L’influenza dell’Illuminismo sulla celebrazione eucaristica
Padre Jonathan Robinson esorta a recuperare la liturgia della Chiesa
TORONTO, giovedì, 2 marzo 2006 (ZENIT.org).- Il Cardinale John Henry Newman affermava che la cattiva condotta si fonda su principi falsi e confusi e che spesso è attraverso un’esperienza negativa che finalmente troviamo la verità.
Il Padre oratoriano Jonathan Robinson concorda con questa affermazione, soprattutto per quanto riguarda la celebrazione eucaristica nel mondo contemporaneo.
Nel suo libro “The Mass and Modernity: Walking to Heaven Backward”, edito dalla “Ignatius”, il Superiore dell’Oratorio di San Filippo Neri di Toronto e Rettore del Seminario di San Filippo asserisce che la presenza di questi principi falsi e confusi abbia recato gravi danni alla liturgia.
In un’intervista rilasciata a ZENIT, padre Robinson ha spiegato il tipo di influenza esercitata dall’Illuminismo e dai suoi filosofi sulla concezione occidentale di Dio, oltre che sull’uomo, la società, la religione e la comunità.
In cosa si differenzia il suo libro dalla pletora di scritti che vengono pubblicati regolarmente sulla Messa?
Padre Robinson: Esistono molti libri eccellenti che vengono pubblicati, come lei dice, regolarmente sulla Messa. Essi sono tuttavia libri “ad uso interno”.
Con questo voglio dire che essi trattano del culto della Chiesa dall’interno del quadro rappresentato dai documenti ecclesiastici sulla liturgia, e mostrano, spesso in modo palese, l’enorme divario tra il contenuto dei documenti e la loro concreta applicazione.
Ciò che ho tentato di fare nel libro è di uscire fuori da questo quadro ecclesiastico e di esaminare come l’Illuminismo e i filosofi illuministi - soprattutto Kant, Hegel e i loro successori - hanno cambiato il modo in cui i popoli dell’Occidente considerano Dio, l’uomo, la società, la religione, la comunità e molte altre cose.
Successivamente passo a delineare gli effetti di questi cambiamenti sul modo in cui i cattolici oggi rendono culto a Dio, sostenendo che essi hanno deformato la liturgia a tal punto che Dio è spesso a mala pena riconosciuto.
L’attuale condizione liturgica è importante. È importante non solo per la salute interna della Chiesa, ma anche per l’efficacia della sua missione nel mondo contemporaneo.
Il sottotitolo del libro è “Walking to Heaven Backward” (camminando all’indietro verso il Paradiso). Ci può spiegare il suo significato?
Padre Robinson: La frase è presa da un’omelia di Newman in cui egli scrive:
“Noi avanziamo verso la verità attraverso l’esperienza dell’errore; otteniamo successo attraverso il fallimento. Non sappiamo fare bene, se non dopo aver sbagliato ... andiamo avanti a tentoni, senza vedere, e così attraverso un’esperienza miserabile esauriamo le possibili azioni, fino a che non rimane nulla se non la verità. Tale è il processo attraverso il quale progrediamo; procediamo verso il Paradiso camminando all’indietro; scagliamo le nostre frecce contro il bersaglio e consideriamo di maggior successo colui che fa meno errori”.
L’insegnamento di Newman non è da confondere con quell’idiozia moderna secondo cui dobbiamo peccare per poter essere virtuosi. Egli ci ricordava invece che una cattiva condotta si fonda su principi falsi e confusi e che spesso è attraverso un’esperienza negativa che finalmente scorgiamo la verità più chiaramente.
Credo che la presenza di principi falsi e confusi abbia recato gravi danni alla liturgia. In questo senso, qualsiasi riforma o rinnovamento della liturgia ci porterà verso il Paradiso camminando all’indietro.
Saremo costretti a camminare all’indietro verso il Paradiso senza segnaletica e senza alcuna certezza salvo le promesse che Cristo ha fatto alla sua Chiesa; ma se crediamo nella Chiesa, sappiamo che nonostante il disordine e le strade sbagliate, la verità di Dio alla fine prevarrà.
Cosa si intende per modernità e post-modernità? Che influenza hanno avuto questi fenomeni sulla liturgia cattolica?
Padre Robinson: Con il termine modernità io intendo una serie di principi e convinzioni su cui si basa la nostra società moderna secolarizzata.
Viviamo in un mondo in cui il cristianesimo tradizionale è come una lingua morta. Il contesto intellettuale, le immagini e gli insegnamenti morali della fede non incidono più sulla coscienza media come facevano un tempo.
Molti sono gli elementi della storia del pensiero che hanno contribuito a generare questa situazione. La difficoltà del cristiano è che molti di questi elementi contengono anche cose buone.
Basti pensare all’Illuminismo con la sua lotta per la giustizia, i diritti umani e il giusto processo; o ancora alla rivoluzione scientifica moderna con le sue applicazioni nel campo della salute e della tecnologia; o il movimento del Romanticismo nei suoi elementi storico, comunitario e immaginifico.
Ognuno di questi ha a suo modo una carica convincente e auspicabile. Eppure il senso generale che li caratterizza è contrario alla rivelazione cristiana. Gli sforzi di alcuni cristiani per aggiustare il Vangelo e renderlo accettabile al mondo si sono dimostrati - come era prevedibile - deleteri per il messaggio cristiano.
Credo che gli atteggiamenti e i concetti che noi associamo alla post-modernità vanno verso il concetto di “liberazione”, soprattutto la liberazione dal giudizio.
I post-moderni non devono rigettare o accogliere alcunché; essi si sentono a loro agio con tutto, dal Credo di Nicea alla pornografia più spinta, dal kitsch alla cultura più nobile.
Questo, secondo loro, è il modo per venire fuori dal pensiero del modernismo che considerano severo, scientifico e maschilista. I post-moderni pensano di vivere al di là del valore, al di là del bene e del male, oltre il vero e il falso.
Credo che questo sia un atteggiamento foriero di conseguenze devastanti per la libertà, la salute mentale e per qualsiasi ragionevole modo di vivere la fede cattolica.
Inoltre, ritengo che il post-modernismo venga strumentalizzato da sedicenti eredi dell’Illuminismo, per distruggere l’autorevolezza della tradizione e quel legame reciproco – di cui Edmund Burke ha scritto in modo così eloquente – tra i morti, i vivi e quelli che dovranno nascere, che è la sola vera garanzia di una libertà non fondata sugli arbitri dei dipartimenti di sociologia e dei giudici delle alte corti.
Che sia una politica valida: non saprei. Ma io credo che un po’ di questa visione di Burke sia necessaria al Cattolicesimo, se la Chiesa ha intenzione di recuperare il suo culto liturgico.
La missione della Chiesa nei confronti del mondo contemporaneo non dovrebbe essere riflessa anche nella liturgia?
Padre Robinson: La risposta è “no”, se con questo si intende che la liturgia debba essere adattata alle aspirazioni della modernità e della post-modernità. La Chiesa è chiamata a dare un suo apporto specifico al mondo, non ad accomodare il suo messaggio secondo ciò che, a suo avviso, Tizio, Caio e Sempronio saranno in grado di digerire.
Il Papa Benedetto XVI, al riguardo, ci dà una lezione nella sua prima Enciclica “Deus caritas est”. Il documento è una vibrante affermazione dell’originalità dell’insegnamento cristiano sull’amore, e questa originalità si basa su ciò che Dio ha rivelato di sé, sulla Rivelazione.
La liturgia deve tornare a riflettere questo approccio incentrato su Dio.
In che modo la Chiesa può attirare a sé la moltitudine di persone che sono alla ricerca di un senso religioso?
Padre Robinson: La liturgia dovrebbe essere espressione del Mistero pasquale. Nel senso che il culto di Dio non è meramente un insegnamento, esso è anche un rivivere la passione, morte, resurrezione e ascensione del nostro Salvatore.
Ciò che dobbiamo fare è di evitare di continuare a contarci, per dirigere l’attenzione sulla Messa che il Concilio Vaticano Secondo ha definito come “la fonte e il culmine” della vita della Chiesa. Se iniziassimo a fare questo seriamente, le esigenze di religiosità verrebbero soddisfatte.
In che modo, un autentico rinnovamento liturgico può superare le deficienze della modernità?
Padre Robinson: Se per autentico rinnovamento liturgico si intende una liturgia fondata sulla rivelazione di Dio - e non sulle nostre aspirazioni -, su una seria evangelizzazione basata sulla stessa rivelazione, e sul tentativo di vivere una vita santa, allora non servirebbe altro.
L’unico modo per superare visioni erronee della natura umana e del senso della vita è attraverso uno sforzo diretto a presentare nel tempo presente la realtà misteriosa della Pasqua, in un modo più vivo e meno sentimentale.
In che modo si può rinnovare e rilanciare la Messa senza rischiare di suscitare un senso di continuo cambiamento e rovesciamento nella vita spirituale dei fedeli?
Padre Robinson: In linea di principio - come dicono i francesi - la risposta è che la Messa può benissimo essere rinnovata e rilanciata senza continui cambiamenti e rovesciamenti. Per una serie di motivi, molti di questi illustrati nel mio libro, non ritengo che questo possa effettivamente avvenire.
Il Cardinale Joseph Ratzinger, ora Benedetto XVI, ha sempre dato l’idea di attribuire molta importanza alla dimensione trascendente della liturgia.
In che modo ritiene che il Papa possa promuovere un rinnovato apprezzamento della liturgia?
Padre Robinson: Non mi sento di fare ipotesi su ciò che il Santo Padre possa fare o non fare in futuro.
D’altra parte, tutto ciò che conosciamo degli scritti del Cardinale Ratzinger sulla liturgia dimostra una impostazione fermamente fondata su basi teologiche, e pertanto possiamo immaginare che egli si adopererà perché questo insegnamento sulla natura di Dio si rifletta nel culto della Chiesa.
ZI06030201




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