioni militari nell'Asia Centrale e nel Medio Oriente.
A distanza di decine di anni viene così ricomposta un'esagitazione di stampo neocolonialistica che vuole parte del continente assoggettato per la monetizzazione di imprese e per la stabilizzazione del piano mondialista.
Così come sono state provocate le due precedenti guerre mondiali, alla stessa maniera è stata provocata la terza. Se l'imperialismo giudaico anglo-statunitense dapprima ha soffocato le potenze centrali e poi quelle dell'Asse, adesso proietta direttamente le proprie attenzioni verso la distruzione dell'Islam -non certo quello dei Talebani- attraverso un piano militare. Per l'addomesticamento della Cina e per la definitiva conglobazione della Russia il progetto capitalista ha adottato un piano più mellifluo che ne vuole I'ammansimento, attraverso l'introduzione e l'applicazione delle regole e delle riforme del mercato capitalistico, sotto la visione diretta dei tre tra i più grandi vampiri dell'umanità, quali: il FMI, la Banca Mondiale e il WTO.
Leggete questo libro; dalla lettura di questo, ci auguriamo possa configurarsi un articolato ed approfondito apporto analitico alla nostra battaglia politica. Soffermiamoci su elementi basilari della politica e non sui ninnoli, sulla pochezza politica ove stagna la miopia e la pressappochezza del neofascismo italiota, ancor oggi proteso idealmente alla riacquisizione delle terre irredenti, all'anticomunismo governativo, oppure a un delirio anti-islamico che di fatto è privo di connotazioni rivoluzionarie in politica estera.
Dietro la falsa guerra al terrorismo di matrice statunitense c'è la militarizzazione di vaste regioni del mondo, che porterà, come afferma Chossudovsky, "«al consolidamento di ciò che si può ben definire I'Impero americano. Fin dalla guerra in Jugoslavia del 1999 si è sviluppato un asse militare anglo-americano (...) con Israele come “pista di lancio" dell'asse in Medio Oriente. L'obiettivo di questa guerra è "ricolonizzare" non solo la Cina e i paesi dell'ex-blocco sovietico, ma anche Iran, Iraq e la penisola indiana. Guerra e globalizzazione avanzano di pari passo, e alle loro spalle troviamo schierati i poteri dell'establishment di Wall Street, i giganti petroliferi e i contrattisti della difesa anglo-americani. In sostanza lo scopo della "nuova guerra americana" è estendere le frontiere del sistema del mercato globale, trasformare nazioni sovrane in territori aperti (o aree di libero scambio), sia con mezzi militari sia con l'imposizione delle micidiali riforme del "libero mercato". Delineata a Washington nel 1999 con la cosiddetta "strategia della Via della seta", la nuova guerra americana sta distruggendo un'intera regione, culla di antiche civiltà e trait d'union tra l'Europa occidentale e l'Estremo Oriente. Inoltre il sostegno segreto a insurrezioni islamiche (finanziate dalla CIA attraverso l'apparato dei servizi segreti militari pakistani) nell'ex-Unione Sovietica, nel Medio Oriente, in Cina e in India è stato utilizzato da Washington come strumento dì conquista, per destabilizzare deliberatamente società nazionali e fomentare divisioni etniche e sociali. Più in generale, guerra e "libero mercato" distruggono la "civiltà", mentre precipitano le popolazioni nella povertà più abissale». [3]
Da quanto descritto, si auspica che i popoli insorgano contro la guerra mondialista. Invocare una democratizzazione o una riforma delle regole e delle strutture mondialiste, come ad esempio fa l'ex-direttore della Banca Mondiale Joseph Stiglitz, significa perseverare negli indirizzi di oppressione e di povertà. Bisogna sconfiggere la mondializzazione attraverso un forte impegno politico-sociale. Attraverso la riscoperta delle identità e delle radici dei popoli; attraverso un'autentica guerra di liberazione dall'egemonia statunitense e dal dispotismo capitalistico.
La guerra americana, ricorda Chossudovsky, minaccia il futuro dell'umanità. Bisogna arrestare questa corsa verso la follia, ma ciò non è possibile fino a quando i popoli continueranno a fornire ciecamente il proprio assenso alle politiche neoliberiste.
1] Ahmed Rashid, “Talebani. Islam, petrolio e il Grande scontro in Asia centrale”, Feltrinelli, Milano 2002, p. 66. Consigliamo vivamente la lettura di questo testo che offre una dettagliata e ricca documentazione in merito alle ingerenze USA nell'Asia centrale, sulla querelle afghana e sulla conduzione multinazionale dei giganti petroliferi statunitensi per la gestione delle risorse energetiche dell'area caspica.
2] M. Chossudovsky, op. cit., pp.12-13;
3] ibidem, pp. 123-124.
Leonardo Fonte