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    Predefinito Cretinismo Multiculturale

    sul quotidiano IL FOGLIO del 7 febbraio 2006 è stato pubblicato un ottimo editoriale di Giuliano Ferrara sul tema all'ordine del giorno, ossia sui Cretini Multiculturali.....

    " MORIRE PER UN BRANCO DI CRETINI?


    Un prete missionario venuto da Latina è stato ucciso in una città turca del Mar Nero, lo sappiamo. Sappiamo che era cristiano di confessione cattolica. Sappiamo che è stato ucciso in nome del dio unico e massimo, in nome di Allah. Sappiamo che di quel sacerdote la sua Chiesa si proclama orgogliosa e che esercita il perdono cristiano verso l’assassino. Sappiamo purtroppo anche altro. Per esempio, che quel prete non è l’unica vittima dell’odio religioso in terra arabo-islamica. Che il martirio, seme del cristianesimo, non è protostoria, ma storia contemporanea a diverse latitudini. Che si muore e si va in galera per la libertà religiosa, di culto, per la libertà di vivere e annunciare la propria fede. Che questa libertà è conculcata nei loro paesi dalle stesse genti che la pretendono giustamente per sé in Europa e in America. Non c’è reciprocità in questo multiculturalismo a senso unico. Noi finanziamo la costruzione delle moschee, loro vietano la messa e l’espressione pubblica del culto. Noi abbiamo protestato civilmente davanti all’ambasciata iraniana a Roma il 3 novembre, agitando la bandiera iraniana e gridando slogan pacifici in farsi, loro incendiano ambasciate e consolati dal Libano a Gaza, da Giacarta a Damasco. Protestano per l’irrisione della religione islamica e dei suoi precetti letteralisti, ma irridono il dio degli ebrei e dei cristiani ed estirpano con la violenza le ultime vestigia del cristianesimo nella loro terra, minacciando di estinzione la patria ebraica. Chiedono che sia sostenuto dai nostri soldi il popolo palestinese e la sua burocrazia di governo, ma si accingono con Hamas a proporre l’applicazione della legge coranica e irrompono armati con Fatah nella sede dell’Unione europea o aggrediscono a sassate l’ambasciata austriaca a Teheran perché l’Austria oggi presiede l’Unione. Sappiamo anche altro. Che da noi è fervoroso e diffuso il cretinismo multiculturale. Che salta su uno e dice: non ci credo, è tutto un complotto, l’islam è pacifico e moderato e va declinato al plurale (frase che è segno sicuro di demenza grammaticale). Un altro salta su e dice: la colpa è della destra xenofoba europea. Un altro ancora danna chi chiede di guardare in faccia lo scontro di civiltà e di attrezzarsi per combatterlo con intelligenza, con prudenza, con spirito di dialogo e anche con la fermezza dell’identità che ci appartiene. Il cretino multiculturale non sa distinguere tra l’inopportunità di una vignetta e la barbarie della violenza contro la libertà di stampa. Non sa capire che la campagna di odio sacro è stata fomentata da un imam che fu confessore spirituale del numero due di bin Laden, che agisce da provocatore e si dissimula nel cuore di un grande paese civile come la Danimarca. Che bisogna mobilitarsi contro il boicottaggio dei prodotti danesi, essere uniti, solidali con chi rischia la vita per la nostra libertà di dire e di pensare invece che prosternarsi di fronte ai produttori televisivi globali di sentenze e condanne islamiche, i Qaradawi di al Jazeera che per tempo questo giornale additò all’attenzione del pubblico italiano ed europeo. Una volta non si poteva morire per Danzica, questione molto discussa, ma morire per un branco di cretini, questo è troppo.
    "



    Shalom

  2. #2
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    Un esempio eclatante... di evidente, saccente, ideologico e dichiaratamente antiliberale ( per quanto pretenziosamente"colto") e disinformante CRETINISMO MULTICULTURALE lo si può ritrovare in questo articolo, ovviamente pubblicato dal quotidiano COMUNISTA "Il Manifesto". Un pezzo, che suscita umana pietà per i rottami del "marxismo" occidentale racattati dal "giornale" radicalchic.

    La tesi malcelata del signor Amoroso (un nome, una garanzia) del MANIFESTO è sostanzialmente quella che....."I danesi se la sono cercata"...........



    " «Le radici del fallimento danese» [ ]



    Gli avvenimenti di questi giorni che dalla Danimarca si sono propagati rapidamente nel resto del mondo, islamico e no, rappresentano lo snodo di una situazione di sofferenze, insofferenze e ribellione che ha covato strisciante durante almeno un decennio, ma che la prepotenza delle politiche neo-liberali con la sterzata militarista dopo l'11 settembre ha portato all'esplosione attuale, e che è destinata a dare indirizzi radicalmente nuovi ai conflitti e alle politiche future.
    Due segnali importanti del limite intollerabile ormai raggiunto dalla arroganza nazionalistica e occidentale contro le altre culture ed etnie sono stati la protesta di un folto gruppo di artisti, scrittori e intellettuali danesi di poche settimane fa.
    Una protesta che denunciò la pericolosità della crescente campagna razzista contro gli immigrati, e gli islamici in particolare, sistematicamente sostenuta dalla maggior parte della stampa e dai partiti di governo, accompagnata dal mormorio ma non dalla protesta dei grandi partiti di «opposizione» del paese. A questa protesta il governo danese ha risposto con una serie di iniziative per valorizzare la «cultura» ed i «valori» cristiani ed occidentali del paese da introdurre nelle scuole, e con l'introduzione di nuovi criteri di ammissione alla cittadinanza danese per immigrati che oltre alla conoscenza della lingua e della storia comprendono anche la adesione convinta ai suoi valori «democratici» e «cristiani». Criteri di «esame di ammissione» che, come scrive Lars Bonnevie sul settimanale Weekendavisen (6-12 Gennaio 2006), «gli 800.000 analfabeti funzionali danesi avrebbero difficoltà a superare, ed il cui vero obiettivo è quindi quello di marginalizzare ancora di più i gruppi sociali già ai margini del sistema sociale e politico». A questo clima di provocazione il regista danese Lars von Trier ha risposto producendo un documentario che lo mostra mentre taglia con una forbice la bandiera danese, togliendovi la croce bianca «crociata» della cristianità che troneggia al suo centro, e ricucendo la bandiera che trasformata in bandiera rossa viene da lui issata al suono dell'internazionale. Appare infatti paradossale la posizione di questo paese che si richiama a principi liberali e laici quando deve criticare e ridicolizzare altri paesi e altre religioni, ma che è uno stato confessionale con una propria religione di stato, con al vertice la monarchia più antica di Europa, che amministra la chiesa nazionale con un Ministero della chiesa e con i «preti» funzionari pubblici, laureati alle università statali del regno. Osserva Lars Bonnevie nel citato articolo: «La costituzione danese è su punti centrali rappresentante di una comunità etnica premoderna, con la religione luterana come base ideologica, il cui capo politico è un monarca non eletto. Come può un immigrato, mussulmano o no, introiettare quelle parti di questa costituzione che marginalizza la propria identità culturale e religiosa, specialmente quando una parte non trascurabile degli stessi non-immigrati mostra di rifiutarla?» Un paese che è molto geloso della propria identità e dei propri valori e quindi molto distante da uno stato «laico» di tipo francese. Non a caso in questo paese esiste da un lato la «libertà di stampa», della quale tutti parlano, ma esiste anche una Legge che vieta la blasfemia contro altre culture e credi religiosi. Della prima si parla molto in questi giorni, della seconda il governo si è ricordato solo quando ha visto la propria economia andare incontro al fallimento.

    Cosa c'è a monte di questi avvenimenti. Anzitutto il fallimento delle politiche di integrazione degli immigrati trasformate prima silenziosamente ed oggi imposte come politiche di assimilazione. Le immigrazioni in Danimarca sono sempre state ben controllate e monitorate. Lo sforzo di integrazione è sempre stato forte da parte dello stato e delle istituzioni in generale ma tradizionalmente attento al rispetto delle altre culture. Poi, con una accelerazione crescente, le cose sono andate cambiando. Perché ? Il processo di integrazione, aiutato anche economicamente e con l'istruzione dei giovani immigrati, ha fatto si che i giovani venissero spinti e attratti ad integrarsi attraverso la scuola e le varie forme di socializzazione. Loro provenienti da culture con forte legame famigliare, sono stati sospinti ad uscirne acquistando autonomia sul modello di autonomia e di consumo dei giovani danesi. Questo ha spesso prodotto rotture con la propria famiglia e processi di separazione (rottura delle tradizioni) anche dolorose sia per i giovani sia per le famiglie. Sembrava un prezzo da pagare per potersi integrare e divenire come i «danesi». Poi i giovani sono cresciuti, hanno terminato i loro studi e imparato un mestiere, e si sono accorti che i giovani danesi potevano tranquillamente rapportarsi alle loro famiglie con le quali le teneva legati un rapporto diverso e più elastico, ma sempre un rapporto, e trovavano più facilmente aperte le strade del lavoro, mentre loro, ancora portatori di volti e di nomi non scandinavi, si ritrovano con legami famigliari interrotti e di fatto respinti come estranei sia sul mercato del lavoro che in generale. Ovviamente questo clima si è accentuato con il nuovo «millennio». Da qui il crescere di un brusio di protesta, un loro ritorno alle loro famiglie e alle tradizioni dei loro padri, e la rabbia per non avere neanche riconosciuto il diritto alla costruzione di una moschea e del cimitero islamico dove seppellire i genitori (devono essere riportati al proprio paese).

    A tutto ciò il governo danese ha reagito con la recente proposta di vietare alle famiglie islamiche di poter inviare i propri figli nei mesi estivi nelle scuole islamiche dei paesi d'origine, pena il rischio di espulsione di tutta la famiglia dal paese. Dopo l'11 settembre 2005 la pressione e il controllo su questi gruppi si è accresciuto e divenuto pesante. Se ne sono fatti carico alcuni giornali con alla testa lo Jullands- Postens, un equivalente tra il Giornale e La Padania in Italia, che riflette le culture cristiane fondamentaliste più settarie del profondo nord e che nell'aprile 2003 respinse come «offensive» vignette su Gesù Cristo proposte dal disegnatore umorista Christoffer Zieler come ha lui stesso raccontato ieri sul quotidiano norvegese Dagbladet. Per Jullands-Postens il punto politico di riferimento, una delle tre punte della coalizione di governo è il partito di destra che sostiene l'espulsione degli immigrati e le radici «cristiane» e «occidentali» della democrazia danese e che ha nel suddetto giornale il proprio punto di riferimento «culturale». Ma questa stretta contro le culture «altre» riguarda anche l'interno del paese. Tutta la tradizione di pensiero critico ed alternativo nata nel dopoguerra viene gradualmente demolita. Questo comprende le politiche di indipendenza e di sostegno ai movimenti di liberazione e ai paesi poveri, trasformate sempre di più in un totale appiattimento sulle politiche statunitensi e che vede la partecipazione dei danesi alle truppe di occupazione coloniale in Afganistan, Iraq, ecc. Ma anche il sistema sociale e dell'istruzione sono ormai allo sbando. La Repubblica di Cristiania, questo simbolo dell'utopia giovanile del `68, sopravvissuto sino ad oggi nel cuore di Copenhagen, è criminalizzato è militarmente occupato. L'esperimento dell'Università di Roskilde, pezzo importante del rinnovamento dell'insegnamento in Europa con i suoi «gruppi di studio», integrazione «ricerca-insegnamento», interdisciplinarietà, è in via di liquidazione, ed anch'esso ridicolizzato e criminalizzato. Perfino i siti di questa università dell'Università del Bene Comune ed il Centro Federico Caffè sono minacciati di oscuramento.

    La cosa triste del tutto è che c'è una confusione totale in tutti i settori. Di fronte a quello che sta succedendo sinistra e destra si uniscono, invece di dividersi, in base al principio che chissà perché i valori da difendere sono comuni. Come se l'Occidente non avesse ancora capito che non è più lui a dettare legge nel modo e a fissare l'agenda dei lavori e dei dibattiti. E questo nella ipocrisia più totale. La libertà di espressione è quella che è, in Danimarca come altrove. Basti pensare a come hanno manipolato tutte le guerre e tutti i fatti importanti da secoli. E come quelle forme di espressione di libertà di stampa che vengono ricordate sono state in realtà operazioni pilotate per scontri interni al potere e non certo per spirito di libertà.
    "


    Saluti liberali

  3. #3
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    dal quotidiano LIBERO di oggi 8 febbraio 2006

    " Silvio coccola i turchi, Lega e An irritate

    Pagina 4

    ROMA « Bisogna incentivare l'ingresso di Ankara in Europa » . Di fronte all'escalation di violenza dovuta alla pubblicazione delle vignette satiriche su Maometto che ha portato all'assassinio di don Andrea Santoro, il premier rispolvera il Berlusconi " politically correct". E ribadisce il suo no ripensamenti sulla concessione della cittadinanza europea alla Turchia. « È un Paese al confine della Nato, si è sempre comportato secondo le regole sottoscritte con l'Occidente » , dichiara il Cavaliere ai microfoni di Radio Anch'io, piazzando un assist al collega turco, che poco dopo sentirà al telefono: « Il governo Erdogan ha fatto molti passi in avanti » e per questo rappresenta « un esempio per tutto il mondo musulmano » . Durante il lungo colloquio tutto incentrato sull'uccisione del sacerdote italiano a Trebisonda, i due premier si sono detti assolutamente d'accordo sulla necessità di non lasciare spazio alle provocazioni e di favorire il dialogo tra religioni, civiltà e popoli. Concetto già diffuso urbi et orbi nell'appello « al dialogo tra Islam e Occidente » lanciato via radio qualche ora prima da Berlusconi: « Guai » , chiosa il Cavaliere, « se ci dovesse essere uno scontro di civiltà » . Timore che, invece, è già una realtà per la metà della Cdl. Che pur non attaccando direttamente il premier, è su posizioni diametralmente opposte. « I tempi per un ingresso della Turchia nell'Ue sono assolutamente prematuri, devono passare almeno dieci anni » , sottolinea il presidente della commissione Esteri della Camera Gustavo Selva , di An, « se vogliamo introdurre la democrazia in questo Paese, dobbiamo essere certi che ci sia un'evoluzione laica in termini di pluralismo dei partiti, rispetto della persona e dei valori religiosi, ma l'uccisione di quel sacerdote non va in questa direzione » . Per quanto riguarda la libertà religiosa, « la Turchia non scherza » , rimarca Selva, « anche nei confronti dei cristiani ci sono ancora misure molto rigide » . Un altro stop a Berlusconi arriva dalla Lega, per voce dell'europarlamentare Ma - rio Borghezio : « Inviterei il presidente del Consiglio a considerare un fatto: i referendum sulla Costituzione Ue sono stati vinti dagli euroscettici in Francia e in Olanda soprattutto a causa della prospettiva dell'ingresso della Turchia in Europa » . L'esponente leghista è pronto a scommettere che « quel referendum in Italia produrrebbe lo stesso risultato » . E i rispettivi partiti sposano a pieno la linea Selva- Borghezio. « Altro che tolleranza » , sbotta Cesare Rizzi , della Lega, « questi hannodichiarato guerra all'Occidente. Berlusconi fa il suo mestiere, deve esprimersi a nome del Paese » . Ma è sicuro che « se il premier parlasse a nome proprio, direbbe cose ben diverse » . E cioè, che « in un Paese dove non c'è libertà d'opinione, non c'è democrazia. Bisogna stare molto attenti ad aprire a popoli così diversi da noi. I Turchi sono al 90% musulmani e se decidiamo di spalancare loro le frontiere, finisce che ce li ritroviamo qui in Parlamento a dettare legge » . Sottoscrive la collega leghista Francesca Martini « Berlusconi pensa a fare il premier, noi a fare la nostra politica. Il dialogo si fa in due, e non si può essere tolleranti con chi fa della violenza la sua legge. L'Islam moderato non esiste » . Anche Ed - mondo Cirielli , di An, ritiene che « non si può pensare alla tolleranza di fronte a simili atti di violenza » e che « sia prematuro l'ingresso della Turchia in Ue » , pur facendo una distinzione tra popolo e classe dirigente. Ingresso sì, ma « a patto che la Turchia rispetti rigorosamente le condizioni poste dall'Ue » , dicono in coro i deputati di An Daniele Franz e Pierfrance - sco Gamba , che mettono al primo posto « il rispetto dei diritti umani e delle diversità culturali » . Mentre Teodoro Buontempo immagi - na tutt'al più « un'alleanza economica » con la Turchia, ma di un ingresso nell'Ue, non se ne parla. « Sarebbe un errore gravissimo » , avverte il deputato di An, « metterebbe a rischio l'unità europea » . Se non ci sono valori comuni come « la libertà, l'etica della politica, la democrazia » , quella tra Turchia ed Europa « rischia di essere solo un'alleanza bancaria pronta ad andare in frantumi alla prima crisi » . Inoltre, « l'apertura delle frontiere aumenterebbe la presenza turca nelle città » , avverte Buontempo, « e se esplodesse un conflitto religioso, saremmodel tutto incapaci di difenderci. Sarebbe la fine dell'Occidente » . Gianfranco Fini, però, frena: è solo « il gesto di un fanatico » . Barbara Romano
    "

    Saluti liberali

  4. #4
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    Trovo tutti e tre gli articoli difendere posizioni sbagliate.

    Per ragioni opposte, a prima vista, ma che si potrebbero tradurre semplicemente in fideismo (per ignoranza o per malafede fa lo stesso), tale e quale a quello di quelli che lanciano pietre alle ambasciate.

    La danimarca ha mantenuto un atteggiamento molto serio. Non aveva alcuna ragione di scusarsi, ed anzi ha dimostrato classe nel non invocare scuse da quelle nazioni che non hanno saputo-voluto tenere i loro scalmanati lontano dalle ambasciate.
    Stesso discorso vale, logicamente, per la Norvegia. Ed anche per tutta la UE, governo inglese (ma che caso) a parte, che invece ha preferito un pietismo di facciata (chissà dove viene pubblicato il Sun, tanto per fare un esempio), alla serietà degli altri.
    Da lodare anche gli interventi di Fini e Frattini che (una volta tanto) hanno evitato il populismo becero e hanno preso posizioni serie: "è da biasimare il pessimo gusto di certe battute, ma al tempo stesso va tutelata la libertà di stampa (e di pensiero ci avrei aggiunto io)".
    Del resto spero sia chiaro a tutti che chi già è alle prese con gli oscurantisti vaticani non ha assolutamente voglia di vedersi limare oltre la propria libertà (conquistata col sangue dai nostri nonni) da tre deficienti in barba e turbante, bravissimi nell'arringare folle di ignoranti vessati a piacimento dalle nostre classi dirigenti e dal potere occidentale in genere.
    Io solidarizzo con un irakeno o con saudita o con uno yemenita sfruttato fino a fare tutto quello che democraticamente mi è consentito fare, ma non provi, questo, a cercare di "sensibilizzarmi" attaccando la mia libertà. Primo perchè non ne ho bisogno, secondo perchè il risultato ottenuto è quello che fa più comodo a chi si fotte me (Bush e compagnia, e chi li supporta) e a chi si fotte lui (Osama, pasdaran vari, Hamas...)

    Saluti

  5. #5
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    A proposito di sinistruzza comunistazza e cretinismo.....

    Dal Corriere della Sera di oggi, 9 febbraio 2006:

    " «Caruso: non giudico i kamikaze Hamas è meglio di Mastella»


    È sceso dall'albero. E ha detto cose durissime. Spiacevoli. Politicamente — anche per Rifondazione comunista — scorrette. L'albero: una quercia secolare di viale Mellusi, Benevento, quelli del Comune stanno segando i tronchi su ordine del sindaco di Alleanza nazionale e così, ieri mattina, una squadra di antagonisti ci si è andata ad arrampicare. Lui, un gatto ribelle: Francesco Caruso, gran capo dei no global meridionali, candidato da Bertinotti alla Camera nel collegio della Calabria. Ventitré procedimenti giudiziari sparsi nelle varie procure d'Italia e la coerenza, almeno, di dire ancora quel che pensa. [ Ma la sinistruzza non diceva che non avrebbe candidato indagati e pregiudicati???? - nota di PFB] Sceso dall'albero, ha detto di pensare questo: «Fanno bene, Fassino e Prodi e tutti gli altri, ad aver paura della mia candidatura. Perché sarò un virus che metterà in discussione i loro privilegi. Sarò il grimaldello dei disoccupati, degli emarginati, dei senzacasa. Meglio essere uno di Hamas all'italiana, che un Mastella alla palestinese». Hamas? Lei evoca i kamikaze... «Li evoco, e allora? Non mi sento di giudicarli. Il kamikaze, in fondo, è una forma di disperazione sociale». Lei dice cose molto dure, e discutibili. «Il mio universo di riferimento non è quello dei D'Alema, dei Rutelli, dei Fisichella». L'altro giorno ha preso un caffè con il presidente di Confindustria, Luca di Montezemolo. «Ha pagato lui». Casarini, leader no global del Nord-Est, la giudica, però, un traditore: «Traditore di cosa? Io continuerò a stare nei centri sociali, per occupare case, bloccare binari, arrampicarmi sugli alberi e...». E cosa, Caruso? «Mi piacerebbe anche riuscire a sciogliere il Ros, il Reparto operativo speciale dei carabinieri. Gente pessima. Mi sbaglio o sono indagati per un giro di droga?».
    Mentre fornisce questo genere di risposte, Fausto Bertinotti è nel salotto di Porta a porta, ospite di Bruno Vespa. Imbarazzo? «L'Unione non è una caserma. Ciò che è vincolante è il programma... quanto allo scioglimento del Ros, si tratta di un'opinione personale di Francesco». Poi Bertinotti cerca la mediazione: «Comunque, a Caruso e all'Unione propongo un armistizio.
    Ragioni di igiene politica chiedono all'Unione di dismettere un atteggiamento rissoso...».
    Armistizio? L'Udeur risponde subito. Con una nota. «Caruso è utile solo a far perdere voti alla coalizione». Il segretario dei Ds, Piero Fassino, era già stato assai critico martedì. Questo però non basta al ministro per le Riforme, Roberto Calderoli: «Ma Prodi perché tace? Condivide o si vergogna?». Il presidente della Camera, Pier Ferdinando Casini, risponde a Emilio Fede, al Tg4: «Il centrosinistra è un inestricabile groviglio di contraddizioni».
    Caruso sghignazza: «Li sento e penso: appena metto piede alla Camera...»
    ."

    Saluti liberali

  6. #6
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    Caruso si meriterebbe Calderoli come coinquilino (e viceversa).

  7. #7
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    Altre perle di colto e idologizzato cretinismo della sinistruzza comunistazza, colonna dell'Unione Prodinottiana.....

    " [i] E nell'Unione c'è chi vuole cancellare Israele

    dal quotidiano LIBERO di oggi, Pagina 5

    di GENNARO SANGIULIANO

    « Semplicemente lo Stato di Israele non è l'espressione dei diritti nazionali ebraici. È una creatura storica artificiale... » . Questo è il pensiero espresso da Marco Ferrando uno dei leader della minoranza interna di Rifondazione Comunista. La frase è estrapolata dal volume, apparso qualche tempo fa, intitolato " L'altra Rifondazione", sottotitolo " La deriva di Bertinotti. La proposta dei marxisti rivoluzionari" edito da Giovanetalpa. È noto che dopo le aperture fatte da Fausto Bertinotti alle minoranze interne verranno concessi nove seggi " sicuri" in Parlamento, per cui Marco Ferrando, un professore ligure, colto quanto intransigente, storico capo dei trotzkisti italiani potrebbe approdare a Palazzo Madama o Montecitorio e far parte della maggioranza di un ipotetico governo Prodi. Su Israele le sue idee non lasciano adito a dubbi: « La verità è che la teoria " due popoli, due stati" si è rivelata totalmente falsa » . Mentre in un'altra parte si critica aspramente l'ipotesi di pace basata sulla Road Map, sostenuta anche dai palestinesi moderati. In altre parole l'unico Stato possibile e quello dei palestinesi. All'ultimo congresso di Rifondazione, le minoranze interne schierate su posizioni ancora più estreme di quelle di Bertinotti lo misero in seria difficoltà, ottenendo oltre il 40% della forza congressuale. Ferrando ottenne il 6,5% ma da sempre è la figura più rappresentativa del trotzkismo italiano. L'obiettivo enunciato nel libro è quello di costruire la IV internazionale comunista. Il volume appare come un vero manifesto programmatico, dove Ferrando tocca temi economici, assetti internazionali e questioni sociali. Si tratta di 140 pagine molto fitte, con quello stile sociologico tipico del lessico marxista leninista che fa ricordare gli anni Settanta. Rompendo un vecchio schema secondo cui le minoranze non avevano diritto a posti sicuri nella rappresentanza elettorale parlamentare e nei consigli regionali, Bertinotti ha deciso di concedere loro alcuni seggi, di cui uno quasi sicuramente per Ferrando, indicato per il Senato in Liguria. Un problema per Romano Prodi, se è vero che il probabile senatore dell'Unione scrive: « Il Centro ulivista si presenta come carta di ricambio di quei poteri forti del paese delusi dal berlusconismo: ampi settori di Confindustria, Confcommercio, grandi banchieri e persino Bankitalia, tutti avversari di classe dei lavoratori e delle loro lotte » . Nonè difficile fare un po' di conti. L'Unione se dovesse vincere le elezioni lo farà con un margine ristrettissimo, che al Senato potrebbe significare fra i quattro e i sette voti in più. APalazzo Madama la pattuglia dei trotzkisti godrebbe di un potere di veto sulla maggioranza. E non sarebbe difficile ipotizzare una saldatura con l'area no- global. Alla politica estera, forse, questi rappresentanti chiederebbero la cancellazione dello « Stato artificiale di Israele » , la difesa di Cuba per le sue trasformazioni « storicamente progressive » , e in politica interna la prospettiva strategica della dittatura del proletariato, come potere dei consigli. Appena qualche mese fa i trotskisti scrivevano: « Nessun governo della borghesia, e quindi anche un eventuale governo Prodi, sarà privato di un'opposizione comunista » . [ ] Ferrando è una persona gradevole ma coerente. Prodi è avvisato, e pure il Medioriente. "

    Shalom

  8. #8
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    Molto interessante la posizione del potentissimo trotzkista Marco Ferrando... quelle degli altrettanto potenti Gabibbo e Pupazzo Gnappo invece? Strano che Libero non le posti!

  9. #9
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    a proposito di cretinismo dei comunisti
    ...............

    dal quotidiano LIBERO di oggi


    " Insulti rossi agli infoibati: « Solo fascisti e spie »

    Pagina 6

    Catapultati nel XXI secolo direttamente dal 1945, ecco a voi i Giovani comunisti italiani, branca under 30 del partito di Oliviero Diliberto [non fa parte dell'Ulivo e dell'Unione?- nota di PFB]. Ieri, per la giornata del ricordo delle vittime delle foibe, i cossuttini hanno bardato il proprio sito con l'ilare tazebao qui riprodotto: « Nelle foibe solo fascisti e spie » , recita il manifesto eloquentemente illustrato da uno stivale con falce e martello che schiaccia dentro una foiba nientemeno che l'uomo della Provvidenza in persona, « i nostri ricordi li riserviamo alle loro vittime » . A corredo della foto, l'invito a leggere due seminali volumi sull'argomento del collettivo Wu- Ming - firma di punta della cosiddetta controinformazione di ultrasinistra, quelli che ti spiegano che è tutto un complotto, che i media mentono e che la Cia ti spia - ed un saggio sulle Fosse Ardeatine, che con le foibe non c'entrano un tubo ma fanno sempre la loro figura. In ritardo di sessant'anni sull'orologio della storia ( e di ere geologiche su quello del buon senso), le nuove leve dei Comunisti italiani - che, ironia dell'onomastica, si chiamano Fgci, come la federazione giovanile comunista dei bei tempi andati - di condannare i crimini del compagno Tito non se la sentono. Fondamentalmente perché di crimini non si tratta: migliaia di italiani massacrati dai partigiani jugoslavi, per i baldi giovani " de sinistra" altro non erano che « fascisti e spie » , carnefici al soldo della Buonanima che, tutto sommato, si sono meritati la fine che hanno fatto. A rendere ancora più fastidiosa la faccenda, c'è che il tutto viene dal Partito dei Comunisti Italiani ( che, giova ricordarlo, eleggerà a breve deputati e senatori): dal partito che va in piazza a manifestare sostegno a Fidel Castro, all'Iran dei parrucconi islamici, all'autocrate di Caracas Hugo Chavez, per tacere della fiera resistenza irachena. Purché siano dittatori e diano del terrorista a Bush e Berlusconi, Diliberto e compagni sventolano lo sventolabile per la loro nobile causa. Ovvio che il trattamento riservato ai martiri della foibe sia un altro, e che sia tanto diverso. Erano poveri cristi, gli italiani infoibati dai titini, mica paladini dell'antimperialismo. mar. gor.
    "

    .....la parte "migliore" e più "colta" della società italica.....


    Saluti liberali

  10. #10
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    Nel corteo dell'estrema sinistra "per la Palestina"......risuona ancora la parola d'ordine comunista di "dieci, cento, mille Nassyria".......una manifestazione della sinistra radicale che al di là degli slogan delle frange più.....sincere e coerenti del fronte "rivoluzionario", dimostra che Ferrando e Caruso non sono affatto casi isolati, ma rappresentano al meglio una sub-cultura tutta interna all'armata Brancaleone Prodinottiana.....


    dal quotidiano IL GIORNALE

    "

    «Sfilata contro Usa e Israele. La sinistra inciampa nel corteo»

    Autore: Emanuele Fontana


    Dire che la manifestazione pro Palestina di sabato sta dividendo la sinistra, o la sinistra radicale, non è esauriente. Il corteo sta spaccando anche i colleghi dello stesso partito, nella fattispecie Rifondazione in crisi di identità tra le spinte centrifughe dei trotzkisti e la prodianità di Fausto Bertinotti. Il nuovo scivolo: la manifestazione convocata per sabato dalforum Palestina e totalmente appoggiata dal Pdci. A differenza di Rifondazione, che invece non parteciperà se non a livello personale. Ma la delegazione «clandestina» del Prc non sarà tanto piccola, come si può osservare nell’elenco delle «adesioni». Tra le partecipazioni anche quelle di Luciano Pettinari (ds) e di Mauro Bulgarelli (Verdi). Il Pdci invece sarà presente ufficialmente. In primafila il presidente dellacomunità palestinese in Italia, Bassan Saleh, candidato per i Comunisti italiani.Una candidatura, la sua, che «indicaun target - avverte il segretario del Pdci Oliviero Diliberto - cioè che non faremo sconti a nessuno sulla Palestina». L’appello della manifestazione è: «No ai ghetti di Israele in Palestina. Uno Stato palestinese adesso». Sarà «una manifestazione per «una pace in Medio Oriente fondata sulla giustizia e per ricollocare la sinistra italiana al posto giusto nello schieramento internazionale». Diliberto anche ieri ha ribadito la sua posizione a Francesco Rutelli: una posizione di «equivicinanza con Israele e Palestina. Non è una cosa comunista, l’ha inventata Andreotti - ha ricordato -. Se Rutelli è contrario si rilegga la storia della diplomazia italiana». Sul sito di Forum Palestina c’è un intervento del candidato Saleh sulla vittoria di Hamas che sembra meno equivicino del pensiero di Diliberto: «La vittoria di Hamas in questa tornata elettorale non è solo una vittoria della democrazia, ma è anche una vittoria della determinazione del popolo palestinese a continuare la resistenza contro l’occupazione israeliana. I palestinesi hanno premiato la fermezza politica e sociali di Hamas» Rifondazione sarà presente in forma non riconosciuta. Tre giorni fa, parlando del caso-Ferrando e della sua giustificazione dell’attentato di Nassirya, Gennaro Migliore, responsabile esteri del partito di Bertinotti, aveva chiarito: «Rifondazione comunistanon parteciperà alla manifestazione organizzata nei prossimi giorni da alcune associazioni, e alla quale aderisce invece il Pdci. Anche se riteniamo che la partecipazione a titolo personale di alcuni esponenti del Prc siaundiritto soggettivo legittimo ». Per il Prc ci saranno, oltre al transfugo Ferrando, alcuni circoli romani («Che Guevara», «Rigoberta Menchù»),l’europarlamentare europea Luisa Morgantini, Alberto Burgio, della direzione del partito. Presenti anche i Verdi di Ravenna, oltre a una serie di centri sociali e di organizzazionipro Palestina come«comitato con la Palestina nel cuore», il campo antimperialista, ma anche la comunità curda e il partito marxista leninista. «Con Bertinotti - ha chiarito ieri Fausto Sorini, della minoranza del Prc - abbiamo una divergenza grave sulla questione della non violenza. Chi resiste all’occupazione non è un terrorista». "

    Saluti liberali

 

 
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