Beh beh, il movimento radicale non violento è un'organizzazione transnazionale, globale, molto liberal, molto ben finanziata, capace di avere tra le sue fila personaggio che magari non smuoveranno le masse elettorali, ma certamente smuovono le masse commerciali e culturali. Le casematte di gramsciana memoria loro le posseggono, difendono, tutelano e foraggiano anche economicamente.
Quello che non sono riusciti a creare i comunisti della III, lo hanno creato i radicali. Con le dovute distinzioni, sebbene in buona sostanza il paragone regga.
La loro grande forza è un'impianto culturale ben storicizzato: sentivo proprio ieri alla radio la rivendicazione del liberalismo razionale di Kant da parte del candidato alla prov. di como. Si rifanno ad intellettuali meno popolari che per altri movimenti politici, e questo farebbe pensare ad una debole struttura programmatica, teorica e pratica. Errato. Si muovono solo su binari diversi da quelli consueti dei partiti di massa, non essendo un partito, fondamentalmente.
Il loro internazionalismo è un principio non solo propagandistico; è un modo di fare e pensare. Non ci si muove mai dal piccolo al grande. Sempre dal grande al piccolo. Dato un pensiero madre globale (per es. la
de-sinologizzazione tibetana o il sionismo liberale), lo applicano al locale secondo le vertenze territoriali più consone.
La battaglia per legalizzare l'aborto è un chiaro segnale di pensiero globale localizzato. Ovvero, un forte attacco al potere clericale e creazione di un substrato culturale capace di far arretrare certo potere.
Il pensiero dei radicali è né più né meno quello di Weishaupt, o anti-Barruel, per chi ha letto il libro. Oppure di Palazzo Giustiniani, per rimanere al nostro paese. Niente complottismo triangolare, pura storia.